LA MORALE SESSUALE REPRESSIVA CON CARATTERISTICHE CINESI. DA MAO A XI JINPING

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La gioventù sarà all’altezza delle alte esigenze del
futuro solo se è dominata dall’idea del popolo e dello
Stato. Ma questo significa educarla alla responsabilità
e allo spirito di sacrificio. La mollezza e gli esagerati
riguardi per ogni tendenza individuale sono inopportuni.
La gioventù sarà ben preparata a compiere il suo servizio
verso il popolo e lo Stato solo quando sarà stata abituata
ad obbedire alla disciplina e agli ordini della comunità
educatrice e a sottomettersi docilmente alla sua autorità.
(Adolf Hitler).

Continua e si intensifica in Cina la campagna “moralizzatrice” voluta dal Presidente Xi Jinping. «Le nuove regole varate dal governo cinese colpiscono ora anche il mondo dello spettacolo e dei talent show. A dichiararlo è l’Amministrazione Statale per la Radio, il Cinema e la Tv che si dice paladina dei valori tradizionali della propria cultura denunciando la creazione di “idoli” che “potrebbero influenzare negativamente i giovani”. Nel mirino in modo particolare gli artisti con comportamenti più “effeminati”. Una linea che il governo aveva già iniziato a sostenere chiedendo all’Università di Shangai di stilare una lista con i nomi degli studenti appartenenti alla comunità Lgbt. L’obiettivo del governo cinese è quello di crescere le prossime generazioni di uomini con valori maschili in linea con il pensiero del Partito, nella moralità e nelle idee politiche» (Tgcom.24). Sul virile orientamento politico-ideologico impresso dal Partito-Regime alla politica educativa/formativa cinese, dalle scuole elementari all’università, rinvio al mio post di qualche giorno fa. C’è da chiedersi se un certo scimmiottamento della “Rivoluzione Culturale” che si nota in alcuni settori del PCC vicini a Xi Jinping non sia il “riflesso” di importanti e contraddittori processi sociali che si stanno sviluppando nelle profondità del grande Paese asiatico. Avremo modo di tornare su questo fondamentale problema.

Intanto Le Monde segnala l’esistenza in Cina di un blog molto seguito nel Paese che esalta la «svolta a sinistra» del Regime, intesa a suo dire a superare l’espansione «disordinata e caotica del capitale», così che la società cinese possa marciare lungo un sentiero di sviluppo «virile e ordinato», e soprattutto estraneo ai valori occidentali. Il quotidiano francese lascia intuire che attraverso quel blog si diffonde in realtà la voce del padrone.

Solo gli sciocchi non riescono a comprendere che stringere i bulloni della repressione e del controllo sociale nei confronti della comunità Lgbt e di chi esibisce atteggiamenti “effeminati” ha un preciso significato politico-sociale che non riguarda solo alcune ristrette minoranze caratterizzate  in senso sessuale, culturale o in altro modo, ma che concerne piuttosto la società cinese nel suo complesso. Si colpiscono le minoranze ritenute “eccentriche” per educare il popolo, per dir così.

La Chiesa-Caserma cinese intende infatti sfornare servitori del regime pronti a sacrificarsi per la patria tanto nella guerra economica contro la concorrenza imperialista (Stati Uniti, in primis) di oggi, quanto in quella propriamente militare di domani – una possibilità che solo pochissimi analisti geopolitici tendono a escludere. Il messaggio lanciato dal Partito Capitalista Cinese deve giungere forte e chiaro alle orecchie di tutti i sudditi del Celeste Imperialismo, a cominciare ovviamente da quelle dei lavoratori, specialmente se giovani, sul cui sfruttamento intensivo (e fecondità riproduttiva: la demografia ha le sue ferree leggi!) è fondata la potenza cinese, l’ascesa della Cina ai vertici del capitalismo mondiale. E quando scrivo “Cina” ovviamente non intendo riferirmi a un’astratta – nonché millenaria – civiltà cinese, che studio e apprezzo da sempre; intendo piuttosto riferirmi all’attuale civiltà capitalista/imperialista che fa della Cina uno dei maggiori centri della società capitalistica mondiale. Tutte le più grandi nazioni del pianeta hanno in comune la stessa civiltà declinata in termini storico-sociali (non per niente siamo materialisti storici!): Tutto sotto il Cielo – del Capitalismo.

