ALBERTO ASOR ROSA: UN FASCIOSTALINISTA IN GUISA DI “COMUNISTA”

Il fasciostalinista (non trovo un aggettivo migliore per qualificarlo: potreste suggerirmene uno assai più infamante, ancorché adeguato?) Alberto Asor Rosa non comprende perché quel ciccione di Giuliano Ferrara se la sia presa così tanto con la sua franca proposta di un Colpo di Stato, apparsa ieri sul Manifesto. «Non credevo che appellarsi ai Carabinieri a alla Polizia sia diventata una manifestazione di antidemocrazia: pensavo che le forze dell’ordine ci fossero per difenderla» (da Blitz quotidiano, 13 Aprile 2011).

In effetti, il Professorone ha perfettamente ragione, ma in un senso che egli naturalmente non può capire. Infatti, solo chi dà una lettura ideologica del Potere (economico, politico, istituzionale, ideologico, psicologico, ecc.) può credere che la forma democratica sia, in radice, inconciliabile con la forma autoritaria e a essa antagonista. La storia lontana e recente (oggi) mostra un equilibrio di fatto tra le due forme, una loro astuta dialettica intesa a preservare alla meglio lo status quo.

In radice questa società è totalitaria e violenta a prescindere dalla forma politica che assume la gestione quotidiana del Potere, semplicemente perché essa nega sempre di nuovo il libero dispiegarsi di relazioni sociali umane, mentre promuove l’espansione del Capitale, del profitto, delle merci, del lavoro salariato. Già, quel lavoro salariato su cui si basa anche la Repubblica Democratica nata dalla Resistenza, alla cui difesa è posta la Legge, con tanto di Magistrati, Carabinieri e Polizia.

Per il resto Asor Rosa, promuovendo per l’ennesima volta il Colpo di Stato Democratico (ben più che un ossimoro) ha una volta di più dimostrato la correttezza di quanto vado sostenendo, e cioè che gli antiberlusconiani ideologici fanno apparire il Cavaliere Nero di Arcore alla stregua di una Vergine Democraticamente Immacolata, una vittima dell’Armata Statalista nostalgica del «socialismo reale» in salsa italiota, cucinata un tempo nelle Università Progressiste e nelle Botteghe Oscure.

FASCISTI! ANZI NO…

Nel suo editoriale di Sabato scorso, Gianpaolo Pansa ha scritto che la gazzarra che sempre più spesso berlusconiani e antiberlusconiani accendono sotto i Sacri Palazzi della Politica, a spregio del decoro istituzionale, gli ricorda molto da vicino il «Biennio Rosso» (1919-20). I credenti in Grillo, in Di Pietro e nelle Manette sarebbero i «Rossi»? Mentre i credenti nello Statista di Arcore vestirebbero i panni dei «Neri»? Suvvia, non scherziamo! Comunque, come sanno i lettori di questo Blog, io preferisco evocare Miserabilandia.

Cerchiamo di essere, non dico seri (anche perché dal pulpito dal quale pontifico la serietà è bandita, mentre è sul pensiero critico che si confida), ma quantomeno non del tutto morti e sepolti sul piano intellettuale, e non solo. Faccio appello al minimo sindacale di decenza intellettuale! Una simile panzana da Pansa non me l’aspettavo. Evidentemente l’ho sopravvalutato, e ciò in fondo conforta la mia indigenza di Titoli Accademici e Professionali: non sempre essi rappresentano una garanzia nei confronti delle castronerie.

Beninteso, anch’io, per economia di pensiero (i personaggi non meritano certo ricche analisi) e per comodità di epiteto, adopero con una certa disinvoltura l’impropria terminologia che ci deriva dalla storia italiana. Quando alla televisione vedo un grigio Viola sputare bile all’indirizzo di qualche elegante signora (quasi sempre diversamente giovane…) innamorata del Cavaliere Nero, spontaneamente gli do del fascista. Uso fascista come sinonimo di manettaro e di forcaiolo, termine, quest’ultimo, che un ottimo dizionario associa a «Reazionario». Appunto.

Ma quando si tratta di fare delle considerazioni politiche appena appena più puntuali, faccio ricorso a termini più adeguati al concetto che intendo esprimere. Nel caso del bilioso Viola di cui sopra, terminologia saccheggiata più alla psicoanalisi che alla politica.

In effetti, il Fascismo ebbe una sua seria, ancorché controrivoluzionaria, pregnanza storica: diede il colpo di maglio decisivo al movimento operaio italiano (peraltro già sfibrato dall’astuta prassi democratica liberalsocialista), favorì gli interessi dei grandi gruppi industriali e agrari del Paese (che lo finanziarono generosamente), adeguò l’impalcatura politico-istituzionale dello Stato, adeguandola al nuovo mondo uscito dalla carneficina bellica (quella che i democratici di ieri e di oggi chiamano, con sprezzo del pericolo, «Secondo Risorgimento»). Quando la Grande Crisi mondiale del ’29 iniziò a mordere pure in Italia, il Fascismo abbandonò il vecchio Programma Liberale del ’19, e si mise sulla stessa strada keynesiana (quella che piace agli statalisti di “destra” e di “sinistra”) degli altri Paesi concorrenti. Esso promosse, con i compromessi e le contraddizioni della ben nota marca italiana, quella «modernizzazione» del Bel Paese – il quale conservava, soprattutto nel Mezzogiorno, vaste sacche di arretratezza rurale – che sarà ripresa, pari pari, dopo la Seconda guerra mondiale dal nuovo personale politico. Col fascismo anche in Italia nacque la «società di massa».

Insomma, il Fascismo fu una roba seria, peraltro in dialettica continuità con il passato liberale del Paese, così come la Repubblica «nata dalla Resistenza» lo è stata nei confronti del regime «nato dalla Marcia su Roma». No, il cosiddetto Popolo Viola, i tifosi di Grillo e Di Pietro, i Nuovi Puritani che invocano il rogo etico (a non solo!) per il Grande Puttaniere (probabilmente perché non ne sono all’altezza) non possono vantare un analogo pedigree storico, sociale e politico. Tanto più che sul piano degli interessi generali del Paese essi recitano il ruolo dei conservatori dei vecchi assetti economici, istituzionali, politici e culturali. Le truppe belanti di Fini che evocano il «futurismo» andrebbero randellate… futuristicamente.

Continuerò a tacciare tutta la marmaglia fedele al Programma delle facili manette di fascismo, per le ragioni addotte sopra, avvertendo tuttavia che è un’aggettivazione che essa non merita. Chiedo perciò scusa ai fascisti seri, se ne sopravvivono.