DALLA FARSA ELETTORALE ALLA FARSA ANTIFASCISTA

Dopo l’ennesima farsa elettorale, ecco arrivare puntuale come i treni al tempo del Duce l’ennesima farsa antifascista. Allarmi son fascisti, sebbene del XXI secolo. Qualche sinistro azzarda a dire: «Forse non sono fascisti al cento per cento, forse sono solo postfascisti, o solo post-missini, ma l’emergenza democratica tuttavia rimane». È dal 1948 che il sinistrume variamente confezionato straparla di “emergenza democratica” quando c’è da randellare la concorrenza politica e controllare gli strati sociali insofferenti alla mitologia antifascista. Con la “destra” al governo del Paese i sinistrati (è proprio il caso di dirlo) potranno finalmente dare libero sfogo al loro entusiasmo antifascista attraverso manifestazioni oceaniche d’ogni tipo: sindacali, pacifiste, per i diritti, per i doveri, per l’onestà, per il vero patriottismo usurpato dai nazionalisti e quant’altro ancora. Che la Resilienza, pardon, la Resistenza abbia dunque inizio! Io ovviamente mi chiamo fuori.

Oggi Maurizio Landini ha bene espresso ciò che preoccupa una parte della classe dirigente di questo Paese: «C’è un altro dato che da queste elezioni emerge e cioè una situazione di astensione nel voto che indica una emergenza democratica. Quando il 37%, ovvero un italiano su tre, decide di non andare a votare perché non si sente rappresentato dalle proposte politiche in campo, credo che sia un segno particolarmente importante. Sono i più poveri che non vanno a votare, non i più ricchi, e questo mette a rischio la tenuta della democrazia. Difenderemo la Costituzione, come abbiamo fatto con Berlusconi e anche con Renzi. La carta costituzionale va dunque mantenuta, mentre è necessario al contrario intervenire sulla legge elettorale per recuperare la partecipazione». Uno spettro si aggira per l’Italia: l’astensionismo, scrivevo alla vigilia delle elezioni. L’astensionismo elettorale come sintomo di magagne sociali che la politica non riesce più a controllare né capire.

L’anticapitalista naturalmente lavora, all’opposto di Landini, proprio per scavare un abisso tra le istituzioni capitalistiche (democratiche o fasciste che siano) e la coscienza delle classi subalterne, per sostenere nella società la necessità della lotta di classe, unico strumento efficace per resistere all’oppressione capitalistica, in “pace” come in guerra. Lotta contro i sacrifici di guerra, per aumenti salariali generalizzati, per una migliore condizione di lavoro e di vita, e per molto altro ancora. Diserzione dall’amor patrio! La difesa della Costituzione e la riforma elettorale la lascio volentieri ai “progressisti”.  

Scrivevo qualche mese fa: «È nei periodi di acuta crisi sociale, quando il conflitto e l’antagonismo tra le classi diventa pericoloso per il mantenimento dell’ordine sociale vigente, che la democrazia capitalistica getta via la sua maschera “buonista” (la metaforica carota) e lascia esposta la sua autentica natura dittatoriale, la sua radicale sostanza sociale, il suo essere, appunto, manifestazione di un dominio di classe – dalla carota si passa allora al manganello. I sostenitori della democrazia capitalistica vedono in questa trasformazione/confessione un tradimento dello Stato di diritto da parte delle classi dirigenti, mentre gli anticapitalisti vi vedono piuttosto una schiacciante conferma delle loro tesi intorno alla natura dello Stato in quanto tale – ossia a prescindere dalle forme politico-istituzionali che esso può assumere nelle diverse contingenze storiche e sociali».

Questo vale anche come “risposta” a chi, come Aldo Cazzullo, autore dell’ennesimo libro su Mussolini (una merce che si vende sempre bene!), vede nel movimento fascista degli anni Venti del secolo scorso il becchino della «fragile democrazia liberale», mentre gli sfugge completamente la sua vera natura politico-sociale, la sua essenza classista, il suo essere stato in primo luogo il manganello che la classe dominante italiana usò allora contro il proletariato dopo averlo accuratamente tramortito a suon di elezioni e pratiche democratiche d’ogni genere. La democrazia liberale aprì le porte al fascismo perché esso spezzasse definitivamente le reni agli operai che volevano «fare come in Russia»: che mascalzoni! (*)

La verità è che l’antifascismo senza l’anticapitalismo porta acqua al mulino di questa o quella fazione della classe dominante e rafforza lo status quo sociale nel suo complesso. Detto questo, ormai per la milionesima volta, mi acconcio a subire l’ennesima stagione di “antifascismo militante”. Ci vuole davvero tanta resilienza!

(*) «Tra l’altro Adorno e Horkheimer già negli anni Trenta non mancarono di denunciare il lavoro preparatorio al trionfo del nazifascismo svolto dalla borghesia liberale: «Oggi combattere il fascismo richiamandosi al pensiero liberale significa appellarsi all’istanza attraverso cui il fascismo ha vinto» (M. Horkheimer, Gli ebrei e l’Europa, in Crisi della ragione e trasformazione dello Stato, p. 42, Savelli, 1978). Adorno sostiene giustamente che la stessa grande industria che foraggiò il nazismo soprattutto in chiave controrivoluzionaria subì il processo di autonomizzazione del movimento hitleriano, una dinamica che ricorda molto il caso italiano. L’autonomizzarsi del manganello anche dagli interessi economici dominanti non era stato previsto dai politici liberali che pensavano di potersi disfare facilmente della “triviale” e violenta azione politica fascista dopo averla usata contro i lavoratori. Mussolini e Hitler passarono invece all’incasso, favoriti da una devastante crisi economico-sociale. «In tutte queste faccende – osserva Adorno – bisogna prestare molta attenzione a non pensare in modo troppo schematico e a non operare in maniera molto avventata»: un consiglio valido anche oggi. «In Germania – conclude Adorno – si è arrivati al fascismo come ultima ratio, ossia nel momento in cui la crisi economica si era ingigantita e non lasciava nessun’altra possibilità per quell’industria della Ruhr che allora risultava già in bancarotta» (Aspetti del nuovo radicalismo di destra p. 19 Marsilio, 2020). Sappiamo bene come la corsa al riarmo in vista della guerra risollevò le sorti dell’industria pesante tedesca (e dell’occupazione) prostrata dalla crisi economica e costretta ad agire, di fatto, entro i ridotti limiti fissati soprattutto dalla Francia. Anche la Germania ebbe il suo “boom” economico che preparò il boom dei cannoni e delle bombe. «Sotto Hitler le cose ci andavano bene, a parte quella stupida guerra»…» (Oggi come allora. Adorno e il nuovo radicalismo di destra).

LA PERFETTA CONTINUITÀ DELLO STATO. OVVERO: LO STATO ETERNO

Pubblicità

Un pensiero su “DALLA FARSA ELETTORALE ALLA FARSA ANTIFASCISTA

  1. Pingback: FASCISMO STORICO, FASCISMO ETERNO, FASCISMO DEL XXI SECOLO, FASCISMO IMMAGINARIO… | Sebastiano Isaia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...