KAZAKHSTAN. ANCHE IN ITALIA C’È CHI TIFA PER IL FRATERNO INTERVENTO DI MOSCA (E MAGARI DI PECHINO)?

Ultime notizie dal Kazakhstan: «Immagini su media e social locali mostrano negozi saccheggiati ed edifici amministrativi presi d’assalto e dati alle fiamme. La polizia fa sapere di aver sparato e ucciso decine di manifestanti in una “operazione antiterrorismo”. Secondo il ministero dell’ Interno kazako, almeno 8 membri delle forze dell’ordine sono stati uccisi negli scontri e altri 137 feriti. Numerosi i feriti negli scontri. Mosca manda una “forza di pace” di stabilizzazione» (Ansa). «Forza di pace di stabilizzazione»: come sempre la cinica neolingua del potere esprime bene il cinismo delle cose, l’oggettiva brutalità che caratterizza i nostri calamitosi tempi. E intendo riferirmi al Potere sociale che domina su tutto il pianeta (dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Cina all’Europa, dall’Africa a…), e che ha nell’imperialismo la sua espressione più peculiare e compiuta. Dico questo a scanso di antipatici equivoci.  

«Né la minaccia di una reazione “dura”, né le promesse di ribassare i prezzi dei beni di prima necessità hanno convinto i dimostranti scesi in piazza da giorni in Kazakhstan a mettere fine alle loro proteste senza precedenti. Il bastone e la carota esibiti dal presidente Kassym-Jomart Tokayev non hanno impedito che le manifestazioni si estendessero anzi a diverse città e che migliaia di persone prendessero d’assalto il municipio e la residenza presidenziale ad Almaty, cuore economico del Paese, e arrivassero in serata ad attaccare l’aeroporto della città. Di fronte al precipitare della crisi Tokayev ha chiesto alla Russia e agli altri Paesi membri di un’alleanza militare guidata da Mosca di intervenire per stroncare le proteste» (Ansa). «Non ammetteremo interferenze», fa sapere il Cremlino; interferenze da parte della concorrenza, beninteso.

Leggo su Facebook: «Mentre l’esercito russo invade il Kazakistan per sedare nel sangue la rivolta, Contropiano spiana la strada alla repressione imperialista con un articolo che non cita neanche una volta lo sciopero generale, i sindacati, gli operai del settore petrolchimico, ma riprende le parole del regime definendo gli insorti “banditi” e “terroristi addestrati all’estero”. Praticamente siamo di nuovo alla situazione degli operai del porto del Pireo. C’era chi diceva che lo sciopero fosse un complotto anti-cinese guidato dalla NATO per impedire alle portacontainer cinesi di scaricare». Per pura formalità (conosco i polli ultrareazionari di Contropiano) sono andato a verificare l’informazione, che si è dimostrata essere sostanzialmente veritiera.

I Contropianisti fanno infatti capire che fin quando la gente ha manifestato pacificamente la propria rabbia nei confronti del rincaro dei prezzi del gas e del petrolio liquefatto scattato all’inizio del nuovo anno le forze dell’ordine hanno ricevuto dal regime l’ordine di non intervenire, e che solo nel momento in cui i “terroristi” hanno fatto la loro comparsa sulle strade di Zhanaozen e Aktau le autorità kazakhe sono state costrette a reprimere violentemente le manifestazioni sobillate dai “terroristi”. A questo punto, «Il presidente kazako ha chiesto aiuto all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (dell’organismo, oltre al Kazakhstan, fanno parte l’Armenia, la Bielorussia, il Kirghizistan, la Russia e il Tagikistan), sostenendo che “i terroristi” hanno invaso strutture strategiche in tutto il paese» (Contropiano). Ovviamente si tratta di un “aiuto fraterno”, come a bei tempi (per l’immondizia stalinista, s’intende) dell’Unione Sovietica. Che botta di canagliesca nostalgia per gli stalinisti rimasti sul mercato delle ideologie ultrareazionarie! E purtroppo non sono pochi, anche perché essi oggi possono contare sul successo dello stalinismo con caratteristiche cinesi nella Nuova Era. Insomma, l’escrementizio format delle “rivoluzioni colorate” foraggiate dall’imperialismo (cioè dagli Stati Uniti e dall’Europa) è sempre pronto all’uso. In attesa di autentiche rivoluzioni sociali…

