SAMARCANDA. CLIMA FREDDO PER PUTIN

Samarcanda (Uzbekistan). Vladimir Putin a Xi Jinping: «Caro compagno, caro amico! La Russia apprezza l’equilibrio della Cina sull’Ucraina e comprende le sue domande e preoccupazioni sulla questione, sono qui per spiegare la nostra posizione». Da questa gustosa dichiarazione si evince la crescente insofferenza cinese per un conflitto che il Presidente russo aveva promesso, alla vigilia dell’aggressione all’Ucraina (colloquio con il “caro amico e compagno” Xi alle Olimpiadi invernali di Pechini), che sarebbe durato non più di qualche settimana.  La Cina è ben contenta di comprare dalla Russia gas e petrolio a prezzi scontati, e di umiliare le ambizioni imperialistiche di Mosca, ma sa bene che ancora più importante per il Celeste Imperialismo è il suo rapporto commerciale con i Paesi europei e con gli Stati Uniti (1). Anche perché l’economia cinese non gira più a pieno regime come un tempo, anche a causa della strategia Zero-Covid che crea al Paese non pochi problemi economici e sociali; una depressione economica mondiale di certo metterebbe in crisi la “pace sociale” che ha garantito al regime decenni di stabilità. Se l’economia cinese non crea ogni anno circa 10 milioni di nuovi posti di lavoro, espone il Paese al rischio di una dilagante disoccupazione, con ciò che ne segue in termini di “armonia sociale”. La Cina non può mollare la Russia, anche alla luce della sempre più scottante crisi taiwanese e del prossimo Congresso Nazionale del Partito Capitalista Cinese, ma non può certo seguirla a cuor leggero su una strada che non si sa dove potrebbe condurla. Per Paolo Brera il resoconto finale di Pechino sul vertice tra Putin e Xi Jinping è «il più freddo di sempre» (La Repubblica).

«Nel pomeriggio del 15 settembre il presidente cinese, Xi Jinping, ha avuto un incontro con il presidente russo, Vladimir Putin a Samarcanda, Uzbekistan. Xi Jinping ha affermato che quest’anno la Cina e la Russia hanno mantenuto una proficua comunicazione strategica. La Cina è pronta a collaborare con la Russia per rispecchiare il ruolo di grande potenza, svolgere un ruolo di guida e dare stabilità a un mondo turbolento» (Quotidiano del Popolo Online). Un mondo turbolento oggi non rientra negli interessi strategici della Cina. Domani si vedrà. Tra l’altro Pechino teme che tra le ex repubbliche sovietiche centro-asiatiche, così importanti nell’ambito delle Nuove vie della seta, possa scatenarsi un conflitto in grado di rallentare i progetti espansionistici del Celeste Imperialismo. In questo contesto la guerra infinita tra Armenia e Azerbaigian (2), che in questi giorni sta conoscendo l’ennesima fiammata (con un ruolo sempre più “assertivo” della Turchia, che sostiene gli interessi dell’ Azerbaigian), agli occhi della Cina assume un aspetto particolarmente significativo.

Le stesse preoccupazioni ha manifestato a Putin il Primo Ministro indiano Narendra Modi, il quale non ha usato giri di parole per esternarle: «Eccellenza, io so che oggi non è il tempo di fare la guerra». Il virile Vladimir ha risposto che la «Russia fa di tutto per garantire che tutto questo si fermi il prima possibile», ma che «è Kiev che si rifiuta di negoziare»: «La parte opposta, la leadership ucraina, ha rinunciato l’abbandono del processo negoziale, preferendo in questo modo il raggiungimento dei suoi obiettivi».

Intanto Putin fa sapere che la cosiddetta Operazione Militare Speciale in Ucraina «non subirà correzioni. La Russia non ha fretta di raggiungere i suoi obiettivi, che rimangono inalterati. Mosca ha dato fin qui una risposta contenuta ai tentativi dell’Ucraina di danneggiare le infrastrutture russe, ma da ora in avanti la risposta sarà più seria se gli attacchi continueranno» (Agenzia Tass). Inutile dire che si tratta in primo luogo di un messaggio indirizzato al sempre più agitato e frustrato fronte interno russo.

