SUL TSO “PANDEMICO”

«È apparsa negli scorsi giorni la possibilità di utilizzare il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) per chi è restio ad accettare le cure anche se contagiato. Ne ha parlato il governatore veneto Luca Zaia, esasperato dall’aumento dell’indice di contagio in regione e dalla vicenda dell’imprenditore vicentino che si è ammalato ma ha rifiutato il ricovero, ma anche il governo che con il ministro della Salute Roberto Speranza avrebbe chiesto agli esperti giuridici del governo di studiare la possibilità di imporlo a chi ha sintomi da Covid ma sta in giro. L’obiettivo del governo è studiare un’eventuale norma più stringente per applicarlo ed estenderlo dalla psichiatria alla gestione dei casi di chi rifiuta le cure anche se contagiato dal Coronavirus. Pochi però hanno consapevolezza di cosa sia un TSO, come venga esercitato già oggi e quali conseguenze comporti per chi lo subisce. Questo strumento invasivo solitamente sconvolge le vite delle persone e può anche ucciderle» (Affaritaliani).

Franco Basaglia sosteneva che gli psicofarmaci servono a sedare, più che il malato, l’ansia dello psichiatra e della società. Analogamente possiamo dire che il TSO “pandemico” serve a preservare, più che la salute del corpo sociale, in primo luogo la stabilità dell’ordine sociale, stressata continuamente dalle contraddizioni che sempre di nuovo produce questa società altamente contraddittoria e irrazionale – nonostante il gigantesco apparato tecnoscientifico che essa esibisce e che è posto soprattutto al servizio delle pratiche di dominio, di sfruttamento e di controllo sociale. Non bisogna poi sottovalutare l’esigenza di tutelare la stabilità politica dei funzionari che ci governano dal centro e dalla periferia. Ben si comprende, ad esempio, l’ansia elettoralistica di Luca Zaia, il cui riconosciuto e molto apprezzato successo nella “guerra al coronavirus” rischia di non trasformarsi in un prossimo successo elettorale per colpa di qualche “irresponsabile”.

Ieri il “pazzo”, oggi il “disagiato mentale”, domani forse l’”untore” e l’”irresponsabile”, dopodomani non si sa chi: i casi a cui applicare un bel TSO appaiono potenzialmente numerosissimi. Intendo forse evocare la sindrome della “brutta china” (fatto un passo in una direzione, il passo successivo è inevitabile)? No, mi limito a registrare un processo sociale in atto, a riflettere su una tendenza generale attiva peraltro da moltissimo tempo e che spesso subisce quelle improvvise accelerazioni che ci permettono – o, detto più realisticamente, ci permetterebbero – di averne contezza. Per quanto mi riguarda è questa società la “brutta china” che percorriamo ogni giorno, senza sapere, per l’essenziale, dove essa ci porterà: del domani non c’è certezza, diceva quello. Devo pure confessare che l’idea del TSO “pandemico” mi è balenata in testa all’inizio della “crisi sanitaria”, e certamente non in virtù di una capacità previsionale che purtroppo non possiedo; a pensare il male spesso ci si azzecca:  «Il 2 maggio scorso un rapper calabrese, Dario Musso, ne ha subito uno dopo essere andato in giro in auto gridando con un megafono che non esiste nessuna pandemia. Il ragazzo non aveva patologie psichiatriche né è stato visitato da un medico prima del trattamento forzoso» (Affaritaliani). Il 9 maggio c’è stato un identico caso in provincia di Agrigento ai danni di un uomo di circa 30 anni: «Lo hanno sedato perché esponeva le sue ragioni in modo pacifico», ha dichiarato il suo avvocato. Si reprime dunque un’opinione con mezzi “sanitari”? «Ma si tratta di un’opinione folle, non suffragata da nessuna evidenza scientifica! Un’opinione folle e pericolosa per la comunità». Ah, ecco. Adesso mi sento meno turbato, ma solo un pochino… Anche perché non sono io a decidere circa la pericolosità dei comportamenti sociali, a cominciare dai miei! «E infatti c’è chi decide per te, per tutti noi». Appunto!

