I LIKE IKE! Il Nuovo mito degli statalisti sinistrorsi: Dwight Eisenhower

Eisenhower_2Dietro le nubi di guerra c’è l’umanità sotterrata sotto una croce di ferro,
poco importa se metà li abbiamo sotterrati noi (D. Eisenhower).

Qualche giorno fa, parlando a un seminario della Fiom, Giovanni Dosi (Direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) ha versato più di una lacrima benecomunista sulla svendita del patrimonio industriale italiano, e ha invitato «la gente per bene, inclusa la sinistra moderata e riformista» (quindi chi scrive è escluso in partenza!) del Paese a mettere al centro del dibattito politico la necessità di implementare serie politiche industriali e tecnologiche basate sull’intervento dello Stato nella sfera economica.

«Per invertire la rotta è necessario un intervento diretto, attivo e cosciente dello Stato, e uno strumento possibile sarebbe l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti. La questione della ricerca è fondamentale. … Si tratta di interventi che vanno dalle politiche tecnologiche – che favoriscono l’accumulazione di competenze nelle imprese, e di conoscenze nel settore pubblico – fino agli interventi sulla struttura stessa dell’industria, aziende pubbliche incluse. Il libro di Mariana Mazzucato, Lo stato innovatore (Laterza, 204)* rappresenta un’ottima analisi del ruolo centrale che lo Stato ha avuto nella generazione della maggior parte delle nuove tecnologie che utilizziamo oggi: Internet, il web, il microprocessore, l’iPad e così via. Ma come le finanziamo le mission e più in generale le politiche industriali? In parte razionalizzando l’uso delle risorse: l’unica mission che finanziamo al momento è l’acquisto dei caccia americani F-35, un fallimento tecnologico e militare che lo stesso Pentagono non vuole, ma per il quale continuiamo a trasferire fondi agli Usa senza nessuna ricaduta tecnologica per noi.

eurofighterDunque, se proprio [sic!] vogliamo costruire cacciabombardieri invece che asili, che almeno si privilegi l’Eurofighter europeo [sic al cubo!]. […] Quando parlo di queste cose negli Stati Uniti mi diverto a sconvolgere la platea ricordandogli che hanno avuto un presidente “comunista”: il generale Dwight Eisenhower, repubblicano, che negli anni cinquanta, il periodo di maggiore crescita di tutta la storia degli Stati Uniti, ha imposto la tassazione marginale sui redditi dei più ricchi al 92% e quella sui profitti al 60%. Basterebbe tornare oggi alle sue politiche» (Sbilanciamoci, 11 marzo 2015).

La tassazione marginale sui redditi dei più ricchi e sui profitti mi garba assai. Il compagno Papa Francesco se la sogna anche di notte. Se proprio non vogliamo fare la “rivoluzione”, che almeno i ricchi piangano, perdio! E pensare che ancora nel 2015 c’è chi si ostina a parlare di un miracolistico «ritorno a Marx» (o a Teresa d’Ávila, come ripiego tattico…)! Ma si può essere così ottusi?! C’è poco da fare: nell’epoca della sussunzione totalitaria del pianeta al Capitale bisogna lavorare di fantasia. Alludo alla fantasia al potere? Ancora con il ’68! No, stavo pensando a un generale “comunista” al potere. Ma che sia equo e solidale, mi raccomando. «E se poi si mette in testa di bombardare qualche nazione?». Che almeno privilegi l’Eurofighter europeo!

* Leggi: LA FALSA (IDEOLOGICA) ALTERNATIVA STATO-MERCATO

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