FUGA DALLA RUSSIA?

Leggo da qualche parte: «Alla frontiera tra Russia e Finlandia 35 km di coda». Si tratta di giovani russi che cercano di sottrarsi alla chiamata alle armi dopo che il Cremlino ha dichiarato la «mobilitazione parziale» per la guerra in Ucraina per reagire al tracollo militare degli ultimi dieci giorni.  «La preoccupazione per la mobilitazione generale e la conseguente chiusura dei confini sono evidentemente un timore palpabile tra i russi ora che Putin ha fatto il primo passo. Secondo un sondaggio solo il 3% della popolazione si dice disposta a combattere per la Russia» (Quotidiano.net). In tutta la Russia, ma soprattutto a San Pietroburgo e a Mosca, si stanno organizzando manifestazioni contro la guerra. «Secondo il media russo Baza, i poliziotti della capitale, compresi il 1° e il 2° reggimento speciale, saranno radunati in allerta entro le ore 13 italiane. Tutti gli agenti devono avere elmetto, scudi e manganelli». Prevedere una violenta e massiccia ondata repressiva da parte del sanguinario regime putiniano è fin troppo facile. Chi scende in piazza contro la guerra rischia fino a 15 anni di carcere.

«La mobilitazione parziale e il sostegno ai referendum in terra ucraina tradiscono un azzardo e un’urgenza che derivano dalla crescente insoddisfazione verso l’operato del presidente russo. Sia sul fronte interno, sia su quello internazionale» (Limes). Segni di insofferenza nei confronti di Mosca in queste ore provengono soprattutto dalla Cina e dalla Turchia, Paesi che non intendono lasciarsi trascinare dentro un conflitto di più vaste proporzioni che necessariamente implicherebbe un più massiccio e diretto intervento da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.  Non c’è dubbio che alcune scelte di Putin, come quella di indire un “referendum” di annessione su un territorio che l’esercito russo controlla solo in parte, appaiono dettate dalla disperazione, o dall’illusione di poter bleffare per guadagnare tempo, anche per riorganizzare un esercito che ha palesato molti e gravissimi limiti (1).

La situazione è giunta al grado di criticità temuto e denunciato in questi giorni dagli anglo-americani, i quali hanno cercato di rendere meno travolgente la controffensiva di Kiev per consentire all’orso russo una più agevole e meno disonorevole ritirata militare e politica, aderendo al concetto più volte espresso dal Presidente Macron secondo il quale «La Russia va sì battuta ma non umiliata». In ogni caso solo una vittoria, magari solo di “misura”, può salvare il regime putiniano, e questo è l’unico fatto certo con il quale tutti i protagonisti di questa guerra imperialista, che minaccia di allargarsi e di incrudelirsi, devono fare i conti. «Per gli Usa, la minaccia nucleare di Putin, che ha detto di essere pronto a usare qualsiasi mezzo per difendere la Russia, è credibile e Washington la prende “sul serio” e, se Mosca dovesse passare ai fatti, “ci saranno conseguenze gravi”. Zelensky: “Putin vuol farci annegare nel sangue dei suoi soldati”» (Tgcom24). E del sangue dei soldati ucraini, ne vogliamo parlare?

Di certo con questa guerra, che si combatte anche sul terreno economico, fanno i conti tutti i giorni anche le classi subalterne del nostro Paese, costrette a stringere ancor di più la cinghia e a passare senza soluzione di continuità dalla crisi pandemica a quella bellica: che gran bella società! In compenso, tra qualche giorno i cittadini potranno scegliere «liberamente e democraticamente» da quale governo desiderano farsi amministrare – ossia controllare, opprimere, taglieggiare. È la democrazia capitalistica, bellezza! Personalmente mi asterrò dal partecipare alla farsa elettorale.

Secondo Aleida Guevara, figlia del mitico (non certo per chi scrive!) (2) Che, la Russia sarebbe stata costretta a intervenire in Ucraina per difendere i suoi confini; della serie il lupo stalinista perde il pelo ma non il vizio! Approfitto di questa occasione per esprime la mia solidarietà alle donne iraniane che in questi giorni stanno sfidando con grande coraggio l’ultrarepressivo e violento regime di Teheran. «Camminare e passeggiare senza velo»: che scandalosa provocazione di stampo occidentale! Sono sicuro che molti amici italiani di Putin sentono puzza di “rivoluzione colorata” in Iran: che personaggi escrementizi!

