FIAT: RITORNO ALL’ANTICO?

Situazione critica.

Intrattenendosi sull’ultima rappresaglia Fiat contro i lavoratori, Gad Lerner ha parlato di un «ritorno all’antico»: nel 2012 è anacronistico, oltre che barbaro e incivile, mettere in concorrenza fra loro i lavoratori di una stessa fabbrica. «Ritorno all’antico» o ritorno del sempre uguale capitalistico? La seconda opzione mi sembra di gran lunga la più corretta. La crisi economica ha semplicemente messo in chiaro il normale funzionamento dell’economia capitalistica: il profitto prima di tutto. Rispetto a questo imperativo categorico, a questa vera e propria dittatura del Capitale, ogni conquista operaia, vera o presunta che sia, deve necessariamente mostrare la corda.

Dal punto di vista degli interessi nazionali, quelli che stanno a cuore anche a Lerner, sebbene «da sinistra», mi sembra di gran lunga più veritiera la riflessione di Mario Sechi, direttore del Tempo, il quale invita piuttosto a guardare quello che sta succedendo nel comparto automobilistico degli altri paesi europei, a cominciare dalla Francia: le fabbriche automobilistiche del Vecchio Continente sono entrate in una fase di ristrutturazione, riorganizzazione, dismissioni e fusioni che appare ancora più sanguinosa di quella prospettata in Italia dal diabolico (o semplicemente amerikano) Marchionne. Per questo il simpatico (?) direttore ci invita per un verso ad abbandonare ogni provincialismo piagnone, e per altro verso a brindare con l’italico spumante, mettendo per una volta da parte il concorrente champagne. Quest’anno mi sacrifico: festeggerò con tanto whisky, alla salute dei sovranisti d’ogni tendenza politica.

Naturalmente anche a Maurizio Landini, Segretario generale della Fiom, stanno a cuore gli interessi generali del Paese, e da questa patriottica prospettiva bolla come irresponsabile, barbara e antinazionale la decisione della Fiat di segare 19 operai non sindacalizzati dello stabilimento di Pomigliano per far posto ad altrettanti operai reintegrati con sentenza tribunalizia. La Fiat, osserva il simpatico sindacalista, non rispetta le leggi e la Costituzione di questo Paese. Se in Italia esiste un governo degno di questo nome, esso deve farsi sentire e sostenere la lotta dei lavoratori Fiat: noi, dice sempre Landini, vogliamo un Paese che abbia almeno una grande industria automobilistica.

Ebbene, come ho scritto altre volte su questo Blog, per i lavoratori il sindacato italiano è parte del problema, perché la sua prospettiva è interamente sequestrata dagli interessi generali del Paese, i quali, al netto di ogni retorica populistica e di ogni illusione pattizia, rappresentano gli interessi delle classi dominanti e del loro Stato. Instillare nei lavoratori la fiducia nei confronti del Leviatano («le leggi e la Costituzione di questo Paese») significa promuovere la loro impotenza politica e sociale. La conquista dell’autonomia di classe è sempre meno una questione dottrinaria e sempre più una questione di scottante attualità politica.

CARLO, CROLLA IL CAPANNONE, NON IL CAPITALISMO!

Qualcuno in Alto Loco avverti il vecchio trincatore e sciupa cameriere di Treviri che in Italia non è crollato il Capitalismo, ma che sono venuti giù alcuni capannoni industriali. Che non c’è stata la Rivoluzione Sociale, ma il terremoto. Che le vittime sono gli operai, non i rapporti sociali di produzione capitalistici. «Ma quello continua a bere!» Vogliamo forse vietargli un po’ di Sacro lenitivo?

Ma ecco giungere da queste parti un losco e brutto figuro. Dice di chiamarsi Gad Lerner. E che dice? «Possibile che strutture di costruzione recente, in zone di elevato reddito e di antica tradizione manifatturiera, rivelino una tale fragilità? Possibile che i luoghi di lavoro si rivelino ancora una volta soggetti a rischio nonostante si tratti di opere realizzate da poco? La calamità naturale e l’insensibilità sociale ancora una volta si intrecciano sul territorio italiano». La Sacra Legge del Profitto presso taluni buoni di spirito si chiama dunque «insensibilità sociale»? «Chi è questo sicofante della borghesia?», tuona l’olimpico Carletto, mentre congeda Rousseau, ancora gasato dal successo ottenuto su Voltaire a proposito del terremoto di Lisbona (correva l’anno di disgrazia 1755). Qualcuno in Altissimo Loco avverti l’Avvinazzato che, nonostante tutto, la sua fottutissima anima continua a saperla più lunga di tutti i socialmente sensibili di questo mondo. Così almeno si calma!