Degli sciocchi ho detto; dei sostenitori italiani del “socialismo con caratteristiche cinesi”, che personalmente considero alla stessa stregua dei sostenitori dell’imperialismo “occidentale”, qui è meglio tacere. Con la solo eccezione che segue. Leggo da qualche parte: «Purtroppo i talent in Asia sono diventati una industria. Basta vedere le band che son sfornate dalla Corea del Sud che han successo in tutta l’Asia. Sono finanziate e incentivate dagli stessi Stati per esportare modelli deleteri». Evidentemente quelli imposti ai cinesi dal Partito-Regime guidato oggi da Xi Jinping sono ritenuti modelli virtuosi da chi coltiva una mentalità repressiva, bigotta, moralista – non importa se di stampo clericale, fascista, stalinista, maoista, ecc.: tutti modi di apparire della stessa sostanza escrementizia. Ma forse la ragione sta dalla parte di chi esalta l’oscura notte esibita dallo spazio dalla Corea del Nord (notoriamente ostile al consumismo…) mentre schifa la luccicante (capitalistica!) notte Sudcoreana. Forse.

«L’attuale presidente cinese ha ereditato dalla Rivoluzione culturale un approccio repressivo, abbracciando il pensiero che l’omosessualità è qualcosa di immorale per la società. I censori cinesi, posti sotto il diretto controllo del Consiglio di stato, intervengono tagliando nei film scene di “rapporti sessuali o comportamenti sessuali anormali” e oscurando temi scomodi sui social media. L’obiettivo è proteggere le giovani generazioni, considerate vittime delle influenze straniere che tendono a ribaltare i canoni di genere. Lo stesso pensiero vigeva già all’epoca di Mao Zedong, che concepiva l’amore per lo stesso sesso come un malevole effetto del capitalismo occidentale da punire» (S. Console, Il Manifesto) (*).

Com’è noto, durante la cosiddetta «Grande Rivoluzione Cultu­rale Proletaria» (si trattò di una lunga e violentissima guerra tra le diverse correnti interne al Partito-Regime), Mao denunciò come espressione della «degenere cultura borghese e dei corrotti costumi occidentali» baciarsi in pubblico, tenersi per mano e altre manifestazioni d’affetto di stampo «piccolo-borghese» che «deprimono lo spirito collettivistico e la volontà di lotta delle masse proletarie». «Il giornalista francese Robert Guillain ebbe l’impressione che anche il sesso ai tempi di Mao fosse diverso: “Sono di una castità incredibile, perché il Partito lo esige. I film sono morali al cento per cento”» (P. Mieli, Il Corriere della Sera). Il Partito lo esige! E la Chiesa Cattolica rosica d’invidia al cospetto della superiore morale sessuale repressiva con caratteristiche cinesi.

Secondo la direttrice del Beijing Lgbt Center, «In Cina ci sono circa 90 centri che offrono un trattamento che non ha nulla di scientifico e che mira al passaggio all’eterosessualità: vengono effettuati elettroshock ai genitali e somministrate droghe che inducono alla nausea durante la visione di film pornografici gay, oppure si fa ricorso all’ipnosi. Il trattamento per sopprimere il desiderio sessuale, per cui si paga 800 yuan a seduta (circa 100 euro), è stato oggetto giuridico e mediatico in Cina. Come centro ci battiamo molto per aiutare i giovani a ottenere dalle cliniche un risarcimento danni per il trattamento ricevuto» (Il Manifesto, 6/2/2021). Come abbiamo visto, oggi le cose sono ulteriormente peggiorate sul fronte Lgbt, e a una velocità davvero inquietante. Di certo chi in Cina ha il coraggio di coltivare idee “disfattiste” e “antipatriottiche” deve pensarci cento e più volte prima di manifestarle pubblicamente.

