LENIN E LA PROFEZIA SMENAVIEKHISTA

Non v’è alcun dubbio che la vittoria

finale della nostra rivoluzione, se

questa rimanesse isolata, se non vi

fosse un movimento rivoluzionario

negli altri paesi, sarebbe una causa

senza speranza (Lenin).

 

Un ammonimento ci viene dalla

borghesia, che per bocca di

Ustrialov, uomo del gruppo

Smena Vekh, ha dichiarato che la

NEP non è una “tattica”, ma una

“evoluzione” del bolscevismo (Lenin).

 

Leggo proprio oggi: «I giorni che stiamo vivendo non smettono mai di sorprenderci con i loro imprevisti, i loro passi indietro o, più semplicemente, verso il nulla. Tutte le nostre peggiori previsioni circa la restaurazione del capitalismo sono divenute, nel giro di tre o quattro anni, ahimè, amara realtà. Ma noi vivevamo proprio così? A che cosa abbiamo dedicato la nostra vita? A quale causa? Sento, che tutto quello che ho vissuto, è inseparabile dal cammino tortuoso percorso dalla mia generazione, e che tuttavia ha creato una grande potenza, ha sollevato un Paese dalle rovine di due guerre terribili, lo ha difeso dall’invasione più brutale di tutta la storia del genere umano. Ma allora come è stato possibile, perché è stato distrutto così velocemente, quasi senza lotta, sbranato e ridotto a “brandelli sovrani”? Non aveva forse ragione Stalin, quando dopo la guerra metteva in guardia, parlando di “inasprimento della lotta di classe?” E resta sempre questa domanda, la più importante: chi eravamo noi? Da dove siamo spuntati fuori? E come siamo diventati costruttori di un grande Paese, noi che eravamo zeloti di un’economia pianificata a proprietà interamente sociale dei mezzi di produzione, economia i cui principi, quelli che ci avevano consentito di andare avanti, anche i Paesi capitalistici più avanzati ci prendevano a prestito in segreto? Chi eravamo noi? Fanatici, “visionari”, come ci chiamò una volta Orson Wells? Ciechi di fronte alla Storia? Fedeli di un’utopia?».

A qualcuna di queste domande proverà a dare una risposta, spero di un qualche interesse per chi legge, lo scritto che segue, il quale si compone di appunti di studio su alcuni aspetti, peraltro fondamentali, della Rivoluzione d’Ottobre e del processo sociale, interno e internazionale, che scatenò la controrivoluzione stalinista. Come si vedrà, il riferimento al nome di Stalin per caratterizzare la controrivoluzione capitalistica che già alla fine degli anni Venti del secolo scorso spazzò via nel modo più radicale la natura proletaria della Rivoluzione russa (lasciando in vita quella borghese) ha un valore molto relativo, appunto perché la controrivoluzione, esattamente come la rivoluzione, è in primo luogo un processo sociale, un insieme complesso e dinamico (di fatti, di prassi, di relazioni, di interessi, ecc.) che va oltre, molto oltre, i singoli personaggi che si muovono sulla scena, anche se con ciò non intendo in alcun modo negare il peso che la personalità ha nella storia. E questo vale soprattutto per la Rivoluzione d’Ottobre, sul cui corpo, come vedremo, è profondamente impressa la metaforica mano di Lenin.

I passi che ho citato all’inizio, e che ho usato strumentalmente come introduzione, sono di Nikolaj Konstantinovič Bajbakov, «uno che dal 1963 poteva permettersi di girare con, appuntata sulla giacca, una delle massime onorificenze dell’URSS, il premio Lenin (Лeнинская прeмия) e, dal 1981, la massima onorificenza sovietica in assoluto: Eroe del lavoro socialista (Герой Социалистического Труда), al netto di tutte le altre onorificenze conferitegli nella sua lunga vita». Come non provare eterna ammirazione per cotanto Eroe del Socialismo? Tanto più che oggi Roma ha l’onore di ospitare lo Zar Vladimir Putin, l’Eroe degli italici sovranisti – che forse non dispiace nemmeno a qualche vecchio arnese dell’italico stalinismo. Insomma, a dispetto degli eventi occorsi negli ultimi novant’anni, circolano ancora nel vasto e pessimo mondo d’oggi personaggi che si dichiarano apertamente e orgogliosamente nostalgici dello stalinismo: vuoi vedere che, a mia insaputa, lo scritto che segue può “vantare” una qualche attualità!

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