DUE PAROLE SUL RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL

Dal rapporto di Amnesty International del 4 agosto: «Nel tentativo di respingere l’invasione russa iniziata a febbraio, le forze ucraine hanno messo in pericolo la popolazione civile collocando basi e usando armamenti all’interno di centri abitati, anche in scuole e ospedali. Queste tattiche violano il diritto internazionale umanitario perché trasformano obiettivi civili in obiettivi militari. Gli attacchi russi che sono seguiti hanno ucciso civili e distrutto infrastrutture civili».

Chi sostiene le ragioni della Russia ovviamente ha accolto con gioia il rapporto di Amnesty, mentre chi sostiene le ragioni dell’Ucraina lo ha trovato quantomeno ingiusto e non equilibrato, perché finisce per «creare una falsa equivalenza tra l’autore del reato e la vittima, tra il Paese che distrugge centinaia e migliaia di civili, città, territori e un Paese che si difende disperatamente», come  ha dichiarato il Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. Va anche detto che Amnesty ha ammonito Mosca in maniera chiara: anche se Kiev utilizza questi espedienti per ottenere un vantaggio militare strategico nei combattimenti, ciò non giustifica in alcun modo attacchi indiscriminati da parte russa. Insomma, la guerra va condotta lungo un virtuoso sentiero di legalità internazionale: ad esempio, bombe a grappolo no ma altre bombe sono invece ammesse. Anche il massacro deve piegarsi al diritto internazionale!

Non intendo entrare nel merito del rapporto di Amnesty International, del cui fondamento non sono in grado di dire nulla; intendo piuttosto cogliere l’occasione per ripetere un concetto fondamentale: questa guerra appare ultrareazionaria e umanamente insostenibile da qualsiasi prospettiva la si guardi, e la popolazione ucraina è presa nella micidiale e mortifera morsa di contrapposti interessi che nulla a che fare hanno con l’idea di umanità, di libertà, di prosperità, di emancipazione. Imperialismo russo e nazionalismo ucraino sono due facce della stessa medaglia, una medaglia che non merita una sola goccia di sangue umano, nessun sacrificio, nessuna sofferenza.

Credere che le guerre si possano combattere secondo criteri e principi informati dal rispetto dei “sacri e inviolabili” (e puntualmente dissacrati e violati) diritti umani è una miserabile illusione che le nazioni (soprattutto quelle più forti e vincenti) sanno bene come usare a loro favore al momento opportuno.

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Un pensiero su “DUE PAROLE SUL RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL

  1. LA SPIETATA LOGICA DELLA GUERRA

    «Questa è una domanda che preoccupa assolutamente tutti: quando finirà la guerra? Qualcuno dice mesi, qualcuno un anno, qualcuno anche di più. Ma la questione in realtà dipende direttamente dalle perdite che la Russia subirà. Più perdite subiscono gli occupanti, prima saremo in grado di liberare la nostra terra e garantire la sicurezza dell’Ucraina. Questo è ciò a cui dovrebbero pensare tutti coloro che difendono il nostro Stato e aiutano l’Ucraina: come infliggere le maggiori perdite possibili agli occupanti in modo che il tempo della guerra si accorci» (Volodymyr Zelensky).

    «Il Wall Street Journal riferisce che il Pentagono ha stimato che la Russia avrebbe circa 80mila soldati morti o feriti dall’inizio della guerra contro l’Ucraina iniziata il 24 febbraio scorso» (Il Sole 24 Ore). Mi sa che ancora non ci siamo!

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