BUON VISO A CATTIVA CONDIZIONE

Se scappi, ti prendo!

«Lo slogan di questa edizione delle Olimpiadi Invernali è “Insieme per il futuro”, ed ecco una serie di avanzatissime tecnologie a prova di futuro. Per le gare di pattinaggio di velocità presso il National Skating Oval, CMG ha sviluppato un sistema di telecamere orbitali 4K ad altissima definizione, che si muove più velocemente degli atleti. La telecamera, soprannominata “cheetah”, può muoversi a una velocità di 90 chilometri all’ora, circa 25 metri al secondo, seguendo gli atleti da vicino, catturando ogni momento delle loro accelerazioni, decelerazioni e sorpassi». Tradotto in termini critici e metaforici (ma poi non tanto): «Inutile che corri: per quanto tu possa essere veloce, il sempre vigile occhio del regime ti catturerà sempre, come il ghepardo fa con la sua preda» (Quotidiano del Popolo Online). E per «regime» non intendo riferirmi esclusivamente a quello cinese, il quale oggi è all’avanguardia in un’attività fondamentale per tutti gli Stati di questo capitalistico mondo, quella della repressione (anche dei comportamenti “inappropriati”) e del controllo sociale. Il regime con spiccatissime caratteristiche orwelliane centrato sul Partito Capitalista Cinese è un modello molto apprezzato, spesso segretamente, anche in Occidente, come abbiamo visto durante la crisi pandemica. Che bel futuro ci prepara il Capitalismo!

Sorriso obbligatorio

L’Intelligenza Artificiale dedicata al riconoscimento facciale non smette di stupire. Non solo la tecnologia in questione è in grado di riconoscere un volto tra milioni di altri in pochi secondi, o in frazione di secondo, e di decifrarne le caratteristiche etniche (un tempo si sarebbe detto “razziali”), ma ha anche la capacità di “capire” lo stato d’animo che un volto esprime: allegria, felicità, euforia, tristezza, malinconia, rabbia e quant’altro l’essere umano è in grado di comunicare con un solo sguardo. Di più: è possibile associare a un’espressione del volto un comando a distanza mediato da una particolare applicazione elettronica. Per fare un semplice esempio, se ridi accendi le luci della casa, mentre se esprimi tristezza le spegni. Il tuo volto parla e comanda!

Ovviamente le applicazioni di questa tecnologia sono praticamente infinite e toccano ogni nostra attività, a partire da quelle lavorative. Ma già rimanendo al semplice riconoscimento facciale, c’è da riflettere non poco sulle sue implicazioni sociali ed etiche. Tanto per dire, che cosa accade se l’occhio elettronico che spia il lavoratore ne cattura un’espressione facciale che esprime tristezza piuttosto che disgusto, apatia oppure rabbia? La stessa considerazione naturalmente può essere estesa ad ambiti sociali più vasti, ed è facile capire come il riconoscimento facciale di nuova concezione rafforza, espande e approfondisce il controllo sociale, anche in direzione della cosiddetta giustizia predittiva. Altro che Minority Report! Qui ci tocca essere tutti sorridenti per non destar sospetti!

Sul Pubblico Ministero Robotico

Leggo dal Fatto Quotidiano: «Il 2022 si apre, per l’ennesima volta, con una notizia vertiginosa proveniente dalla Cina. La notizia è la seguente: in Cina è stato realizzato un magistrato robot». L’algoritmo messo a punto dagli sviluppatori cinesi per conto del Tribunale di Shangai è in grado di individuare otto reati molto comuni nella città, ma ovviamente non si esclude un suo potenziamento così da espandere la tipologia dei reati trattabili con l’ausilio del Pubblico Ministero “robotico”. «Viene messo in soffitta o al museo delle cere il pubblico ministero in carne e ossa, fatto di ragione e coscienza e viene sostituito da una macchina. […] Due anni fa stava arrivando dalla Cina la pandemia che ha sconvolto gli ultimi 24 mesi della nostra vita. Oggi è in arrivo un “virus” molto più devastante, che è in grado di cancellare un paio di millenni di costruzione culturale. È un “virus” capace di abbattere la nostra idea di uomo e il suo simbolo più antropocentrico: la modalità umana di giudicare gli umani» (Luca D’auria). Ma qui, come in altri analoghi casi, l’antropocentrismo, comunque declinato, non c’entra niente! Il fatto che questa disumana società si serva degli ultimi ritrovati della tecnoscienza anche per “fare giustizia”, attività che rappresenta uno dei cardini fondamentali dello status quo sociale, può stupire e inquietare solo chi si fa delle illusioni circa il fondamento sostanzialmente “buono”, “giusto” e “umano” della società che ha negli interessi economici la sua bussola, il suo motore e la sua stessa ragion d’essere. Anche nelle società occidentali l’umanità non occupa affatto il centro della scena, e ormai da moltissimo tempo: rinvio ai Manoscritti marxiani del 1844. Al centro della scena domina il Moloch chiamato Capitale, con quel che ne segue anche in termini di “giustizia penale” – analogica o digitale che sia.

