TUTTO IL MALE DEL MONDO

Quale verità per Giulio Regeni?

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«Il suo volto così come restituito dall’Egitto era diventato piccolo, piccolo, piccolo. Sul suo viso ho visto tutto il male del mondo che si è riversato su di lui» (Paola Regeni).

Ho appena finito di leggere un interessante e istruttivo articolo di Alberto Negri dedicato alla «storia ignobile di Giulio Regeni», pubblicato il 31 marzo dal Sole 24 Ore. Istruttivo soprattutto per quel che riguarda la “fenomenologia” politico-diplomatica dell’imperialismo nostrano. Eccone un’ampia sintesi:

«Regeni è stato ammazzato probabilmente dalla polizia egiziana, che fosse italiano è secondario: lavorava per un’istituzione accademica britannica, aspetto importante che però non è così decisivo. La polizia ha l’ordine di tenere d’occhio gli stranieri che ficcano il naso negli affari interni: per sostituire l’islamismo serve un nazionalismo ferreo, implacabile, anche stupido, esercitato in ogni direzione. Il sistema conta più delle persone o dobbiamo ricordare tutti i morti. L’Italia è stato il primo governo in Europa a sdoganare il generale golpista. Consegnando il corpo e facendo fuori quattro criminali da strapazzo, Al Sisi pensava di chiudere il caso: un “incidente” che ha coinvolto il cittadino di un Paese sempre pronto a corteggiarlo pur di fare affari, non diversamente peraltro da russi e francesi che vendono caccia e incrociatori. Loro, peraltro, sono anche suoi alleati in Cirenaica, in contrasto evidente con i nostri interessi in Tripolitania. I misteri? Ce ne sono ma non così fitti. Il più evidente è perché abbiano gettato il cadavere in un fosso quando anche i più stupidi tra “i bravi ragazzi” l’avrebbero occultato sotto tre metri di cemento. La scena è questa: Al Sisi avrà chiesto a un suo sottopancia perché un ministro italiano dell’Economia invece di parlare con lui solo di affari avesse chiesto dove fosse finito un suo connazionale. I raìs non gradiscono imprevisti. Il capo si è inferocito e scendendo per i rami gerarchici e dell’apparato di sicurezza gli autori dell’omicidio, impauriti, si sono liberati in giornata del cadavere pensando di simulare un incidente. Perché questa era la prima versione con cui speravano di cavarsela con il Capo, non con noi che per loro non contiamo nulla. Da qui è partita una sequela di errori e giustificazioni. Persino il Capo nell’intervista procurata a un giornale italiano cerca di accreditare la teoria del complotto: un sabotaggio agli affari dell’Eni. Musica per noi giornalisti che sulle dietrologie non ci batte nessuno. Ma questa è una storia sbagliata, dove la sorte terribile di una vittima ingigantisce l’infamia e la stupidità dei suoi assassini. E ora cerchiamo “soddisfazione” da chi non può darcela, tentando di montare un intrigo internazionale perché non sappiamo cosa fare. Fateci caso. I due marò, Regeni, la Libia di Gheddafi: siamo diventati i campioni delle fregature, noi, il Paese dei furbetti. Di Regeni in molti dissero, prima di correggere il tiro con la consueta eleganza, che forse non doveva ficcare il naso tra gli operai e i sindacati, ora è diventato un eroe “italiano”, la maschera sanguinante dove nascondere le nostre meschinità e indecisioni. È questa, come cantava Guccini, la piccola storia ignobile del nostro Paese e gli altri la conoscono bene. Cambiarla dipende da noi, non dal generale Al Sisi».