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(*) «Al fine di raggiungere alti livelli di produzione in un paese tecnologicamente arretrato, la politica del Grande balzo in avanti (1958-59) rendeva necessaria la manodopera di milioni di donne. […] La propaganda celebrava le eroine rivoluzionarie, donne forti e robuste che sfidavano la propria femminilità con l’indistinzione unisex e il duro lavoro fisico. La celebre operaia Wei Fengying, ad esempio, trasmetteva un messaggio chiaro alle giovani ragazze: porre senza esitazione la politica e la produzione al primo posto e mettere se stesse totalmente al servizio del popolo [leggi: del regime, del capitalismo cinese, della nazione cinese]. Le categorie linguistiche adottate dalla propaganda maoista veicolavano, peraltro, immagini femminili fortemente androgine. Il celebre slogan maoista “i tempi sono cambiati, uomini e donne sono uguali”, che circolò durante la Rivoluzione Culturale, non corrispondeva in realtà ad un appello alla neutralità del genere. Come è stato ampiamente riconosciuto dagli studiosi, esso implicava un processo di “mascolinizzazione”, ossia un’omologazione al maschile della società che imponeva alle donne di comportarsi e vestirsi come gli uomini. Durante la Rivoluzione Culturale ogni segno di femminilità era bandito e, allo stesso modo, qualsiasi discorso riguardante la vita personale e l’ambito sessuale considerato moralmente inappropriato.

“Parlare d’amore” (tan lian ai) era proibito non soltanto perché in contrasto con il principio della dedizione totale alla comunità ma altresì perché fonte di distrazione dal compito di “afferrare la rivoluzione e promuovere la produzione” (zhua geming cu shengchan). Atteggiamenti come, ad esempio, cantare una canzone d’amore o passeggiare con una persona del sesso opposto, erano oggetto di critica perché sentiti come “borghesi”. La sorveglianza e la pressione sociale sui giovani studenti militanti [zhiqing, giovani istruiti] si trasformavano costantemente in ingerenza negli affari privati. I quadri erano autorizzati a controllare la loro corrispondenza personale dei. Nel caso vi avessero trovato dichiarazioni d’amore, queste venivano lette pubblicamente nell’ambito delle sessioni di lotta contro i nemici di classe. Nelle aziende agricole, oltre ai dormitori, ogni zona appartata e nascosta era sottoposta a controllo e chi veniva scoperto in atteggiamenti intimi veniva pubblicamente criticato. Una ragazza e un ragazzo originari di Chongqing, per sfuggire alla rigida sorveglianza imposta nelle aziende agricole militari, s’incontravano segretamente di notte. Scoperti, furono arrestati e costretti a sfilare nudi davanti ad un pubblico di giovani istruiti. […] Due zhiqing originari di Shanghai esiliati nella provincia dello Yunnan, dopo essere stati scovati nel dormitorio in atteggiamenti intimi vennero legati e trascinati ad un raduno di massa per essere criticati, denunciati e picchiati pubblicamente. […]

Per questi giovani adolescenti l’amore clandestino costituiva l’unica rivalsa possibile in un ambiente dove il controllo sociale e la disciplina di lavoro avevano un ruolo assoluto. […] In una società puritana che attribuiva grande importanza alla verginità, le donne vittime di violenza sessuale avrebbero dovuto affrontare l’imbarazzo degli sguardi altrui di fronte ai quali spesso un senso di vergogna le prostrava in un totale avvilimento. Non sono rari i casi di coloro che, avendo opposto resistenza alle “avance” dell’altro sesso, divennero vittime dell’atteggiamento persecutorio dei quadri che godevano del totale monopolio del potere. Wang Linlin, ad esempio, divenne oggetto di maldicenze riguardo alla sua vita sessuale per aver osato opporre resistenza al tentativo di stupro da parte di un quadro locale. Simile è il caso di una ragazza originaria di Canton che, sfuggita al tentativo di stupro da parte di un quadro locale, divenne vittima del disprezzo della gente e delle continue “avance” da parte dei contadini locali. Essa ricorda che questo episodio la fece riflettere sulla posizione sociale delle donne e la rese consapevole di come, nonostante venti anni di propaganda del partito, la condizione femminile non fosse in realtà cambiata» (S. Graziani, La sessualità e la costruzione/distruzione dell’identità di genere durante la Rivoluzione Culturale: il caso dei Zhiqing, DEP n.7/2007, p. 99).

