MAIALI ETICI E PREDICHE INUTILI

CANARIEBoris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. È un profeta del tempo. Farà brutto ancora, dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. Non c’è il minimo indizio di cambiamento. Il cancro del tempo ci divora. Non c’è scampo. Non cambierà stagione (Henry Miller, Tropico del cancro, 1934).

Migliaia di uomini naufragano in una mare di indifferenza e di ostilità crescente, oltre che dentro un mare vero, liquido come il sangue dei cadaveri fatti a pezzi dai pesci. Il nostro “senso di umanità” è così depresso, si trova in un tale stato di prostrazione che il Misericordioso Francesco l’altro giorno ha sentito il bisogno di ricordarci che i migranti che scappano dalle guerre, dalla fame, dalle malattie e dalle persecuzioni religiose/razziali/politiche/sessuali (mi sembra che l’elenco delle disgrazie sia completo) «sono uomini e donne come noi». Il tono che Egli ha usato e l’espressione del Suo viso mi hanno suggerito l’idea che forse nemmeno il Santo Padre è tanto convinto dell’utilità di ripetere le stesse frasi di circostanza, ecatombe dopo ecatombe. «Prediche inutili, come diceva quello». Ma forse si tratta di una mera impressione “proiettiva” di chi scrive. Certo è che deve essere alquanto frustrante ripetere come un disco rotto che «questa strage non doveva accadere» (e perché?) e che «simili tragedie non dovranno più verificarsi» (e perché mai?).

Com’è frustrante da parte mia, devo confessarlo per “onestà intellettuale” e soprattutto in omaggio alla verità, il tentativo di puntare i riflettori della critica  sulla foresta e non sul singolo albero, sulle radici stesse del Male e non sulle sue puntuali manifestazioni; di approfittare delle crepe che le crisi e le emergenze aprono sul tessuto della “normalità” per capire l’essenza di questa “normalità” e non rimanere schiacciati dall’evento eccezionale vissuto alla stregua di una catastrofe naturale: di un terremoto, di un maremoto, di una tempesta. Siamo noi quel terremoto, quel maremoto, quella tempesta! Noi, ossia i maligni rapporti sociali capitalistici che abbiamo cura di non evocare soprattutto quando la verità delle cose imporrebbe di farlo, ossia in piena “emergenza umanitaria”, nel pieno della “catastrofe umanitaria”. Il realismo politico (e geopolitico) e l’odiosa teoria-prassi del male minore (che ci ha condotti esattamente al punto in cui siamo) invitano il pensiero a concentrarsi sui salvati e a stendere un pietoso (Misericordioso, Santo Padre?) velo d’oblio sui sommersi, mentre si tratterebbe di passare con urgenza all’economia della salvezza universale. Prediche inutili, lo so. La casa brucia, bisogna spegnere l’incendio: poi si vedrà. Oggi si tratta di salvare delle vite, domani affronteremo i nodi strutturali. Certo, domani. Anno dopo anno, decennio dopo decennio. Domani è il giorno del mai. Almeno questo l’ho capito, e non mi sembra un acquisto disprezzabile.

Dall’alto della sua sapienza filosofica Massimo Cacciari ha dichiarato, anzi gridato da una cattedra televisiva che «Se l’Europa non si vergogna dinanzi al disastro umanitario è inutile anche solo parlare di un intervento umanitario: di che parliamo?». In realtà è l’intera umanità che dovrebbe vergognarsi per non aver ancora trovato la via di fuga dall’inferno capitalistico e per continuare ad affidare al Male (al Capitale, all’Imperialismo, alla polizia, agli Stati, all’ONU e via discorrendo) il compito di intervenire sugli “effetti collaterali” della sua esistenza. Prediche inutili, soprattutto se confrontate con il fattivo impegno di chi propone di fare del Canale di Sicilia un «Canale umanitario» (Fondazione Migrantes).

