SI – PUÒ – FARE!

La cosiddetta “Fase 2” conferma sostanzialmente lo Stato di polizia confezionato brillantemente dal Governo italiano durante la cosiddetta “Fase 1”. L’esperimento sociale in atto da circa due mesi sta dimostrando che il gregge segue alla perfezione gli ordini impartiti dal Pastore e imposti capillarmente dai suoi cani da guardia. Salvo le solite eccezioni (del resto le pecore nere non mancano mai, ma non creano troppi disturbi all’economia della Sovranità), gli italiani hanno dato prova di possedere una capacità di sopportazione e di disciplina (chiamata anche “senso di responsabilità”, “senso civico” ecc.) che ha spiazzato non pochi osservatori politici e diversi intellettuali, di “destra” e di “sinistra”.

Questi personaggi sono stati sorpresi soprattutto dalla facilità con cui è stato possibile transitare da uno stato di “normalità” a uno di “eccezione” (1), anzi di Lockdown (2). Certo, la paura del virus, l’angoscia di morte ecc. hanno lavorato in profondità, hanno quasi azzerato la già indebolita “capacità di resistenza critica” delle persone; tuttavia il Moloch si è mosso su un terreno già preparato da tempo: un terreno continuamente arato, fertilizzato, seminato e innaffiato. Che bei frutti stiamo raccogliendo! La metaforica rana di Chomsky è da un pezzo che si lascia lentamente riscaldare dal “sistema”, e adesso che l’acqua inizia a bollire… «Ahi! Che succede?» Che peccato, si stava così bene al calduccio!

No, questa crisi sociale non sta inventando nulla che non fosse già presente nella società quantomeno sotto forma di tendenza, mentre essa accelera, frena e devia processi sociali in corso da molto tempo.

L’esperimento sta dunque riuscendo, almeno fino a questo momento; come diceva il dottor Frederick Frankenstein, «Si- può- fare!» Il Moloch ne prende nota, per la prossima emergenza. Giordano Bruno Guerri parla di «scintilla del possibile che si annida nel grigiore della quarantena»; si tratta di capire la natura di questa scintilla: quale incendio ci aspetta? Sempre che si tratti di un incendio, beninteso.

Forse è utile ripetere un concetto che ho cercato di esprimere nei miei post dedicati a questa crisi sociale: qui non si tratta di capire se siamo dinanzi a un complotto fabbricato dal Moloch (cioè dal dominio sociale capitalistico) o da una qualche “Entità” non ancora meglio identificata, oppure alla pessima volontà (o all’incapacità) dei decisori politici. Si tratta piuttosto di prendere atto di un fatto, di un risultato, di un processo sociale che realizza oggettivamente un ulteriore giro di vite esistenziale ai danni degli individui, in generale, e delle classi subalterne in particolare.

(1) «Il virus sta già cambiando il nostro modo di vivere e di pensare, anzi lo ha già fatto, è sotto gli occhi di tutti, e ci cambia apparentemente in peggio. Aumenta la diffidenza, cresce la lontananza fisica tra le persone. Non sarà facile tornare indietro. La scintilla del possibile si annida nel grigiore della quarantena. La possibilità più cupa che temo di più è quella del potere, il quale appena sente l’odore del sangue ci si affeziona. Il Coronavirus è stato il battesimo del sangue per tanti aspiranti autocrati. Ma ciò che mi ha più stupito non è il fatto che ci provini, ma la facilità con cui la gente è stata privata della libertà e si è lasciata privare della libertà. Questa è stata la scoperta più brutta di questi mesi. Ma altri mostri incombono; ad esempio il braccialetto elettronico, il controllo dei dati sensibili. Se ci pensate, agli aspiranti emuli del Grande Fratello mancava solo l’ultima frontiera: il controllo fisico, quello sulla mobilità delle persone. Ci siamo arrivati. Il controllo poliziesco mi spaventa anche quando diventa una necessità. Bisogna avere consapevolezza del rischio che corriamo» (G. B. Guerri, La Verità).

(2) «Lockdown è sulla bocca di tutti e viene usato per indicare l’isolamento e la chiusura forzata per l’emergenza sanitaria. In realtà – sostiene Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca – ci sono due parole equivalenti nella nostra lingua: “Confinamento” e “segregazione”. Il significato in inglese di “lockdown”, anzi in americano perché il termine non viene da Oxford, ha infatti origine dal linguaggio carcerario: vuol dire confinamento dei detenuti nelle loro celle durante una rivolta, misura che nel Nord America è in vigore dal 1983. Per estensione, poi, la parola ha assunto anche il significato di stato di isolamento o di restrizione per motivi di sicurezza. “Seppure i provvedimenti di lockdown siano stati presi molto tardi proprio dagli americani e dagli inglesi – prosegue – in Italia abbiamo sentito il bisogno di usare un’espressione loro, forse perché suonava meno spaventosa del più crudo “segregazione”, o forse si è messo in atto il solito procedimento: attribuire a una parola straniera assolutamente ignota agli italiani un significato tecnico molto specifico, e poi far circolare questa parola al posto delle nostre, chiare e trasparenti» (La Stampa). Come diceva quello, «Le parole sono importanti».

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ANDRÀ COME DEVE ANDARE…

La preghiera quotidiana

Walter Ricciardi, «consigliere del ministro della Salute Speranza ed esperto di sanità pubblica di fama internazionale»: «Uno studio presentato il 24 aprile dal sottosegretario alla sicurezza interna Usa alla Casa Bianca mostrerebbe che il virus soffre il caldo umido. Al chiuso, con 24° e 20% di umidità può resistere su una superficie per 18 ore, con 35°e un tasso di umidità dell’ 80% la sua permanenza non supera l’ ora. Se poi si è al sole bastano 24° e lo stesso livello di umidità perché scompaia in due minuti» (La Stampa). Amen!

