MA IL PCI DI GRAMSCI E TOGLIATTI NON NACQUE A LIVORNO

Il supplemento letterario del Corriere della Sera, curato oggi da Marcello Flores, ci porta a visitare, per così dire, il centenario della “mitica” scissione di Livorno, ma lo fa seguendo una strada poco battuta, per non dire altro, dalla storiografia nostrana, in larghissima parte di matrice gramsciana/togliattiana. Tra le poche eccezioni si segnala certamente la Storia del PCI di Giorgio Galli, scomparso lo scorso 27 dicembre (*).

Scrive Flores: «1921. Fra i militanti che aderirono cento anni fa alla scissione del PSI da cui nacque il PCI nella città toscana, molti furono poi vittima del terrore staliniano in URSS. I comunisti fucilati furono 23, 12 morirono di stenti nei lager, e altri 12 arrestati e deportati riuscirono a sopravvivere. Alla repressione parteciparono anche Togliatti e i dirigenti italiani che segnalarono gli elementi eretici sospetti di eresie trotzkiste e bordighiste». E, infatti, furono gli “eretici” a fondare il Partito Comunista d’Italia (non Italiano) come sezione nazionale dell’Internazionale Comunista. Com’è noto, la storia la scrivono i vincitori, e alla fine del ciclo rivoluzionario che si era aperto nel 1914 con lo scoppio della Grande Guerra Imperialista, e che ebbe nel nostro Paese un’impennata nel “biennio rosso” 1919-20, l’alloro della vittoria andò ai molti nemici degli “eretici”: fascisti, socialisti, liberaldemocratici, stalinisti…

Insomma, oggi la Repubblica Italiana celebra i vincitori (i padri, i figli e i nipoti dello stalinismo con caratteristiche italiane), non certo gli “eretici”, gli sconfitti, com’è del resto ovvio. Sulla Verità (Pravda, in russo… ) Antonello Piroso si chiede invece cosa ci sia da celebrare, e offre ai lettori una «Guida ragionata per non partecipare alle celebrazioni dei 100 anni dalla nascita del Partito comunista italiano». Un Partito, continua Piroso, che eccelleva nell’arte della menzogna: «Connivenza con lo stalinismo? Ma quando mai. Il silenzio sulla repressione in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968? Passiamo oltre. Si arrivò alla peraltro contorta ammissione berlingueriana solo nel 1981: “La capacità di rinnovamento delle società dell’Est ha esaurito la sua spinta propulsiva”». Sic! E che comicità involontaria!

Si è già capito, spero, che chi scrive non ha bisogno della «Guida ragionata» del simpatico giornalista (il quale ovviamente dà per scontata l’identità sostanziale tra comunismo e stalinismo) per assumere un’adeguata “postura” nei confronti della celebrazione Repubblicana qui brevemente richiamata.

(*) Scriveva Giorgio Galli nella sua Storia del PCI a proposito del Comitato esecutivo del partito comunista a guida gramsciana (1925): «Il linguaggio, che riecheggia quello dell’apparato staliniano che in quegli stessi mesi sta preparando il terreno per il XIV Congresso del partito che ormai controlla, corrisponde a un nuovo concetto per il quale i dirigenti in carica si identificano col partito. […] Dunque, da nemico della Centrale, cioè del partito, l’oppositore [l’antistalinista] è già trasformato in “agente provocatore”. E alle parole seguono i provvedimenti disciplinari: nel giugno Ugo Girone viene espulso. […] Nello stesso mese di luglio Terracini viene arrestato, ma in agosto Togliatti, scarcerato per amnistia, torna a fianco di Gramsci per dirigere con lui la battaglia contro le superstiti velleità bordighiane. […] Alla presunta ragione che la Russia conferiva all’argomentazione di Gramsci, la grande maggioranza dello stato dirigente del Pci sacrificò il principio dell’esame critico, tollerando le falsificazioni e le sopraffazioni» (Storia del PCI, pp. 112-118, Bompiani, 1976). «Soltanto con il III Congresso di Lione del 1926, Gramsci scalzerà definitivamente Bordiga dalle posizioni di predominio, dentro il Pci, avviando quella pericolosa deriva verso l’imitazione dei modelli staliniani che minerà a fondo l’indipendenza e l’originalità del partito italiano» (Gino Longo, figlio del più celebre Luigi; cit. tratta da R. Festorazzi, Rivoluzionari. Il secolo comunista raccontato da Gino Longo, p. 20, Pietro Macchione Editore, Varese, 2016). La leggenda metropolitana del Gramsci antistalinista della prima ora non regge un solo istante alla prova dei fatti – ha invece retto benissimo alla luce dell’ideologia togliattiana.

2 pensieri su “MA IL PCI DI GRAMSCI E TOGLIATTI NON NACQUE A LIVORNO

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