immigrati-barconi-1-564945_tnTutti i commentatori “mediatici” si stupiscono del fatto che la gente rimanga sostanzialmente indifferente dinanzi alle altrui disgrazie. Simili a maiali etici mangiamo e digeriamo qualsiasi sventura lontana, qualsiasi tragedia che non ci tocchi direttamente. Scrive Katie Hopkins sul Sun (oltre due milioni di copie vendute e cinque milioni e mezzo di lettori) sempre a proposito della mattanza in corso nelle acque del Mediterraneo: «No, non me ne frega niente. Mostratemi le foto delle bare, i corpi che galleggiano in mare, suonate i violini e fate vedere gente denutrita con la faccia triste. Ancora non me fregherebbe nulla. Perché nel minuto successivo vedrei foto di giovani uomini aggressivi che si diffondono come un virus sulle navi di Calais, mentre provano a salire sui camion inglesi per entrare illegalmente nel Regno Unito. Provo pietà? Solo per gli autotrasportatori, che si beccano una multa ogni volta che la piaga di questi esseri umani bestiali finisce nel loro camion. Non vi fate illusioni: gli immigrati sono come scarafaggi. Potrebbero sembrare un po’ il Bob Geldof in Etiopia (1984) ma sono fatti per sopravvivere a una bomba nucleare. Sono dei sopravvissuti. […] Dobbiamo fare come gli australiani: tiriamo fuori le navi militari, puntiamo i cannoni, li facciamo tornare a riva e poi bruciamo i barconi». Prima di indignarci, di esibire la nostra muscolatura politicamente corretta e di chiamare i tutori dell’ordine etico chiediamoci perché molta gente, soprattutto fra “gli ultimi”, la pensa esattamente come Katie Hopkins, che difatti fa del facile “marketing del dolore”. Nel nostro Paese ci sono politici e intellettuali che pensano di poter risolvere la scottante questione ricordando agli italiani che «un tempo anche noi abbiamo conosciuto l’odissea dell’emigrazione e l’odioso razzismo di chi ci ospitava a malincuore». Al cospetto di simili prediche Matteo Salvini gongola, mentre l’altro Matteo, quello governativo, si candida a leader di un intervento militare “umanitario” sotto la sacra egida dell’ONU.

Sul post dell’altro ieri mi chiedevo perché il veleno del razzismo prodotto in grande quantità durante il regime dell’ apartheid non è riuscito a rendere il proletariato nero del Sudafrica immune al virus razzista. Un lettore particolarmente intelligente e acuto del post si è dichiarato «persuaso che il virus del dominio sia altamente invasivo, e particolarmente mutante». Particolarmente mutante: ecco il punto! Non fai a tempo ad inventare un vaccino e a inocularlo nel corpo (sociale), che il virus del dominio muta nel tentativo di imitare lo stesso vaccino e così rendere inefficace la sua azione. Quale sublime arte mimetica! Probabilmente è quello che pensarono, o intuirono, molti ebrei osservando la fin troppo rapida trasformazione dei carnefici del giorno prima in cittadini ligi ai sacri e inviolabili diritti umani: «Com’è stato possibile?».  Un miracolo etico ha forse preceduto il miracolo economico? Stento a crederlo.

Sono più propenso a credere che La Cosa a cui non abbiamo ancora dato un nome renda quantomeno inadeguato il porre la questione nei termini di virus e di vaccino, ossia di entità ontologicamente diverse e separate. Forse abbiamo a che fare con qualcosa di più sfuggente e certamente di inaudito. Oltre che di sommamente disumano, si capisce. Ma che lo scrivo a fare?! Però intanto l’ho scritto! Dopo tutto anche io sono un maiale etico.

Annunci

4 thoughts on “MAIALI ETICI E PREDICHE INUTILI

  1. Ciao Sebastiano.
    Quel lettore ti ringrazia per la tua generosità e pensa anche che le tue capacità intellettive non siano assolutamente modeste.
    Personalmente credo che il Capitalismo sia un organismo mutageno per default, la sua capacità di plasmare e adattare la realtà alle sempre rinnovate esigenze è pressoché incalcolabile. Dato per certo che Dominio e Capitale sono inseparabili, la morale borghese—a prescindere dalle latitudini e dal substrato etico in cui e da cui essa cresce e fiorisce—fa del Potere Sociale il virus stesso, un ente che non può non essere totalitario e totalizzante. Interessa qualcosa al virus sapere se sopravvivrà alla morte del corpo? La sovrastruttura ideologica si allarga, si stende sulla realtà e la ingloba, prima per digerirla e quindi farla sua, poi per fondersi e confondersi con la base stessa. Questa è la quasi(?) invincibile forza del Marketing. Puoi sempre scegliere (??) se essere vittima o carnefice . Di sicuro, siamo sulla strada verso la prossima tempesta. Saremo anche noi condannati come Townshend a non trovare quello che cerchiamo fino al giorno in cui moriremo?
    Un saluto Amletico.

    • Una bella e profonda riflessione, Bob. Grazie davvero. Penso che John W. Campbell e John Carpenter in persona non avrebbero saputo scrivere niente di così suggestivo e agghiacciante. E soprattutto di così vero. Anche il mio saluto vuole essere in armonia con i tragici tempi: «O Dio! O Dio!
      Come tediose, e insipide ed inutili m’appaiono le piatte convenzioni di questo mondo! Che schifo! Che schifo!» Ma un grosso CIAO te lo mando lo stesso!!

  2. si scagliano tutti contro ” la compravendita di uomini (che) è esattamente una forma di moderno schiavismo” : non amo i proverbi ma stavolta è proprio vero che la lingua ( con falsa coscienza) batte dove il dente duole

    il Capitale è l’ Assoluto e la realtà la sua fenomenologia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...