Cambiare la «piccola storia ignobile del nostro Paese»? Io mi chiamo fuori! Personalmente sono attratto da cambiamenti assai più epocali e utopistici: il realismo, come sa il lettore avvezzo a questo Blog, non è mai stato il mio forte e comunque lo lascio volentieri nelle mani di chi ama «il nostro Paese», non importa se “declinato” da “destra” o da “sinistra”. Il «nostro Paese» colleziona “brutte figure” in giro per il mondo? Benissimo! Mille di queste “brutte figure”! Faccio del disfattismo antinazionale? Mi pare oltremodo ovvio. «Vedremo se il governo Renzi, davanti a questo caso politico-diplomatico gravissimo, inalbererà l’orgoglio tricolore come per i due marò sotto processo in India, oppure si comporterà in maniera codarda col pretesto della “realpolitik”» (CampoAntimperialista). Ecco, il mio punto di vista antinazionale si colloca su un terreno “dottrinario” e politico affatto diverso, più precisamente: opposto da quello che ha fatto germogliare la perla “Antimperialista” appena citata. Nella mitica e fatidica “Notte di Sigonella”* Bettino Craxi mostrò coraggio dinanzi agli arroganti alleati americani, e gli “antimperialisti” dell’epoca si produssero in un miserabile (quanto non sorprendente) applauso di approvazione nei confronti di un Premier decisionista che era riuscito a inalberare l’orgoglio tricolore mille volte maltrattato; allora come oggi la natura “antimperialista” di certi “antimperialisti” è piuttosto sospetta, diciamo. A volte l’”antimperialismo” ama mostrarsi con il volto del nazionalismo più ottuso: misteri della “dialettica”!

C’è un modo rapido e “dignitoso” per venire fuori dal cul de sac politico-diplomatico nel quale si è cacciata la relazione speciale italo-egiziana? «Come può difendere la propria dignità un paese come l’Italia? Continuando a insistere per ottenere verità e giustizia, senza abbandonare i propri interessi» (Il Foglio). Dello stesso avviso è ovviamente Paolo Scaroni, vicepresidente della banca Rotschild ed ex amministratore delegato di Enel ed Eni, grande conoscitore del Medio Oriente e sostenitore della divisione della Libia nelle tre storiche “macroregioni” (Cirenaica, Tripolitania, Fezzan) poi accorpate violentemente dall’Italia fascista nel 1934 – naturalmente la Tripolitania dovrebbe essere di nostra competenza. «Faccio solo due osservazioni. Mi sembra un po’ presto per tirare le conclusioni della vicenda Regeni. Primo, dobbiamo essere vigili ed esser certi di non essere presi in giro, per rispetto della famiglia e per la nostra stessa dignità nazionale. Le conclusioni vanno tirate quando sarà chiaro se hanno voglia di darci una risposta seria o meno. Secondo, il maggior interesse al gas di Zohr non è dell’Eni o dell’Italia ma dell’Egitto stesso, che ne ha un bisogno disperato. Con lo sviluppo di quel giacimento, il Cairo tornerà infatti a essere autosufficiente. Per questo vanno valutate reazioni intempestive, che invece di punire il colpevole, finiscano per penalizzare la parte sbagliata» (Il Corriere della Sera).

Ora, per come la vedo io è proprio la logica «del nostro Paese», della «nostra dignità nazionale», degli «interessi nazionali» (logica da estendersi a tutti i Paesi del mondo) che ci tiene inchiodati ideologicamente e psicologicamente alla croce di questa ignobile società mondiale che ci espone a ogni sorta di trattamento disumano e a ogni tipo di pericolo: non siamo sicuri nemmeno quando aspettiamo o prendiamo un mezzo di trasporto, o quando ci concediamo un momento di relax secondo il nostro insuperabile “stile di vita” – oggi preso di mira dal “nichilismo islamico”. Ogni luogo di ritrovo è diventato parte del fronte bellico. Figuriamoci cosa può capitare a chi si mette in testa la bizzarra idea di «ficcare il naso tra gli operai e i sindacati» di un altro Paese!

