SCEGLI IL NEMICO CHE PIÙ TI AGGRADA

Sull’Avvenire di ieri Marina Corradi ci parla con comprensibile sbigottimento di «questa letale ansia di guerra» che sembra essersi impadronita di non poche persone, quelle che abbiamo imparato a classificare come No-Vax – senza peraltro fare lo sforzo di distinguerli da chi, pur vaccinandosi, si oppone all’obbligo vaccinale e all’uso del Green Pass come strumento di controllo sociale, di divisione degli individui e di discriminazione. «Spesso le persone esitano davanti a una terapia dura, ma poi la voglia di vivere prevale, istintiva, atavica. Questa volta, no». La Corradi prova a spiegare questo assurdo e innaturale comportamento che sconvolge ogni aspettativa basata sulla nostra esperienza quotidiana (per parafrasare Schopenhauer, la vita vuole vivere): «Che succede dunque, cosa può muovere questi orgogliosi suicidi no-vax? Come accade che persone finora come le altre, lavoratori, padri, scendano in questa china di ostilità assoluta a ogni cura? Sembra quasi che, dopo 77 anni di pace, in qualcuno vivesse come il bisogno, l’attesa di una guerra. L’urgenza di schierarsi, di scegliere da che parte stare, di combattere. La guerra, purtroppo, è arrivata davvero. Ma, chi è il nemico? Il virus di cui dicono i media, davvero? O non siamo, invece, dentro a un immenso complotto in cui tutti, tutti, governanti, giornalisti, medici, sono coinvolti e corrotti? I no-vax percorrono il deep web alla ricerca di crepe nella menzogna globale, e trovano profeti che li confortano nella verità di cui già sono certi: il vaccino non salva, anzi ci cambia il Dna, opera in noi una metamorfosi. È una visione in fondo paranoide del mondo: tutti mentono, tutti sono nemici. E si nega persino l’evidenza: grazie ai vaccini si muore assai di meno, no-vax ovviamente a parte. C’è chi ha organizzato gazzarre squadriste (e ora non può più farlo). E chi si organizza in blog, chat riservate, ritrovi segreti. Come fossero tornati i Carbonari delle guerre di indipendenza, o ci si dovesse organizzare in bande contro il nemico invasore. Un silenzioso desiderio di guerra, di nuovo: da eroi, da patrioti, da clandestini. Un’adesione tanto profonda che non si può abbandonare, nemmeno in ospedale, quando il fiato manca. La guerra è arrivata: solo che questi soldati non hanno riconosciuto il nemico vero. E così c’è chi muore davanti a medici allibiti ed esterrefatti, mentre i figli, che finalmente hanno capito, supplicano di arrendersi. Poveri infelici guerrieri due volte sbagliati, caduti veri di una guerra immaginaria. La guerra c’è, ma altrove: nelle corsie degli ospedali».

I passi qui citati mi offrono l’occasione di riprendere alcuni concetti che ho cercato di affermare negli ultimi due anni segnati dall’evento pandemico e che si trovano nel PDF intitolato Il virus e la nudità del Dominio. La pandemia come crisi sociale capitalistica.

A mio modo di vedere, la «visione in fondo paranoide (e complottista) del mondo» dei No Vax ha precisi presupposti sociali che presso la maggioranza delle persone si manifestano sul piano “sovrastrutturale” in modi diversi e spesso opposti rispetto al “delirio paranoide” messo in scena dai nemici ideologici della campagna vaccinale: ad esempio con una visione “razionale” e “responsabile” del mondo. Infatti, di che mondo stiamo parlando? Del mondo dominato dai rapporti sociali capitalistici. Ebbene, questo mondo è assoggettato a processi sociali che in larghissima misura sfuggono al nostro controllo, come da ultimo ha dimostrato l’insorgere della crisi sociale capitalistica che chiamiamo Pandemia e dimostra la sua gestione politica tutt’altro che esente da contraddizioni e da comportamenti irrazionali – che i “comitati tecno-scientifici” non sono stati in grado di nascondere completamente sotto il tappeto della “competenza scientifica” e della “neutralità politica”.

Per l’essenziale, per le pratiche che decidono della nostra vita, della nostra salute (non solo fisica) e della nostra morte, gli uomini e le donne di questa epoca storico-sociale non solo non riescono (non possono!) a orientare razionalmente, eticamente, umanamente la prassi sociale colta nella sua complessa e intricatissima totalità, ma ne sono all’opposto orientati, controllati, subordinati, spesso brutalizzati. E questo nonostante la società sia assistita da un apparato tecnico-scientifico di incredibile potenza, tale da spedire macchine e individui nello spazio profondo, di osservare eventi intergalattici vecchi di miliardi di anni e di penetrare nell’infinitamente piccolo, ossia nella dimensione quantistica di ciò che chiamiamo materia. Abbiamo compreso abbastanza bene le “leggi” che governano la natura in ogni suo aspetto, e quindi abbiamo imparato a dominarla e a sfruttarla, ma ancora oggi ci sfugge l’intelligenza delle “leggi” che informano il processo sociale di cui pure siamo (o, meglio, dovremmo essere) i protagonisti né  riusciamo a padroneggiarlo con la testa. Non capiamo né controlliamo ciò che noi stessi creiamo giorno dopo giorno: che gigantesca “bizzarria”! A stento riusciamo a mettere qualche pezza sulle magagne che quel processo sociale ci “regala”.

