CINESERIE. OVVERO: POVERO MARX!

«Per il bicentenario della nascita del padre del comunismo, nel 2018, Pechino ha realizzato un colosso di oltre sei metri da piazzare nella località che gli ha dato i natali. Sindaco e giunta sono d’accordo ma gli abitanti non ci stanno. Anche perché “viene da un paese che mescola autoritarismo feroce al turbocapitalismo più spregiudicato”» (repubblica.it). Ma lo sanno tutti che Il Capitale è la bibbia dei turbocapitalisti! O no?

«Ieri il presidente del circolo di scrittori Pen, Ralf Nestmeyer, ha inviato una lettera al sindaco di Treviri, Wolfram Leibe, chiedendo di spostare la data di inaugurazione della statua di Marx finché «la nostra socia onoraria, la poetessa Liu Xia, non sarà liberata dagli arresti domiciliari e non avrà la possibilità di viaggiare». «Sono sicuro che anche Marx sarebbe stato d’accordo», ha aggiunto Nestmeyer, dal momento che la libertà di stampa era considerata dal filosofo tedesco un principio irrinunciabile. La casa editrice berlinese de Il Capitale, la Karl Diets Verlag, ha reso noto di aver aumentato le vendite di Marx come mai prima d’ora, in particolar modo nell’ultimo trimestre del 2018: “Quest’anno ci aspettiamo, sulla base di questi primi mesi, una nuova crescita di oltre 3000 copie, che è un numero enorme per un’opera storica di questo tipo”», ha detto Sabine Nuss» (Corriere.it). Profitti troppo tardivi, caro Karl!

«Il più grande pensatore dei tempi moderni. L’autore del Capitale resta “il tutore rivoluzionario del proletariato e dei lavoratori nel mondo intero (…) e il più grande pensatore dei tempi moderni”, ha dichiarato Xi Jinping, che dal suo arrivo al potere ha enfatizzato il richiamo al pensiero marxista. Il Partito comunista cinese (Pcc), al potere dal 1949, resterà “il guardiano” del marxismo, ha promesso il presidente, che ha rafforzato decisamente il potere della leadership a Pechino dal suo arrivo alla testa del Partito e dello Stato. La Cina popolare, dai tempi del fondatore Mao Zedong, ha profondamente cambiato faccia. Ha riabilitato la proprietà privata, adottando un’economia di mercato “con caratteristiche cinesi” e diventando la seconda potenza economica mondiale. Nel paese dove si contano non meno di 370 miliardari (in dollari), intanto, le ineguaglianze sono sempre più in crescita» (rai news.it). Si tratta della famosa via miliardaria al Socialismo.

«Se i cittadini cinesi conoscessero seriamente i principi del marxismo, capirebbero che in realtà e al di là della propaganda del regime la Cina è oggi un Paese antimarxista e antisocialista. Il fatto che i diritti dei lavoratori oggi siano protetti meglio nei Paesi capitalistici che in Cina, dimostra quanto sia fallita moralmente e intellettualmente la versione del marxismo di Xi Jinping» (jon Ken Stars, docente alla City University of Hong Kong, Radio Radicale). Detto en passant, non è che la versione maoista del “marxismo” avesse molto a che fare con l’ubriacone di Treviri. Ma queste son quisquilie! Forse.

Proprio ieri mi è capitato di leggere quanto segue:

«La “sorveglianza emotiva” in fabbriche e aziende oggi non è più un racconto da libro di fantascienza ma realtà, almeno in Cina. Alcune aziende del colosso asiatico già utilizzano, infatti, cappelli e caschi con sensori elettronici in grado di “leggere le emozioni” degli operai e adattare le loro mansioni a stress e stati d’animo del momento. L’obiettivo è di aumentare la produttività ed elevare il livello di sicurezza sul lavoro. Alcune imprese di Pechino, supportate dal governo cinese, ormai leggono nella mente dei lavoratori. La tecnologia in grado di catturare i pensieri ancora [ancora!] non c’è: l’obiettivo, grazie a sensori e intelligenza artificiale, è di captare i segnali del cervello per comprendere lo stato emotivo dei dipendenti. A un primo sguardo, sono normali uniformi e divise, ma un piccolo impianto integrato all’interno dei caschi degli operai o dei cappelli da ferroviere capta le onde cerebrali e invia le informazioni all’intelligenza artificiale. Quest’ultima mastica i dati e, grazie a un algoritmo, capisce se il lavoratore è stressato, in ansia, depresso, arrabbiato o troppo stanco. [… ] C’è però chi, come il professore della Beijing Normal University, Qiao Zhian, sottolinea i rischi e tratteggia uno scenario da “Grande Fratello”. “In Cina – afferma – non esiste una legge che limiti l’uso di dispositivi di questo tipo. Il datore di lavoro è incentivato ad adottarli per aumentare i profitti e gli impiegati sono solitamente troppo deboli per dire di no”. Se la gestione dei dati di Facebook è già un problema, “la sorveglianza del cervello può portare l’abuso della privacy a un livello completamente nuovo”. Qiao invoca quindi una regolamentazione, perché “la mente umana non dovrebbe essere sfruttata a scopo di lucro”» (www.rainews.it).

Ma nel capitalismo, ancorché con “caratteristiche cinesi” (e quindi capitalismo nel senso eminente del concetto), «la mente umana» dei lavoratori è sempre «sfruttata a scopo di lucro»! E questo Marx lo sa. Salvo immaginare la possibilità di lavoratori privi di cervello, oltre che di coscienza di classe…

Leggi:

ŽIŽEK, BADIOU E LA RIVOLUZIONE CULTURALE CINESE

TUTTO SOTTO IL CIELO (DEL CAPITALISMO)

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