Ieri il Premier Renzi ha ribadito un concetto che corrisponde agli interessi attuali e alle preoccupazioni** dell’imperialismo italiano: è sbagliato sostenere che siamo in guerra contro il Califfato Nero, perché la guerra la fanno gli Stati; si tratta piuttosto di una lotta al terrorismo che va approcciata secondo criteri adeguati alla natura del problema. Sulla guerra sistemica in corso rimando al mio ultimo post e agli altri post dedicati al tema. Il punto decisivo che ho cercato di mettere in luce in questi post è il carattere necessariamente aggressivo, competitivo, violento, terroristico, in una sola parola disumano della vigente società mondiale, e questo tanto in regime di “pace” quanto in regime di “guerra guerreggiata” – la quale rivela il vero volto del Moloch che ci sovrasta.

A parer mio, fino a quando le classi subalterne continueranno a ragionare secondo la logica delle classi dominanti (ossia in termini di «dignità nazionale», di «interessi del Paese» e via dicendo) non c’è nemmeno da ipotizzare la possibilità di un futuro assetto umano della nostra esistenza, e ogni ulteriore peggioramento della nostra condizione non è solo possibile, ma è altamente probabile. In ogni caso, personalmente non ho bisogno di vedere i volti – veri o presunti – di chi ha materialmente massacrato «il nostro ragazzo» per condannare senza appello il vero colpevole dell’odioso crimine: il Sistema Mondiale del Terrore (o società capitalistica mondiale che dir si voglia), di cui fanno parte a pieno titolo l’Italia e l’Egitto. Il resto è ricerca del capro espiatorio di turno, cinico accomodamento diplomatico, gestione del potere, propaganda, geopolitica, business, giustizia amministrata per conto dello status quo sociale. Tutto il male del mondo che la madre di Giulio ha visto sul volto martirizzato del figlio è esattamente il vero volto di quel Sistema.

Chiedere “giustizia” per Giulio e per tutte le vittime del Moloch può avere dunque, per chi scrive, un solo significato umano e politico: rompere con la logica e con la retorica «del mio Paese» e della «dignità nazionale». Tanto per cominciare.

Impostato il problema nei suoi corretti termini, la stessa richiesta di una “Verità per Giulio” assumerebbe il pregnante significato di una denuncia del regime italiano e del regime egiziano, in particolare, e del regime internazionale delle relazioni interimperialistiche in generale. Dinanzi agli interessi del Capitale e degli Stati la vita umana appare del tutto sacrificabile: chiamasi “effetto collaterale”. Un movimento d’opinione orientato in quel senso non sarebbe un obiettivo politico disprezzabile, mi sembra. Lo so benissimo, la cosa appare quantomeno “problematica”, e tuttavia…

 

* «Era ancora un’Italia che non si era scrollata completamente di dosso la ferita dell’8 settembre ‘43 quella che si presentava armata nella notte del 10 ottobre 1985 sulla pista della base Nato di Sigonella. Ma i carabinieri al comando del generale Bisognero (padre dell’attuale ambasciatore italiano a Washington) che presidiavano il Boeing egiziano con a bordo i dirottatori dell’Achille Lauro non si sarebbero opposti con tanta fermezza alla Delta Force americana senza una catena di comando unitaria e una guida politica inflessibile, quella di Bettino Craxi, che li guidò in quelle difficili ore restituendo quell’onore perso in guerra quarant’anni prima davanti agli occhi del mondo» (G. Pelosi, Il Sole 24 Ore, 16 ottobre 2015).

** «Il formidabile caos libico ci riguarda sempre più da vicino perché l’Italia nei mesi scorsi si era offerta per un ruolo guida che aveva perduto nell’ex colonia con la caduta di Gheddafi nel 2011. Fu la più grave e sostanziale débâcle della nostra politica estera dalla fine della seconda guerra mondiale. Adesso, come recuperare la Libia?» (Il sole 24 Ore, 2 aprile 2016). «Siamo tutti alleati qui in Occidente, ma definirci amici a volte è un po’ azzardato. In compenso siamo sicuramente concorrenti, al punto che in ogni vicenda oscura, a torto o a ragione, vediamo sullo sfondo, nell’ombra, l’artiglio di interessi economici inconfessabili: non è così anche per il caso Regeni?» (A. Negri, Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2016).

