CLIMA PESSIMO A TAIWAN

Dal Quotidiano del Popolo Online di venerdì 26 novembre 2021:

«L’ Esercito Popolare di Liberazione Cinese è pronto a schiacciare ogni tentativo di indipendenza di Taiwan. Il 25 novembre, un portavoce del Ministero della Difesa nazionale cinese ha dichiarato che l’Esercito Popolare di Liberazione Cinese è sempre pronto a combattere e distruggere qualsiasi tentativo separatista per l’indipendenza di Taiwan e a difendere risolutamente la sovranità e l’integrità territoriale della Cina. La riunificazione della Cina è un processo storico irresistibile, ha sottolineato il portavoce del Ministero della Difesa Nazionale cinese, avvertendo che cercare l’indipendenza con la forza si rivelerà essere un vicolo cieco».

Traduco: Taiwan sarà nostra con le buone o con le cattive. Gli Stati Uniti e gli altri amici dei “separatisti” taiwanesi se ne facciano una ragione.  D’altra parte il Presidente Xi Jinping aveva ripetuto per la millesima volta lo stesso concetto appena qualche giorno fa: riportare la «ribelle» Taiwan sotto il controllo della Cina continentale «È una missione storica e un impegno incrollabile del Partito comunista e anche un’aspirazione condivisa per realizzare il ringiovanimento nazionale». Il problema non è se l’annessione di Taiwan ci sarà, ma quando e come (“pacificamente” o militarmente?) essa avrà luogo. Inutile dire che tutte le ragioni storiche, economiche e geopolitiche militano a favore del Celeste Imperialismo. Personalmente milito contro le ragioni di tutti gli “attori” presenti sulla scena: si tratta del minimo sindacale per un anticapitalista e internazionalista quale credo di essere – di qui la mia radicale opposizione ai tifosi occidentali del «socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era» e del regime totalitario centrato sul Partito Capitalista Cinese.

Da parte sua Biden continua a ripetere che gli Usa «Si oppongono con fermezza ai tentativi unilaterali di cambiare lo status quo o minare pace e stabilità nello stretto di Taiwan». La risposta del Carissimo Leader cinese non si è fatta attendere: «incoraggiare l’indipendenza di Taiwan è estremamente pericoloso, come giocare con il fuoco. Chi ci gioca, si brucia. L’umanità vive in un villaggio globale, affrontiamo molte sfide insieme». Questo «villaggio globale» si chiama Capitalismo mondiale, società capitalistica mondiale: Tutto sotto il Capitale!

Pechino confida che alla fine gli Stati Uniti capiranno che non possono vincere militarmente la Cina in casa sua, nemmeno scatenando una sanguinosissima offensiva di vaste proporzioni. E intanto Pechino mostra i muscoli testando un’arma ipersonica che, dicono i soliti esperti in “cose militari”, ha destato sorpresa e inquietudine a Washington. Secondo il Financial Times, quell’arma lanciata nell’atmosfera ha a sua volta lanciato un missile, di cui però non si conosce lo scopo, cioè se serve ad abbattere le difese antiaeree avversarie oppure a colpire un bersaglio. I vertici militari degli Stati Uniti spiegano di non essere “avanzati come Cina e Russia nei programmi ipersonici”. Questo progresso cinese spaventa legittimamente le Forze armate. Le preoccupazioni sono genuine. Ciò conferirà urgenza e risolutezza al programma ipersonico a stelle e strisce» (Limes).

Sul fatto che la Cina si stia preparando militarmente e ideologicamente (pompando a dismisura il nazionalismo cinese) al conflitto armato con Taiwan e con gli Stati Uniti, ormai ci sono pochi dubbi, e tutti possono vedere come questa preparazione proceda a ritmi sempre più sostenuti.  

