SUL “COMPLESSISMO”

L’importante è di riuscire ad accollare la colpa
della guerra alla parte avversa (A. Hitler, 1939).

Per molti opinionisti politici la complessità non è che un facile quanto risibile alibi per non condannare l’aggressione russa dell’Ucraina: il “complessismo” non sarebbe che l’anticamera del putinismo. Come stanno le cose?

C’è forse qualcuno che può negare la natura complessa della società capitalistica del XXI secolo? Credo proprio di no.  La realtà è complessa per definizione; essa è complessa nella sua fenomenologia economica, politica, geopolitica, culturale, psicologica, in una sola parola: sociale. Tuttavia, al cuore dell’intricatissima matassa dei fenomeni sociali considerati nella loro dimensione “locale” e “globale”, insiste un nocciolo duro che dà sostanza, direzione e significato alla complessa totalità che realizza la nostra società.

Questo nocciolo, questo cuore pulsante è rappresentato, a mio avviso, dai rapporti sociali di dominio e di sfruttamento che governano, in modo più o meno diretto e invasivo, la nostra esistenza, spesso fin nei minimi particolari, addirittura nei dettagli – dove infatti ama nascondersi il Dominio.

Quanto concettualmente superficiale (spesso anche banale) e politicamente reazionario sia il punto di vista “complessista”, è dimostrato dal fatto che la critica svolta dal “complessista” al cosiddetto mainstream, al “pensiero unico” (che è sempre quello degli altri), non sfiora neanche la ciclopica realtà della divisione classista degli individui, la cui esistenza ruota ossessivamente intorno a disumani interessi di potere variamente “declinabili”: economici, politici, geopolitici, sistemici. O, quando va bene, il “complessista” si limita a prendere atto di quella disumana (violenta, totalitaria, alienante) realtà, giusto per versare le solite due lacrimucce progressiste e filantropiche e rifilarci qualche ricetta riformista più o meno originale. Che posta questa Società-Mondo il conflitto armato sia necessariamente la continuazione della guerra sistemica (economica, geopolitica, tecnologica, scientifica, ideologica) con mezzi violenti, al sofisticato orecchio del “complessista” questa tesi suona come fin troppo rozza e antiquata; insieme al Santissimo Padre egli ripete le solite banalità “pacifiste” sull’urgenza di mettere fuori della storia la guerra – quando invece si tratterebbe di mettere questa società fuori dal nostro orizzonte e inaugurare la storia dell’«uomo in quanto uomo», la storia di «umanità al suo livello più alto» (Arthur Schopenhauer), di «un’umanità socialmente sviluppata» (Karl Marx). «Ma la realtà è complessa!» E già, l’avevo dimenticato. Tendo sempre a semplificare le cose!

Scrive sul Fatto Quotidiano la Professoressa di filosofia teoretica Donatella di Cesare, teorica del “complessismo”, reagendo alla «violenza schematica che mina al fondo la democrazia» (capitalistica: altra mia semplificazione!): «C’è il male e il bene, l’autocrate e le democrazie, la repressione e la libertà. Ringrazia piuttosto di essere da questa parte, perché dall’altra saresti già in galera. E dunque taci! Smetti di fare domande fastidiose e riconosci il fatto oggettivo che in sintesi è: A ha invaso B. Punto. Altrimenti detto: il grosso ha picchiato il piccolo. E tutti non potranno fare a meno di essere con quest’ultimo. […] Applicare gli schemi A – B è grottesco». Non c’è dubbio. Per come la vedo io, il fatto oggettivo è che quell’aggressione ha avuto luogo in un contesto storico-sociale ben preciso, il quale chiama in causa i concetti di capitalismo e di imperialismo, concetti con cui l’anticapitalista esprimere la realtà della contesa interimperialistica che spesso genera i conflitti armati. Personalmente è questo schema, questo filo concettuale che ho tirato per orientarmi nella complessità della guerra mondiale in corso che per adesso si manifesta come conflitto armato in Ucraina; i risultati del mio “schema classista” si possono vedere nei diversi post dedicati a esso.

Scrive il direttore del Foglio Claudio Cerasa, nel suo quotidiano corpo a corpo contro i “complessisti”: «Putin fa quello che fa non perché ha reagito all’allargamento della Nato in Ucraina, che è un altro falso storico, perché i paesi Nato che confinano con la Russia esistono già (dalla Lettonia all’Estonia) e perché l’assalto russo è un atto che nasce solo dal puro imperialismo, come è stata costretta a riconoscere in Germania anche la fondazione Rosa Luxemburg, affiliata alla Linke tedesca». Sulla natura imperialista della Russia, da Stalin a Putin, chi scrive non ha avuto alcun dubbio; ma chi sono io al confronto della «fondazione Rosa Luxemburg affiliata alla Linke tedesca»? Ancora il soldato Cerasa: «Chi non è netto sull’aggressione in Ucraina non lo fa per questioni legate alla complessità. Lo fa, volontariamente o involontariamente, per questioni legate a una malcelata complicità». «Involontariamente» e «malcelata complicità» credo che non stiano bene insieme dal punto di vista logico. In ogni caso, credo che la mia posizione sul conflitto in corso sia sufficientemente netta, cosa che ovviamente non mi mette al riparo dalle critiche – qualcuno potrebbero accusarmi di “oggettivo” putinismo, mentre qualcun altro di “oggettivo” filoamericanismo, visto che non difendo le ragioni dell’imperialismo concorrente a quello cosiddetto Occidentale: me ne farò una ragione! L’accusa di intelligenza col nemico, di cui oggi sono pieni i cosiddetti mezzi di informazione, ci fa capire che cosa potrebbe capitare in sorte  domani a chi si rifiutasse di difendere anche con le armi le eccellenti ragioni della Patria, la cui difesa «è sacro dovere del cittadino» (Art. 52 della Costituzione). Com’è noto, il concetto di «difesa della Patria» si presta a letture complesse…

A ben considerare, il “complessismo” di quasi tutti i “complessisti” si riduce sul piano politico a una scelta di campo ben precisa: contro gli Stati Uniti d’America e a favore di un’Unione Europea finalmente indipendente e in grado di tessere ottime e fraterne relazioni con tutti i Paesi del mondo – a cominciare, ovviamente, dalla Russia e dalla Cina. Dopo tutto, il “complessismo”, che si perde nella ricerca dei “torti” e delle “ragioni” (spesso solo per buttare la palla in tribuna),  non è poi così… complesso.

Leggi: APPUNTI SULLA NATURA DELLA “GUERRA CALDA”;  La dimensione mondiale del conflitto Russo-Ucraino

11 pensieri su “SUL “COMPLESSISMO”

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