IL CLIENTELISMO DEGLI ALTRI È SEMPRE IL PEGGIORE. DUE PAROLE SULLA “MANOVRA DEL POPOLO” (SIC!)

Alessandro Sallusti è tormentato da un’atroce mistero: «Che ci fa Salvini a tavola con i comunisti? È questo il vero mistero. Ci sarà un motivo per cui questa manovra economica piace, oltre che ai 5 Stelle, ai reduci comunisti e all’ala sinistra del PD» (Il Giornale). Sallusti ovviamente ha in tasca la giusta risposta a un problema altrimenti irrisolvibile: «Si tratta di una manovra economica da socialismo reale». Inutile dire che i «reduci comunisti» di cui parla il direttore del Giornale sono degli statalisti incalliti che possono venir definiti“comunisti” esattamente come chi scrive può autodefinirsi, senza temere alcuna ritorsione da parte di chicchessia, bellissimo, intelligentissimo e, soprattutto, ricchissimo – forse di spirito, ma anche quello inizia a declinare, ahimè. Se fior di “economisti marxisti” non hanno mai capito la differenza, abissale, che passa tra il socialismo e il capitalismo di Stato (e infatti essi tendono senz’altro a identificare i due concetti), non si può certo sgridare Sallusti per aver ripetuto per la miliardesima volta il luogo comune “socialrealista”, probabilmente il più insulso fra i luoghi comuni che circolano su questo pianeta.
Piuttosto c’è da dire che la manovra “socialrealista”, pardon: la Manovra del Popolo (sic!), è piaciuta anche a non pochi reduci democristiani, naturalmente per il suo solido impianto assistenzialista e clientelare: la Democrazia Cristiana, infatti, era maestra nella politica economica orientata all’acquisto del consenso sociale-elettorale attraverso la spesa pubblica, una politica peraltro sostenuta per decenni dal PCI e dai sindacati di regime, CGIL in testa. E qui il simpatico (si fa per dire!) Stefano Fassina, sempre più calato nei panni del patriota sovranista “di sinistra”, potrebbe trovare qualche buon argomento da scagliare contro i suoi amici europeisti «asserviti ai poteri forti della finanza e alla dittatura dell’austerità imposta da Berlino e Bruxelles». Sovranista o europeista che sia, la “sinistra” italiana fa sempre più…, andare di corpo, diciamo.

Non ci sono più i balconi di una volta!

«I veri precursori del governo del cambiamento sono Fanfani e Cirino Pomicino. Ma anche Renzi potrebbe dire la sua», ha dichiarato a caldo la sorella d’Italia Giorgia Meloni, forse indispettita e un po’ invidiosa della ridicola quanto miserabile balconata pentastellata di due giorni fa: non ci sono più i balconi di una volta, avrà pure pensato la camerata del XXI secolo. La «reduce comunista» Norma Rangeri è d’accordo: «È vero che sembra una manovra di classico stampo democristiano. Debito, assistenzialismo, evasione fiscale, non proprio una rivoluzione, piuttosto la replica di vecchi modelli, spolverati con tagli simbolici ai privilegi (vitalizi, pensioni d’oro)» (Il Manifesto).
Paolo Cirino Pomicino, ex andreottiano di ferro chiamato in causa come esperto in assistenzialismo & clientelismo, non ha voluto far mancare un suo brillante commento: «Mi accusano di aver fatto il debito pubblico, ma è esattamente quello che fanno loro oggi. Questi del governo sono come noi negli anni Ottanta. Con una piccola differenza però. A quei tempi l’Italia cresceva del 2 per cento all’anno e noi dovevamo battere la super inflazione e il terrorismo». Il clientelismo degli altri, com’è noto, è sempre il peggiore.

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