LA NAVE DEL PRESIDENTE XI JINPING

Lo sviluppo del mondo avviene sempre attraverso un moto contraddittorio (Xi Jinping).

Esattamente come nel 2017, al World Economic Forum di Davos del 2022 il Presidente cinese Xi Jinping ha recitato il ruolo del difensore più convinto e tenace della globalizzazione, della libera competizione capitalistica, e già solo questo fatto ci dice come sia ancora la Cina la potenza capitalistica che più delle altre ha tutto l’interesse alla strategia delle porte aperte, una strategia contraria alle politiche protezioniste promosse dai Paesi che soffrono la concorrenza del Made in China. «Xi Jinping ha sottolineato che la globalizzazione economica rappresenta la tendenza dei tempi. Quando il fiume scorre verso il mare si imbatterà sempre in correnti contrarie, tuttavia nessuna di queste potrà impedire al fiume di arrivare al mare. La sua forza lo aiuta a andare avanti e andando avanti diventa più forte. Nonostante le correnti avverse e i momenti difficili, la strada verso la globalizzazione economica non è mai cambiata e non cambierà. Inoltre, tutti i paesi del mondo dovrebbero aderire al vero multilateralismo, essere d’accordo nel demolire muri invece di costruirli, aprirsi e non isolarsi, integrarsi senza creare rotture e promuovere la creazione di un’economia mondiale aperta» (Quotidiano del Popolo Online).

Inutile dire che l’allusione al «vero multilateralismo» intende colpire gli Stati Uniti, additati da Pechino come la causa delle attuali tensioni geopolitiche, mentre l’esortazione a creare «un’economia mondiale aperta» è rivolta a quei Paesi, compresi quelli europei, che non vedono più nella Belt and Road un’opportunità ma una minaccia strategica: economica, tecnologica, scientifica, geopolitica.  

Il Carissimo Leader cinese individua nella Cina il pilastro fondamentale dell’ordine capitalistico mondiale: «Xi Jinping ha sottolineato che lo sviluppo pacifico e la cooperazione di tutte le parti sono la strada giusta per il mondo. Diversi paesi e civiltà dovrebbero svilupparsi insieme nel rispetto reciproco e nella cooperazione win-win, nella ricerca di terreno comune pur mantenendo le proprie differenze. Dobbiamo rispettare la tendenza generale della storia, sforzarci di rendere stabile l’ordine internazionale. Secondo quanto sottolineato da Xi Jinping, i fatti hanno dimostrato ancora una volta che nelle tempeste della crisi globale i paesi non possono prendere il mare in singole, piccole imbarcazioni ma attraversarlo all’interno di un’unica grande nave, condividendo lo stesso destino. Una nave piccola non potrà sopportare il vento e le onde, mentre una nave grande saprà resistere alla forza delle onde» (QPO). Ovviamente qui si tratta della Civiltà del Capitale, della nave capitalistica, del destino del dominio sociale capitalistico. Ovviamente l’anticapitalista lavora, come sa e come può, per l’affondamento della nave battente bandiera capitalistica.

Dice a Davos il “materialista storico” con caratteristiche cinesi: «La Storia ha dimostrato più volte che lo scontro non risolve problemi e porta a conseguenze catastrofiche»; durante le celebrazioni per il centenario del Partito Capitalista Cinese aveva invece affermato che «chiunque provasse a prevaricare e soggiogare la Cina si troverebbe in rotta di collisione con una grande muraglia d’acciaio forgiata da oltre 1,4 miliardi di cinesi». Quanta carne da macello pronta all’uso, Signor Xi!

 «Per fronteggiare le gravi sfide che l’umanità sta affrontando, sarà necessario superare coraggiosamente tutti gli ostacoli sulla strada, promuovere la ripresa dello sviluppo economico e sociale e lasciare che il sole della speranza illumini l’umanità». Io mi auguro invece che quanto prima il sole della rivoluzione sociale possa bruciare il dominio di classe vigente in ogni Paese del mondo. Beninteso, mi accontenterei anche di eventi assai meno impegnativi e molto più “realistici”; ad esempio, di un’ondata internazionale di lotte di classe, in grado di alzare un vento fortissimo e alte onde, in grado di scuotere la nave che tanto piace a Xi Jinping – e ai suoi compari internazionali.