Scriveva Wilhelm Reich: «Una donna cosciente dal punto di vista sessuale non obbedirebbe mai docilmente alle parole d’ordine reazionarie che mirano alla sua schiavizzazione» (Psicologia di massa del fascismo, p. 139, Sugarco, 1971). L’accumulazione capitalistica a tappe accelerate esigeva una completa dedizione dei sudditi cinesi a questo immane (e rivoluzionario, nell’accezione marxiana del concetto) sforzo. La modernizzazione capitalistica della Cina, la salvaguardia della sua unità nazionale, l’indipendenza del Paese nei confronti delle due Super Potenze (Unione Sovietica e Stati Uniti): tutto ciò non poteva certo configurarsi come un pranzo di gala, per dirla con il Grande Timoniere. Alle donne cinesi il Partito-Regime impose sacrifici particolarmente duri, sotto tutti i punti di vista. Su tutti questi temi rimando ai miei scritti dedicati alla Cina.

Tutto sotto il cielo – del CapitalismoLa Cina capitalista nella “transizione ecologica”Pianeta CinaLa Cina è capitalista? Solo un pochinoChuang e il “regime di sviluppo socialista”La “doppia circolazione” della Cina capitalistaSulla campagna cineseŽižek, Badiou e la rivoluzione culturale cineseDa Mao a Xi Jinping. 70 anni di capitalismo con caratteristiche cinese

3 pensieri su “LA MORALE SESSUALE REPRESSIVA CON CARATTERISTICHE CINESI. DA MAO A XI JINPING

  1. L’ESTETICA DEL REGIME…

    «LA CINA PRONTA ALL’ENNESIMA STRETTA, QUELLA SUGLI INTERVENTI COL BOTOX, DEFINITO UNA “TOSSINA MENTALE”: LA MORSA DEL PARTITO COMUNISTA SI ABBATTERÀ SULLE SOCIETÀ DI CHIRURGIA ESTETICA CHE SI SONO ARRICCHITE SUL DESIDERIO DI MOLTI CINESI DI RITOCCARSI E PURE DI SEMBRARE UN PO’ MENO ORIENTALI. È L’ULTIMA FIALA DI TOTALITARISMO DIGITALE: DOPO I GIOCHI ONLINE, ALIBABA E IL TUTORAGGIO SCOLASTICO, PECHINO ESTENDE IL MODELLO DEL “CAPITALISMO DI SORVEGLIANZA”… (Dagospia).

    Il Partito Capitalista Cinese è un ottimo esempio di soggetto biopolitico.

  2. A proposito del “Socialismo con caratteristiche cinesi”!

    PRIMA DI RIDERE DEI BAMBINI CHE CREDONO IN BABBO NATALE, RICORDA CHE C’È GENTE CHE CREDE NELL’ESISTENZA DEL “SOCIALISMO” IN CINA

    Dal Sole 24 Ore, 15/9/2021

    Scene da Lehman Brothers nel quartier generale di Evergrande, il gigante dell’immobiliare di GuangZhou più che mai sull’orlo del precipizio finanziario. Lunedì i creditori hanno bocciato il piano di rinegoziazione del debito scaduto nel weekend: Evergrande Wealth Management ha proposto un rimborso con rate quinquennali in contanti subito rispedito al mittente. Già ieri gli investitori più piccoli hanno iniziato ad assediare il palazzo, tenuti a bada, a stento, dagli uomini della sicurezza.

    A fine giugno la lancetta dei 12 trilioni di debito corporate cinese era salita dal livello 3 al 4, e per il debito offshore era scattato addirittura l’allarme rosso, dato che la metà è in mano al real estate il quale, a sua volta, assorbe un quarto dell’economia cinese. A quella stessa data, Evergrande aveva accumulato 240 miliardi di yuan (37,28 miliardi di dollari) di debito in scadenza entro un anno, di gran lunga superiore alle disponibilità liquide di 86,8 miliardi di yuan (13,48 miliardi di dollari).

