IL PACIFISMO SECONDO SLAVOJ ŽIŽEK

sputinNapoleone non cessò di lagnarsi con Kutuzov
e con l’imperatore Alessandro perché la guerra
veniva fatta senza rispettare le regole (come se
ci fossero delle regole per uccidere gli uomini).
L. Tolstoj, Guerra e pace.

Secondo Slavoj Žižek «Il pacifismo è la risposta sbagliata alla guerra in Ucraina»: come dargli torto? Personalmente sono ormai – diciamo pure purtroppo! – svariati decenni che sostengo, guerra dopo guerra, riarmo dopo riarmo, istallazione missilistica dopo istallazione missilistica (da quella di Comiso in poi: preistoria!) e quant’altro, l’inconsistenza politica delle tesi pacifiste, il loro carattere ideologico che non di rado sconfina nella mistificazione propagandistica al servizio di qualche Potenza: vedi i “Partigiani della Pace” devoti a Stalin. Analogo discorso si può fare per il cosiddetto “neutralismo”, un concetto risibile soprattutto alla luce della Società-Mondo del XXI secolo.

Il punto di vista pacifista per un verso non coglie nemmeno alla lontana le cause storico-sociali dei conflitti armati fra le nazioni, e per altro verso concepisce la – cosiddetta – pace come mera assenza di quei conflitti, mentre nei fatti non è minimamente interessato alla guerra sociale permanente di tutti contro tutti, fatto assolutamente inevitabile nella nostra Società-Mondo che non raramente dà corpo ai conflitti armati. Questi limiti congeniti del pacifismo non raramente ne determinano lo smottamento in direzione di posizioni guerrafondaie e nazionaliste. L’anticapitalista è interessato al sentimento pacifista che attraversa la società nella misura in cui egli può far leva su di esso per portarlo su un terreno politicamente più fecondo; si tratta di un lavoro tutt’altro che agevole.

Come già si intuisce, un aspetto fondamentale distingue la mia critica del pacifismo e del neutralismo (e del “complessismo”) da quella del filosofo sloveno: la prospettiva politico-sociale che la informa, la natura dichiaratamente “di classe” del mio antipacifismo. Mentre infatti Žižek muove la sua critica del pacifismo che rimane intrappolato in una visione immaginifica del mondo («il grande successo di Imagine di John Lennon si spiega con il fatto che è stata una canzone popolare ma per le ragioni sbagliate») assumendo il punto di vista della “sinistra” liberale ed europeista, che è il punto di vista dell’imperialismo europeo (ancora in formazione come entità unitaria) e della fazione “progressista” delle classi dominanti d’Europa, la mia critica del pacifismo è radicalmente antimperialista e anticapitalista. A differenza di Žižek io mi schiero contro la guerra in corso in Ucraina nella sua interezza, nella sua disumana e imperialistica totalità, mentre il prestigioso intellettuale prende di mira solo la Russia di Putin e si schiera dalla parte dell’Ucraina, dell’Unione Europea e della Nato, cioè a dire dalla parte di ciò che realizza, insieme alla Russia e ai suoi alleati (la Cina) il problema. Questo problema non va considerato, per come la vedo io, dal punto di vista geopolitico («la guerra non riguarda l’Ucraina ma un momento del brutale tentativo di cambiare la nostra [nostra di chi?] intera situazione geopolitica»), che è il punto di vista delle classi dominanti, delle nazioni, degli Stati, né da un punto di vista astrattamente “valoriale” (a Occidente come a Oriente si tratta pur sempre di valori fioriti sul fondamento della civiltà capitalistica); il problema che ci riguarda va approcciato dal punto di vista squisitamente storico e sociale e alla luce di una concezione radicalmente anticapitalista.  La natura imperialista della guerra in corso in Ucraina non dipende solo dal versante russo del conflitto ma da tutti i versanti, e lo stesso nazionalismo (o patriottismo) ucraino è parte organica di questa realtà, la quale va considerata nella sua complessa e dinamica dimensione mondiale. La natura storica e sociale della guerra è il solo criterio corretto da tenere presente nella formulazione di un giudizio politico su di essa.