Post Scriptum

«Il 18 gennaio è stato lanciato ufficialmente a Beijing un centro di ricerca sul pensiero economico di Xi Jinping. Il centro, approvato dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, è stato fondato sotto la supervisione della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma. Mira a studiare, diffondere, implementare ed esporre il pensiero economico di Xi Jinping. Il pensiero di Xi Jinping sull’Economia Socialista con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era [come si fa a non ridere?!] è stato svelato alla Conferenza Centrale sul Lavoro Economico, tenutasi nel dicembre 2017. Si basa principalmente sulla nuova filosofia di sviluppo avanzata da Xi e presenta uno sviluppo innovativo, coordinato, verde, aperto e condiviso. Considerato [da chi?] “il più recente frutto” dell’economia politica socialista con caratteristiche cinesi, il pensiero riflette la crescente comprensione da parte della leadership delle leggi dello sviluppo economico e sociale e chiarisce i principi chiave da sostenere nella promozione dello sviluppo economico per una nuova era» (QPO). L’umorismo involontario del Partito-Regime non conosce alcun limite! In attesa di studiare «il pensiero economico di Xi Jinping», rinvio chi legge ai miei scritti dedicati all’«Economia Socialista con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era». Vediamo chi sa raccontare meglio le barzellette!

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3 pensieri su “LA NAVE DEL PRESIDENTE XI JINPING

  1. LA PROSPERITÀ COMUNE CON CARATTERISTICHE CINESI NELLA NUOVA ERA

    Guido Santevecchi, Il Corriere della Sera: «Un caso di positività a Pechino ha aperto uno squarcio nel “mondo di sotto” abitato dai lavoratori migranti della megalopoli. Per arginare i contagi, con il tracciamento aggressivo che sostiene la “Tolleranza Zero” del governo cinese di fronte al Covid-19, le autorità hanno ricostruito minuziosamente due settimane di movimenti di un operaio contagiato asintomatico. Quarantenne, Yue fa il manovale generico in cantiere, caricandosi sulle spalle mattoni, sacchi di sabbia e cemento; poi raccoglieva rifiuti ingombranti dalle strade e dai caseggiati portandoli in discarica. In tutto, gli hanno contato nei 14 giorni precedenti alla positività 31 lavoretti saltuari, tutti pesanti e poco retribuiti, sparsi in cinque distretti centrali, moderni e benestanti di Pechino.

    Per l’apparato che difende la capitale dal coronavirus è stato un incubo rintracciare tutta la catena di possibili contatti di una sorta di nomade-urbano. Uno choc per la gente, che si è commossa, riscoprendo quello che tutti sanno ma cercano di non vedere nella Cina seconda economia del pianeta: una grande massa di lavoratori migranti negli ultimi decenni ha costruito il boom della Repubblica popolare, spesso con stipendi da pura sopravvivenza e senza diritti, in città lontane dai loro villaggi di origine, dove sono rimaste le famiglie.

    Il caso ha attirato in due giorni 60 milioni di visioni e commenti su Weibo, il Twitter mandarino. Yue ha raccontato di essere un ex pescatore dello Shandong; è partito per cercare il figlio, che faceva il cuoco in città ed è scomparso nel 2020. Manda i risparmi alla famiglia: sei persone. Ora migliaia di pechinesi promettono di aiutarlo nelle ricerche.

    L’operaio migrante Yue lavorava la notte, per costruire nuovi palazzi e ripulire Pechino, vetrina del Partito-Stato, soprattutto ora che ci sono le Olimpiadi. Cercava le offerte con annunci su WeChat: «Mi dicevano quante centinaia di sacchi di cemento andavano spostati in cantiere o quanti di robaccia andavano portati via. Se la paga era accettabile, mi presentavo». Accettabile, per Yue, era ricevere uno yuan per un sacco da 50 chili; se bisogna fare le scale, uno yuan in più a piano col peso sulla schiena; a fine giornata facevano in genere 200-300 renminbi: tra i 30 e i 40 euro.
    Dopo i turni notturni, Yue all’alba andava a dormire in una stanza di 10 metri quadrati in periferia. Costo dell’alloggio: 700 renminbi al mese. Cinque ore di sonno e da mezzogiorno riprendeva la caccia al lavoro; la notte usciva dal suo invisibile «mondo di sotto» per andare in cantiere o in discarica. Tra gli spostamenti di Yue, tutti tracciati da app inserite nei telefonini di ogni cinese, non risultano trattorie o bettole: mangiava cibo di strada da pochi soldi. Yue doveva tornare nello Shandong per il Capodanno lunare. Treno il 18 gennaio. Per questo si è fatto il tampone. Le autorità sono convinte di aver bloccato il focolaio. Ma non risolvono il dramma dei lavoratori migranti, nonostante le promesse di Xi Jinping su una nuova “prosperità comune”».

