DA MAO ZEDONG A XI JINPING. 70 anni di capitalismo con caratteristiche cinesi

In un’intervista rilasciata ieri a Radio Radicale, il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone ha dichiarato che «in Cina il regime ha realizzato un capitalismo comunista, che sembra un ossimoro ma che invece è una realtà». Con rispetto parlando, più che l’ossimoro qui scomoderei piuttosto il concetto fantozziano di cagata pazzesca.

Ovviamente il fratello italiota ha tutto l’interesse ad associare il “comunismo”, che per il destro personaggio è un inarrivabile concetto (e la cosa vale, mutatis mutandis, anche per quei sinistri che sostengono le “buone ragioni” della Cina capitalista e imperialista del XXI secolo), con quanto di più ostile possa esserci per l’umanità, in generale, e per le classi subalterne, in particolare: il capitalismo, appunto.

«Martedì a Pechino, la capitale della Cina, si terrà la più grande parata militare mai organizzata nel paese. In piazza Tienanmen, il luogo dove nel 1989 ci furono enormi proteste studentesche represse duramente dall’esercito, ci saranno 15mila soldati, più di 500 mezzi militari e armamenti, e 160 aerei che sorvoleranno la manifestazione. Saranno presenti i più importanti politici cinesi, tra cui il presidente Xi Jinping, per celebrare i 70 anni di governo comunista: l’1 ottobre 1949, infatti, il rivoluzionario Mao Zedong annunciò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, mettendo fine a una lunga guerra civile combattuta negli anni precedenti tra comunisti e nazionalisti» (Il post). Si annuncia insomma una celebrazione degna del ruolo e delle aspirazioni della potenza cinese. «Il modello di governo autoritario della Cina potrebbe imporsi come alternativa alla democrazia liberale occidentale, a patto che riesca a tenere sotto controllo le tensioni sociali e a mantenere la stabilità economica» (Francis Fukuyama). Ed è puntando i riflettori su queste due scottanti “problematiche” che anche oggi Xi Jinping ha sostenuto l’imperativo categorico di una forte e coesa leadership politica che sappia condurre con armonia e coesione il Paese nel «Risorgimento della Nazione», «con il ritorno della Cina a rango di superpotenza. Tale processo per Xi non può prescindere dall’unificazione tra la Cina continentale e Taiwan. Ammesso che nel frattempo Pechino riesca a gestire il rallentamento economico (il pil dovrebbe crescere non più del 6% quest’anno), il duello con gli Usa e a preservare la stabilità delle altre aree storicamente più instabili: Xinjiang, Tibet e Hong Kong» (Limes). Personalmente mi auguro per la Cina, come per ogni altro Paese di questo capitalistico mondo (a iniziare dall’Italia), la più grande instabilità sociale possibile. Che i tempi siano interessanti!

A proposito di Fukuyama! Contrariamente alle sue “bizzarre” previsioni la storia non è finita nel fatidico 1989, quando il Muro di Berlino rovinò sulla testa di non pochi “comunisti” europei, ma ha continuato a dipanarsi sotto il plumbeo cielo dei rapporti sociali capitalistici, oggi dominanti in ogni angolo del mondo.

«Tra i meriti di Deng Xiaoping, politico scaltro, pragmatico e deciso, come dimostrato in occasione delle manifestazioni del 1989, c’è sicuramente quello di aver stipulato con la Gran Bretagna, durante gli anni ’80, il passaggio di Hong Kong alla Cina, attraverso l’invenzione della teoria «un paese due sistemi» (Il Manifesto). Non c’è dubbio, Deng Xiaoping fu un «politico scaltro, pragmatico e deciso»; ma non suona un tantino riduttivo, per non dire altro, l’accenno che il “Quotidiano Comunista” fa «delle manifestazioni del 1989», le quali, com’è noto, furono duramente represse e infine soffocate nel sangue dal Partito-Regime guidato allora proprio da  Deng Xiaoping? A pensar male si fa peccato, ma…

Scrive Angelo Bertozzi, «tra i maggiori esperti italiani della Cina e della Nuova Via della Seta»: «Credo che ci siano pochi dubbi a proposito: Xi Jinping e il suo governo possono mostrare all’opinione pubblica mondiale la realizzazione concreta del messaggio lanciato da Mao nell’ottobre del 1949: “la Cina si è levata in piedi”». Concordo. Mi permetto di aggiungere un solo dettaglio, per pura pignoleria storico-sociale: trattasi di un successo interamente conseguito sul terreno del Capitalismo e dell’Imperialismo.

Ho raccolto in questo PDF una parte dei miei post scritti sulla Cina. Rinvio poi i lettori a Tutto sotto il cielodel Capitalismo, uno studio sulla Cina di qualche anno fa.