Personalmente non posso fare a meno, per una sorta di riflesso condizionato, di associare il Trattamento Sanitario Obbligatorio al fascismo, al nazismo, allo stalinismo (anche con caratteristiche cinesi), cioè alla forma totalitaria dello Stato capitalistico. Questa operazione mentale in realtà mi aiuta a mettere nella giusta prospettiva l’intima natura dello Stato cosiddetto democratico, che infatti non contrappongo ideologicamente a quello che siamo soliti definire senz’altro totalitario. Detto en passant, il minacciato ricorso al TSO rivela l’intimo legame che storicamente esiste tra trattamento psichiatrico e repressione della “devianza sociale”, tra manicomio (nelle sue diverse “declinazioni” fenomenologiche) e carcere. Contenzione e repressione non fanno solo rima: sono due lati di una stessa medaglia. Nella prassi del dominio tutto si tiene, a spese degli individui.

Non ha alcuna importanza, a mio avviso, se l’odiosa e minacciosa idea del TSO “pandemico” sarà lasciata cadere (magari anche con allegata “precisazione” del politico che l’aveva impugnata come una clava: «Sono stato frainteso!»): ciò che conta è che essa sia stata avanzata e che non abbia incontrato praticamente nessuna opposizione da parte della gente, tutt’altro. Almeno è questo che risulta a me. Staremo a vedere!

Ho espresso la mia contrarietà di principio a ogni forma di obbligo (incluso quello vaccinale) e di proibizione (incluso quello afferente all’uso delle cosiddette “sostanze droganti”) in questo post: OBBLIGO VACCINALE E ALTRO ANCORA.

 

3 pensieri su “SUL TSO “PANDEMICO”

  1. COMMENTI DA FACEBOOK:

    P. D. G.: In Germania un avvocato tedesco ed un medico sono stati prelevati nelle loro abitazioni e rinchiusi in reparti psichiatrici perché rei di aver messo in discussione sia il lockdown, in quanto anti – costituzionale sia la portata devastante del virus. Ad entrambi, avvocato e medico, ” affezionati”, all’idea del Democratico Sentire e Discutere, è stato riservato il micidiale trattamento. In compenso ad esso “prendiamo ordini”, “acconsentiamo” ad ogni idea da gente, che va in giro mascherata e disinfettata…Patologicamente Normale avrebbe detto Fromm.

    M. P.: Credo che per legge il TSO possa essere già adesso applicato per imporre l’isolamento nel caso ci sia il rischio di diffusione di un’epidemia. Non parlo del TSO psichiatrico. La quarantena cos’è? E’ sbagliata? Credo di no. Per quanto riguarda il TSO psichiatrico so esattamente cos’è? Ho lavorato per 20 anni in un Dipartimento di Salute Mentale. Respingo in modo assoluto che TSO sia uno strumento di repressione sociale (sostenere ciò è pura ideologia nel senso di falsa coscienza della realtà), è una misura sanitaria che si mette in atto quando è necessario nell’interesse del paziente stesso. Quello che può succedere, a volte, è che sia eseguito impropriamente, ma non è la regola.

    R. B.: Il termine tso è stato usato impropriamente, quello che intendeva il Pomata, alias Zaia, era di avere la possibilità di impedire a una persona infetta di circolare liberamente, in maniera anche coatta. Non credo che sia una misura sbagliata in questo caso particolare, e ancor meno, come afferma M. P., che sia uno strumento di repressione sociale.

    M. P.: «Il 2 maggio scorso un rapper calabrese, Dario Musso, ne ha subito uno dopo essere andato in giro in auto gridando con un megafono che non esiste nessuna pandemia. Il ragazzo non aveva patologie psichiatriche né è stato visitato da un medico prima del trattamento forzoso» (Affaritaliani). Occhio a quello che scrivono i giornali. Io non so se il rapper calabrese Dario Musso ha o no patologie psichiatriche, ma so una cosa. So che quello che racconta il giornale non è possibile che sia accaduto. Se gli hanno fatto un TSO lo Psichiatra l’ha visto e l’ha valutato e ha firmato per il TSO e il Sindaco ha convalidato il TSO, è così che funziona.