(1) «Cominciamo con qualche cifra. Sono ventun anni che Vladimir Putin profonde risorse ingentissime per ammodernare e potenziare le forze armate russe, che arrivato al potere aveva trovato in condizioni pietose. Restaurare la grande potenza che era stata l’Unione Sovietica è stato da subito la sua vera priorità. Dal 2000 a oggi, Mosca ha speso in armamenti la cifra mostruosa di 1,1 trilioni di dollari. In altri termini, in questo ventennio, la spesa militare russa è aumentata di oltre sette volte, passando dai 9,23 miliardi dollari del 2000 ai 65,9 del 2021. La Russia è passata così dal 21° al 5° posto assoluto nel mondo: più di Mosca spendono solo gli Stati Uniti, la Cina, l’India e il Regno Unito; ma in proporzione rispetto alle risorse nazionali, nessuno supera Putin: nel 2020 il 4,26% del prodotto interno lordo, a tutto detrimento delle necessità reali di un Paese in cui 16 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, i salari medi sono nettamente inferiori perfino a quelli dei Paesi Ue più poveri come Bulgaria e Romania e la vita media anche per le carenze delle sottofinanziate sanità e istruzione pubblica è dieci anni più breve che da noi. […] La difesa negli ultimi 15 anni ha assorbito quote variabili tra il 12 e il 23%, che raggiungono un impressionante 34% se si includono i costi per le forze di sicurezza e di polizia. Nonostante vent’anni di spese colossali e dedizione maniacale da parte del Numero Uno, le forze armate russe non riescono da sei mesi a prevalere in Ucraina, dove avevano previsto di imporsi nel giro di pochi giorni. E questo non solo per una sottovalutazione di chi hanno aggredito (Zelensky non solo ha rifiutato la resa e la fuga, ma è stato in grado di ottenere armi e sostegno dall’Occidente e di mobilitare 700mila uomini), ma soprattutto per una sopravvalutazione della propria forza, intaccata tra l’altro da un’endemica corruzione che arriva fino ai più alti livelli militari. […] La campagna d’Ucraina sta evidenziando una serie di carenze impressionanti in settori fondamentali: di organizzazione e logistica in primo luogo, ma anche di quegli armamenti moderni che sulla carta avrebbero dovuto fare la differenza a favore della Russia. Questo non è un esercito professionale, commentano i più alti generali americani, e il celebre David Petraeus, che è stato capo della CIA e del Comando generale USA, si domanda come sia possibile che i vertici militari russi non abbiano capito nulla di ciò che li attendeva in Ucraina pur avendo trascorso mesi accampati ai suoi confini nell’inverno scorso in attesa di invadere. Sono bastati una dozzina di avanzatissimi sistemi d’artiglieria americani ad alta mobilità (gli ormai famosi Himars) a cambiare le sorti della guerra: gli ucraini distruggono con lanci di precisione ponti e decine di grandi depositi russi di carburante e munizioni, mettendo in crisi la logistica, i rifornimenti e la potenza di fuoco del nemico. Al fronte c’è scarsità di equipaggiamento tecnico avanzato, mancano droni al punto di doverli chiedere all’Iran, vengono abbattuti aerei ed elicotteri a centinaia, e sono andate perse 15 navi della decantata Flotta del Mar Nero, che in aprile si è vista affondare perfino l’ammiraglia Moskva costata un occhio della testa. Quanto ai carri armati, ne sono stati perduti già più di duemila, e l’enorme difficoltà nel rimpiazzarli costituisce un capitolo a sé: è vero che nei depositi militari sparsi per tutta la Russia ce ne sono a migliaia, ma sono spesso arrugginiti o usurati, ripararli è un’impresa a causa dell’impatto delle sanzioni, sicché si assiste alla messa in campo di una miscellanea di tank prodotti nei più vari periodi, inclusi pezzi da museo di epoca sovietica come i T-62» (Il Giornale).

