NEUROSCIENZE E LIBERO ARBITRIO

Secondo Edoardo Camurri le ultime ricerche nel campo delle neuroscienze dimostrerebbero che il libero arbitrio non è che una costruzione del nostro cervello, il quale ha bisogno di creare l’illusione della libertà per fini evoluzionistici. Queste ricerche metterebbero quindi in crisi vecchie e radicate credenze intorno all’esistenza della libertà come essenziale fondamento del nostro agire politico, come attributo fondamentale della nostra stessa umanità. Pensiamo solo al concetto di responsabilità individuale nell’ambito di azioni passibili di sanzione penale: se il libero arbitrio non esiste; se le nostre azioni sono deterministicamente assoggettate alle interazioni neuronali che “rigano” il nostro cervello, hanno senso i concetti di colpa e di pena? Insomma: siamo davvero liberi? Ponevo questa domanda su un post del 2016 (Partorirai con denaro!); tre anni dopo vedeva la luce il saggio di Mario De Caro, Andrea Lavazza e Giuseppe Sartori Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio (Codice ed.): come si dice, il titolo è tutto un programma.

Approcciare il concetto di libero arbitrio dalla prospettiva offerta dalle neuroscienze è come voler comprendere il significato di una poesia, di un romanzo, di una qualsivoglia opera d’arte, oppure di una scoperta scientifica, di una filosofia o religione a partire dal funzionamento della complessa struttura fisica del nostro cervello. E questo muovendo dalla banalissima – e volgarissima – considerazione che non esiste attività umana (fisica, intellettuale e affettiva) che non abbia un preciso riscontro nella dinamica neurofisiologica – fatto che, fra l’altro, portò gli antichi a farsi “bizzarre” idee sulla sede fisica dell’intelligenza, dell’amore e dell’umore.

Piuttosto è corretto affermare che le ricerche sempre più costose e sofisticate delle neuroscienze si prestano benissimo alle esigenze di controllo sociale e di manipolazione della volontà degli individui (attraverso la manipolazione delle attività dei neuroni) che fanno capo al Domino sociale capitalistico. Si parte dal “sostrato fisiologico” dei comportamenti delle persone per influenzarne il comportamento e le scelte sociali: già il famigerato Pavlov aveva dimostrato qualcosa su questo aspetto.

Scrive Camillo Padoa-Schioppa, del Washington University School of Medicine in St. Louis: «I ricercatori hanno inserito dei piccoli elettrodi nella corteccia orbitofrontale delle scimmie, in grado di stimolare elettricamente (senza che gli animali provassero dolore) e selettivamente i neuroni che rappresentavano il valore di ciascuna opzione [scelta tra alcune bevande: succhi di pera e d’arancia, limonata, succo di mela, di anguria, di ciliegie, di kiwi, acqua e altro]. Variando questa stimolazione, e qui sta il risultato più sorprendente, gli scienziati sono riusciti a cambiare, di fatto, il valore attribuito a ciascuna scelta. Osservando poi che effettivamente le scimmie tendevano a cambiare le proprie scelte in modo predicibile rispetto ai cambiamenti indotti dalla stimolazione. […] Sembra che il cervello umano sia molto simile a quello delle scimmie. Pensiamo che questo circuito neurale sia responsabile di tutti i tipi di scelta, che si tratti di pietanze sul menu di un ristorante, investimenti finanziari o preferenze elettorali. Perfino decisioni più importanti, come quale carriera intraprendere o quale persona sposare, usano probabilmente questo circuito: ogni volta che una scelta si basa su preferenze soggettive, questi neuroni ne sono responsabili». Ne sono responsabili, oppure è corretto dire che questi neuroni si attivano ogni volta che compiamo una scelta? Se scrivo una poesia, o una formula matematica, è del tutto ovvio che innesco una quantità impressionante di complesse attività neurali; ma è possibile ricavare il significato di quella poesia e di quella formula matematica, nonché quello delle mie intenzioni e dei miei interessi, da quella attività? Io credo proprio di no. Per capire il significato di ciò che fa di noi degli esseri umani, dobbiamo accedere a una conoscenza profondamente diversa da quella che possono offrirci le neuroscienze, le scienze predilette dal Dominio proprio perché lo mettono nelle condizioni di fare degli individui delle scimmie sottoposte alla stimolazione elettrica (ma priva di dolore: consoliamoci!) e selettiva dei neuroni. Il Dominio ama il gioco facile, e ci colpisce alle spalle ogni volta che ne ha la possibilità.

Personalmente sono molto interessato alle neuroscienze e al dibattito politico, filosofico, religioso e “antropologico” da esse suscitato solo dal punto di vista critico qui sinteticamente illustrato.

La riflessione sul libero arbitrio alla luce delle neuroscienze è una pietanza ormai vecchia di almeno un ventennio; questa robaccia concettuale è considerata alla stregua di oro colato da un numero sempre più numeroso di filosofi e antropologi. Personalmente me ne sono occupato in diversi scritti, ai quali rimando chi legge (*). Qui vorrei solo riportare la risposta di Giuliano Ferrara alla riflessione svolta da Edoardo Camurri sul Foglio di ieri: «Io me la vorrei cavare con un paio di battute, la prima delle quali è che quando sento parlare di neuroscienze metto la mano alla rivoltella, come Bombacci quando sentiva parlare di cultura». Sottoscrivo, al netto della mia antipatia per lo sbruffone e parolaio Nicolò Bombacci, prima “bordighista di ferro” ai tempi della fondazione del PC d’Italia e poi fascista – questo sempre a proposito di “libero arbitrio”…

(*) SUL CONCETTO DI LAVORO MENTALE E SULLA TEORIA LENINIANA DEL RIFLESSO; RIDATEMI IL LIBERO ARBITRIO!; LA PARTICELLA DI DIO E L’ORGASMO COSMICO DEGLI SCIENTISTI

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