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2 thoughts on “TUTTO IL MALE DEL MONDO

  1. Commenti da Facebook:

    C. A:
    Quindi trovare gli assassini di Giulio e processarli non e’ un obiettivo politicamente valido perche’ non e’ veramente colpa loro, in quanto il vero assassino e’ il “Sistema Mondiale del Terrore” ( S.M.T. … ma non suona meglio S.I.M), ho capito bene?

    Sebastiano Isaia:
    Hai capito benissimo. Per me il “processo” agli assassini di Giulio e di tutte le vittime del Sistema Mondiale del Terrore (o Capitalismo/Imperialismo che dir si voglia) lo dovrebbero organizzare i dominati italiani, egiziani e di tutto il pianeta attraverso la lotta. Il fatto che oggi tale “processo” appaia e sia in realtà piuttosto “utopistico”, ebbene ciò non muta il problema, ovviamente come lo imposto io, né la cosa mi porta a delegare lo Stato italiano a “fare giustizia” (quale, quella degli imperialisti?) per conto di chi subisce in tutti i modi il noto micidiale Sistema. Dal mio punto di vista questo “caso” deve servire a chi ha in odio la vigente società fondata sugli interessi economici e su rapporti sociali di dominio e di sfruttamento a illuminarne il vero volto delle nazioni, a cominciare da quella italiana. È da questa peculiare prospettiva che personalmente seguo la questione. Per quanto riguarda il concetto sintetizzato nell’acronimo S. M. T., esso non ha nulla a che fare con lo Stato Imperialista delle Multinazionali a suo tempo coniato dagli STALINISTI targati BR. È sufficiente leggere le mie modeste cose per capirlo. Usando quell’espressione avevo comunque messo nel conto l’accostamento che hai fatto e che mi ha permesso di tentare un sintetico chiarimento (?). Ti ringrazio per il commento.

    M. L.:
    Questo non significa che il piano politico su cui si muove Sebastiano sia indifferente a tutte le pratiche che non abbiano come obiettivo la rivoluzione planetaria. Il fatto stesso che il nostro si sforzi di analizzarle minuziosamente per portarne alla luce la razionalità che le anima è la prova del grande peso che gli attribuisce. Quindi, senza aggiungere nulla di più a ciò che già lui scrive qui sopra, sarebbe forse utile riformulare la risposta usando i termini della tua domanda, Carlo, affermando cioè che trovare gli assassini di Giulio e processarli È SÌ un obiettivo politicamente valido, ma non per la politica di cui qui si parla. Per quest’ultima alimentare la confusione tra gli obiettivi di quella politica e i propri, nella pratica, perpetua il sistema mondiale del terrore. Si può essere d’accordo oppure no, ma provare ad invalidare questo discorso esponendolo come la notte in cui tutte le vacche sono nere sarebbe quanto meno ingiusto.

    C. A.:
    Sebastiano indica come obiettivo finale della sua critica politica l’invenzione di un mondo piu’ umano. Dovremmo essere meno umani e capaci di affrontare il dolore che un’ingiustizia porta non solo alla vittima, e ai suoi cari, ma anche all’umanità intera, offesa dalla tortura e alla morte violenta inflitta a uno dei membri della sua comunità? Non penso affatto che il ‘rendere giustizia’ sia un problema rimandabile alla trasvalutazione di tutti i valori, alla rivoluzione. Ne’ penso che in una società comunista il ‘rendere giustizia’ possa essere meno problematico, contraddittorio e politicamente divisivo di quanto lo sia in una società capitalista. Non penso che si debba essere disumani lottando per un mondo più umano. E quello che le parole di Sebastiano mi comunicano è proprio questo: indifferenza politica alle contraddizioni dolorose e immanenti di un’ingiustizia in vista di un orizzonte utopistico che produce ignavia e impotenza politica, dal momento che tutte le lotte sono false lotte – anche quella per la verità e giustizia di Regeni – a cospetto della battaglia per distruggere il Sistema Mondiale del Dominio.