(2) Al di là della sua fraseologia pseudo-rivoluzionaria che tanto ammaliò i “marxisti” europei della sua epoca (e purtroppo anche di quella successiva, fino ai nostri giorni), Ernesto “Che” Guevara a mio avviso va collocato interamente dentro l’esperienza ultrareazionaria del cosiddetto “socialismo reale”, ossia del reale capitalismo vigente in Unione Sovietica, in Cina e negli altri Paesi “socialisti”. Questo senza nulla togliere al suo ruolo nella rivoluzione nazionale-borghese cubana. La sua ideologia piccolo-borghese risalta soprattutto nella strategia guerrigliera che egli propose a tutti i Paesi dell’America Latina, anche a quelli forniti di un proletariato urbano e di un contadiname salariato interessati, almeno potenzialmente, a una lotta di classe autenticamente anticapitalista – la sola che si possa definire antimperialista in senso proletario, non nazionale-borghese. «Ecco la prima impressione del Che in visita in Urss: “Anche io, arrivando in Unione Sovietica, mi sono sorpreso perché una delle cose che si nota di più è l’enorme libertà che c’è (…) l’enorme libertà di pensiero, l’enorme libertà che ha ciascuno di svilupparsi secondo le proprie capacità ed il proprio temperamento.” (E. Guevara, Scritti, discorsi e diari di guerriglia, Einaudi 1969, pag. 946). Queste parole furono pronunciate nel 1961, cinque anni dopo la repressione della rivoluzione operaia ungherese da parte delle truppe di Mosca. E sulla strategia di sviluppo del socialismo, parlando ancora dell’Urss, si può notare quanta confusione era presente nelle idee del rivoluzionario argentino: “Mi ascolti bene, ogni rivoluzione, lo voglia o no, le piaccia o no, sconta una fase inevitabile di stalinismo, perché deve difendersi dall’accerchiamento capitalista.” (K. S. Karol, La guerriglia al potere, Mondadori 1970, pag.53). Lo stalinismo qui viene trattato come una malattia dell’infanzia. In realtà è stato un processo di controrivoluzione politica [e sociale, aggiungo io] portato avanti da una casta, la burocrazia di cui Stalin era appunto il rappresentante, che non si esaurì affatto con la morte di quest’ultimo. Comportò l’eliminazione fisica di tutta la vecchia guardia bolscevica, quella della rivoluzione d’Ottobre» (R. Sarti, Note sul pensiero del Che). A mio avviso lo stalinismo fu, nell’essenza, l’espressione di una controrivoluzione capitalistica che si spiega anche, se non soprattutto, alla luce del contesto internazionale dell’epoca; l’esistenza di una «casta burocratica» posta al servizio del capitalismo e dell’imperialismo con caratteristiche “sovietiche” si spiega alla luce di quella controrivoluzione antiproletaria, e non viceversa. Ma questo è un altro discorso. Su Cuba vedi: Riflessioni sulla rivoluzione cubana; Fidel Castro; Sul fallimento del “laboratorio politico-sociale” latinoamericano.

SAMARCANDA. CLIMA FREDDO PER PUTIN

IL PUNTO SULLA GUERRA IN UCRAINA – A UN PASSO DALLA RUSSIA

CONTRO LA LOGICA DEL SACRIFICIO E DELLA PAZIENZA

IL MONDO DI TUTTI

CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ

MORDONO O NON MORDONO? IL PUNTO SULLE SANZIONI

LE SFIZIOSE PUTINATE DI ALESSANDRO ORSINI

 IL “REVISIONISMO STORICO” DI PUTIN   

PENSAVO FOSSE DOSTOEVSKIJ E INVECE ERA ORWELL!

IL PACIFISMO SECONDO SLAVOJ ŽIŽEK

La dimensione mondiale del conflitto Russo-Ucraino

2 pensieri su “FUGA DALLA RUSSIA?

  1. «2022: FUGA DA MOSCA – ALLA FACCIA DELLA “MOBILITAZIONE PARZIALE”, IN RUSSIA SARANNO ARRUOLATI UN MILIONE DI CIVILI (E PER PUTIN SARÀ UN DISASTRO) – I RUSSI INIZIANO A CAPIRE LE INTENZIONI DI “MAD VLAD” E NON VOGLIONO ANDARE A MORIRE IN TRINCEA – CHI PUO’, SCAPPA. CHI NON RIESCE, SCENDE IN STRADA A PROTESTARE – PARLA L’EX SPEECH WRITER DI PUTIN: “I SOLDATI UCCISI FINORA NON HANNO SUSCITATO EMOZIONE MA LE FUTURE MORTI DEI MOBILITATI SARANNO VISSUTE COME UNA TERRIBILE INGIUSTIZIA”» (Dagospia).

    «Dall’inizio dell’invasione russa, sono circa 9mila i soldati ucraini rimasti uccisi. Secondo l’ultimo bollettino della difesa ucraina, i morti russi sono 56.060, 550 dei quali rimasti uccisi eri. Mercoledì, quando è stata proclamata la mobilitazione dei riservisti, il ministero della Difesa russo aveva diffuso il dato di 5.937 propri soldati rimasti uccisi, un numero molto inferiore alle stime occidentali. » (AdnKronos). Sui numeri dei morti forse qualcuno bara. Forse…

  2. Pingback: LA NATURA DELLA GUERRA IN CORSO IN UCRAINA | Sebastiano Isaia

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