    N. G.: Ormai la dittatura è più conclamata della pandemia. E lo sport cui si dedicano quelli che continuano a dire :tutto va bene”, è sempre più quello estremo delle arrampicate sugli specchi.

    Sebastiano Isaia: La quarantena è giusta o sbagliata? Ma giusta o sbagliata per chi? e soprattutto in che senso? Ciò che cerco di dire nei miei scritti è che noi subiamo un mondo ostile all’uomo e alla natura; un mondo che per l’essenziale non controlliamo, e che quindi ci esclude da una reale iniziativa libera e responsabile. Noi subiamo la quarantena, come subiamo un’epidemia che ha un’essenza eminentemente sociale (distruzione degli ecosistemi, gestione politico-ideologica della “crisi sanitaria”: dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Italia al Brasile, contraddizioni e magagne sociali d’ogni genere). La nostra condizione non è diversa dai senza riserve del “terzo” e “quarto mondo”, i quali non possono permettersi il “lusso” della quarantena (moltissimi non hanno a disposizione nemmeno una catapecchia!), della “sanificazione” e del distanziamento asociale: subiamo in modo diverso lo stesso pessimo mondo. Abbiamo a che fare con delle “scelte obbligate”. Se non si coglie questo fondamentale aspetto critico del problema, si riflette a mio avviso ponendosi dal punto di vista di chi ci amministra, dei funzionari del dominio sociale che sono pagati per prendere delle decisioni che ci riguardano ma su cui noi non abbiamo, nei fatti, alcun potere, e che hanno appunto come presupposto una società che crea sempre nuove catastrofi, con relative politiche volte a gestirle: è la razionalità di un mondo essenzialmente irrazionale – perché disumano. Insomma, quel che cerco confusamente di dire è che il realismo dell’anticapitalista è ben diverso dal realismo del decisore politico. Qui non si tratta di ideologia, ma piuttosto di una prospettiva politico-sociale diversa e radicalmente ostile a quella dei governanti. Una buona giornata a tutti.

    P. M.: Un conto è valutare il TSO come mero presidio psicosanitario, un altro è valutarne il suo significato da una prospettiva critico/politica. Ed è da questa prospettiva che ne ha scritto Sebastiano Isaia. E se così non fosse Michel Foucault sarebbe nato e morto invano. E allora bastava Zaia.

    C. A.: Ma la domanda che nessuno, secondo me, si è mai fatto in modo serio e non complottistico è: ma perché il capitalismo ha fatto il lockdown, perdendo così miliardi di euro e innescando una crisi economica? Cosa gliene importa al capitale se milioni di persone (specie anziani) muoiono? Il profitto non è forse al di sopra di tutto? Infatti gli ultras del capitalismo (Trump, Bolsonaro, Johnson) non l’hanno fatto, coi risultati disastrosi che sappiamo. Ma le sinistriste Cina e Europa non son certo meno Stati borghesi delle destre America e Brasile. E allora perché alcuni capitalismi il lockdown l’hanno fatto? Cosa ci hanno guadagnato? Economicamente niente. Sapete secondo me cosa ci hanno guadagnato? Ci hanno guadagnato politicamente. O meglio, hanno prevenuto gli enormi danni politici che sarebbero venuti fuori se i morti fossero stati di più. Il lockdown è stata quindi una misura giusta, ma non fatta per un fine nobile, ma precisamente per non far emergere le esplosive contraddizioni sociali che sarebbero emerse a seguito di una pandemia senza controllo. Almeno credo. Non trovo altra spiegazione, a meno di non voler ammettere che certi Stati borghesi hanno a cuore la vita e la salute dei loro “cittadini”.

  2. L’ha ripubblicato su nic*e ha commentato:
    “…Ieri il “pazzo”, oggi il “disagiato mentale”, domani forse l’”untore” e l’”irresponsabile”, dopodomani non si sa chi: i casi a cui applicare un bel TSO appaiono potenzialmente numerosissimi. Intendo forse evocare la sindrome della “brutta china” (fatto un passo in una direzione, il passo successivo è inevitabile)? No, mi limito a registrare un processo sociale in atto, a riflettere su una tendenza generale attiva peraltro da moltissimo tempo …”

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