«Nella nostra epoca, in cui gli scrittori e gli scienziati hanno così stranamente usurpato il ruolo dei sacerdoti, l’opinione pubblica, con una compiacenza che non ha un fondamento razionale, pensa che le facoltà artistiche e scientifiche siano sacre. […]L’opinione degli specialisti esercita un potere pressoché sovrano su ciascuno di noi» (Simone Weil, La persona è sacra?).

Come si cambia, per non morire…

«Non essendo un giurista, non so se questi decreti siano incostituzionali. A occhio, mi pare di sì. Il punto però non è questo. Il punto è l’ abitudine all’ illibertà. All’ emergenza permanente. Da due mesi stiamo vivendo un esperimento sociale disumano. Non abbiamo più vita sociale, di lavoro, un contatto con il mondo esterno. Siamo chiusi dentro quelle che a volte sono capsule, perché la stragrande maggioranza della gente non vive in delle regge. Molta gente comincia a pensare: “Che fortuna che arrivino le forze dell’ ordine a beccare uno che sta prendendo il sole in spiaggia!”. “Ah, maledetti runner!”. “Ah, maledetti bambini!”.”Ah, maledetti cani!”» (P. Battista, La Verità).

Anche io ieri, sull’autobus, ho odiato un tizio, salito a bordo con tanto di mascherina d’ordinanza e di guanti igienici, che ha iniziato a tossire. L’ho fulminato con uno sguardo pieno di disprezzo, come se il poverino fosse salito sull’autobus per attaccarmi il maledetto Virus, come se ce l’avesse personalmente con me. Di certo io non uscirò migliorato da questa catastrofe umana.

6 pensieri su “SI – PUÒ – FARE!

  1. Commenti da Facebook:

    P. D. G.: Gli italiani sono follemente innamorati dei propri carcerieri. È la trama, allargata a scala nazionale, di “Portiere di Notte”. Tante e tanti Charlotte Rampling pronti a farsi “sequestrare” ed “abusare” dai loro aguzzini ad aeternum.

    M. V.: Non solo… Incombe la possibilità di un ricatto. Se non si applica l’app, se non ci si vaccina, non si potrebbe avere accesso alla mobilità come si faceva prima… Comunque, basta leggere i commenti su fb, per affermare che tantissimi osannano Conte e i suoi Decreti e tanti aspettano il vaccino salvatore, come unico rimedio per non ammalarsi e morire. Bill Gates, ringrazia..

  2. Articolo delirante. Il signore che l’ha scritto può tranquilamente non adeguarsi alla “prigionia” imposta dal malefico Leviatano; può uscire, organizzare magari un bell’incontro con gli amici, fare un bel pranzetto insieme, etc.. Il tutto per affermare i suoi diriritti alla libertà costituzionalmente garantita. Però, prima di fare tutto ciò, dovrebbe firmare un bel foglio in cui rinucia all’assistenza medica che il malefico Leviatano sta cercando in tutti i modi di assicurare – al suo meglio non sempre in modo perfetto – ai cittadini malati. Così potrà morire “in libertà” non mettendo però in pericolo gli altri cittadini “pecoroni” che godono della loro prigionia, il personale di pulizia ospedaliero, gli infermieri e i medici che, poveri illusi, cercano di garantire la vita a chi sta soffocando per polmonite. Ho visto in prima persona come si muore di polmonite e, credetemi, non è per nulla bello. E’ semplicemente straziante. Il signore che ha scritto l’articolo vada tranquillamente all’altro mondo per non dire a quel paese. Si porti al suo seguito i suoi intellettualismi visto che di vita pratica e concreta nulla capisce. Sono grato allo Stato e al Governo – purtroppo non quello ideale che desidero – di avermi “confinato”, per il mio bene e per il bene sociale di tutti. Se non l’avesse fatto il govero, l’avrei fatto da me stesso. Come spero che facciano tutte le persone dotate di un minimo di saggezza.

    • Ho già risposto nei precedenti post dedicati al tema al signore che ha avuto la cortesia di leggere la mia modesta riflessione . Quanto ai «diritti alla libertà costituzionalmente garantita», preciso solo che in quanto proletario (forse ammalato di intellettualismo) anticapitalista chi scrive è radicalmente ostile alla Costituzione Italiana, come si può ben vedere compulsando gli articoli pubblicati su questo poco saggio e irresponsabile Blog.

      • Gentile signore, proletario, anarchico e anticapitalista, nemico della costituzione italiana, Le consiglio di trasferirsi rapidamente – prima di ammalarsi di coronavirus – e andare a vivere in luogo ameno, solitario e, possibilmente, infestato da belve feroci. Non dimentichi di portare con sé un bell’osso da inserire nel naso e un gonnellino di foglie a sua scelta. Lì avrà tutta la libertà che desidera; soprattutto quella non garantita costituzionalmente. Le auguro una splendida salute ma lontano dal sottoscritto.

      • La ringrazio moltissimo perché mi ha strappato una bella risata, e com’è noto ridere aiuta il sistema immunitario a fare il suo ingrato ma preziosissimo mestiere. Il mio augurio nei suoi riguardi è il medesimo, senza alcuna riserva, e le prometto un abissale distanziamento sociale – come da prescrizione scientifico-statale. Una buona serata!

  3. Pingback: CATTIVISSIMI PENSIERI | Sebastiano Isaia

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