PER CHI SUONA LA CAMPANA DEL LEBBROSO

Li purgheremo con il green pass!

Che il Green Pass sia uno strumento di pressione/ricatto attraverso la discriminazione è, a mio avviso, fuor di dubbio. Per questa via si introduce surrettiziamente, “all’italiana”, l’obbligo vaccinale generalizzato che determina la vita o la morte sociale degli individui, chiamati nel «grave momento emergenziale» che ci tocca vivere a dare una suprema prova di «responsabilità». Ma a chi (o a cosa) dobbiamo innanzitutto attribuire la responsabilità di quanto è accaduto e accade?

Soprattutto i sinistrorsi trattano i refrattari del vaccino e del Green Pass che in questi giorni manifestano nelle piazze di mezza Europa alla stregua di ultraindividualisti e menefreghisti che non riconoscono la società, come gentaglia che non concepisce altri “valori” che non siano quelli direttamente collegati al benessere personale dei singoli, alle loro immediate esigenze di consumatori egoisti che non mettono in alcun conto le responsabilità etiche e civili che derivano dal vivere, appunto, in una società. Ma di che società stiamo parlando? Questa è a mio avviso la domanda che deve farsi chi intende orientarsi con un minimo di “spirito critico” dentro la caotica poltiglia esistenziale nella quale ci ha gettato il Dominio. Ha senso, e quale, richiamare gli individui alla “responsabilità sociale” poste le vigenti condizioni sociali, considerata la reale natura di questa società? Si è socialmente responsabili collaborando al cosiddetto  “bene comune” oppure lottando contro di esso in vista di una ben diversa (semplicemente umana) organizzazione sociale? Insomma, un’altra responsabilità sociale è possibile, oltre che concepibile? So bene di porre domande molto suggestive, e non me ne scuso affatto con i lettori, che rimando piuttosto ai miei post dedicati al problema in oggetto, sperando che vi trovino qualche risposta, o solo una traccia utile a trovarla.

Qui mi limito a esternare la seguente riflessione: ciò che oggi sta accadendo ai refrattari del vaccino e del Green Pass potrebbe domani toccare in sorte ad altre “categorie sociali”, e sempre sulla base della difesa del “bene comune”. Poco importa, per me, ciò che motiva questi “refrattari”: si tratti pure di motivi religiosi o politici, di credenze di stampo complottista meritevoli di un’omerica risata (alcune sono davvero impagabili) o di autentiche paure – non dimentichiamo che la presente profilassi vaccinale rappresenta a tutti gli effetti una sperimentazione di massa. Per non parlare dell’insopportabile cacofonia messa in scena in tutti questi sciagurati mesi dai cosiddetti esperti in materia di Covid e dintorni.

La società raccoglie quel che semina: chi fa la predica agli zoticoni del vaccino dovrebbe piuttosto riflettere sulla radicale irrazionalità che domina le nostre esistenze. Il fatto che demagoghi e populisti d’ogni genere nuotino come squali voraci nell’oceano di miseria sociale (nell’accezione più vasta ed “esistenzialista” del concetto) creato da questa società ultratecnologica e ultrascientifica non deve sviare il pensiero critico dalla ricerca delle “cause prime”, ma deve piuttosto orientarlo nella giusta direzione.

Chi cerca il metaforico bandolo della matassa non deve insomma dare per scontato che l’esercizio della responsabilità sociale si esaurisca necessariamente nel collaborare ad arredare meglio l’inferno che ci ospita. Personalmente mi sono vaccinato non perché motivato dalla “responsabilità sociale” di cui parlano i sostenitori dell’attuale regime sociale, ma perché costretto dalla situazione, ossia per non ammalarmi e non far ammalare gli altri, a cominciare dai miei affetti più cari (leggo sul Domani: «Siamo davvero interessati al mondo intero?»); e ovviamente per continuare a lavorare. Il proletario se non lavora non mangia: è la maledizione capitalistica di cui a suo tempo parlò un certo Marx. Del resto mi è capitato altre volte di sottopormi alla vaccinazione (non di rado anche all’estero) per poter portare a casa il maledetto salario.