Pechino ovviamente cerca di creare una divisione sempre più profonda nel campo nemico, puntando sul sempre crescente peso che il capitalismo cinese ha sull’economia mondiale. «”Nei primi dieci mesi del 2021, il volume totale dell’import-export della Cina ha raggiunto quota 4890 miliardi di dollari e ha già superato il volume totale dell’anno scorso, creando un nuovo record storico. Nel primo semestre del 2021, le quote dell’export e dell’import cinese hanno raggiunto rispettivamente il 14,6% e il 12% del totale del mercato internazionale, segnando in entrambi i casi dei record assoluti su base annua. I partner commerciali della Cina sono distribuiti in oltre 230 Paesi e regioni del mondo, e l’interscambio commerciale quotidiano in Cina ha superato i 15 miliardi di dollari”. Queste parole sono state pronunciate il 24 novembre dal vice ministro del Commercio cinese Ren Hongbin nel corso della conferenza stampa. Ren Hongbin ha ricordato che il contributo del commercio con l’estero della Cina alla propria economia nazionale e all’economia globale ha registrato un evidente incremento, e nei primi tre trimestri del 2021, il tasso di contributo dell’export netto di merci e servizi alla crescita del Pil ha raggiunto il 19,5%, stimolando un aumento di 1,9 punti percentuali della crescita del Pil. In questo modo la Cina ha favorito la stabilità della catena industriale e di approvvigionamento su tutto il globo» (Quotidiano del Popolo Online).

Quanto i Paesi dell’Unione Europea, a partire dalla Germania, siano sensibili ai richiami del capitalismo cinese è stato confermato da ciò che è successo la scorsa settimana: «Malgrado i roboanti comunicati-stampa della delegazione dell’Unione Europea arrivata a Taiwan da Bruxelles dieci giorni fa per “difendere la democrazia dell’isola dall’aggressione della Cina comunista”, oggi Bruxelles ha prudentemente rinviato “a data da destinarsi” un piano riservato per migliorare i suoi legami commerciali con Taipei. In buona sostanza, l’Europa ha fatto marcia indietro su Taiwan, nel segno dell’incertezza interna su come bilanciare al meglio i legami con Taipei senza rischiare di irritare Pechino» (Huffingtonpost).

Sulla storia e sulla natura sociale della Cina moderna rinvio ad alcuni miei scritti:

 Tutto sotto il cielo – del CapitalismoChuang e il “regime di sviluppo socialista”Sulla campagna cineseŽižek, Badiou e la rivoluzione culturale cinesePiazza Tienanmen e la “modernizzazione” capitalistica in Cina. Il ruolo degli studenti e dei lavoratori nella primavera cinese del 1989Tienanmen! Pianeta Cina 

3 pensieri su “CLIMA PESSIMO A TAIWAN

  1. Quotidiano del Popolo Online, giovedì 02 dicembre 2021:

    «La sera del primo dicembre 2021, Hua Chunying, assistente del ministro cinese degli Esteri, ha incontrato urgentemente l’ambasciatore giapponese in Cina, Tarumi Hideo, e gli ha espresso in modo solenne le rimostranze della Cina in merito alle errate dichiarazioni sul Paese rilasciate dall’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe. Hua Chunying ha affermato che quello stesso giorno Shinzo Abe aveva rilasciato commenti profondamente errati sulla questione di Taiwan, e che ciò costituiva una grossolana interferenza negli affari interni della Cina e una provocazione della sovranità cinese, nonché un palese sostegno alle forze indipendentiste di Taiwan, violando gravemente le norme fondamentali delle relazioni internazionali e dei quattro documenti politici tra Cina e Giappone. La Cina si oppone con fermezza ai commenti di Shinzo Abe. Storicamente il Giappone ha lanciato una guerra di aggressione contro la Cina e ha commesso crimini efferati contro il popolo cinese, non ha quindi il diritto di fare commenti irresponsabili sulla questione di Taiwan.
    La Cina sollecita con forza il Giappone a riflettere in modo approfondito sulla storia, e a trarne le dovute lezioni, a non danneggiare in alcun modo la sovranità cinese, a non inviare alcun segnale errato alle forze indipendentiste di Taiwan. Il Giappone non dovrebbe sottovalutare la forte determinazione, la ferma volontà e la capacità del popolo cinese di difendere la sovranità e l’integrità territoriale della nazione, senza proseguire sulla strada sbagliata, altrimenti ne pagherebbe le conseguenze».