Molti pensano che si tratti solo della nostra cattiva volontà, o della cattiva volontà dei “potenti”, mentre in realtà il problema è molto più profondo e più serio: si tratta infatti del processo sociale oggettivo informato, come già detto, dai rapporti sociali capitalistici.  A ben vedere, tutte le “magagne” fondamentali del nostro tempo (sfruttamento, povertà, oppressione politica, precarietà esistenziale, inquinamento, disagio sociale, violenza sistemica, guerre, invidia sociale: l’elenco sarebbe lunghissimo!) si spiegano, direttamente o indirettamente, con il dominio degli interessi economici su ogni altro interesse, a cominciare ovviamente dagli interessi che in qualche modo, anche solo “oggettivamente”, confliggono con il buon andamento dell’economia. Ad esempio, quando il finanziamento della sanità pubblica è entrato in conflitto con una più (capitalisticamente) produttiva allocazione delle risorse statali, quel finanziamento è stato drasticamente ridotto, e quando le multinazionali occidentali dei dispositivi sanitari hanno ritenuto più profittevole spostare la produzione di quei dispositivi in Paesi più allettanti dal punto di vista capitalistico (fattori produttivi meno costosi e più abbondanti, mercati giganteschi) lo hanno fatto senza pensare minimamente alle conseguenze che ne sarebbero derivate in caso di evento pandemico – evenienza di cui peraltro si parlava in tutto il mondo ormai da vent’anni. È la bronzea legge del profitto, bellezza! Senza parlare delle cause genetiche della crisi pandemica ancora in corso, tutte riconducibili a quelle disumane (e quindi mostruose) leggi; della genesi capitalistica della pandemia ho parlato in diversi post raccolti nel PDF citato sopra.   

Sono insomma questi maledetti interessi economici che realizzano un vero e proprio complotto ai danni della nostra felicità, della nostra libertà, della nostra intelligenza, della nostra salute (non solo fisica), della nostra umanità. Ma si tratta, appunto, di un complotto sociale che si dà oggettivamente, sulla base dei “normali” rapporti sociali oggi vigenti su scala mondiale (dagli Stati Uniti alla Cina, dall’Europa all’Africa, ecc.); un complotto che prescinde da qualsivoglia cattiva volontà. È questa natura oggettiva, sociale, capitalistica del “complotto” che sfugge ai complottisti, vittime di una potenza sociale di cui non riescono a immaginare nemmeno l’esistenza, anche perché il pensiero comune è abituato a fissarsi sull’apparenza delle cose, ad attribuire responsabilità di qualche tipo a Caio piuttosto che a Tizio, ignaro del fatto che vittime e carnefici seguono un copione scritto da altro, non da altri. Il concetto del Capitale come potenza sociale impersonale com’è noto è di Marx, il quale parlava dei capitalisti come dei meri funzionari del Capitale, soggetti a loro volta a «leggi di sviluppo» che essi stessi non comprendevano nell’essenza e che prescindevano completamente dalla loro cosiddetta libera volontà.

Ma il pensiero comune (superficiale, ideologico, adialettico, impotente) domina la coscienza di tutti, non solo quella dei complottisti, e solo conquistando una prospettiva radicalmente anticapitalista si può osservare l’insieme delle fenomenologie con cui si dà il pensiero dominante, e si può ad esempio scoprire come i No Vax e Sì Vax siano in effetti due facce della stessa disumana medaglia, due diversi modi di esprimere la pessima realtà.  Studiando il comportamento tanto dei primi quanto dei secondi certi fenomeni sociali apparsi nel secolo scorso (fascismo, stalinismo e nazismo) appaiono molto più comprensibili. Più che di morire, dobbiamo piuttosto temere di essere già morti come individui capaci di comprensione e di critica della realtà.

La guerra non è arrivata, come sostiene Marina Corradi: la guerra c’è sempre stata. Si tratta, anche qui, della guerra che il Capitale, inteso nell’accezione non puramente economica qui prospetta, ci muove tutti i giorni, sempre di nuovo, e che puntualmente fa dei salti di qualità (si tratta alludo alle crisi sociali) che ne mostrano più chiaramente la natura ostile all’umanità e alla natura. Ma affinché le crisi sociali diventino un’eccezionale occasione per una nostra crescita politica e umana occorre resistere alla pressione politica, ideologica, psicologica e materiale funzionale al mantenimento dello status quo sociale. Dobbiamo insomma arrivare criticamente vivi all’appuntamento con l’inevitabile crisi. Questa crisi ha offerto il raccapricciante spettacolo di personaggi che sono morti a loro insaputa, di morti che credono di essere ancora vivi. Ogni riferimento a molti “anticapitalisti” più scientisti degli scienziati e più realisti del re è puramente voluta.  Messi a confronto con questi cadaverici personaggi, i quali in questa devastante crisi sociale hanno scelto i No Vax (e i terrapiattisti!) come loro nemico principale (della serie Sparare sulla Croce Rossa!), anche i complottisti più ottusi e farseschi sono apparsi ai miei occhi come dei giganti del pensiero critico. Come diceva qualcuno, tutto è relativo!

Cara Corradi, se mi posso permettere, la guerra è tutt’altro che immaginaria, e non sono solo i «soldati» No Vax  che   «non hanno riconosciuto il nemico vero». «Nelle corsie degli ospedali» continua una guerra sistemica (sociale, esistenziale) che non risparmia nessun aspetto fondamentale della nostra esistenza, e non è certo un caso se oggi gli analisti geopolitici parlano di geopandemia, a dimostrazione di quanto siano interconnesse tutte le pratiche sociali: da quelle che riguardano la nostra salute a quelle afferenti gli assetti interimperialistici.  Tutti i bei discorsi sul libero arbitrio, sulla razionalità scientifica e sull’etica della responsabilità individuale e collettiva devono fare i conti con la realtà del processo sociale capitalistico, alla luce del quale quei discorsi appaiono viziati da un’impostazione ideologica che li rende oltremodo inconsistenti – quando non semplicemente ridicoli.

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