Digressione “francescana” sulla guerra

«Santità, secondo lei in questo momento bisogna dare le armi all’Ucraina? “Questa è una decisione politica, che può essere moralmente accettata, se si fa secondo le condizioni di moralità, che sono tante. La motivazione è quella che in gran parte qualifica la moralità di questo atto. Difendersi è non solo lecito, ma anche una espressione di amore alla patria. Chi non si difende, chi non difende qualcosa, non la ama, invece chi difende, ama. Si dovrebbe riflettere di più sul concetto di guerra giusta» (Il Corriere della Sera). Nel mio piccolo ho sempre riflettuto su quel concetto, e il risultato di questa riflessione si evince chiaramente dai miei post dedicati al conflitto in corso: per le classi subalterne la guerra imperialista non è mai giusta, né lo è la difesa della patria – ossia della società capitalistica. Per i lavoratori e i proletari in generale giusta, politicamente ed eticamente parlando, è la lotta di classe, giusta è l’autodifesa (anche armata) dagli assalti dei nemici di classe (non importa la loro nazionalità) e, dulcis in fundo, giusta è la guerra di classe rivoluzionaria.

Il Santissimo Papa ha inoltre detto: «Dopo le due tragiche guerre mondiali sembrava che il mondo avesse imparato a incamminarsi progressivamente verso il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale, di varie forme di cooperazione. Ma purtroppo la storia mostra segni di regressione. Non solo s`intensificano conflitti anacronistici ma riemergono nazionalismi chiusi, esasperati, aggressivi e nuove guerre di dominio che colpiscono civili, anziani, bambini e malati e provocano distruzione ovunque. I numerosi conflitti armati preoccupano seriamente. Ho detto che era una terza guerra mondiale “a pezzi”, oggi possiamo dire “totale”». Totale e, mi permetto di aggiungere, imperialista. In ogni caso non si tratta né di regressione né di anacronismi: si tratta piuttosto della Maligna continuità storica della società capitalistica. Dopo «le due tragiche guerre mondiali» il mondo non ha cessato di conoscere guerre, violenze, devastazioni e sopraffazioni d’ogni genere. Diritti umani, diritto internazionale, cooperazione fra le nazioni e i popoli: tutta fuffa ideologica intesa a ingannare soprattutto le classi subalterne, che sono poi le prime vittime dell’Imperialismo Unitario.

(1)

L’integrazione del capitalismo cinese nell’economia capitalistica mondiale si può evincere da quanto segue: «Un recente rapporto ha mostrato che il contributo medio della Cina alla crescita economica globale ha superato il 30% nel periodo 2013-2021, classificandosi al primo posto nel mondo. Solo nel 2021, l’aggregato economico cinese rappresentava il 18,5% del totale mondiale dopo la conversione valutaria in base ai tassi di cambio medi annuali, il secondo più grande al mondo e in aumento di 7,2 punti percentuali rispetto al 2012, secondo il rapporto pubblicato dall’Ufficio Nazionale di Statistica. Il rapporto ha anche mostrato che il valore totale del commercio di beni e servizi della Cina ha raggiunto i 6,9 trilioni di dollari nel 2021, continuando a essere al primo posto a livello globale» (Quotidiano del Popolo Online, settembre 2022).

