L’ETERNO TEDESCO

merkel-650036Angela Merkel (a colori) che in mezzo a un gruppo di ufficiali della Wehrmacht (in bianco e nero) si gode, senza far torto alla tradizionale compostezza tedesca, il tepore della primavera meridionale ammirando ciò che rimane della gloriosa architettura greca: è la foto-scandalo proposta dal noto settimanale tedesco Der Spiegel. I trionfi del Quarto Reich messi in una scabrosa linea di continuità con i trionfi del Terzo Reich: l’Eterno tedesco è servito all’opinione pubblica internazionale attraverso un montaggio fotografico volutamente rozzo. Il titolo di copertina non potrebbe poi essere più… germanico: The German Übermacht, che più o meno dovrebbe suonare in questi termini: L’eccesso di potenza della Germania. «È così che ci vedono nell’Europa sottoposta al duro trattamento dell’austerity», scrive il settimanale di Amburgo. Si tratta di un assist confezionato su misura al leader greco Tsipras atteso in visita nella Grande Berlino proprio in queste ore?

«Sui media e nei social forum online esplode la rivolta, rilanciata soprattutto dalla Sueddeutsche e dalla Bild: “I nazisti sfruttarono brutalmente i paesi occupati, rubarono le riserve della banca centrale ellenica, noi forniamo aiuti e crediti”. La direzione dello Spiegel risponde veloce in rete: “I titoli di questa edizione sono volutamente esagerati per accendere il dibattito. Ma non creano malintesi né espongono paragoni fuorvianti. Pensa così solo chi vuole pensarlo, noi descriviamo come il resto d’Europa ci vede”». (A. Tarquini, La Repubblica). E il «resto d’Europa» ci vede in una guisa non esattamente simpatica, insinua il settimanale tedesco non nuovo alle “provocazioni” politiche e culturali – gli italiani di una certa età ancora ricordano l’umiliante spaghetto alla rivoltella servito nell’invitante Urlaubsland Italien del 1977.

L’operazione giornalistico-politica dello Spiegel e la polemica che ne è derivata mi hanno fatto venire in mente quanto scrivevo tre anni fa sempre a proposito delle ormai rituali accuse di “oggettivo” neonazismo rivolte alla Germania soprattutto dalle ex “cicale”:

«Ipotesi politicamente scorretta. E se domani, e sottolineo se… Si parla tanto della sempre più possibile, e addirittura imminente, uscita della Grecia dall’eurozona, o addirittura dall’Unione Europea. E se invece fosse la Germania a dare il ben servito ai partner? “Signori, togliamo il disturbo! Non vogliamo più essere i capri espiatori per governi inetti e corrotti che non vogliono dire la verità ai cittadini dei loro Paesi. E la verità è che i sacrifici servono a quei Paesi per recuperare la competitività perduta da molto tempo. Noi non vogliamo tirarci addosso l’odio dell’opinione pubblica europea, e passare per i soliti nazisti. I tedeschi non vogliono costringere la cicala a trasformarsi in una formica. Nessuno obbliga nessuno. Dunque, ogni Paese si regoli democraticamente come ritiene meglio, e amici come prima. Anzi, meglio!” Pensate che Angela Merkel non faccia balenare questa inquietante prospettiva nei suoi colloqui con i colleghi dell’UE?».  Ecco, Der Spiegel sembra oggi dire all’opinione pubblica tedesca: «Ma ci conviene stare in una Unione che ci percepisce come i soliti crucchi che pensano solo a lavorare e a essere i primi della classe?». (Primi peraltro anche in materia calcistica: il Brasile pallonaro ne sa qualcosa della German Übermacht !).

Guido Ceronetti difende da par suo su Repubblica la Cancelliera di ferro, considerata come il frutto più genuino della “rivoluzione etica” che ha seppellito, si spera per sempre, il passato del Paese «dove il crimine umano ha toccato il suo culmine»:

«Come si diventa una grande potenza puramente economica, senza violenza di Kaiser e volontà omicida paranoica di Hitler, come si arriva a tanta solidità di titoli e solitudine di potere? … L’economia non è che una maschera (che spesso non nasconde che polvere e morte); nel midollo etico è la vera forza. […] Il motore, non meccanico, di tutto, che Angela Merkel oggi perfettamente incarna, non è economico né politico, ma spirituale, frutto di revisionismo etico».

Naturalmente nessuno discute il «midollo etico» della Cancelliera, né il radicale «revisionismo etico» che ha travagliato il popolo tedesco dall’Anno Zero in poi – mentre in Giappone tale “revisionismo” ha conosciuto un andamento più superficiale e “problematico”, per così dire; piuttosto suona quantomeno bizzarra la sottovalutazione di Ceronetti circa la funzione dell’economia nel mondo globalizzato del XXI secolo. Infatti, che cosa permette alla Germania di essere ancora una Potenza sistemica di rango mondiale se non la sua competitiva struttura capitalistica? La «potenza puramente economica» (o «eccesso di potenza») della Germania sostanzia ormai da un secolo la cosiddetta Questione Tedesca, oggi più che mai Questione Europea, se non proprio mondiale come lo fu ai tempi del precedente Reich Millenario – durato approssimativamente quanto due mandati elettorali della “nuova Bismarck”, o “nuova Napoleone”, secondo alcune interpretazioni storico-geopolitiche del suo ruolo considerato dalla prospettiva europeista – vedi alla voce Stati Uniti d’Europa.

In generale, è nella forza espansiva della struttura capitalistica (industria, finanza, commercio, scienza, tecnica, cultura) di un Paese che bisogna cercare i presupposti del moderno Imperialismo, mentre chi fa di questo fenomeno una mera questione di capacità militare e di arrogante proiezione politico-ideologica (rubricabile magari alla voce “Volontà di Potenza”) si preclude la possibilità di capire la dinamica del processo storico-sociale dei nostri tempi. Il termine “Imperialismo” suona vecchio solo a chi non ha compreso il concetto chiamato a cogliere la sostanza della cosa nominata. Sulla Questione Tedesca rimando ai miei numerosi post dedicati al tema.

Per concludere, ancora Ceronetti: «Che non si lasci intimidire, la Cancelliera, custode di un focolare che ha una estensione da sacro romano impero medievale. A lei si addice e dedico la sentenza di Marco Aurelio: “Se puoi istruiscili, se non puoi sopportali”. E se non puoi né istruirli né sopportarli? È questa – inquietante? – domanda che forse Der Spiegel ha voluto porre alla cosiddetta opinione pubblica tedesca.

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One thought on “L’ETERNO TEDESCO

  1. L’ eterno (ritorno del) tedesco.. ma non è che la storia non finisce perchè ci ostiniamo a non farla passare ? ll -quasi quasi- metastorico imperativo assoluto di spazio vitale del tedesco ci ripropone la dirimente questione della natura delle società civili..

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