I TRISTI SACERDOTI DEL PRINCIPIO D’ORDINE

kozlov-evgenij-600425L’altro ieri un “amico su Facebook” ha sottoposto alla mia attenzione questo video, da lui ironicamente definito «La durevole passione di Diego Fusaro». Ecco il mio commento:

Con colpevole ritardo ho guardato l’interessante video. La passione di Fusaro sarà pure durevole ma personalmente non mi appassiona neanche un poco, e quando l’ho preso di mira, l’ho fatto strumentalmente, ossia per criticare una posizione, non certo una persona.

Interessante mi sembra soprattutto il punto di caduta politico del discorso antigender fusariano: la contrarietà al «Nuovo Ordine Mondiale» (declinato ovviamente nei ben noti termini fusariani) che renderebbe appunto possibile la nefasta «ideologia del gender». Questa contrarietà postula, com’è noto a chi segue il simpatico filosofo, l’alleanza “tattica” di chi contesta il «pensiero unico mondiale» (leggi: americano/Occidentale) con le Potenze imperialistiche che si confrontano con i gendarmi del famigerato NOM, a cominciare dalla Cina del Celeste compagno Xi Jinping e dalla Russia del virile (e qui l’attributo acquista una precisa pregnanza politico-filosofica, diciamo) Vladimir Putin*. Certo, come dice il Nostro «Putin non è Lenin» (ma va?), e tuttavia… Vedi qui (magari solo dal minuto 30 in poi).

È la particolare – ma tutt’altro che originale – concezione politica del filosofo che dà alla sua riflessione “anticapitalista” una radicale impronta ultrareazionaria, con una marcata tendenza passatista, sul piano sociale (continua espansione e rafforzamento del dominio capitalistico) come su quello internazionale (competizione interimperialistica). Per questo altre volte ho parlato di lui nei termini di un vecchio anzitempo. Vecchio nel senso di un pensiero che non riesce a vedere altra salvezza se non nel passato: «Si stava meglio quando si stava peggio!» (ad esempio, quando nelle economie occidentali c’era un più alto saggio di dirigismo e statalismo, o quando l’Unione Sovietica sfidava il primato americano anche nello spazio: cari vecchi tempi!). Di qui, il tentativo, peraltro del tutto illusorio, di frenare processi e tendenze (magari affettando seriose pose “catecontiche”), quando si tratta piuttosto di oltrepassare con uno scatto in avanti la dimensione del Dominio. Il fatto che oggi la cosa appaia, e sia nei fatti, oltremodo difficile (e già faccio delle inaudite concessioni all’ottimismo della disperazione), ebbene ciò non autorizza alcuna scappatoia “tatticista”, anche dal punto di vista esistenziale.

Auspicare l’affermazione, hic et nunc, senza mettere in questione almeno sul piano concettuale lo status quo sociale, di un principio d’ordine che possa dare un senso e una razionalità alla vita degli individui atomizzati e mercificati, significa invocare soluzioni autoritarie (non importa se di stampo “post fascista” o “post stalinista”) in grado di rispondere alla crescente disumanizzazione della totalità sociale. La sola etica non ostile all’umano che mi appare adeguata alla tragedia dei nostri giorni (potenza incontrastata del Capitale, impotenza dei dominati tale da annichilire ogni speranza di emancipazione universale) è quella radicata nella convinzione che il cosiddetto male minore, ricercato in ogni aspetto della prassi sociale, non solo sia irrealistico, illusorio, ma che prepari piuttosto il male maggiore, perché nella società che non conosce l’uomo il peggio è non solo possibile ma altamente probabile.

Ogni riferimento ai tristi sacerdoti del Principio d’Ordine (sociale, spirituale, psicologico, sessuale, antropologico) è qui del tutto voluto.

