SILVIO, ANCORA TU?

Tempi calamitosi richiedono governi seri.
Capisca chi ha a cuore le sorti dell’Italia.
(Franco Cordero, 2011).

Io per questo Paese farei ogni sacrificio,
ma non fino a quando rimane al potere
questa Casta di Merda! (Beppe Grillo, 2011).

Via la mano brutale, infame moralista!
Te stesso frusta, non quel puttaniere!
Tu bruci dalla voglia di far con la ragazza
ciò per cui punisci il vecchio porco.
(Karl Kraus).

Il post che ho pubblicato l’altro ieri ha come titolo La situazione sarà pure tragica, ma di certo non è seria. Commentando ciò che in questi giorni agita la sempre più escrementizia scena politica italiana potrei a maggior ragione riproporre quel titolo. Infatti, a 28 anni dalla “mitica” discesa in campo di Silvio Berlusconi nell’arena politica nazionale ci tocca subire la squallida quanto comica disputa tra berlusconiani e antiberlusconiani: Miserabilandia! Che dire ancora? Senza scendere nel merito della cosa (anche perché della cosa poco m’importa e sui quotidiani è già stato scritto tutto sul significato, “tattico” o “strategico”, dell’iniziativa del “centrodestra” e sulle contromosse del “centrosinistra”), qui mi limito a ripetere ciò che ho sempre pensato e affermato su Miserabilandia: più reazionario e politicamente miserabile del berlusconismo c’è solo l’antiberlusconismo, il quale crede di essergli superiore sotto tutti i punti di vista – compreso quello antropologico! Berlusconismo e antiberlusconismo: due facce della stessa escrementizia medaglia.

«Il berlusconismo è la più grande catastrofe culturale del nostro tempo. Forse anche peggio del fascismo, perché più subdolo e sotterraneo, perché seduttivo e apparentemente vincente» (Dacia Maraini). Rido! Come diceva Giorgio Gaber, «Non ho paura del Berlusconi che è fuori di me, ma del Berlusconi che è dentro di me». Qui per Berlusconi intendo una tendenza oggettiva che prescinde dalla figura del Cavaliere Nero – il quale, peraltro, appare tutt’altro che «imbalenghito» (Mattia Feltri). «Il berlusconismo ha introdotto la cultura di mercato, quella in cui tutto si compra e si vende, dai senatori alle minorenni». Rido! La «cultura di mercato» è stata introdotta dal Capitale ormai qualche secolo fa, non dal capitalista più odiato dai progressisti. Se non sbaglio, fu un certo Karl Marx a sostenere la tesi secondo cui la società borghese si regge sulla mercificazione di persone, di bisogni e di cose, sulla compravendita di capacità professionali di qualche tipo, sullo sfruttamento del cosiddetto “capitale umano”. Diamo insomma al Capitale quel che è del Capitale e a Berlusconi quel che è di Berlusconi! Nella società capitalista un capitalista si candida alla Presidenza dello Stato: che scandalo! Che bizzarria! Che insopportabile anomalia! «Ma ne va dell’onorabilità del Paese agli occhi della comunità internazionale! Berlusconi è semplicemente impresentabile e improponibile!» Quanto gliene possa importare all’anticapitalista dell’onorabilità del Paese è cosa che lascio all’immaginazione di chi legge queste antipatriottiche righe.

«Berlusconi al Quirinale? Una barzelletta!» (Massimo Cacciari). Ma signor filosofo, quanto meno il popolo dopo tanto patire potrà farsi una risata! Scherzo, scherzo. Tanto più che viviamo reclusi dentro una tragica barzelletta che ci ripropone, mutatis mutandis, le solite miserabili tifoserie politiche, decennio dopo decennio. Miserabilandia, appunto. E c’è poco da ridere! Volete una frusta onesta, eticamente ineccepibile e che tutto il mondo ci invidia? L’avrete!