Dal mio punto di vista è del tutto indifferente, nel giudizio politico da formulare su una guerra, quale Paese dà inizio alle ostilità: per me, infatti, il problema non è chi spara o invade per primo, ma la realtà sociale che rende possibile, e a un certo punto anche inevitabile, il conflitto armato. Inevitabile, beninteso, poste determinate condizioni, che in effetti spesso “maturano”, anche a prescindere dalla volontà delle classi dirigenti, ma per processi che non di rado sfuggono al loro controllo. Questo stesso conflitto armato va considerato come parte e come continuazione con altri mezzi della più generale guerra sistemica che si fanno le imprese, gli Stati, le alleanze interimperialistiche, gli stessi individui – assoggettati alla divisione classista della società. L’obiettivo di questa guerra di tutti contro tutti è l’acquisizione di più potere sociale, nell’accezione più vasta di questo concetto; al cuore di questo potere batte sempre più forte l’interesse economico: più profitti, più mercati, più materie prime, più forza lavoro a basso costo o a più altra professionalità e una migliore posizione geopolitica per difendere ed estendere tutti questi interessi. La società capitalistica trasuda violenza sistemica da tutti i suoi pori, e il conflitto armato è solo una manifestazione, certamente la più brutale, visibile e pregna di conseguenze, di quella violenza; esso va quindi considerato alla luce di questa disumana realtà, la quale genera anche le cause che stanno dietro alla sua concreta dinamica, al fatto che, ad esempio, un Paese è posto nelle condizioni di iniziare le ostilità, ha cioè interesse a sparare il primo colpo di cannone, ad infrangere per primo i confini del nemico, a impossessarsi dei suoi territori nazionali o extranazionali – vedi i vecchi possedimenti coloniali. L’inizio di un conflitto (quale Paese aggredisce per primo un altro Paese), la sua immediata fenomenologia, l’ultima goccia che ha fatto traboccare il famoso vaso: tutto questo non ci dice niente di significativo sulla natura storica e sociale della guerra, e chi si forma un giudizio su di esso sulla base della contingenza empirica si mette dal punto di vista delle classi dominanti, delle nazioni, degli Stati.

Žižek invece sostiene che «Oggi non si può essere di sinistra se non si sta inequivocabilmente dietro l’Ucraina». E infatti chi scrive non è mai stato di “sinistra”; di più: chi scrive ha sempre combattuto la “sinistra”, intendendo con questo termine la vasta galassia politica che un tempo comprendeva gli stalinisti delle diverse tendenze ideologiche (come i maoisti, la variante “cinese” degli stalinisti fedeli alla Chiesa moscovita) e i socialisti riformisti, e che oggi sopravvive nelle forme più disparate – inclusa quella “eretica” e “critica” di  Žižek.

Combattiamo per la Pace! Forse…

Per il nostro filosofo il «sogno imperiale» di Putin, dominato dall’idea di «poter ricattare il mondo intero» attraverso il possesso delle materie prime energetiche e alimentari, rappresenta per l’intera umanità un vero e proprio incubo, e di certo lo rappresenta per la «sinistra», e quindi si indigna dinanzi a quella “sinistra” che balbetta incomprensibili frasi neutraliste e pacifiste, quando non si schiera apertamente dalla parte delle ragioni della Russia di Putin. Come ho già scritto, personalmente non faccio alcuna distinzione tra le ragioni della Russia e le ragioni dell’Ucraina (e dei Paesi che ne sostengono la resistenza): si tratta infatti a mio avviso di ragioni radicalmente ostili alle classi subalterne tanto della Russia quanto dell’Ucraina, e il fatto che quelle classi siano oggi completamente assoggettate all’ideologia dominante nelle sue diverse forme (autoritaria, progressista, sciovinista, patriottica, sovranista, europeista, ecc., ecc.) non fa venire meno l’urgenza di dire la verità. Si tratta naturalmente di una “certa” verità, di una verità maturata alla luce di certi presupposti teorici e politici che cerco di esporre e chiarire come posso – e cioè male!

Colgo l’occasione per esprimere la mia solidarietà umana e politica agli ucraini e ai russi presi tra due fuochi, stretti nella morsa di interessi disumani e ultrareazionari che non meritano il versamento di un solo goccio di sangue umano.

«Coloro che sostengono un minore sostegno all’Ucraina e una maggiore pressione su di essa per negoziare, inclusa l’accettazione di dolorose rinunce territoriali, amano ripetere che l’Ucraina semplicemente non può vincere la guerra contro la Russia. Vero, ma vedo proprio in questo la grandezza della resistenza ucraina: hanno rischiato l’impossibile, sfidando calcoli pragmatici, e il minimo che gli dobbiamo [gli dobbiamo chi? noi europei? noi occidentali? noi  “sinistri”? noi “marxisti”?, noi “proletari”?] è il pieno sostegno, e per fare questo abbiamo bisogno [abbiamo bisogno chi?] di una Nato più forte, ma non come un prolungamento della politica statunitense [non sia mai!]. Ciò che è assolutamente inaccettabile per una vera sinistra oggi non è solo sostenere la Russia, ma anche fare una più “modesta” affermazione neutrale che la sinistra è divisa tra pacifisti e sostenitori dell’Ucraina, e che si dovrebbe trattare questa divisione come un fatto minore che non dovrebbe influenzare la lotta globale della sinistra contro il capitalismo globale. […] Dal punto di vista di destra, l’Ucraina combatte per i valori europei contro gli autoritari non europei; dal punto di vista di sinistra, l’Ucraina combatte per la libertà globale, inclusa la libertà degli stessi russi. Ecco perché il cuore di ogni vero patriota russo batte per l’Ucraina». Sulla «libertà globale» (sic!) e sul «vero patriota russo» (risic!) di Žižek per adesso è meglio sorvolare; qui mi limito a confermare la seguente convinzione: “destra” e “sinistra” sono due facce della stessa capitalistica medaglia.