    Sebastiano Isaia:
    Impostato il problema nei suoi corretti termini (vedi Maurizio), la stessa richiesta di una “Verità per Giulio” assumerebbe il pregnante significato di una denuncia del regime italiano e del regime egiziano, in particolare, e del regime internazionale delle relazioni interimperialistiche in generale. Dinanzi agli interessi del Capitale e degli Stati la vita umana appare del tutto sacrificabile: chiamasi “effetto collaterale”. Un movimento d’opinione orientato in quel senso non sarebbe un obiettivo politico disprezzabile, mi sembra. Lo so benissimo, la cosa appare quantomeno “problematica”, e tuttavia…

    M. L.:
    Forse (ma non sono sicuro), diversamente da Sebastiano io sostengo che ciò che qui chiamiamo “l’umano” venga insieme all’essere parlante sin dal mitico momento zero della sua comparsa. Non solo: ma che la divisione di quest’ultimo, che lo torce -in termini topologici- come un Fusillo Rummo nº48 a lenta lavorazione, sia costitutiva di detta “umanità”. Ne concludo quindi che, in presenza di un qualunque progetto politico o medico che si proponga di progettare un uomo nuovo “sanato”, faremmo meglio a riflettere sulla possibilità di riaprire dei manicomi dove rinchiudere i suoi designer. Dubito che Sebastiano ne proponga uno. Ora però un dolore specifico del soggetto contorto – nell’esempio corrente: quello della madre in lutto per il figlio brutalmente assassinato in un episodio inscritto in quella guerra non guerreggiata che Il Nostromo chiama “scontro interimperialistico” – può provare a chiedere giustizia o: 1) agli stessi poteri il cui conflitto costituisce il piano trascendentale di quella e di tante altre ingiustizie; oppure 2) può aspirare ad una giustizia che, insieme al dolore di quella madre, si proponga di lenire il dolore di tutte le madri del mondo – non solo delle madri viventi e di quelle che ancora devono nascere, ma persino delle madri già morte. Il primo tipo di giustizia io lo chiamo “il fantasma della giustizia”: una narrativa che lascia il soggetto a mollo nel brodo narcisistico e immaginario che caratterizza le cattive elaborazioni del lutto; un suo paradigma storico potrebbe essere la pantomima di Norimberga con cui i massacratori di Dresda, Hiroshima e Nagasaki (per nominarne solo qualcuno dei loro massacri e tacere di quelli futuri) chiusero i conti coi “crimini di guerra” dei nazisti. Il secondo tipo di giustizia -quella che io ritengo nobile- non resuscita i morti né rimargina le ferite (come d’altra parte non fa la prima), ma prova a seppellire il defunto in un luogo da cui il suo possibile ritorno tra i viventi non si dia nel modo terrificante degli zombie di George Romero, ma in quello con cui certi tappeti sonori dei Grateful Dead ti aprono il cuore e la mente.

    J. L.:
    Eccellente articolo come sempre, l’unico che ha ridato umanità a Regeni, che non è stato il solo ad esser fatto a pezzi in questo mondo Disumano, al di là dell’Adriatico in moderni campi di concentramento o nella bella Europa, ce ne sono migliagliaia di Esseri Umani solo per fermarci qui, ad esser massacrati quotidianamente. Se si vuole uscire da questa logica, siamo nel 2016, bisognerebbe almeno farla finita con i richiami alla giustizia nazionale o alla dignità nazionale,che non sono altro che entità mitologiche,il cui ruolo è far da copertura ad un “orrore sistemico”p.s. pardon mi son svegliata storta. o dritta a seconda dei casi.

    N. S.:
    Giusto mettersi nella prospettiva della guerra proletaria antiCapitale, senza sé e senza ma. Come sempre, ”radicale” la critica del sistema mondiale del terrore del nostromo.

  2. Pingback: PER TUTTI I REGENI DEL MONDO | Sebastiano Isaia

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