BREVE DIALOGO CON WERNER HEISENBERG SULLA PACE E LA GUERRA

Più in alto della realtà si trova la possibilità (M. Heidegger, Essere e tempo).

Leggo da qualche parte: «Joe Biden e Vladimir Putin hanno adottato una dichiarazione congiunta sulla stabilità nucleare volta a scongiurare una guerra atomica». Adesso mi sento un po’ più sereno. Certo, rimane sempre la possibilità della guerra “convenzionale”, ma bisogna essere realisti e accendere un cero di ringraziamento al Male Minore.  

Scriveva il grande fisico Werner Heisenberg nel 1958: «È ovvio che l’invenzione dei nuovi ordigni, specie di quelli termonucleari, ha modificato fondamentalmente la struttura del mondo. Non solo ha trasformato completamente il concetto di Stato indipendente, giacché ogni nazione che non possiede tali ordigni deve in qualche modo dipendere da quelle poche nazioni che producono quelle armi in gran quantità; ma ha anche reso il tentativo di guerra su larga scala per mezzo di tali ordigni praticamente un assurdo tipo di suicidio. Per questo si ascolta spesso l’ottimistica opinione che la guerra è diventata impossibile e che non potrà avvenire. Tale concezione, disgraziatamente, si rifà ad un punto di vista troppo ottimistico. Al contrario, l’assurdità della guerra condotta con ordigni termonucleari può agire piuttosto come un incentivo per la guerra a scala ridotta. […] Le solenni risoluzioni  a favore della pace nel mondo possono apparire come una simpatica prova di buona volontà; ma chiunque parli in favore della pace senza esporre con precisione le condizioni di questa pace non può andare esente dal sospetto di parlare soltanto di quel genere di pace che torno ad esclusivo vantaggio suo e del suo gruppo, il che non appare certo azione di molto merito» (Fisica e filosofia, pp. 222-224, Il Saggiatore, 1961).

La società capitalistica, quella che oggi ha una dimensione planetaria (dagli Stati Uniti alla Cina, dall’Europa all’Africa, ecc.), nega la stessa possibilità della pace considerata in ogni sua accezione.

«La fisica moderna appartiene alle parti più recenti di questo sviluppo [tecno-scientifico], ed il suo risultato disgraziatamente più visibile, l’invenzione degli ordigni nucleari, ha mostrato l’essenza di questo sviluppo nella più chiara luce possibile. Essa ha dimostrato chiarissimamente che i cambiamenti causati dalla combinazione di scienza e di tecnica non possono essere considerati solo dal punto di vista ottimistico; almeno in parte essa ha giustificato le opinioni di coloro che avevano sempre ammonito contro i pericoli d’un mutamento così radicale delle nostre condizioni naturali di vita» (p. 221).

Ma non si tratta, a mio avviso, di ripristinare condizioni più naturali di vita, secondo l’ingenua e passatista idea coltivata in passato e nel presente anche dalle più brillanti e geniali menti – a dimostrazione che sul terreno del processo sociale il pensiero scientifico dominante non riesce a oltrepassare con lo sguardo i confini tracciati dai rapporti sociali dominanti. Si tratta piuttosto di realizzare condizioni di vita umane, semplicemente; condizioni che siano cioè in grado di umanizzare ogni aspetto della nostra esistenza, ogni genere di attività sociale, a cominciare da quelle che rendono possibile la nostra esistenza “fisica” su questo pianeta. Umanizzare la prassi tecno-scientifica significa, ad esempio, porre la scienza e la tecnica a esclusivo servizio della felicità degli uomini e delle donne attraverso la soddisfazione dei loro molteplici bisogni. Umanizzare le relazioni umane significa pacificare anche la relazione Comunità-Natura.

«Ovviamente la potenza politica nel senso di potenza militare poggia sul possesso di ordigni atomici» (p. 221). Questa semplice – e mostruosa – ovvietà non sarebbe nemmeno concepibile in una Comunità che fosse autenticamente umana, e che in quanto tale negasse in radice lo stesso concetto di potenza – sociale, politica, militare. Concludo questo breve dialogo con Heisenberg con un’ovvietà: la Comunità umana (umanizzata e umanizzante) di cui parlo presuppone l’inesistenza della divisione classista degli individui e ogni genere di relazione di dominio e sfruttamento – degli esseri umani e della natura.

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