Come hanno reagito agli eventi kazaki la Cina e la Turchia? Secondo uno schema ormai “classico”, Pechino ha fatto sapere di auspicare una «rapida stabilizzazione della situazione», e di lavora in questo senso affinché «l’ordine sociale» venga al più presto ripristinato in Kazakhstan, le cui riserve di petrolio e di gas (per non parlare di altre materie prime) fanno di quel Paese la prima economia dell’Asia Centrale. L’importanza della contiguità energetica del Kazakhstan al Sinkiang cinese è nota a tutti gli analisti geopolitici, per tacere degli altri “fattori” che rendono quel Paese molto interessante agli occhi di Pechino (1). Erdogan ha invece dichiarato che in Turchia ci sarebbero gravissime conseguenze se qualcuno decidesse di scendere in piazza come in Kazakhstan: «Spazzeremo via i terroristi chiamando la nostra gente a difendere la sovranità del Paese». Com’è noto, per i regimi di tutto il mondo chi lotta contro le conseguenze della crisi economia (2) e contro l’oppressione politica è rubricabile automaticamente come un terrorista (o un “bandito”, come ha fatto il Presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev) al servizio di qualche Potenza straniera, e comunque di interessi ostili alla sacra sovranità nazionale. L’isterica reazione di Erdogan naturalmente si spiega con la gravissima crisi economica che sta attraversando la Turchia, e che ha nelle continue svalutazioni della lira turca la sua più eclatante manifestazione. I salari perdono sempre più terreno anche nei confronti dei continui aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità. Il Presidente turco cerca di recuperare terreno, in vista delle prossime scadenze elettorali e presidenziali, attraverso politiche di netto stampo clientelare che di certo non migliorano il devastato quadro economico nazionale.

Per il Presidente kazako, sempre più in bilico e abbandonato al suo destino da una parte dei suoi solidali, «Questa situazione è tutta colpa dipotenze straniere che sobillano!» Inutile dire che le parole più dure contro i “terroristi”, i “banditi” e i “sobillatori” attivi in Kazakhstan sono state pronunciate dal dittatore della Bielorussia Alexander Lukashenko, il quale ha invocato, anzi implorato il “fraterno aiuto” dell’esercito russo. Come scrivevo su un post di qualche settima fa, «l’indipendenza (la tanto reclamizzata “sovranità nazionale”) delle piccole nazioni dalle grandi potenze si dimostra essere, come e più di prima, una ciclopica quanto ridicola menzogna».

(1) «Per la vastità e la centralità geografica del proprio territorio, incardinato fra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese, il Kazakistan rappresenta un’articolazione fondamentale nella definizione del rapporto fra Mosca e Pechino. Per entrambe il paese gioca un ruolo geopolitico di primo piano. Per la Russia il territorio kazako costituisce la via d’accesso all’Asia centrale. In seguito al lancio della Belt and Road Initiative (o nuova via della seta), anche la Cina attribuisce al Kazakistan un’importanza altrettanto determinante. Non è un caso che l’immenso progetto sia stato presentato al mondo da Xi Jinping nel 2013 proprio nella capitale kazaka, l’allora Astana» (Limes). «Le ex repubbliche sovietiche centro-asiatiche sono parte della catena del valore russa, ma sono anche oggetto degli interessamenti di Cina (per la Belt and Road), Turchia (che vuole costruire nell’Asia Centrale un blocco strategico unico) e Iran (che nell’area cerca influenza come sfogo per le limitazioni in Medio Oriente)» (Formiche.net).