IL “REVISIONISMO STORICO” DI PUTIN   

PENSAVO FOSSE DOSTOEVSKIJ E INVECE ERA ORWELL!

La dimensione mondiale del conflitto Russo-Ucraino

7 pensieri su “IL PACIFISMO SECONDO SLAVOJ ŽIŽEK

  1. LA PACE SECONDO XI JINPING

    «La sera del 22 giugno, il capo di Stato cinese Xi Jinping ha partecipato alla cerimonia di apertura del BRICS Business Forum in modalità video e ha tenuto un discorso tematico dal titolo “Cogliere la tendenza dei tempi e creare un futuro luminoso”. Lo studioso italiano di relazioni internazionali Fabio Massimo Parenti si è detto pienamente d’accordo con l’idea del presidente Xi Jinping secondo cui la comunità internazionale dovrebbe lavorare insieme per difendere la pace e la stabilità.

    Parenti ha osservato che mantenere la pace è l’obiettivo comune di tutti e che la pace è inoltre un diritto umano fondamentale. Secondo il ricercatore italiano la pace è il più grande benessere, non solo sancito dallo Statuto delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale, ma anche il principio fondamentale della convivenza umana. Pertanto, si può dire che il concetto di “comunità umana con un futuro condiviso” è un valore comune inclusivo dell’umanità.

    Il capo di Stato cinese ha sottolineato che le sanzioni sono un “boomerang” ed una “lama a doppio taglio” e che politicizzare, strumentalizzare ed armare l’economia mondiale, imponendo unilateralmente sanzioni e sfruttando una posizione dominante nel sistema finanziario e monetario internazionale, alla fine danneggerà gli altri e se stessi e porterà un disastro a tutti i popoli del mondo. Parenti ha detto di essere pienamente d’accordo con il discorso del presidente Xi Jinping, affermando che le sanzioni sono in realtà coercizione economica che porterà solo a concorrenza e confronto molto feroci, e che alla fine provocheranno molti danni» (Quotidiano del Popolo Online).

    Quando il Carissimo Leader del Celeste Imperialismo parla di “pace” e di “futuro luminoso” la mano dell’anticapitalista “senza se e senza ma” corre velocissima alla pistola, soprattutto quando il Carissimo Leader è supportato da uno studioso italiano. Non c’è dubbio: «la tendenza dei tempi» è oltremodo pessima.

  2. «Non posso accettare che dei miei concittadini sostengano la guerra».

    Intervista di Yurii Colombo a Dmitry Andreyanov, 55 anni di Rostov sul Don. Giornalista prima della Tv di Stato e poi del canale di opposizione Dozhd (ora chiuso) si è rifugiato nella capitale dell’Armenia, Erevan, dopo invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio.

    «Ce ne siamo andati subito dopo il 24 febbraio, appena è stato possibile. Appena abbiamo raccolto i mezzi economici (per ora a Erevan si possono spostare i soldi) fatto il passaporto, e quindi abbiamo fatto le valigie e siamo andati in aeroporto. Del resto non avevamo nessuna voglia di finire in galera come disertori!»

    In Italia esiste una minoranza dell’opinione pubblica che ritiene che nel 2014 sia stata condotta una guerra tra battaglioni ipernazionalisti o nazisti come l’Azov e dei battaglioni antifascisti delle Repubbliche cosiddette popolari. Cosa può dire a tale proposito?

    «In Ucraina non c’è stata a mio avviso alcuna guerra civile. C’è stata un intervento diretto della Federazione Russa nel territorio ucraino con l’occupazione di tre provincie. Il ruolo fondamentale che venne giocato dall’esercito russo nel 2014, ormai non è un segreto per nessuno. L’uso di armi sofisticate e di missili lo dimostra con evidenza come del resto l’uso dell’aviazione. Anche alcuni reparti del Donbass ovviamente combatterono ma furono ben equipaggiati dalla Russia. E una buona fetta di costoro erano avventuristi e mercenari. L’esercito ucraino ben poco organizzato poté fare ben poco in quella situazione. Anche perché del resto era ben poco motivato a combattere. […] Credo che molti russi non siano diversi dai cubani che vivono poveramente e sotto la dittatura ma ritengono che sia sempre e solo colpa degli americani. La colpa anche in Russia sarà degli Occidentali che non ci hanno capito, che ci hanno emarginato e così via. Purtroppo abbiamo avuto tutto il mondo contro, si dirà».

    https://ogzero.org/l-esodo-dalla-russia/

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