FATTI COMPIUTI E “TRATTATIVE DI PACE”

Il panslavismo autoritario rinascerà dalle sue ceneri all’epoca dello stalinismo trionfante e della seconda guerra mondiale (Francis Conte, Gli Slavi).

Com’è noto, la logica della guerra ha nella propaganda, nella retorica e nella falsificazione storica tre importantissimi momenti politici e concettuali, i quali in realtà non sono che differenti modi di essere e di manifestarsi della stessa cosa. La performance mediatica di ieri di Vladimir Putin non avrebbe potuto mettere in scena nel modo migliore quella logica. Il virile Vladimir ha ancora una volta dimostrato la sua bravura quanto a drammatizzazione: che consumato attore!

Come si dice in questi casi, quando scoppia una guerra la prima vittima è la verità: giustissimo! Si tratta poi di capire di quale verità parliamo, verità per chi, da quale punto di vista; un problema che ho cercato di affrontare nei miei recenti post.

Intanto occorre dire che non siamo alla presenza di una semplice logica della guerra, ma di una vera e propria guerra imperialistica che ha già prodotto effetti sociali e geopolitici tangibili; si tratta di vederne piuttosto gli ulteriori sviluppi e di valutarne tutte le possibili conseguenze. Una guerra imperialistica, beninteso, che ha nella Russia solo uno degli attori di questa crisi internazionale: gli Stati Uniti, i Paesi europei e la Cina sono gli altri attori, i quali recitano parti diverse di uno stesso copione che porta il suggestivo titolo di Competizione per il dominio sul mondo. La crisi ucraina o la crisi taiwanese sono solo i “punti caldi” di questa competizione sistemica – economica, geopolitica, tecnologica, scientifica, ideologica, militare.

Riconoscendo formalmente l’”indipendenza” di Donetsk e Lugansk, le regioni separatiste del Donbass, Mosca non fa che legalizzare ciò che i fatti avevano già realizzato ormai da molti anni (lasciando sul terreno non meno di 14 mila morti tra “patrioti” ucraini e filorussi): siamo passati dal fatto compiuto sul terreno al diritto riconosciuto quantomeno sul piano nazionale. Pechino non ha ancora preso una chiara posizione in merito (esattamente come avvenne nel 2014 ai tempi dell’annessione russa della Crimea), anche se è evidente il suo imbarazzo, dovendo la Cina districarsi tra non poche contraddizioni e molti interessi. La Russia può adesso trattare con gli americani, gli europei e i cinesi sulla base di un fatto compiuto, e già questo semplice aspetto delle “trattative di pace” (qui bisogna ridere, anzi: sghignazzare!) rappresenta un indubbio punto di vantaggio per Mosca; si tratta piuttosto di verificare la consistenza e la durata di questo contingente vantaggio. La partita, insomma, è tutt’altro che finita, anche a prescindere dalle forme (militari piuttosto che diplomatiche,“ibride” piuttosto che economiche) che essa potrà assumere (1). Tra l’altro non occorre dimenticare cosa accade in Bielorussia e in Kazakistan. A proposito di guerra economica, segnalo un interessante studio pubblicato dall’ISPI (La guerra dei sistemi di pagamento) che tra l’altro bene illustra il concetto di Imperialismo.

Ha detto ieri l’autocrate di Mosca: «L’Ucraina fa parte della nostra storia, non è solo un Paese confinante, è uno spazio spirituale». E già: come non ricordare la Kievskaja Rus’ dell’XI secolo (a tutti gli effetti il primo Stato russo)? E vogliamo parlare della Piccola Russia (sperando di non irritare il fantasma di Taras Ševčenko, «il cantore dell’ucraina liberata dallo zarismo») (2)? Si scherza! Si scherza! Quando un funzionario dell’imperialismo parla di «spazio spirituale» (o vitale?), l’antimperialista mette subito la mano alla pistola. «L’Ucraina è stata creata da Lenin, è stato il suo creatore e il suo architetto. Lenin aveva un interesse particolare anche per il Donbass» (3). Su quest’altra perla propagandistica rimando a un mio vecchio post: L’ucraina da Lenin a Lucio Caracciolo. Quel che è certo è che il Presidente russo non è un “leninista”, nemmeno a sua insaputa, nemmeno “oggettivamente”, e ci tiene a farlo sapere, e già questo lo rende politicamente e intellettualmente superiore ai suoi non pochi estimatori e simpatizzanti che militano nella cosiddetta “sinistra antimperialista” (sic!) del nostro Paese.