(2) «La crisi 2014 del petrolio e il calo del 90% delle esportazioni verso la Cina, causa Covid, per la prima volta in vent’anni hanno portato il Paese in recessione. Quella kazaka, osservano fonti diplomatiche, è anche la prima crisi provocata dai bitcoin: solo nel 2021, quasi 90 mila società di criptovalutesi sono spostate qui dalla Cina, allettate dal basso costo dell’energia.  Ma così facendo, spiegano, s’è spinto alle stelle il costo della mostruosa quantità d’elettricità necessaria agli algoritmiper “proteggere” i bitcoin. Troppi interessi giostrano intorno a questo gigante centrasiatico. Che è il nono Paese più grande del mondo, siede su enormi giacimenti d’uranio, ha coltivazioni più estese della Russia e dell’Ucraina, flirta sia con Putin che con Erdogan» (Il Corriere della Sera).

Traduzione di Yurii Colombo, Matrioska.

Aggiunta del 7 gennaio 2022

Breve rassegna stampa. In attesa di ulteriori sviluppi

Il presidente del Kazakhstan ha dichiarato che «Le forze dell’ordine stanno lavorando duramente»: su questo punto non è consentito avere dubbi, tanto più dopo il “fraterno” intervento della Russia.

«I primi paracadutisti russi sono già arrivati in Kazakistan. A darne notizia è il ministero della Difesa di Mosca. La forza di pace, viene specificato, è inquadrata nelle truppe del Patto di sicurezza collettiva (Odkv), una specie di Patto di Varsavia a livello ex sovietico. La scelta di agire d’urgenza è stata resa nota dalla Presidenza di turno dell’organizzazione militare, dal premier armeno Nikol Pashinjan, che ha aggiunto: l’azione “avrà un tempo limitato”» (G. D’Amato, Il Messaggero).  Giusto il tempo di reprimere nel sangue la rivolta, ripristinale l’ordine sociale e stabilire un regime politico consono agli interessi della Grande Russia. La “forza di pace” si spiega ovviamente alla luce della Neolingua magistralmente descritta da George Orwell: La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza» (1984).

«”Un gruppo di studenti, incitati da elementi nazionalisti, è sceso nelle vie di Almaty manifestando la loro disapprovazione. Vandali, parassiti e altre persone antisociali hanno approfittato della situazione per azioni illegali contro i rappresentanti della legge e dell’ordine. Hanno dato fuoco a un negozio di alimentari e ad automobili private, e insultato i cittadini”. Questo dispaccio della agenzia ufficiale Tass non è stato scritto ieri, è stato battuto il 17 dicembre 1986, quando sulla piazza centrale di Almaty – oggi intitolata alla Repubblica, allora portava il nome di Leonid Brezhnev – scoppiò la prima protesta di piazza della Perestroika. […] La manifestazione venne repressa con la forza: un numero tuttora sconosciuto di morti, centinaia di feriti, migliaia di arrestati. Fu il primo di una serie di errori di Mikhail Gorbaciov nel sottovalutare il desiderio di autonomia delle province, e nel sopravvalutare la tenuta del melting pot sovietico, che portò al collasso dell’Urss cinque anni dopo. […] Ora a Mosca si esulta per l’invio di soldati russi a domare la rivolta, e la responsabile del canale RT Margarita Simonyan, twitta entusiasta le condizioni del ritorno del Kazakhstan all’ovile: ritorno all’alfabeto cirillico e alla russificazione totale, riconoscimento della Crimea annessa dall’Ucraina e politica estera “fraterna”. È l’esultanza di chi non ha imparato nulla, e se Vladimir Putin considera la fine dell’Urss una “catastrofe geopolitica”, per una sua ipotetica rifondazione i propagandisti moscoviti propongono un colonialismo suprematista russo nemmeno più abbellito dall’internazionalismo proletario dei comunisti» (A. Zafesova, La Stampa).

