LA BANALITÁ DEL MA…TTARELLA

mattPer lo scienziato del diritto Giorgio Rebuffa, con il tradizionale show presidenziale di fine anno abbiamo assistito a un raro esempio di «banalità del bene», a un fuoco d’artificio di luoghi comuni, a un collage di frasi retoriche ad altissimo contenuto moralistico: insomma, a una performance politico-istituzionale difficilmente eguagliabile quanto a mediocrità. Per Dagospia (il lettore mi scuserà ma non posso citare sempre Marxspia!) «la Mummia Sicula» è riuscita a parlare per più di 20 minuti senza dire assolutamente nulla: «non è facile, e gli va riconosciuto». Anche per Marco Pannella, che sperava almeno in un accenno da parte del Presidente alla condizione «disumana e degradante» nella quale versa da decenni il sistema carcerario italiano, «Mattarella ha espresso il nulla». Eppure questo nulla, veicolato peraltro in una modalità (vedi alla voce linguaggio del corpo) che mette in crisi  persino la mia proverbiale empatia per tutte le creature del mondo (anche se non mi chiamo Francesco!), a molti è piaciuto, eccome! Potrei citare molti esempi di apologia del nullismo presidenziale. Potrei, ma oggi non mi va di sparare sulla Croce Rossa; un intero anno è alle mie spalle e mi sento più maturo. Diciamo.

Pare che lo staff presidenziale abbia preparato in ogni dettaglio, con maniacale cura, la location del «discorso di fine anno agli italiani»; si trattava di abbattere lo steccato fra il Presidente e appunto i cittadini del Belpaese, una parte dei quali sembra poter smottare verso pericolose posizioni “antipolitiche”. Occorreva insomma apparecchiare un evento che affettasse informalità, semplicità, in modo che la «Mummia Sicula» potesse entrare «in punta di piedi» nella casa degli italiani, già pronti alla sacra abbuffata di fine anno; bisognava approcciare la «gente comune» con molta intelligenza mimetica, per guardare negli occhi ogni singolo utente televisivo. Un po’ come il personaggio della reclame che compie il “mitico” gesto degli occhiali per suggerire al consumatore una situazione di confidenza e di prossimità: «Metto da parte la maschera. Di me ti puoi fidare». L’operazione è riuscita? Ognuno può cercare la risposta che più gli aggrada compulsando giornali, riviste e siti vari.

Dal mio punto di vista è molto interessante vedere piuttosto come il marketing politico ci vede e ci studia per venderci le più svariate merci politiche e ideologiche. Diciamolo francamente: non usciamo bene dall’immagine che il marketing politico ci restituisce di noi stessi. Guardarsi in quello specchio non è cosa gradevole, né d’altra parte mandarlo in frantumi servirebbe a qualcosa, cambierebbe di una sola virgola i termini del problema, il quale come sempre “sta a monte”. «E il monte dove sta?» Non rispondo. Almeno oggi non accetto provocazioni, né tentazioni didascaliche. Andiamo avanti!

Mutatis mutandis (quasi nulla), è quanto accade sul versante del già evocato marketing pubblicitario orientato ai diversi target di clientela, ai diversi segmenti di consumatori. Che si tratti della vendita di sofisticati e costosissimi profumi, o della vendita degli insaccati piuttosto che dei detersivi e degli ammiccanti (e pericolosissimi!) servizi bancari, il consumatore, di fascia “alta”, “media” o “bassa” che sia (il mercato sa essere molto democratico), non ci fa una bella figura. Che i personaggi della réclame siano belli o brutti; magri o grassi; inarrivabili manager a bordo di lussuose barche a vela o modesti padri di famiglia alle prese con rubinetti che gocciolano, l’immagine sullo specchio rinvia immancabilmente alla stupidità di chi sta dall’altra parte, alla sua credulità, al suo gregarismo degno di un gregge di pecore – e che Nietzsche mi perdoni! D’altra parte, per catturare il pesce occorre tentarlo con l’esca giusta.

Si pone quindi la scottante e inquietante domanda: ma siamo davvero come ci vede e ci racconta il marketing politico e commerciale (ammessa la fondatezza di questa distinzione)? Non oso rispondere, e poi mi mancano le famose competenze specifiche. E il coraggio. Dimenticavo: felice anno nuovo a tutti i lettori di questo modesto Blog! (Come si vede, nel suo infinitamente piccolo anche chi scrive sa essere banale, non si sa tuttavia se per il “bene”, come la «Mummia Sicula», o per il “male”,  per mutuare la nota filosofa tedesca che ha ispirato il titolo della presente noterella).

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2 thoughts on “LA BANALITÁ DEL MA…TTARELLA

  1. per avere una risposta, facile, basta vedere quali sono i programmi tv più seguiti. ma questo lei già lo sa, perciò la domanda, pur non essendo banale, diventa retorica se non è seguita da una risposta, peraltro ben nota: siamo davvero come ci vede e ci racconta il marketing politico e commerciale: produttori/consumatori di merci e riproduttori del sistema, dalla culla alla bara e oltre.
    buon anno

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