Scrive Anna Zafesova: «Chi si chiedeva in queste ore, questi mesi, questi anni, cosa avesse in mente Vladimir Putin, è stato finalmente accontentato. Il presidente russo non ha risparmiato tempo, ieri, a esporre la sua visione del mondo, della storia e delle relazioni internazionali, che va ben oltre due lembi di territorio che vuole strappare a Kiev, tornando indietro al 1991, e perfino al 1917» (La Stampa). Su questo aspetto rimando ai miei precedenti post sulla Russia. Qui è sufficiente ricordare che lo sciovinismo sovietico inglobava anche il passato zarista – al punto che le Rivelazioni sulla storia diplomatica del XVII secolo, un testo di Marx inteso a mostrare la complicità dell’Inghilterra con la Russia «Santa e barbarica degli zar» (4), non fu mai inclusa nelle opere “canoniche” del comunista tedesco curate dall’istituto Marx-Engels di mosca (5).

(1) «La posizione dell’Ucraina tra Unione Europea e Russia fa sì che il conflitto abbia valenze che vanno ben oltre all’aggravarsi delle divisioni interne del paese. Negli ultimi anni, l’Ucraina ha ricevuto il supporto militare del fronte occidentale (2,7 miliardi di dollari gli aiuti ricevuti dagli USA dal 2014), riaccendendo le preoccupazioni russe di fronte a un suo ulteriore avvicinamento alla NATO. Dopo il collasso dell’URSS, questa si è infatti espansa fino a includere paesi che la Russia ha storicamente considerato facenti parte della sua orbita: uno sviluppo che il Cremlino considera una minaccia a livello sia securitario che simbolico. Per quanto molti esperti considerino irrealistico che l’Ucraina possa davvero unirsi all’alleanza transatlantica, Putin ha avanzato richieste di garanzie di limitazioni delle azioni NATO nella regione, che includono il divieto di ulteriori allargamenti, il ritiro delle forze da paesi che si sono uniti all’Alleanza dopo il 1997 (un blocco di paesi che include buona parte dell’Europa orientale, dai paesi baltici ai Balcani). Richieste che suonano come ultimatum e che risultano inaccettabili per i paesi coinvolti, aprendo interrogativi sulle conseguenze in caso di un fallimento del processo diplomatico in corso in queste ore» (ISPI).

(2) F. Conte, Gli Slavi. Le civiltà dell’Europa centrale e orientale, p. 543, Einaudi, 1986. «La sua ode del 1845 a Jan Hus, l’Eretico, è un testo talmente esplosivo e a tal punto esecrato dal governo zarista che la pubblicazione integrale dovette attendere la rivoluzione del 1905. […] Il panslavismo autoritario rinascerà dalle sue ceneri all’epoca dello stalinismo trionfante e della  seconda guerra mondiale» (ivi, p. 544- 556).

(3) «Fondandosi sugli interessi dell’unità e dell’unione degli operai e di tutti i lavoratori, delle masse sfruttate nella lotta per il socialismo, fondandosi sul riconoscimento che questi princípi hanno avuto in numerose decisioni degli organi della democrazia rivoluzionaria, i soviet, e in particolare nelle decisioni del II Congresso dei soviet di tutta la Russia, il governo socialista della Russia, il Consiglio dei commissari del popolo, riconferma ancora una volta il diritto alla autodecisione per tutte le nazioni che erano oppresse dallo zarismo e dalla borghesia grande-russa, compreso il diritto a separarsi dalla Russia. Perciò noi, Consiglio dei commissari del popolo, riconosciamo la Repubblica popolare ucraina, il suo diritto di separarsi completamente dalla Russia o di concludere con la Repubblica russa un trattato che stabilisca relazioni federative, o simili, tra di esse. Tutto ciò che riguarda i diritti nazionali e l’indipendenza nazionale del popolo ucraino, noi, Consiglio dei commissari del popolo, lo riconosciamo immediatamente, senza limitazioni né condizioni» (Lenin, Manifesto al popolo ucraino, dicembre 1917, Opere, XXVI, p. 343, Editori Riuniti, 1966).