Ovviamente per «comunisti» Anna Zafesova intende gli stalinisti, i quali non solo con il comunismo non avevano (e non hanno: vedi i nipoti di baffone e di Mao ancora in circolazione) nulla a che fare, ma ne erano (e ne sono) piuttosto la più totale e radicale negazione. Ho sempre parlato del cosiddetto “socialismo reale sovietico” (un reale capitalismo/imperialismo) come della più grande menzogna del XX secolo. Scrivevo qualche mese fa: «Putin ha definito la dissoluzione dell’Unione Sovietica “la catastrofe geopolitica più grande del XX secolo”, e come abbiamo visto si è impegnato a fondo nel recuperare il terreno perduto dalla Madre Russia. Forse è anche per questo che a molti neo/vetero stalinisti italiani il virile Vladimir sta molto simpatico. Nostalgia canaglia!». Vedi anche il post Gulag e accumulazione capitalistica.

Per Adriano Sofri quello che sta accadendo nel Kazakhstan «doveva succedere, e sta succedendo. Ci sono tutti gli ingredienti per cambiare la storia di un paese incentrato da anni sul culto di Nursultan Nazarbayev»: voglia coraggiosa di libertà personale, soprattutto espressa dalle donne, rivolta sociale di lavoratori più volte esplosa e schiacciata, disegni islamisti, congiure di palazzo, ambizioni russe, paure dei regimi autoritari come quello bielorusso, e altro ancora. Ma ciò che più ha colpito Sofri, lasciandolo «senza fiato», è stata la notizia che la crisi economica del gigante petrolifero centro-asiatico, grande dieci volte l’Italia e con una popolazione di soli venti milioni di cittadini; che la crisi che ha scatenato le manifestazioni in tutto il Kazakhstan ha avuto come sua importante componente il consumo di elettricità da parte di decine di migliaia di compagnie internazionali di criptovalute. «È il nuovo mondo. Esprimete un desiderio» (Il Foglio). Il mio desiderio cerco di “socializzarlo” nei modesti post che scrivo contro il “vecchio” e contro il “nuovo” mondo.

«”Sparate a vista e senza preavviso”, è l’ordine dato in tv dal presidente Kassym-Jomart Tokayev: “Ci sono 20mila delinquenti che hanno attaccato i palazzi pubblici di Almaty. Non negoziamo con questa gente, è assurdo che dall’estero ce lo chiedano. Verrà creata una squadra speciale per dare la caccia a questi terroristi. Chi non s’arrende, sarà eliminato. Ringrazio il Presidente Vladimir Putin”. A fatica, i kazaki riescono a far uscire informazioni e immagini su quel che sta realmente accadendo. E in questi brevi video, arrivati al Corriere della Sera, qualcosa si vede e si capisce. I corpi speciali, sostenuti dalle truppe inviate da Mosca, che sparano ad altezza d’uomo. Un giovane a terra, sull’asfalto, colpito e in fin di vita. Distese di cadaveri, coperti da lenzuoli bianchi. Gli Stati Uniti hanno avvertito Mosca: “Vigileremo sul rispetto dei diritti umani”» (Il Corriere della Sera). Della serie: un cane imperialista abbaia contro un altro cane imperialista. Il problema, per l’anticapitalista, è la mancata “vigilanza” da parte delle classi subalterne di tutto il mondo.

5 pensieri su “KAZAKHSTAN. ANCHE IN ITALIA C’È CHI TIFA PER IL FRATERNO INTERVENTO DI MOSCA (E MAGARI DI PECHINO)?

  1. Leggo su Facebook:
    «Mentre l’esercito russo invade il Kazakistan per sedare nel sangue la rivolta, Contropiano spiana la strada alla repressione imperialista con un articolo che non cita neanche una volta lo sciopero generale, i sindacati, gli operai del settore petrolchimico, ma riprende le parole del regime definendo gli insorti “banditi” e “terroristi addestrati all’estero”».

    «Contropiano ha modificato l’articolo sul Kazakistan aggiungendo un riferimento agli scioperi : la lotta paga!☺☺☺».

  2. 𝗫𝗶𝗻𝗷𝗶𝗮𝗻𝗴

    新疆

    Pinyin: Xīnjiāng

    IPA: ɕin˥˥tɕi̯ɑŋ˥˥

    Italiano: scin-CIÀN

    Inglese: sheen-CHAHNG

    Noto anche come Sinkiang

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