Insomma, a mio modesto avviso attraverso un linguaggio filosofico da “primo della classe” Fusaro veicola posizioni e concetti reazionari all’ennesima potenza. Anche io sono vittima del «pensiero unico politicamente corretto e della fabbrica dei consensi»? Non posso escluderlo, almeno in linea di principio. Per finire, due contributi sul tema, sperando di tornarci sopra quanto prima e così entrare nel merito della scabrosa questione.

imagesI1ZRSXB81) Dall’Osservatore Romano (29 gennaio 2013):

«L’ideologia del gender rappresenta “un nuovo colonialismo dell’Occidente sul resto del mondo”. È questo il dato allarmante più significativo presente nel quarto rapporto dell’Osservatorio internazionale cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa, presentato sabato 26 nel capoluogo friulano dal suo presidente, l’arcivescovo-vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi. Infatti, nel corso di un solo anno, il 2011 — arco temporale a cui si riferisce lo studio — “è emerso in tutta la sua forza sovversiva il fenomeno della colonizzazione della natura umana”, ossia quell’insieme di enormi pressioni internazionali affinché i Governi cambino la loro tradizionale legislazione sulla procreazione, sulla famiglia e sulla vita. Sotto scacco sono soprattutto i Paesi dell’America latina. In particolare, viene citato il caso emblematico dell’Argentina, dove come ha evidenziato monsignor Crepaldi, nel breve giro di dodici mesi “quel grande Paese di tradizione cristiana ha avuto una legge sulla procreazione artificiale che ha denaturalizzato la procreazione, una legge sul riconoscimento sulla identità di genere che ha denaturalizzato la famiglia e una modifica del Codice civile per permettere l’utero in affitto che ha denaturalizzato la genitorialità”. L’ideologia del genere, viene sottolineato, “si è diffusa, senza incontrare una vera opposizione, nei Paesi avanzati e ormai viene anche insegnata nei manuali scolastici delle scuole pubbliche senza che questo faccia sorgere grandi contestazioni”. Il dato nuovo è che “viene ora esportata con sistematicità nei Paesi emergenti e poveri”. Si tratta di “una ideologia sottile e pervasiva, che si appella ai “diritti individuali”, di cui l’Occidente ha fatto il proprio dogma, e a una presunta uguaglianza tra individui asessuati, ossia astratti, per condurre una decostruzione dell’intero impianto sociale”».

2. Andrea Zhok, Scenari (Mimesis), 8 novembre 2014:

«Caro Diego, visto che ci conosciamo consentimi di darti del tu. Il tuo talento nel generare tesi paradossali è sempre rimarchevole e perciò ti ringrazio per il contributo. D’istinto mi verrebbe da dire semplicemente che dissento da ciò che dici, ma non vorrei mai ritrovarmi a mia insaputa nel campo acritico del “pensiero unico politicamente corretto e della fabbrica dei consensi” [anche lui!], dunque mi trovo costretto a riassumere, nei limiti del mio comprendonio, ciò che affermi e a svolgere alcune semplici critiche.

Le tesi che sostieni sono sostanzialmente queste quattro:» (segue qui).

putin-salvini-le-pen-615828* Aggiunta il 25 novembre.

A proposito del virile Piccolo Padre Russo, ecco cosa confessa oggi l’eurodeputato leghista Lorenzo Fontana a Francesco Merlo (La Repubblica):

«L’Imperium russo rispetta le identità e le differenze mentre il Dominium americano le cancella perché le omologa. Capisco la suggestione che fa ridere pure me e farebbe inorridire mio padre se fosse ancora in vita. Tuttavia la Russia di Putin non sarà la Grande Madre, ma è la sola potenza che si oppone alla mondializzazione, alla sparizione delle patrie, allo strapotere degli Stati Uniti. Putin è il nostro leader nella battaglia contro la globalizzazione e l’egemonia americana. È l’idea forte che non è più tempo di destra contro sinistra ma che il nuovo antagonismo è tra Identità e Omologazione, tra Patria e Mondo. E poi anche noi della Lega siamo un po’ machi».

Questi passi mi ricordano qualcuno. Ma al momento non ricordo chi!