IL CAPITALISMO GENERA AGENTI PATOGENI

Come scrive l’epidemiologo statunitense Rob Wallace, «il capitalismo genera agenti patogeni», una tesi che nel mio infinitamente piccolo, come si dice, ho cercato di sostenere da quando ha preso corpo la crisi sociale capitalistica chiamata Pandemia. Distruzione degli ecosistemi, distruzione dei sistemi sanitari che non generano profitto immediato, irrazionale (dal punto di vista degli interessi umani, razionale all’ennesima potenza dal punto di vista del Capitale) trasformazione dell’economia agricola e dell’allevamento, sempre più rapida e gigantesca circolazione di merci e persone: queste le cause più importanti della Pandemia da Coronavirus che ho messo a tema nei miei scritti. Cause compendiabili nel concetto di sfruttamento sempre più intensivo (scientifico) di esseri umani e natura. Qui di seguito pubblico alcuni stralci dell’ampia e interessante intervista che Wallace ha rilasciato alla rivista Left Voice.

Per formazione sono un epidemiologo evoluzionista Sono abituato a prendere sequenze genetiche, come l’influenza aviaria, o l’H5N1, la prima rock star virale del secolo, ed osservare tali sequenze presso le varie località della Cina e dell’Eurasia per poi costruire degli alberi filogenetici. Si tratta di alberi evolutivi che mostrano come i vari ceppi siano tra loro collegati. E poiché conosciamo le località in cui campioniamo questi ceppi, possiamo dedurre mediante l’albero quali sono state le località interessate in precedenza da un ceppo virale. Siamo in grado, in altre parole, di costruire una mappa dei diversi ceppi basandoci sulle sole sequenze genetiche. Lo abbiamo fatto per l’H5N1 (l’aviaria). Abbiamo identificato una provincia sud-orientale della Cina chiamata Guangdong, che sembra essere l’area di origine dell’H5N1 prima che si riversasse ad Hong Kong. […]

La mia curiosità mi ha messo nei guai perché volevo sapere perché l’H5N1 è emerso nel Guangdong nel 1997. Non era possibile trovare la risposta nelle sequenze genetiche. Mi sono quindi addentrato nella storia dell’agricoltura della regione e nell’economia politica dell’agribusiness globale per capire come i diversi settori agricoli si sono evoluti in Cina e altrove, e ho capito che l’agribusiness è probabilmente il peggior modello – o il migliore – che vi possa essere per selezionare agenti patogeni tra i più mortali.Vedi via via emergere, in tempo reale e quasi annualmente, tutta una varietà di agenti patogeni: hai altre influenze aviarie; l’otto, la sette e la nove, che emergono nel 2013; hai l’H5N1, emerso un paio di anni dopo in tutta Europa. Negli Stati Uniti l’H5N1 ha ucciso 50 milioni di polli. Ma non c’è solo l’influenza aviaria. L’influenza suina, H1N1, è emersa fuori da Città del Messico nei suini per poi diventare una vera pandemia. Vi sono Zika e SARS.

Quasi ogni anno emerge ogni tipo di agenti patogeni. Stanno anzi iniziando ad emergere in parallelo. In molti abbiamo seguito da vicino la vicenda di un virus chiamato peste suina africana che ha avuto origine in Africa tra i maiali selvatici, ma anche domestici; si è riversato in Europa e più di recente in Europa orientale, ed infine è arrivato in Cina, nel 2018, dove ha ucciso metà della popolazione di suini. Il sistema immunitario del maiale è molto simile a quello umano, quindi eravamo molto preoccupati. Tutto ciò che circola nei maiali domestici potrebbe fare danni piuttosto seri agli umani. Il nostro team, composto da biologi evoluzionisti, ecologi, geografi e scienziati sociali di vario genere, ha così iniziato a chiedersi come e perché questi virus stiano emergendo in rapida sequenza.

