È COME LA FINE DEL MONDO

Ieri notte è ripartita in grande stile l’offensiva russo-siriana nel Nord-Ovest della Siria contro la Turchia e i suoi alleati dell’opposizione armata siriana. Negli ultimi tre mesi nella provincia di Idlib oltre 900 mila persone sono state costrette a lasciare le loro case. «È un popolo stremato in fuga dalla guerra, da bombe che hanno distrutto abitazioni, scuole e ospedali. È un fiume umano, con almeno 500 mila bambini che cercano di sopravvivere in campi sovraffollati, tra la morsa del gelo e della malnutrizione, davanti ad un unico orizzonte che si infrange con una frontiera chiusa, quella tra Siria e Turchia» (Vaticannews). Lo sfollamento di massa non è un semplice “effetto collaterale” della guerra che oppone la Turchia alla Russia e alla Siria, ma un obiettivo scientemente ricercato e pianificato dai macellai russo-siriani. Inutile dire che il regime turco collabora attivamente alla “catastrofe umanitaria” in corso ormai da molto tempo. Per l’Imperialismo Unitario (ne fanno parte grandi e piccole potenze, grandi e piccole nazioni, imperialismi globali e regionali) gli interessi sono tutto, la vita delle persone niente; esso è unitario in questo peculiare significato: si pone unitariamente contro gli interessi dell’umanità in generale, e delle classi subalterne, in particolare. Al suo interno questo Imperialismo è invece altamente conflittuale.

«È come la fine del mondo», ha affermato Fouad Sayed Issa, il fondatore di Violet, un’organizzazione umanitaria siriana “senza scopo di lucro”; «anche se hai soldi, non troverai nulla da affittare o acquistare. Le tende sono piene e non ci sono più campi» (New York Times). «“Questa regione sta per diventare il più grande cumulo di macerie del mondo, disseminata di cadaveri di un milione di bambini”: a dirlo è il coordinatore delle Nazioni Unite per le emergenze umanitarie, Mark Lowcock, che non trova più superlativi per descrivere l’orrore che stanno vivendo gli abitanti della regione di Idlib, vittime della guerra totale lanciata dal regime siriano per riconquistarla a qualsiasi costo. Chi sono le vittime? Perché la situazione a Idlib è cosi apocalittica? La Turchia ha accolto finora circa 3,5 milioni di rifugiati siriani, ma dal 2015 ha chiuso la frontiera. Un’inchiesta del giornale libanese l’Orient le jour sui trafficanti di esseri umani spiega che la Turchia non teme di sparare sui disperati che cercano di passare il confine e che il costo di un passaggio di contrabbando, che fino al 2016 era di cento dollari, oggi può arrivare a tremila. Dall’altra parte c’è l’offensiva del regime di Bashar al Assad appoggiata dalle forze russe. Oggi, a parte la paura delle bombe, nessuna delle persone che vive nella zona pensa di potersi ritrovare di nuovo sotto il regime di Assad dopo quello che hanno vissuto» (Internazionale).

Papa Francesco ha lanciato da Bari l’ennesimo appello «agli uomini di buona volontà» (sic!): «Cari fratelli e sorelle, mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, sull’altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia. Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze. Preghiamo il Signore affinché muova i cuori e tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi». Un Papa ovviamente non può che dire questo. Chi scrive, che notoriamente Papa non è, purtroppo è invece costretto a prendere atto dell’ennesima carneficina prodotta dalla logica del potere (economico, politico, ideologico, in una sola parola: sistemico), la quale non si lascia commuovere da nessuna preghiera, da nessun pianto di bimbo, di vecchio, di donna e di uomo. Non c’è niente da fare: se l’uomo non esiste, tutto il male concepibile è anche possibile e altamente probabile – anche sotto forma di virus…

Aggiunta del 29 febbraio 2020

«Erdogan ha fatto annunciare che la sua guardia costiera e l’esercito non fermeranno più i profughi siriani che proveranno ad attraversare l’Anatolia per dirigersi verso la Grecia e l’Europa» (La Repubblica). La Turchia, più interessata a massacrare i curdi e a presidiare un’area che giudica di suo vitale interesse strategico, che a salvare vite umane, continua a usare i profughi siriani come arma di ricatto nei confronti degli “alleati” europei, i quali da anni pagano Ankara per gestire la scottante questione. Gli europei amano delegare ad altri il pur necessario “lavoro sporco”. Intanto l’offensiva russo-siriana continua, con la scusa della lotta al terrorismo: «Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha fatto sapere a Ginevra l’intenzione di Mosca di non sospendere le ostilità perché “significherebbe capitolare di fronte ai terroristi, e persino ricompensarli per le loro attività in violazione dei trattati internazionali e di numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu”. Fatto sta che nel nord della Siria è emergenza umanitaria su scala biblica, con un milione di persone in fuga dai bombardamenti accalcate in prossimità del confine turco da quale passano solo le armi e i beni logistici diretti a sud» (Notizie Geopolitiche). L’Onu? Nient’altro che «un covo di briganti»!

Centinaia di migliaia di persone sono insomma stritolate nella micidiale morsa di contrapposti interessi che hanno una sola logica: quella del Potere – economico, politico, ideologico. Inutile dire che ci toccherà assistere al vomitevole rimpallo delle responsabilità da parte di tutti i Paesi (compresi quelli europei) coinvolti nella vicenda, perché la colpa per il sangue versato e per le sofferenze inflitte agli inermi ricade sempre sulla testa degli altri – dei nemici.

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