DECISIONISMO DEMOCRATICO

Il manganello col loden. Che asciutta sobrietà!

«Noi dobbiamo la nostra vita alla differenza tra la struttura economica del tardo industrialismo e la facciata politica. Si tratta di una differenza di poco conto per la critica teoretica: il carattere apparente della cosiddetta opinione pubblica, il primato dell’economia nelle vere decisioni, si lascia dimostrare dovunque. Ma per innumerevoli individui questo velo sottile ed effimero è il fondamento di tutta l’esistenza» (T. W. Adorno, Minima moralia).

Su Radio Radicale il deputato del PDL Giancarlo Lehener ha dichiarato, a proposito degli ultimi incidenti occorsi in Val di Susa, che non bisogna sottovalutare la carica di violenza che sta crescendo in alcuni settori «dell’antagonismo». «Non dimentichiamo che la rivoluzione borghese in Russia fu travolta dai bolscevichi perché allora la democrazia non seppe difendersi. Non bisogna avere paura di reprimere quando in ballo c’è l’ordinamento democratico. Il dissenso va ascoltato, ma la democrazia deve decidere. Il meccanismo democratico non può incepparsi dinanzi alla violenza».

Il suo collega del PD ha rincarato la dose, sempre in un’intervista rilasciata alla Radio dei credenti in Pannella: «Il sostrato sociale di malessere determinato dalla crisi rischia di accendere la miccia dell’antagonismo. Il capo della polizia Manganelli oggi ci ha lasciato nero su bianco un messaggio che noi dobbiamo recepire: è possibile il drammatico salto di qualità dalla protesta violenta all’azione omicidiale. La democrazia si compie entro sedi opportune. Cosa direbbero le frange più estreme della protesta, se una vallata del nostro Paese domani insorgesse contro le tasse e usasse la violenza contro la polizia mandata dallo Stato a fare rispettare la legge? Le scelte prese democraticamente vanno rispettate, e le forze dell’ordine esistono per questo».

Detto che la radicalizzazione sociale e politica della rivoluzione in Russia fu resa possibile dalla continuazione della guerra, con il micidiale carico di violenza e di miseria a essa connessa, decisa dal governo provvisorio, e dalla tradizionale debolezza della borghesia russa; fatta questa “doverosa” precisazione storica, occorre ammettere che i due esponenti politici della classe dominante hanno perfettamente ragione. Sbaglia, infatti, chi si fa delle illusioni intorno alla natura della democrazia: essa non solo postula l’uso della violenza da parte dello Stato costituzionale ai fini della conservazione dell’ordine sociale, ma è storicamente radicata su una condizione di violenza sistemica resa possibile dall’esistenza delle classi sociali. Non solo la moderna democrazia italiana è la continuazione del fascismo con altri mezzi e in circostanze interne e internazionali diverse, come ho scritto altre volte; ma essa ha tutti i mezzi e l’esperienza per alternare saggiamente la scheda e il manganello, la carota del «tavolo» e il bastone del decisionismo politico, che può anche sconfinare nell’aperta repressione di chi resiste agli «interessi generali del Paese». La repressione non solo non contraddice il «dettato costituzionale», ma lo conferma e lo rafforza.

Lo spauracchio del terrorismo per un verso tradisce la preoccupazione della classe dirigente del Paese, alle prese con un malessere sociale sempre più diffuso; e per altro verso ha la funzione di preparare il terreno politico e ideologico per misure sempre più aggressive sul piano del controllo sociale: dall’evasione fiscale alle «grandi opere», dal «lassismo italiano» alla disciplina in fabbrica. Come insegnano gli anni Settanta, sacrifici e manganelli non sono che lati della stessa medaglia – capitalistica.

IO NON STO CON LA COSTITUZIONE!

È questa consapevolezza che debbiamo maturare nel momento in cui ci accingiamo a organizzare movimenti sociali e a scegliere forme di lotta adeguate alla sfida che la crisi ha lanciato alle classi subalterne di tutto il pianeta. Si tratta, a mio avviso, di abbandonare le illusioni benecomuniste che ci derivano dal feticismo democratico e di prendere sul serio la dura consistenza del Potere sociale.