LA GUERRA SECONDO MARCELLO VENEZIANI

Ho letto le Dieci tesi sul presente conflitto di Marcello Veneziani e vi ho trovato, quasi alla lettera, molte delle argomentazioni di chi sostiene “da sinistra” le ragioni dell’aggressione russa all’Ucraina. Con questa sola significativa differenza: al contrario dei putiniani di “sinistra”, Veneziani, che non vuole essere definito un putiniano («chi lo fa o è in malafede o è un cretino»), individua nella Cina il maggior pericolo che minaccia l’Occidente, mentre i primi non considerano una minaccia, tutt’altro, «l’espansione globale dei cinesi, la conquista di interi continenti e l’esportazione del loro modello nel mondo» (La Verità).

Veneziani denuncia un «Occidente in preda al nichilismo», e che non sa reagire alla sua «perdita di vitalità», e questo mi riporta alla virile figura del Presidente russo, molto apprezzato nel recentissimo passato dalla “destra” italiana ed europea proprio per la sua postura antimodernista (soprattutto in materia di famiglia, di sessualità e di religione) e antiglobalista. Lungi da me comunque l’idea che egli sia un «filoPutin». Forse sul piano “culturale” qualcosina… «Lei è in malafede o è un cretino»: me la sono cercata!

Come la gentaglia stalinista del nostro Paese che appoggia il massacro di donne, bambini e vecchi attuato in Ucraina dall’Armata Russa (ah, nostalgia canaglia!), il “destro” Veneziani individua negli Stati Uniti l’Impero del Male: «Gli Usa vogliono essere l’Impero del Bene e i gendarmi del mondo che decidono i diritti o gli stati canaglia sulla base dei loro interessi, generando reazioni in tutto il mondo. Gli Stati Uniti non hanno alcuna remora di avere nella Nato un autocrate come Putin, il turco Edogan e di avere come tradizionale alleato, l’Arabia saudita in cui i diritti civili sono calpestati». Qui Veneziani incontra, a sua insaputa, il plaudente favore del regime cinese: «Il 2021 è anche stato l’anno in cui l’immagine da “difensore dei diritti umani” degli Stati Uniti è completamente crollata a livello internazionale. La gente non dimenticherà mai l’attacco aereo lanciato dall’esercito americano mentre si stava ritirando dall’Afghanistan, che ha ucciso 10 membri di una singola famiglia afgana, tra cui 7 bambini, compreso uno di soli due anni d’età. La tragedia in Afghanistan è solo un microcosmo del disastro umanitario che gli Stati Uniti hanno creato in altri paesi in nome dei diritti umani. Secondo un rapporto pubblicato il 18 dicembre 2021 sul sito del New York Times, più di 50 mila attacchi aerei statunitensi in Iraq, Siria e Afghanistan sono stati lanciati e condotti in modo sconsiderato, causando la morte di migliaia di civili. Nel dizionario dei politici americani, ciò che chiamano “diritti umani” è in realtà “egemonia”. Ed è per questo motivo che nel 2021, alla 48esima sessione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, molti paesi hanno condannato gli Stati Uniti come il “più grande distruttore di diritti umani al mondo”» (Quotidiano del Popolo Online). Diciamo pure che anche i «diritti umani con caratteristiche cinesi» lasciano molto a desiderare, e non solo all’interno della Cina, ma anche in quei Paesi (in Asia e in Africa) che subiscono la presenza economica e politica del Celeste Imperialismo.

Ma ritorniamo a Veneziani, per concludere rapidamente: «Lo spartiacque tra il bene e il male secondo il metro americano, non è la democrazia, la libertà, la tutela dei diritti civili, ma la convenienza strategica». Sottoscrivo! Questo è però vero non soltanto secondo il metro americano, ma secondo il metro di ogni nazione, di ogni Stato, di ogni imperialismo, incluso quello italiano, che invece il Nostro intellettuale ovviamente sostiene, sebbene in una prospettiva non grettamente nazionalista: «siamo per l’Italia, per l’Europa e per un mondo equilibrato, pacifico e multipolare». Sul «mondo equilibrato, pacifico e multipolare» arrivano applausi anche dalle tribune di “sinistra”, dai tifosi del «vero multipolarismo» caldeggiato da Xi Jinping e da Putin. Inutile dire che per chi scrive la “pace” di cui qui si parla, è la “pace” capitalistica fondata sul dominio e sullo sfruttamento degli uomini e della natura; la “pace” che preparare ogni sorta di catastrofe sociale, incluse le pandemie e i conflitti armati. Ho letto qualche giorno fa su un muro di una casa: «La vostra “pace” mi fa schifo quanto la vostra guerra»: sottoscrivo!

«Il riarmo dell’Europa, la costituzione di un esercito europeo e l’aumento delle spese militari, potrebbero anche essere una necessità; ma farlo alle dipendenze strategiche e militari della Nato e degli Usa, su loro input e in fondo con le loro finalità, che non coincidono con gli interessi europei, è una sciagurata follia». Qui l’orgasmo degli antiamericani delle tendenze politiche e ideologiche più estreme (dai nazisti agli stalinisti: per me pari sono) è assicurato! A proposito: ho scritto “antiamericani”, non “antimperialisti”. Come diceva quello, le parole sono importanti.

«Se Putin è criminale di guerra lo è almeno quanto i vari presidenti statunitensi e britannici che hanno fatto bombardare città, ospedali e scuole e ucciso popolazioni civili e bambini in Iraq, in Libia, nello Yemen, in Siria, in Serbia, in Kosovo, e in tante altre località. Uccidendoli a volte anche in tempo di tregua con l’embargo ai medicinali e ai generi di prima necessità». Di nuovo: sottoscrivo! Ma il problema, almeno per chi scrive, non è relativizzare la criminalità imperialistica, per dir così, normalizzarla sul fondamento di una realpolitik che concepisce questa società come la sola possibile o anche solo immaginabile (senza correre il rischio di finire al manicomio): il problema è, appunto, questa stessa società, la quale ha negli orrori delle guerre, più o meno estese che siano, solo la sua più brutale manifestazione. Mi pare di sentire una voce, forse è quella di Veneziani: «Ma lei è pazzo!» Ecco, appunto…

Leggi: La dimensione mondiale del conflitto Russo-Ucraino

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