PER UN ANTIMPERIALISMO ATTIVO E INTRANSIGENTE. ALTRO CHE “NEUTRALITÀ ATTIVA”!

Vallo a cercare il colpevole! Il colpevole è mezzo secolo
[leggi: un secolo e mezzo] di sviluppo capitalista e la sola
via d’uscita è il rovesciamento del dominio capitalista, la
rivoluzione operaia
(Lenin, 15 maggio 1917).

Come ho scritto nei diversi post dedicati alla guerra europea (che non è solo la “guerra di Putin”), io sostengo non una posizione di equidistanza con la Russia, con la Nato») ma di equicontrarietà, se così posso esprimermi: «Contro la Russia e contro la Nato». Altro che «Neutralità attiva»! Qualcuno mi ha obiettato che per molta gente il primo slogan ha lo stesso significato del secondo: tanto meglio! Ne prendo atto molto volentieri ma mantengo la mia pignoleria semantica: Contro la Russia e contro la Nato, e soprattutto contro l’imperialismo italiano, il quale è parte attiva dell’alleanza imperialista egemonizzata dagli Stati Uniti e di quella europea a guida franco-tedesca che sembra delinearsi con maggiore precisione anche grazie a questa gravissima crisi geopolitica.

Sono anche ostile alla cosiddetta “resistenza patriottica” organizzata dal Presidente dell’Ucraina Zelinsky, diventato ormai un eroe nazionale. Come ho scritto nell’ultimo post, «La vicenda ucraina, tra l’altro, dimostra per l’ennesima volta quanto sia illusoria, velleitaria e pregna di nefaste conseguenze la ricerca della sovranità nazionale, soprattutto per Paesi che per costrizione o per “scelta” devono accomodarsi in una delle “sfere di influenza” che fanno capo alle maggiori Potenze mondiali. Il punto di vista della Nazione (della Patria) è il punto di vista delle classi dominanti, del Capitale, dello Stato, e questo in Ucraina come in ogni altro Paese del mondo – a cominciare dal mio, dall’Italia».

L’Italia è a tutti gli effetti in guerra contro la Russia: guerra militare, guerra economica, guerra di propaganda, guerra ideologica, in una sola parola: guerra imperialista. E con il coinvolgimento italiano nella guerra rispunta puntualmente lo spettro del mitico Art. 11 della Costituzione Italiana. Per economia di tempo e – soprattutto – di pensiero cito un mio post del 2016:

«L’Italia ripudia la guerra! Ma fino a un certo punto… Non c’è guerra, o preparazione di un qualsiasi intervento militare da parte del Belpaese, che non evochi nella testa di ogni pacifista che si rispetti l’Art. 11 della Costituzione Italiana: L’Italia ripudia la guerra… Ora, sul piano storico quell’articolo non attesta affatto la natura pacifista della «Repubblica nata dalla resistenza», come recita il mantra progressista: ne attesta piuttosto lo status di Paese sconfitto nella Seconda Carneficina Mondiale. Dopo l’occupazione militare angloamericana e la resa incondizionata ottenuta a suon di bombardamenti aerei sulle città italiane (1), le potenze Alleate impongono all’Italia, com’era peraltro nel loro pieno diritto (quello fondato sulla forza, la madre del diritto borghese), lo status di Paese che non cercherà mai più la strada della guerra per accrescere in potenza. Di più: il suo potenziale bellico viene messo a disposizione di istituzioni sovranazionali (NATO e ONU) per consentire «alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni»; e difatti l’Italia «promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». Su questa base giuridica all’Italia è consentita la guerra in guisa di piccola o media potenza assoggetta ai vincoli imperialistici che le derivano appunto dall’esito della seconda guerra mondiale. Analogo discorso deve naturalmente farsi per la Germania e il Giappone: «Nella sede del partito di Abe, c’è un ufficio apposito, con tanto di targhetta, per la revisione della Costituzione ultrapacifista imposta dagli Usa vittoriosi. Non ci sarebbe niente di male a cambiare dopo oltre 60 anni una Carta fondamentale dettata dallo straniero: qualsiasi altro Paese l’avrebbe già fatto.  Il problema è che le bozze di revisione fatte circolare hanno fatto accapponare la pelle a molti costituzionalisti» (2).

Insomma, sulla base del citatissimo nonché mitico Art. 11 della Costituzione, che va considerato nella sua interezza, l’Italia può benissimo impegnarsi in una guerra internazionale, naturalmente nei limiti e secondo procedure e modalità imposti al Paese dalla sua collocazione geopolitica e, in generale, dai rapporti di forza interimperialistici. È d’altra parte un fatto che all’ombra dell’articolo 11 l’Italietta è riuscita nel corso della Guerra Fredda a ritagliarsi un ruolo di piccola/media potenza nella sua tradizionale riserva di caccia: Balcani, Vicino Oriente, Nord Africa. Nell’ultimo quarto di secolo questo ruolo si è alquanto indebolito, per una serie di motivi che adesso tralascio di considerare. Insomma, usare la Costituzione Italiana contro la guerra non solo è sbagliato politicamente (a causa della natura ultrareazionaria della Sacra Carta), ma risulta inefficace anche sul piano giuridico, per non parlare del fondamento storico di una simile prassi, inefficace – lo sappiamo per esperienza! – anche sul terreno puramente “tattico”».