Si dedicano solitamente molto tempo e attenzioni agli agenti patogeni e in particolare ai virus perché ci si concentra sull’oggetto del meccanismo causale, vale a dire il virus o il vaccino. La ricerca delle cause va però chiaramente oltre ciò che è sotto la lente del microscopio: dev’essere ricerca sul campo, bisogna uscire nel mondo. Abbiamo perciò preso l’abitudine di denominare alcuni di questi patogeni con nomi di movimenti politici o anche di singole personalità politiche. Al di là dell’ironia, abbiamo in mente qualcosa di estremamente serio: le decisioni assunte dai governi e dalle economie più forti, che definiscono determinati modi di relazionarsi al mondo e hanno un effetto profondo sull’emersione degli agenti patogeni.

Puoi tracciare la sequenze genetica del nuovo H1N1 e scoprire che il genoma dell’influenza è segmentato. Quando due diverse influenze infettano un singolo ospite, possono infatti scambiarsi i loro segmenti, proprio come fanno dei giocatori con le proprie carte il sabato sera. Con l’H1N1, gran parte del lavoro svolto in campo genetico dimostra che alcuni di quei segmenti sono emersi da maiali degli Stati Uniti e del Canada, e che altri provenivano dall’Eurasia. Come mai stanno insieme? A differenza dell’influenza aviaria, non puoi dar la colpa agli uccelli acquatici selvatici, che volano da un continente all’altro; i maiali in genere non volano, a meno che non vengano esportati da un paese all’altro.

In concomitanza con il rivoluzionamento dell’allevamento industriale, tradottosi in una crescente concentrazione degli allevamenti e in una perdita di biodiversità – ce ne occuperemo a tempo debito – si è avuto un aumento delle esportazioni di suini da una parte all’altra del mondo; anche gli agenti patogeni, e le relative influenze, sono stati dunque trasportati da una parte all’altra del mondo.

Per esempio, chiamiamo “influenza NAFTA” l’influenza suina H1N1 emersa nel 2009, dall’accordo di libero scambio nordamericano. Tale accordo, stipulato nel 1994, ha rimosso ogni barriera consentendo alle multinazionali di riversare carne sul mercato interno messicano e distruggendo così quel settore dell’economia locale. A quel punto gli agricoltori messicani potevano, o vendere perché non erano in grado di competere, o consolidare le proprie aziende e renderle abbastanza grandi da poter competere con le nuove filiali create dalle multinazionali americane, tra cui Smithfield. Questo ha cambiato profondamente l’agricoltura messicana e l’allevamento di suini. Il mosaico di piccole fattorie tipico del paesaggio messicano si è trasformato in qualcosa di molto più americano. In questo caso l’accordo ha permesso di abbattere le barriere permettendo alle multinazionali di entrare; ma sono così entrate anche le varie influenze, che si sono tra loro ricombinate fino all’emersione nel 2009 di un nuovo agente patogeno nei dintorni di Città del Messico – patogeno che ha poi cominciato a passare da uomo a uomo causando una pandemia.

Un altro caso da noi rinominato è stata l’epidemia di ebola che nel 2013 colpì l’Africa occidentale. L’abbiamo chiamata “Ebola neoliberista”, in parte a causa dei programmi di aggiustamento strutturale imposti ai paesi dell’Africa occidentale. Per ottenere prestiti dalla Banca Mondiale e dal FMI questi paesi devono spesso ristrutturare le loro economie per consentire alle multinazionali di entrare, e devono tagliare i budget di spesa per la salute pubblica e quella degli animali. Nel caso dell’Africa occidentale abbiamo un crescente movimento nell’ultima delle aree forestali lì rimaste per allontanare le popolazioni locali dall’agroforestazione contadina e consentire l’emergere di un diverso tipo di imprese nazionali e multinazionali basata su piantagioni a monocoltura, che distruggono le foreste locali.