    Di fatto le azioni di Evergrande in 14 mesi hanno perso il 90% del valore, mentre le obbligazioni in dollari vengono scambiate al 60-70% sotto la parità. Fra gli investitori della società anche colossi occidentali del calibro di Allianz e BlackRock.

    Nata nel 1996, Evergrande ha incarnato l’era d’oro del real estate in espansione continua, incassando passività per quasi due trilioni di yuan (305 miliardi di dollari), per questa ragione il suo default potrebbe trascinare l’intero settore. A corto di liquidità, non riesce a trovare nuovi finanziamenti, nè a pagare i fornitori, completare progetti o aumentare le entrate.

    Insolvenza, buyout, salvataggio: di questi tre scenari di certo l’ultimo è da escludere a priori. La Banca centrale cinese consapevole della stretta al credito tre settimane fa ha invitato a prestare denaro alle PMI, le più a rischio, non ai colossi privati indebitati. Ieri ha iniettato nel sistema altra liquidità da 10 miliardi di yuan (1,55 miliardi di dollari), per sostenere la liquidità. Ma di salvataggi proprio non se ne parla.

    Perché non c’è solo il pessimo andamento del mercato obbligazionario e azionario di Evergrande, ma anche quello di altri developers del calibro di Guangzhou R&F Properties Co e Xinyuan Real Estate Co. Inoltre anche Baoneng Investment Group Co.Ltd., una società privata di servizi finanziari di Shenzhen traballa, è l’ultimo conglomerato cinese ad affrontare una massiccia crisi del debito.

    La Cina ha il debito che viaggia più veloce al mondo, in assoluto, e secondo l’Istituto della finanza internazionale nel secondo quadrimestre è salito di altri 2.3 trilioni a quota 55, e per il 40% si tratta di debito non finanziario. Oltre al debito corporate, infatti, c’è quello degli enti locali e quello dello Stato centrale.

    Il sistema bancario adesso è sotto pressione, Evergrande sarebbe indebitata a ragnatela con circa 128 banche e 121 istituzioni non bancarie. Ma, in generale, i prestiti deteriorati delle banche commerciali sono pari all’1,77% del totale nell’ultimo trimestre e rispetto agli Usa la Cina ha più controllo del sistema finanziario. Fino a quando?

    ANSA, 17/9/2021

    Evergrande crolla alla Borsa di Hong Kong, accusando a ridosso della pausa degli scambi un tonfo che sfiora il 13%: -12,93%, a 2,29 dollari di Hk. I titoli scontano un editoriale di Hu Xijin, direttore del Global Times, secondo cui la compagnia, alle prese con una gravissima crisi finanziaria, non dovrebbe scommettere sul salvataggio del governo in quanto si ritiene “troppo grande per fallire”, ma usare i mezzi di mercato per salvarsi. Hu ha aggiunto nell’intervento sul suo account WeChat di non vedere rischi sistemici. A Shenzhen, intanto, proseguono le proteste dei piccoli investitori intorno al quartier generale della società.

    Hu, inoltre, ha osservato di non pensare che un fallimento di Evergrande possa innescare una tempesta finanziaria sistemica come Lehman Brothers, perché la compagnia è un’attività immobiliare e i tassi sugli acconti in Cina sono molto alti. Il Global Times è un tabloid nazionalista pubblicato dal Quotidiano del Popolo, la voce del Partito comunista, ma le sue opinioni non riflettono necessariamente il pensiero ufficiale della leadership, pur avendo un notevole seguito.
    Con passività totali di 305 miliardi di dollari, Evergrande è alle prese con una gravissima crisi di liquidità e sta cercando di raccogliere fondi e rinegoziare i prestiti in scadenza con le banche, mentre è in bilico tra un disastroso tracollo con impatti di vasta portata sulla stabilità del sistema finanziario e immobiliare cinese, un collasso gestito o un salvataggio del governo.

  3. Pingback: INTELLIGENTI, SCONTENTI E INVISIBILI: LI YIFAN SULL’ASCESA E LA CADUTA DI UNA SOTTOCULTURA PROLETARIA | Sebastiano Isaia

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