SOLIDARIETÀ A CHI? MA MI FACCIA IL PIACERE!

Personalmente non esprimerei solidarietà alla Cgil nemmeno sotto tortura, nemmeno per errore, perché su certi temi metto la massima attenzione. Nel 1977, anno della mia “discesa in campo” sul terreno del conflitto di classe, venni picchiato sia dai fascisti miei coetanei (in quanto «Topo Rosso») sia dai camerati della CGIL e del PCI (in quanto «provocatore»). Ricordo con una certa tenerezza che quando seppi della cacciata di Luciano Lama, segretario generale della Cgil, dall’Università di Roma (17 febbraio 1977), ebbi un orgasmo politico-ideologico di proporzioni inenarrabili. «Via, via la nuova polizia!»

Scrivevo su un post del 2013: «Occorre poi ricordare che il PCI, la Cgil e gli intellettuali “organici” alla galassia politica “comunista”, furono negli anni Settanta in prima linea nella patriottica guerra contro la cosiddetta inflazione importata, soprattutto quella derivante dall’importazione di materie prime, petrolio in testa. Allora l’inflazione galoppava a due cifre e il duo “progressista” Berlinguer-Lama predicava una politica d’austerità con i controfiocchi, al cui centro naturalmente spiccava una politica di moderazione salariale senza se e senza ma. “Solo noi comunisti possiamo riuscire a difendere gli inseparabili interessi della classe operaia e della nazione” (G. Amendola): era il martellante mantra dei teorici del “compromesso storico” e della politica dei sacrifici».

È dal 1977, poi, che assisto al sempre più stucchevole e stanco rito dell’”antifascismo militante” che ha come esclusivo effetto quello di celare la natura socialmente totalitaria della “Repubblica nata dalla Resistenza” – e degna erede del regime fascista. Il problema per me non sono i fascisti che sfasciano una sede della CGIL, ma i lavoratori che ancora hanno fiducia nel sindacato collaborazionista, nel sindacato parastatale, che non a caso oggi riceve la solidarietà di tutti i partiti e dei vertici del governo e dello Stato. Maurizio Landini, che giustamente oggi ricorda Luciano Lama, non poteva augurarsi migliore boccata d’ossigeno dopo mesi di scarsa credibilità presso i lavoratori. Se i “fascisti” non ci fossero, bisognerebbe inventarli…

Per quel che vale, colgo l’occasione per rinnovare il mio disprezzo nei confronti di fascisti e collaborazionisti, due fecce (e non sono pugliese) della stessa medaglia. Per come la vedo io, i fascisti si combattono con la lotta di classe, con l’iniziativa autonoma dei lavoratori e dei proletari tutti, non con le forze repressive dello Stato – cane da guardia dei rapporti sociali capitalistici.

Aggiunta del 12 ottobre 2021

IL MALE ASSOLUTO

Chi non vuole parlare di capitalismo non deve parlare nemmeno di fascismo. L’ordine totalitario non è altro che l’ordine precedente senza i suoi freni. Oggi combattere il fascismo richiamandosi al pensiero liberale significa appellarsi all’istanza attraverso cui il fascismo ha vinto. Il fascismo è la verità della società moderna colta dalla teoria fin dall’inizio (Max Horkheimer).

Il più bell’esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere è quello del sedicente antifascista unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non è (Leonardo Sciascia).

Coloro che scelgono il male minore, dimenticano molto rapidamente di aver scelto il male (Hannah Arendt).

Ieri Peppe Provenzano, vicesegretario del PD, ha dichiarato che chi non riconosce il fascismo come il male assoluto, si mette automaticamente fuori dall’arco costituzionale. Il richiamo al vetusto “arco costituzionale” (roba da anni Settanta del secolo scorso!) è una chiara allusione ai Fratelli d’Italia. Enrico Letta ha poi cercato di aggiustare il tiro per non creare fibrillazioni politiche dannose per la stabilità del governo Draghi, che sin qui si è giovato anche dell’«opposizione responsabile» del partito di Giorgia Meloni. D’altra parte Letta considera ancora Matteo Salvini il suo nemico principale – e Berlusconi, l’ex Cavaliere Nero dei sinistrorsi, il suo più fidato alleato di governo. Approfitto delle beghe politiche di giornata (dopo tutto domenica si vota a Roma, e non solo) per ricordare, sempre per quel poco o pochissimo che vale, quel che segue a proposito di “male assoluto”.

Per me il Male Assoluto è il dominio sociale capitalistico che ha  prodotto: il Fascismo (foraggiato a suo tempo dalla democrazia liberale per distruggere le organizzazioni della classe operaia azzannata dalla crisi economica postbellica e galvanizzata dalla Rivoluzione d’Ottobre), il Nazismo, lo Stalinismo (espressione della controrivoluzione capitalistica), i due massacri mondiali del XX secolo (con tanto di botto atomico finale ai danni della popolazione civile giapponese), lo sterminio industriale degli ebrei (e di altri individui “indegni di vivere”). Si tratta insomma del dominio di classe che oggi più di ieri sfrutta miliardi di persone su scala planetaria, che saccheggia e distrugge la natura e che, da ultimo, ha reso possibile la crisi sociale mondiale che chiamiamo Pandemia.

È da questa prospettiva che osservo, abbastanza schifato, il teatrino “antifascista” che da decenni manda in scena la solita farsa con l’unico obiettivo di rafforzare il regime politico-istituzionale posto al servizio del vigente status quo sociale, che io definisco, appunto, Male Assoluto.