(4) «Resta assodato che il governo inglese, non pago di aver fatto della Russia una Potenza baltica, si adoperò perché diventasse anche una Potenza mediterranea» (K. Marx, Rivelazioni sulla storia diplomatica del XVII secolo, p. 64, L’erba voglio, 1978). Il testo raccoglie gli articoli che Marx scrisse nella rivista The Free Press tra il 1856 e il 1857.

(5) «L’espulsione dalle “opere complete” degli scritti antirussi di Marx significa in realtà che in questi scritti i sovietici si sono specchiati e si sono riconosciuti: hanno riconosciuto le fattezze del proprio “socialismo” ed hanno reagito come la strega di Biancaneve, buttando via lo specchio. Il Marx antirusso non è mummificabile nel Mausoleo del Pensiero» (B. Bongiovanni, Introduzione alle Rivelazioni, p. 44). C’è da dire che gli scritti antirussi marxiani verranno a più riprese pubblicate durante la Guerra Fredda dagli antisovietici filooccidentali, i quali ebbero in risposta da Mosca la pubblicazione dei testi marxiani ed engelsiani che condannavano il colonialismo occidentale – soprattutto quello di marca inglese. Questo semplicemente per dire che la storia si presta bene a ogni sorta di manipolazione, falsificazione e strumentalizzazione da parte di chi sostiene gli interessi di questo o quell’altro imperialismo. Sulle Rivelazioni marxiane conto di scrivere qualcosa nel prossimo futuro, magari ponendole in rapporto con la Breve storia dei russi che Aleksandr Herzen pubblicò nel 1850.

Leggi:

AGGRESSORI E AGGREDITI…; E IL PACIFISMO? NON PERVENUTO!DEI TORTI E DELLE RAGIONI. MA DI CHI?TRASFORMARE LA PREPARAZIONE DEL CONFLITTO ARMATO IN CONFLITTO SOCIALE GENERALIZZATO!L’IMPERIALISMO VIENE DA OVEST E DA ESTIL CAPITALISMO COSTRUISCE LA GUERRA NEL CUORE DELLA SUA “PACE”; PENSARE LA RIVOLUZIONE OLTRE LE IDEOLOGIE NOVECENTESCHE; LA SINDROME DI MONACO; ESSERE VLADIMIR PUTIN; L’IMPERIALISMO ENERGETICO DELLA RUSSIA

11 pensieri su “FATTI COMPIUTI E “TRATTATIVE DI PACE”

  1. Francis Fukuyama: «[…] Vogliono smantellare i guadagni fatti dalla democrazia dopo il collasso dell’Urss, e questo non è negoziabile. […] Poi c’è il fenomeno dei partiti di destra, Usa inclusi, favorevoli a Mosca. La destra estrema americana dice che la Russia ha diritto ad una sfera di influenza e ammira Putin, perché è un leader autoritario. Ci sono forze estremiste anche in Europa che credono a questa versione, come Le Pen e Zemmour in Francia, o Salvini in Italia. Come Trump, che non ha fatto dichiarazioni di sostegno aperto per Putin, ma simpatizza con lui. […] Non c’è ragione per credere che l’Ucraina sarà abbastanza per lui. Vuole la completa cessazione delle attività Nato in tutto l’ex Patto di Varsavia. Se minaccerà i membri della Nato bisognerà applicare l’articolo 5. È una cosa molto buona che stiamo rafforzando le forze Usa e occidentali nei Paesi più esposti» (La Repubblica). Talmente buona che faremmo bene a comprarci un bunker antiatomico privato, non si sa mai. Certo, non tutti potrebbero permetterselo… D’altra parte, la “difesa della democrazia” ha i suoi costi! Ma la storia non era finita?

  2. LA PRIMA VOLTA COME TRAGEDIA, LA SECONDA COME MARCO RIZZO

    Lo stalinista di ferro Marco Rizzo non vuole farsi scavalcare a “sinistra” dalla “destra”: «Solo la Russia lavora per la pace». Non avevo dubbi!

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