Leggi:

MISERABILANDIA E IL FALLO DI BERLUSCONI; UMILIATI E OFFESI. I DOLORI DEL POPOLO ANTIBERLUSCONIANO; IL COLPO DI STATO SESSUALE È MEGLIO; IL BUCO DELLA SERRATURA. E QUELLO DI NOI TUTTI; L’ODIOSA VERITÀ DEL CAVALIERE NERO; BENVENUTI A MISERABILANDIA

3 pensieri su “SILVIO, ANCORA TU?

  1. CONVERGENZE PARALLELE…

    Scrive Augusto Minzolini, berlusconiano e quirinalista di “pregio” che nel 2015 propose pubblicamente la candidatura di Romano Prodi alla Presidenza «nel nome della pacificazione del Paese»: «Il PD può anche non votare il Cav, ci mancherebbe, ma non può fare della candidatura di un personaggio con cui ha governato e governa una questione di vita e di morte: viene da ridere» (Il Giornale).

    Marco Travaglio, principe degli antiberlusconiani, manettaro di ferro e vedova inconsolabile dopo la dipartita del governo Conte , infilza il PD:

    «In attesa che B., il prossimo Capodanno, ci racconti a reti unificate la barzelletta della mela, dobbiamo accontentarci di quelle di Enrico Letta. “Sorpreso” e “deluso” per la candidatura al Quirinale del padrone di suo zio, spiega di non poterlo votare perché “è un leader di partito”, dunque “divisivo”, e invita Salvini e Meloni a levarlo di mezzo.[ …] Ma ciò che più ci affascina è l’idea che debbano essere Salvini e la Meloni (o il suo impiegato Gianni Letta, il famoso capo della Resistenza interna) a liberarci del loro alleato ed ex premier per non “deludere” il Pd e i suoi derivati. Tipo Repubblica, che dopo 10 anni riesuma l’antiberlusconismo e tuona contro i “vassalli” Matteo e Giorgia. Come se toccasse a loro combatterlo. E come se non fosse stato Letta jr. nel 2013 a governare con lui. A questo punto noi, gente semplice, rischiamo la labirintite. A furia di leggere i giornaloni e di ascoltare i pidini, avevamo capito che nel centrodestra il buono fosse B., noto “argine” moderato, liberale ed europeista contro i due cattivi sovranisti, populisti, fascisti, razzisti. Ce l’avevano spiegato De Benedetti, Scalfari, Folli, Franco, Veronesi (Sandro) e giù giù tutti gli altri, ben felici che B. desse una mano a lor signori nei governi Monti, Letta, Renzi. Un anno fa erano tutti intenti a riabilitarlo, nella speranza che salvasse l’Italia dal putribondo Conte, ma pure dagli orridi Salvini e Meloni, con la “maggioranza Ursula”» (Il fatto Quotidiano).

  2. Dagospia. Riceviamo e pubblichiamo:

    Lettera 1
    Gentil Dago,
    non verrà eletto, ma la soddisfazione di vedere tutto il sinistrume in preda al panico più totale è impagabile! Cordiali saluti, gioR.

    Lettera 2
    Caro Dago, il quotidiano che tifa di più per B presidente della Repubblica è il Manette Daily, perché spera di recuperare almeno un po’ delle tantissime copie perdute… Frank Cimini.

    Ciò non toglie che sinistrume e destrume siano fecce, pardon facce della stessa medaglia.

  3. Etica, politica e geopolitica secondo il Financial Times:

    «Berlusconi, il cui mandato come primo ministro è stato contaminato da scandali sessuali e accuse di corruzione, rimane una figura profondamente divisiva nella politica italiana. La preoccupazione è che la sua candidatura faccia deragliare gli sforzi per raggiungere un accordo tra i partiti e complichi le operazioni di voto, aumentando ulteriormente i rischi di una crisi di governo che potrebbe spingere l’Italia verso elezioni anticipate. Nel 2011 Berlusconi lasciò il governo al culmine della crisi del debito italiano, dopo essere stato messo sotto pressione dalle agenzie di rating e dalla Banca centrale europea, che all’epoca era guidata da Draghi. Berlusconi ha un peccato originale che lo rende radioattivo, ed è la vicinanza alla Russia».

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