Il fatto che in altre parti del mondo (in Brasile, in India, in Sudafrica) la gente scende in strada per reclamare una più oculata gestione della pandemia basata proprio sulla vaccinazione di massa, oltre che su un accesso rapido e gratuito alle cure, ci dice quanto complessa e contraddittoria sia la realtà sociale di questo pianeta, che a giusta ragione va considerato come un unico “agglomerato” sociale. A mio avviso scivola nel più piatto moralismo la riflessione di chi oppone la ricca società del Nord del mondo, la quale può permettersi “il lusso” dei No-vax e No-Pass (nonché dei problemi connessi ai disturbi alimentari…), al povero Sud che quel “lusso” non può certo permettersi. Per essere compresi nel loro essenziale significato sociale i problemi vanno contestualizzati, vanno cioè ricondotti a una concreta dinamica sociale.

Scrivevo su un post di qualche mese fa: «La profilassi vaccinale non è qualcosa che sorride alla nostra umanità, alla nostra salute e alla nostra libertà, secondo la vomitevole propaganda di regime, ma una prassi che ci tocca subire per sopravvivere. Anche l’impossibilità di un’autentica scelta (se non ti vaccini sei socialmente discriminato, escluso di fatto da moltissime attività, e questo discorso vale per molte altre nostre cosiddette “scelte obbligate”: lavorare, consumare merci e via di seguito) deve diventare un importante tema di critica sociale. In questo contesto, parlare di un “obbligo etico” alla vaccinazione significa fare dell’ideologia, significa di fatto promuovere un pensiero apologetico nei confronti di una società che nega in radice un’autentica umanità e una vera libertà. […] L’obbligo alla vaccinazione si affermerà di fatto (e per certe attività lavorative anche di Diritto): se vuoi lavorare, viaggiare e quant’altro sarai costretto a vaccinarti, senza contare il rischio del contagio sempre incombente; non dimentichiamo che diverse categorie di lavoratori (pensiamo alla logistica, alla grande distribuzione, al servizio alle persone, eccetera) hanno richiesto invano di essere vaccinati con assoluta priorità, e non si è certo trattata di una richiesta fatta a cuor leggero e fiorita sul terreno del libero arbitrio.

Non per questo a mio avviso deve venire meno la contrarietà all’obbligo vaccinale stabilito per legge» (Sorvegliare e vaccinare). Della serie: previsioni fin troppo facili. E difatti concludevo come segue: «La mia contrarietà all’obbligo vaccinale non ha dunque niente a che fare con l’articolo 32 della Costituzione – Capitalistica – Italiana, peraltro facilmente aggirabile e già più volte aggirato – e che si appresta ad essere quanto prima, forse già oggi stesso, “reinterpretato” in chiave obbligazionista» (*). Scrive Giorgio Agamben: «Come dovrebbe essere evidente, nel green pass non è in questione la salute, ma il controllo della popolazione e prima o poi anche i tesserati avranno occasione di comprenderlo a loro spese» (Sinistrainrete). A mio avviso i termini della questione vanno rovesciati o, meglio, posti in una relazione “dialettica”: il controllo della popolazione da parte dello Stato (considerato in tutte le sue articolazioni istituzionali, politiche e territoriali) si dà necessariamente come risposta a un reale problema sociale – la crisi pandemica, la quale è a mio avviso una crisi sociale capitalistica stricto sensu, la prima crisi sociale autenticamente mondiale della storia. Da questa prospettiva la natura oggettivamente coercitiva della politica orientata alla conservazione dello status quo sociale appare chiaramente in tutta la sua disumana necessità, mentre il punto di vista proposto dal noto filosofo mi pare che per un verso presti assai facilmente il fianco all’accusa di “complottismo”, mentre per altro verso lascia immaginare la possibilità di una politica meno repressiva se solo lo Stato italiano ritrovasse il filo rosso della Costituzione, che evidentemente ha perduto per strada. Come scrivevo su un post dell’ottobre 2020, la dittatura è sociale, non sanitaria. E parlo di dittatura in un’accezione, appunto, squisitamente sociale, e non meramente politologica o astrattamente “filosofica”: siamo tutti assoggettati a una potenza sociale che non controlliamo e che, viceversa, ci controlla dall’inizio alla fine. Alludo forse al rapporto sociale capitalistico di dominio e di sfruttamento? Certamente!