(2) Sta dunque andando per così dire in onda l’ennesima puntata della guerra infinita tra Armenia e Azerbaigian per il controllo dell’ex regione autonoma del Nagorno Karabakh e dei territori adiacenti abitati quasi esclusivamente da azeri fino alla guerra di inizio anni Novanta, ma da allora sotto il controllo di forze armene. Negli ultimi due anni si segnala una più attiva politica di ingerenza nella crisi caucasica da parte della Turchia, che sostiene con sempre maggiore impegno l’Azerbaigian, mentre la Russia, tradizionalmente  più vicina all’Armenia, cerca di non inimicarsi del tutto Baku, anche in considerazione del rafforzamento economico e militare fatto registrare negli ultimi anni dall’Azerbaigian. «L’esplicito sostegno all’intervento militare della Turchia a favore dell’Azerbaijan ha sparigliato le carte, mostrando che la Russia non è l’unico attore regionale di peso nel Caucaso del sud (Osservatorio Balcani e Caucaso, 6/10/2020).

«Rispetto al passato il ruolo della Russia in Armenia può essere diverso? Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, il presidente Putin ha fatto appello alla calma in Nagorno-Karabakh. Secondo Jonathan Katz, un membro anziano della Fondazione Marshall le ultime violenze in Nagorno-Karabakh seguono una serie di riacutizzazioni negli ultimi mesi: “Dato che la Russia è stata coinvolta più profondamente nel conflitto in Ucraina, comprese le perdite subite nelle ultime due settimane, stai vedendo l’Azerbaigian mettere alla prova ciò che può fare. Vedo davvero un indebolimento dell’influenza della Russia nel Caucaso meridionale a causa dell’impatto non solo delle perdite militari, ma anche delle perdite economiche a causa delle sanzioni e di altre misure che rendono la Russia un paese molto più debole oggi e meno in grado di proiettare potere di era pre-febbraio 24”.[…]. Pochi giorni fa in occasione del suo intervento al Forum Ambrosetti, il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev, si era detto disponibile a raddoppiare l’export di gas, annunciando anche la possibilità di un accordo di pace con l’Armenia da siglare entro alcuni mesi. Per cui la possibile normalizzazione dei rapporti tra due ex repubbliche sovietiche che di fatto sono in guerra da due decenni se da un lato è una notizia che va nella direzione della cosiddetta pax energetica e geopolitica, dall’altro non fa certo piacere a chi sta provando in tutti i modi a sabotare la diversificazione energetica del vecchio continente» (Formiche. net).

E l’Unione Europea? «Siglato un memorandum d’intesa dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente azero, Ilham Aliyev, che prevede il raddoppio della fornitura del gas entro il 2027 attraverso la Tap, Trans-Adriatic Pipeline, che approderà in Puglia. “Sono felice di contare sull’Azerbaigian, nostro partner energetico cruciale”, ha commentato von der Leyen dopo la firma del memorandum d’intesa» (Agi, 18/7/2022). Ah, ecco!

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3 pensieri su “SAMARCANDA. CLIMA FREDDO PER PUTIN

  1. BINARIO TRISTE E SOLITARIO…

    «Il dispetto dell’amico cinese, una linea ferroviaria che porta merci in Europa aggirando la Russia. Nel summit in Uzbekistan c’era in primo piano l’incontro tra Xi Jinping e Putin, un test sulla loro “cooperazione senza limiti”. Lo zar non ha ottenuto molto: nessun sostegno pubblico alla sua “operazione militare speciale” in Ucraina. Vero, la Cina continua a comprare petrolio e gas salvando la Russia dalle sanzioni occidentali – e sono in programma nuove strutture di trasporto. Ma al summit uzbeko, un po’ in sordina, si è firmato anche l’accordo di una rotta di commercio su binari. Questa dalla Cina all’Europa, con la Russia tagliata fuori. […] La Cina è comunque determinante. Ieri sul Global Times, il quotidiano governativo, si parlava dell’apertura di questo nuovo “corridoio meridionale” verso l’Europa, sottolineandone l’utilità strategica “alla luce del conflitto in Ucraina e delle crescenti tensioni geopolitiche globali”. Insomma un passo avanti per rendere la regione più collegata al resto del mondo e meno dipendente dalla Russia. Questo però il Global Times non lo dice» (La Stampa).

  2. Pingback: FUGA DALLA RUSSIA? | Sebastiano Isaia

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