  2. IL SENSO DELL’IMPERIALISMO PER I SEMICONDUTTORI…

    Da Reuters, 27 dicembre 2021:

    L’isola domina la produzione dei chip che alimentano quasi tutte le tecnologie civili e militari avanzate. Ciò lascia le economie degli Stati Uniti e della Cina estremamente dipendenti da impianti che sarebbero nella linea di fuoco in un attacco a Taiwan. È una vulnerabilità che alimenta l’allarme a Washington. In prima linea nella lotta tra le due superpotenze, Taiwan ha modellato un colpo da maestro difensivo. È diventato indispensabile per entrambe le parti. Nel dominare la fabbricazione dei semiconduttori più avanzati, il gigante Taiwan Semiconductor Manufacturing Company Ltd (TSMC) ha catturato una tecnologia cruciale per i dispositivi digitali e le armi all’avanguardia di oggi e di domani. TSMC rappresenta oltre il 90% della produzione globale di questi chip, secondo le stime del settore. Entrambe le superpotenze si trovano ora profondamente dipendenti dalla piccola isola al centro della loro rivalità sempre più tesa. Per Washington, consentire a una Cina sempre più potente di invadere le fonderie di TSMC in un conflitto minaccerebbe la leadership militare e tecnologica degli Stati Uniti. Tuttavia, se Pechino invade, non vi è alcuna garanzia che possa impadronirsi intatte delle preziose fonderie. Potrebbero facilmente diventare una vittima dei combattimenti, interrompendo la fornitura di chip alla vasta industria elettronica cinese. Anche se le fonderie sopravvivessero a un’acquisizione cinese, sarebbero quasi certamente tagliate fuori da una catena di approvvigionamento globale essenziale per la loro produzione.

    Sia l’America che la Cina vogliono rompere la loro dipendenza. Washington ha convinto TSMC ad aprire una fonderia statunitense che produrrà semiconduttori avanzati e si sta preparando a spendere miliardi per ricostruire la sua industria nazionale produttrice di chip. Anche Pechino sta spendendo molto, ma la sua industria dei chip è in ritardo di circa un decennio rispetto a Taiwan in molte aree chiave. Gli analisti dicono che il divario dovrebbe allargarsi negli anni a venire. Queste fonderie sono così preziose per l’economia globale che alcuni qui si riferiscono al settore dei chip di Taiwan come uno “scudo di silicio” che scoraggia un attacco cinese e garantisce il sostegno americano.

    Taiwan ora rappresenta il 92% della capacità produttiva di semiconduttori più avanzata al mondo, secondo il rapporto di aprile di Boston Consulting e della Semiconductor Industry Association. La Corea del Sud detiene il restante 8%.

    Per i pianificatori economici cinesi, l’indipendenza dei semiconduttori è una priorità assoluta. L’obiettivo è quello che è noto come un “circuito chiuso”, dicono gli analisti, con le aziende nazionali responsabili dell’intero settore: materie prime, ricerca, progettazione di chip, produzione e imballaggio. Questa è una sfida enorme per qualsiasi economia perché la catena di approvvigionamento globale esistente per i chip è così complessa, coinvolgendo centinaia di materiali e sostanze chimiche, oltre 50 tipi di apparecchiature high-tech e migliaia di fornitori in Europa, Nord America e Asia. Una revisione dell’amministrazione Biden sulla vulnerabilità della catena di approvvigionamento degli Stati Uniti ha riferito a giugno che Pechino stava indirizzando 100 miliardi di dollari in sussidi alla sua industria dei chip, incluso lo sviluppo di 60 nuovi impianti. Alcune di queste spese hanno già portato a enormi perdite, tuttavia, con un’ondata di fallimenti, inadempienze sui prestiti e progetti abbandonati. Un conflitto a Taiwan metterebbe in pericolo l’accesso ai chip che alimentano quasi tutte le tecnologie militari e civili avanzate, compresi i telefoni cellulari.

    https://www.reuters.com/investigates/special-report/taiwan-china-chips/

  3. Pingback: TRASFORMARE LA PREPARAZIONE DEL CONFLITTO ARMATO IN CONFLITTO SOCIALE GENERALIZZATO! | Sebastiano Isaia

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