    Leggi:

    LA PESSIMA CONDIZIONE SOCIALE DEI MIGRANTI CINESI

  2. PROFITTI CON CARATTERISTICHE CINESI

    Quotidiano del Popolo Online, venerdì 28 gennaio 2022:

    «I profitti delle principali aziende industriali cinesi sono aumentati del 34,3% su base annua nel 2021 grazie alla ripresa della produzione industriale e al miglioramento del margine di profitto, indicano i dati ufficiali pubblicati il 27 gennaio. Secondo i dati del National Bureau of Statistics (NBS), le imprese industriali con un fatturato annuo di almeno 20 milioni di yuan (circa 3,16 milioni di dollari) hanno visto i loro profitti combinati raggiungere 8,71 trilioni di yuan l’anno scorso. I profitti industriali per l’intero anno sono stati superiori del 39,8% rispetto al livello del 2019, portando la crescita media annua per il 2020 e il 2021 al 18,2%.

    Nel 2021, i ricavi combinati di queste aziende sono aumentati del 19,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 127,92 trilioni di yuan e 32 industrie su 41 hanno registrato una crescita dei profitti. Solo a dicembre, le principali società industriali hanno ottenuto profitti per 734,2 miliardi di yuan, in aumento del 4,2% su base annua, secondo i dati della NBS. “La rapida crescita della produzione e delle vendite ha gettato solide basi per il miglioramento dei profitti”, ha affermato Zhu Hong, uno statistico senior della NBS.

    Zhu ha affermato che il calo dei costi di produzione ha notevolmente aumentato i margini di profitto, in parte grazie alle misure di sostegno finanziario del governo per l’economia reale. Nel 2021, il costo per 100 yuan di ricavi industriali era di 83,74 yuan, 0,23 yuan in meno rispetto a un anno fa. Il margine di profitto operativo è aumentato di 0,76 punti percentuali al 6,81%.

    Zhu ha sottolineato che il settore manifatturiero high-tech in particolare, ha svolto un ruolo di primo piano nell’aumento annuale dei profitti. Nel 2021, il settore manifatturiero high-tech ha mantenuto una rapida crescita dei profitti, aumentando del 48,4% rispetto all’anno precedente. I settori della produzione farmaceutica e della produzione di dispositivi elettronici e di comunicazione hanno registrato profitti eccezionalmente elevati, con aumenti rispettivamente del 77,9% e del 44% rispetto al 2020. A causa dei prezzi elevati delle materie prime, il settore minerario è diventato un’altra forza trainante per la più ampia crescita dei profitti industriali. L’anno scorso, le aziende minerarie e di produzione di materie prime a monte hanno visto i loro profitti aumentare rispettivamente del 190,7% e del 70,8%, anno su anno.

    Nonostante il rapido aumento della cifra per l’intero anno, Zhu ha messo in guardia contro un calo della crescita a novembre e dicembre, osservando che le imprese a valle, in particolare le piccole imprese, sono ancora sotto pressione e che vi sono ancora sfide per lo sviluppo industriale quest’anno.
    Ulteriori sforzi dovrebbero aumentare la competitività di base del settore manifatturiero, rafforzare l’economia reale, aiutare le imprese a superare le difficoltà e stimolare ulteriormente la vitalità del mercato, ha affermato Zhu».

    «La rapida crescita della produzione e delle vendite ha gettato solide basi per il miglioramento dei profitti»: sono notizie che riempiono il cuore dell’anticapitalista di dolci parole!

    http://www.italian.people.cn/n3/2022/0128/c416707-9950757.html

  3. Pingback: LE LUMINOSE VEDUTE DI XI JINPING SULLA CIVILTÀ CAPITALISTICA | Sebastiano Isaia

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