Criminalizzare i fascisti e i loro “fiancheggiatori” (i No Vax/Green Pass?) ha oggi soprattutto il senso di criminalizzare la politicizzazione di un disagio sociale che non trova sponde parlamentari, e che potrebbe incrociare («volesse il cielo!») idee autenticamente rivoluzionarie: com’è noto, la prevenzione è un’eccellente metodo di profilassi sociale. Scrive Piero Sansonetti: «Se ogni volta che ci sono incidenti mettiamo fuori legge coloro che partecipano alle manifestazioni allora metteremo fuori legge tutti. E i militanti di sinistra sono quelli che farebbero fuori per primi. Non ha nessun senso a meno che non si voglia creare un regime» (Il Giornale). Ma Pierino, un regime in Italia già c’è! È il regime demo-capitalistico, fondato sul lavoro (salariato, cioè mercificato e sfruttato) che molti decenni fa sostituì quello fascista – fondato sempre sul lavoro-merce: una continuità “strutturale” che evidentemente non dice nulla ai giornalisti e agli studiosi dei regimi politici, del tutto indifferenti alla natura sempre più totalitaria dei rapporti sociali capitalistici di produzione della ricchezza sociale.

Intanto “la destra” parlamentare rilancia: «Bisogna sciogliere tutte le organizzazioni politiche, fasciste o comuniste che siano, che usano la violenza come pratica politica». La proposta mi sembra del tutto rispettosa dell’arco costituzionale, assolutamente in linea con il regime. «Benito Mussolini e Giuseppe Bottai si stanno rivoltando nella tomba a sentire chiamare “fascisti” quelle oscene macchiette che hanno sfondato le finestre per poi devastare gli arredi della sede nazionale della Cgil» (G. Mughini, Il Foglio). To’, un barlume di “senso storico”! Anche se, a onor del vero, non è che Benito e camerati sfigurassero come «oscene macchiette», tutt’altro. Ma è pur vero che lo squadrismo fascista si muoveva in un contesto storico completamente diverso da quello odierno – basti pensare al sindacalismo di classe, anticapitalista e anticollaborazionista, degli anni Venti.

6 pensieri su “SOLIDARIETÀ A CHI? MA MI FACCIA IL PIACERE!

  1. Commenti da Facebook.

    R. B. : Solidarietà alla burocrazia sindacale no,ma ai lavoratori che rappresenta(male),si.
    I fascisti non hanno compiuto di certo un’azione del genere,per essere solidali con gli operai che sono stati traditi negli ultimi cinquantanni dal sindacato colluso e collaborazionista.

    Sebastiano Isaia: Ho parlato della Cgil, non dei lavoratori.

    C. C.: Solidarietà al proletariato. Usato e sfruttato. Grazie Isaia!

    G. C.: Ridicolo, più che infantile, mettere sullo stesso piano fascisti e CGIL. E lo dico da non iscritto alla CGIL, anzi da critico da sinistra, da decenni, nei suoi confronti.

    Sebastiano Isaia: Ovviamente rispetto il tuo commento. Faccio solo notare che il collaborazionismo politico-sindacale di matrice sinistrorsa negli ultimi 70 e passa anni ha avuto, rispetto al neofascismo, un ruolo incomparabilmente maggiore nella difesa del dominio sociale capitalistico di questo Paese. E questo è un fatto. Almeno per me.

    L. N.: A causa di un equivoco, a mio parere, si crede che il fascismo stia in chi fa il saluto romano o in chi si proclama tale. Ma quello infinitamente più mortifero sta nell’industria borghese, nella sua finanza, in questo modo di produrre vita e morte, nel capitalismo che di volta in volta forgia il proprio stato come summa dei loro interessi. In questo senso i sindacati con il loro untuoso stile e le loro razionali concertazioni a braccetto con gli sfruttatori del lavoro altrui, con l’assassinio, talvolta lento, di chi lavora, sono fascisti.

  2. SUDDITI DISCIPLINATI DELLO STATO DI EMERGENZA

    Giuliano Ferrara: «Ci si augura che le proteste No green pass rientrino e che prevalga il buonsenso. E se non succede? Nessun paese europeo è ricorso a un simile atto estremo. Comportamento necessario o eccesso di zelo? Perfino noi che siamo sudditi disciplinati dello stato di emergenza cominciamo ad avere qualche dubbio» (Il Foglio, 14/10/2021).

  3. DAI A LAMA QUEL CHE È DI LAMA

    «Lama ha contribuito in modo decisivo al mantenimento della pace sociale nel Paese, difendendo gli interessi dei lavoratori [come no!] e opponendosi in modo fermo alla brutalità dell’estremismo [leggi anticollaborazionismo]. A nome di tutto il Governo, voglio ricordare con commozione la figura di Luciano Lama in occasione del centenario dalla sua nascita» (Mario Draghi).

  4. Commovente lettera aperta dell’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero a Maurizio Landini sull’ennesimo “aggiustamento pensionistico”:

    «Le chiedo di riflettere, come segretario della principale organizzazione sindacale del nostro Paese, che in un passato non vicinissimo ha saputo resistere alla tentazione di una popolarità superficiale e fare scelte apparentemente impopolari (come Luciano Lama con l’accordo sulla “scala mobile” nel 1975)».

    Qualche giorno fa il Premier Mario Draghi, oggi Elsa Fornero: è tutto un riscoprire le virtù “repubblicane” di Luciano Lama, leader della CGIL quando ancora il mitico (per chi scrive malfamato) PCI era il secondo partito di questo Paese.

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