Ovviamente non so se sarà introdotto il Pubblico Ministero Robotico dalle nostre parti, e gli avvocati fanno benissimo a lanciare l’allarme – anche in vista di una possibile “avvocatura robotica” molto produttiva e poco costosa: sarebbe una concorrenza a dir poco scorretta! Ma comprendo invece benissimo il significato sociale della «notizia vertiginosa» di cui sopra, la quale si armonizza perfettamente con lo spirito del tempo e con le tendenze sociali (o asociali) attive in tutte le nostre attività fondamentali e che la crisi pandemica ha notevolmente accelerato. Anche qui la Cina è il Mondo. L’algoritmo viene creato da un programmatore e utilizzato dalla magistratura per dare una risposta ai problemi di sicurezza della società capitalistica: se si perde di vista questa fondamentale “filiera” facilmente si accede a riflessioni viziate dal feticismo tecnologico.

Dal feticismo tecnologico all’utopia ben concepita il passo è ancora troppo lungo. E tuttavia…

Beninteso, non mi sfuggono affatto i “lati positivi”, che non sono davvero pochi (basti pensare al campo medico), connessi all’uso sempre più ampio e capillare della cosiddetta Intelligenza Artificiale: il passatismo, in ogni ambiti della vita sociale, è un atteggiamento mentale che non mi ha mai riguardato – e di questo devo ringraziare anche i libri di Marx. Semplicemente non credo si possa ragionare sensatamente in termini di “lati positivi” e “lati negativi”, e soprattutto penso che il problema dei “lati negativi” non vadano ricercati nella Cosa, nella tecnologia ma piuttosto nel suo uso capitalistico, nel suo essere al servizio del Capitale, nel suo essere capitale, tout court. “Intelligente” o “sciocca”, “buona” o “cattiva” la tecnologia non è né una cosa né un mero strumento al servizio del mitologico quanto inesistente “bene comune”: essa è in primo luogo l’espressione di peculiari rapporti sociali, e non ha dunque alcun senso attribuire le responsabilità dei suoi “lati cattivi” (disoccupazione, sfruttamento intensivo, controllo sociale, alienazione, asocialità e quant’altro) alla Cosa, come fa ad esempio la cosiddetta etica cibernetica centrata sulle Tre Leggi della Robotica fissate a suo tempo da Isaac Asimov. Ciò che ci minaccia non è il robot, non è l’androide, non è l’algoritmo: ciò che ci minaccia e che ci domina dalla testa ai piedi è il Capitale.

«Ma è più intelligente l’uomo o la macchina self-learning?» In realtà è la domanda a essere, a mio modesto avviso, poco intelligente. Poi c’è l’altra perla “modernista”: «Dobbiamo imparare a convivere con l’Intelligenza Artificiale, giungere a fruttuosi compromessi». Meglio stendere un feticistico velo!

Una Comunità che fosse autenticamente umana, ossia orientata a rendere felice e pienamente soddisfatta la vita degli esseri umani (con ciò che ne segue necessariamente nella relazione Umanità-Natura), di che tipo di tecnologia avrebbe bisogno? Non possiamo saperlo in anticipo sui tempi! Chi cercasse di rispondere in termini positivi a quella domanda rischierebbe di proiettare nel – possibile e oggi sempre più negato – futuro il cattivo presente, con la ridicola pretesa di poter mettere le brache al processo sociale. Come diceva Antonio Labriola, «il comunismo critico non moralizza, non predice, non annunzia, né predica, né utopizza». Tuttavia quella domanda ha un valore in sé ed è tutt’altro che sciocca, perché invita il pensiero ad esercitare la critica su ciò che l’ideologia dominante ci presenta come realtà socialmente neutre: la scienza e la tecnologia, le quali sono invece socialmente e storicamente connotate esattamente come lo sono tutte le attività fondamentali che rendono possibile la vita dell’umanità su questo pianeta.

Quale scienza e quale tecnologia produrrà «L’umanità al suo livello più alto» (Arthur Schopenhauer), «un’umanità socialmente sviluppata» (Karl Marx)? A noi spetta solo di formulare la domanda, la quale di per sé è, come si dice, tutto un programma!

Leggi:

L’algoritmo del controllo sociale; Siamo uomini o “profili”?; Sul potere sociale della scienza e della tecnologia; Io non ho paura – del robot;Robotica prossima futura. La tecnoscienza al servizio del dominio; Capitalismo cognitivo e postcapitalismo. Qualunque cosa ciò possa significare; Capitalismo 4.0. tra “ascesa dei robot” e maledizione salariale; Accelerazionismo e feticismo tecnologico.

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