Cosa ha a che fare tutto ciò con ebola? Ebbene, le foreste sono luoghi molto complessi. Se ne attraversi una, sarà difficile tener traccia di tutto ciò che vi sta accadendo. C’è così tanta complessità, e quella complessità svolge un lavoro in nostro favore. Si tratta di una proprietà scoperta recentemente, secondo la quale la complessità delle foreste e dei sistemi ecologici in genere è tale che nessun patogeno presente in un organismo ospitante può da lì attecchire su di una serie di ospiti diversi, proiettandosi fuori dalla foresta e dall’ambiente locale fino a raggiungere una città vicina. Tuttavia, che si tratti di piantagioni, disboscamento o estrazione mineraria, quando permetti alle multinazionali di entrare, distruggi di fatto la foresta. La maggior parte delle specie ospiti, riserve naturali per molti agenti patogeni, si estingueranno, ma altre non lo faranno.

Molti animali e specie non si estinguono così facilmente. Sono plastici sul piano del comportamento. I pipistrelli dimostrano questo genere di plasticità e si spostano proprio nelle monocolture. Voglio dire, non sono affatto male: hanno molto spazio per volare dalle tane e dai luoghi di foraggiamento. Non ci sono concorrenti o predatori. E c’è un’interfaccia crescente tra le persone del posto assunte da aziende nazionali e multinazionali per aiutare a gestire queste piantagioni. E anche per via della proletarizzazione in atto, si tratta di persone che non riescono a pagare tutte le bollette. Molti sono emigrati verso i capoluoghi regionali, da cui ritornano durante il periodo vegetativo; ed ecco qui il cerchio, il ciclo, per così dire.

Qualsiasi agente patogeno che faccia il salto dai pipistrelli o dagli insetti attecchisce sui lavoratori locali addetti al bestiame o alle piantagioni, o sui taglialegna, o sui minatori, e quei lavoratori poi emigrano nelle città della zona.

Il virus di per sé non è cambiato, ma abbiamo dovuto distinguere tra l’oggetto in sé del virus e dei vaccini, e la profilassi e l’ambiente, vale a dire le più ampie relazioni ecologiche e sociologiche tra l’uomo e gli animali, gli animali selvatici, il bestiame, i raccolti etc. È il cambiamento del contesto ad aver guidato il virus, non il virus stesso. Il virus causa l’epidemia, ma lo fa insieme ad un’economia globale in evoluzione, che ha investito l’Africa occidentale così a fondo da permettere al virus di farsi strada, arrivando ad infettare 35.000 persone e ucciderne 11.000, con i corpi lasciati nelle strade dei capoluoghi di regione.

Ora, cosa ha a che fare tutto ciò con il Covid-19? È il circolo della produzione che dal capoluogo regionale passa per lo spazio pre-urbano fino alla foresta profonda, e ritorno. I diversi patogeni emergono in diverse parti di questo circuito di produzione.

Ebola, come abbiamo detto, emerge dalle foreste remote con i pipistrelli locali, e si riversa sui lavoratori, che poi migrando lo portano nei capoluoghi di regione. È in gran parte alla fine del circuito che si crea quindi una situazione di emergenza. Poi ci sono virus come SARS-2, che causa il Covid-19. Questi stanno emergendo in tutta l’area interessata dai circuiti della produzione. La valutazione del nostro gruppo di ricerca rispetto alle ipotesi circa un’origine “sul campo” del Covid-19, è che il virus sia emerso nella Cina meridionale o centrale.

Non mi addentrerò nella storia della Cina. In generale voglio solo dire che dopo Mao c’è una Cina che decide di seguire la via BRICS dello sviluppo capitalista. Non discuto ora se sia stato un bene o un male; si può dire che milioni di cinesi sono stati tirati fuori dalla povertà e milioni sono rimasti indietro. Ma per lo più i cinesi hanno deciso di basarsi sull’autosfruttamento delle proprie risorse per lo sviluppo economico, piuttosto che seguire il modello coloniale tradizionale del Nord globale, che semplicemente sfrutta il Sud globale (*).