Oggi come ieri (vedi i due macelli mondiali del Novecento), non si tratta della guerra del Bene contro il Male; della guerra di chi ha ragione contro chi ha torto: si tratta della continuazione della “pace” capitalistica condotta con altri mezzi. A questa guerra pagata con il sangue e i sacrifici della gente, e soprattutto delle classi subalterne, l’anticapitalista non oppone un generico quanto inconcludente e impotente pacifismo, ma la possibilità del conflitto sociale, dello sciopero generale permanente, del disfattismo antinazionale, della rivoluzione sociale. Guerra alla guerra e alla “pace” del Capitale! Si tratta appunto di una possibilità, di una prospettiva ancora tutta da costruire. «E di concreto, cosa hai da dire alla popolazione ucraina bombardata dall’esercito russo?» Dire qualcosa di politicamente significativo ai fratelli ucraini braccati e massacrati dall’esercito russo, e dirlo mentre me ne sto comodamente seduto a scrivere queste modestissime righe, mi sembra a dir poco ridicolo. Posso solo augurarmi che essi trovino il modo di non farsi uccidere e di non uccidere i soldati russi per una causa che io considero totalmente nemica dell’umanità: la difesa della Nazione, della Patria. Posso solo sperare che la solidarietà tra i nullatenenti di entrambi i Paesi in conflitto possa farsi strada. Sotto questo aspetto, gli episodi di dissenso al regime sanguinario e oppressivo di Putin che si sono registrati in questi giorni in tutta la Russia sono significativi e di certo chi scrive non ne esagera il significato ma nemmeno li archivia come episodi politicamente trascurabili.

Oggi sulla pelle degli ucraini e dei giovani russi spediti dal regime putiniano in Crimea per uccidere e per morire si gioca una partita geopolitica che ha come suoi protagonisti le maggiori potenze mondiali e le loro rispettive alleanze imperialistiche. Questa guerra si gioca anche sulla nostra pelle, sulla pelle dei lavoratori e dei proletari italiani che oggi sono chiamati a dare il loro patriottico (che si tratti dell’Italia o dell’Unione Europea non ha alcuna importanza) contributo in termini di sacrifici economici alla guerra «per il ripristino della pace e della democrazia». Occorre dunque organizzare la lotta di classe contro questi sacrifici (per adesso solo economici, domani non si sa): altro che «Neutralità attiva»!

(1) «L’espressione cara ad alcuni babbei, “L’Italia nata dalla Resistenza”, non vuol dire nulla di nulla. La guerra che ci liberò dai nazisti la vinsero gli aerei alleati che bombardarono a sangue il quartiere romano di San Lorenzo ma anche l’Abbazia di Montecassino, dove credevano fossero annidati i cannoni e le mitragliatrici nazi che puntavano dall’alto. E comunque i primi ad arrivare a Montecassino furono i combattenti polacchi, quelli che volevano vendicare la sconfitta del settembre 1940, quando i nazisti entrarono in Polonia da un lato e i comunisti russi dall’altro» (G. Mughini, Dagospia, 25 agosto 2016). Mi capita ogni tanto di citare il “bizzarro” e sottovalutato Mughini perché egli mostra di conoscere molto bene i suoi polli, ossia i suoi ex colleghi stalinisti e maoisti con i quali spesso polemizza. Essendo passato dall’altra parte della barricata, egli non ha motivo per nascondere vizi, tic e scheletri negli armadi della sinistra “ufficiale” e di quella “radicale” del suo tempo nata come costola “estremista” della prima.

(2)S. Carrer, Il Sole 24 Ore, 2012.

Leggi: TROTSKY E LA NARRAZIONE DEL MACELLAIO DI MOSCA; UCRAINA. SHARING THE SHAMEALCUNE RIFLESSIONI SULLA GUERRA IN CORSO IN EUROPAL’UCRAINA DI LENINTANTO TUONÒ…FATTI COMPIUTI E “TRATTATIVE DI PACE”AGGRESSORI E AGGREDITI…E IL PACIFISMO? NON PERVENUTO!DEI TORTI E DELLE RAGIONI. MA DI CHI?TRASFORMARE LA PREPARAZIONE DEL CONFLITTO ARMATO IN CONFLITTO SOCIALE GENERALIZZATO!L’IMPERIALISMO VIENE DA OVEST E DA ESTIL CAPITALISMO COSTRUISCE LA GUERRA NEL CUORE DELLA SUA “PACE”PENSARE LA RIVOLUZIONE OLTRE LE IDEOLOGIE NOVECENTESCHELA SINDROME DI MONACOESSERE VLADIMIR PUTINL’IMPERIALISMO ENERGETICO DELLA RUSSIA

5 pensieri su “PER UN ANTIMPERIALISMO ATTIVO E INTRANSIGENTE. ALTRO CHE “NEUTRALITÀ ATTIVA”!

  1. Pingback: GUERRA E – COSIDDETTA – PACE | Sebastiano Isaia

  2. Leggere interventi di questo tipo riconcilia col mondo. Sopraffatti dallo tsunami della propaganda dei regimi capitalisti (di entrambe le parti) alcune “semplice” righe che ribadiscano le posizioni internazionaliste aprono un -seppur minimo- squarcio di speranza nel futuro. Sebbene la coscienza di classe sia ai minimi storici, in questo momento e sempre piu’ a gran voce, svelare la vera natura di questa, come di tutte le guerre nell’epoca dell’imperialismo, deve essere il primo compito degli internazionalisti.
    Non posso che incitarla a continuare su questa – seppur ardua- strada.

    C.

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