Il concetto di «deriva democratica», caro a molti intellettuali della cosiddetta “sinistra eretica”, non coglie l’essenziale carattere totalitario dei nostri tempi dovuto allo strapotere del Moloch capitalistico, il quale domina sotto il cielo dell’intero pianeta.

«È significativo», continua Agamben, «che la Cina abbia annunciato che manterrà i suoi sistemi di tracciamento e di controllo anche dopo la fine della pandemia»: su questo fatto personalmente non nutrivo alcun dubbio. Il Celeste Imperialismo è oggi per tutti i Paesi del mondo un eccellente modello di controllo e di sfruttamento degli individui. 

(*) «Altro che “dittatura sanitaria” e Green Pass liberticidi. Conversando con alcuni dei più eminenti costituzionalisti italiani si ricava un verdetto unanime: la Costituzione consente sia l’obbligo di vaccinazione che il lasciapassare sanitario e le polemiche non hanno alcun fondamento, almeno dal punto di vista giuridico. Il dibattito sull’obbligo si sta svolgendo in modo “improprio”, secondo Giovanni Maria Flick: “È un obbligo presente nel nostro ordinamento da molto tempo, pensiamo alle vaccinazioni per la polio, il morbillo, altre malattie infettive”» (La Stampa). Per il noto giurista Sabino Cassese, «La possibilità di imporre trattamenti sanitari, purché a farlo sia la legge o un atto con forza di legge, come il decreto-legge o il decreto legislativo, è espressamente contemplata dalla Costituzione. Nell’applicazione concreta, la Corte costituzionale ha fissato altri limiti. L’obbligo non può essere prescritto all’infinito. Deve essere proporzionato. Va attuato in maniera progressiva. […] Come si può dubitare della conclusione tratta dal professore Ichino dalla lettura di un articolo del codice civile così chiaro? Il codice civile stabilisce un obbligo per l’imprenditore di prendersi cura della salute dei lavoratori. Questo obbligo comporta che l’imprenditore richieda a tutti i lavoratori di rispettare il diritto alla salute, che si esercita reciprocamente da parte dell’uno nei confronti degli altri» (Il Messaggero). Non c’è dubbio: quello in cui viviamo è il migliore dei mondi possibili!

Leggi anche:

Sorvegliare e vaccinare

Giochi di potere sulla nostra pelle

L’intelligenza del virus

“Contro la barbarie dell’obbligo vaccinale”

Il Virus e la nudità del Dominio

3 pensieri su “PER CHI SUONA LA CAMPANA DEL LEBBROSO

  1. Se uno va a vedere i dati epidiemologici di questo anno e mezzo e legge anche opinioni di altri virologi od esperti di medicina a livello internazionale, la vicenda di questa pseudo pandemia si presenta molto dubbiosa ed artificiale, sostenere come ha fatto lei “.. ma perché costretto dalla situazione, ossia per non ammalarmi e non far ammalare gli altri, a cominciare dai miei affetti più cari …” si può opporre come mai vietano oltre le autopsie anche le cure efficaci che tra l’altro costano poco. Questo è un vaccino sperimentale autorizzato in virtu del divieto delle cure efficaci, ma non approvato. Questa è una considerazione tecnica ma efficace, naturalmente io rispetto tutte le decisioni che una persona prende. Volevo però aggiungere: non vedo come si possa lottare a livello locale e globale se non si ribatte colpo su colpo, sfruttando le possibilità che si hanno oggi in rete di conoscenza e dialogo, se vogliamo veramente vivere.

  2. Non la conosco e dunque non posso né mi permetterei di giudicare le sue scelte ma conosco un agente di Polizia ed un arruolato dell’esercito che, a tutt’oggi, hanno rifiutato il vaccino! Una scelta esiste sempre e, questa volta, è troppo importante non darsi per vinti prima del tempo!

  3. Pingback: TACETE! IL NEMICO VI AUSCULTA… | Sebastiano Isaia

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