Così facendo, i cinesi hanno eroso la loro stessa foresta, come è successo con ebola in Africa. Hai l’erosione dell’ultima delle foreste causata dall’allevamento di bestiame tradizionale, ma c’è anche un altro settore, che non interessa solo la Cina, ed è il settore in crescita del cibo selvatico: il pangolino, lo zibetto e simili, che vengono sempre più trattati come bestiame tradizionale – è un cibo sempre più integrato nell’economia alimentare capitalista. Entrambi i settori – bestiame tradizionale e monocolture, ed il settore alimentare più selvatico – hanno iniziato a dettar legge sulle foreste meridionali e centrali della Cina.

È stato documentato che l’aumento dell’interfaccia con i pipistrelli costituisce un serbatoio per una varietà di coronavirus (**). SARS-1 emerge nel 2002, un periodo in cui l’uso di pesticidi in Cina è andato aumentando anche più che negli Stati Uniti, riducendo la popolazione di insetti e privando molti pipistrelli del proprio nutrimento; ciò li ha costretti a volare per un’area più ampia, per procacciarsi del cibo, aumentando anche per questa via l’interfaccia.

(*) Anche la Cina, com’è arcinoto, sfrutta «il Sud globale», a cominciare dall’Africa. Sulla natura capitalista/imperialista della Cina rinvio ai miei diversi scritti dedicati al tema. A quanto pare, anche Wallace associa il capitalismo di Stato, o comunque il capitalismo fortemente controllato e “partecipato” dallo Stato, al “socialismo” in qualche sua variante nazionale: cinese, cubana, ecc. Ma potrei anche sbagliare.

(**) «In tutto il sudest asiatico il guano di pipistrello costituisce un’importante risorsa economica per le popolazioni locali. Per esempio, in Cambogia, ove il guano di pipistrello è considerato “oro nero”, esso viene raccolto sia direttamente nelle grotte, da appositi minatori, i quali a mani nude e senza nessuna protezione riempiono sacchi della preziosa merce, sia stendendo delle reticelle al di sotto delle rotte frequentate dai pipistrelli, per raccogliere il guano da essi rilasciato in volo (e quindi fresco), come spiegato in un’intervista apparsa sul South-East. Il guano di pipistrello è così apprezzato, che anche l’agricoltura biologica dei ricchi paesi occidentali vi ha accesso, ed è possibile comprarlo direttamente sia su Amazon sia dalla sua controparte cinese, il sito di vendite online AliBaba. Esso, quindi, non solo sostiene l’agricoltura locale – specialmente di riso – ma alimenta una economia che rimpingua le magre casse dei locali, i quali, giustamente, lo valorizzano come una risorsa pregiata per sbarcare il lunario» (E. Bucci, Il Foglio, 3/8/2020). Quando si dice economia di merda!

 

Sulla Pandemia leggi: Il Virus e la nudità del Dominio, II; La deriva antiscientifica…; Il Virus e la nudità del Dominio, I; Tacete! Il nemico vi auscultaMiseria dell’individualismo. E dei suoi nemiciPer chi suona la campa del lebbrosoGiochi di potere sulla nostra pelle; L’intelligenza del virus“Contro la barbarie dell’obbligo vaccinale”

4 pensieri su “IL CAPITALISMO GENERA AGENTI PATOGENI

  1. rassegna 7 novembre.pdf

    Il giorno dom 7 nov 2021 alle ore 12:53 Sebastiano Isaia ha scritto:

    > sebastianoisaia posted: ” Come scrive l’epidemiologo statunitense Rob > Wallace, «il capitalismo genera agenti patogeni», una tesi che nel mio > infinitamente piccolo, come si dice, ho cercato di sostenere da quando ha > preso corpo la crisi sociale capitalistica chiamata Pandemia.” >

  2. Pingback: È NELLA NATURA DEL VIRUS MUTARE. E IN QUELLA DEL CAPITALISMO CREARE DISASTRI | Sebastiano Isaia

  3. Pingback: COME STABILIZZARE LO STATO DI EMERGENZA FACENDO DI ESSO LA “NUOVA NORMALITÀ” | Sebastiano Isaia

  4. Detto da chi usava la difesa integrata in Serbia e che deve chiarire i traffici in Colombia mah forse una diversa citazione????

    Inviato da Yahoo Mail su Android

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