E SE GRETA AVESSE RAGIONE? RIVOLUZIONE!

«In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali ho dato mandato di redigere una circolare che invitasse le scuole, pur nella loro autonomia, a considerare giustificate le assenze degli studenti occorse per la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico. In questa settimana dal 20 al 27 settembre, infatti, ragazzi e ragazze di ogni Paese stanno scendendo in piazza per rivendicare un’attenzione imprescindibile al loro futuro, che è minacciato dalla devastazione ambientale e da una concezione economica dello sviluppo ormai insostenibile. L’importanza di questa mobilitazione è quindi fondamentale per numerosi aspetti, a partire dalla necessità improrogabile di un cambiamento rapido dei modelli socio-economici imperanti. È in gioco il bene più essenziale, cioè imparare a prenderci cura del nostro mondo». Questa farina ecologicamente corretta è uscita dal verde sacco del ministro della Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti.

Il “controverso” provvedimento preso dal ministro ecologicamente sostenibile illustra bene, a mio avviso, il fondamento politico-ideologico della campagna mondiale a favore della cosiddetta transizione ecologica: dinanzi all’imminente catastrofe planetaria («Siamo all’inizio di un’estinzione di massa») provocata dal cambiamento climatico, tutte le divisioni sociali evaporano come ghiacciai al sole, e ciò che rimane è un’indifferenziata umanità in lotta per salvare la Terra, la “casa comune” di tutti gli esseri viventi, il solo pianeta in grado di ospitare la vita come la conosciamo: «Non esistono Pianeti B!». E per mettere in sicurezza il pianeta, tutti («ma proprio tutti!») sono chiamati ad accettare di buon grado i sacrifici, soprattutto di natura economica, che l’epocale quanto “rivoluzionaria” impresa certamente richiede. Ragazzi/e andate dunque serenamente a manifestare la vostra indignazione contro i politici che vi stanno deludendo, che vi stanno tradendo, che sono capaci di parlare «solo di denaro e di favole di un’eterna crescita economica»: il Governo è con voi, il Governo vi sostiene. Detto in altri termini, il ministro ecologicamente sostenibile vuole fare della manifestazione di domani una manifestazione di regime.

Inutile dire che la “transizione ecologica” si configura a tutti gli effetti come una gigantesca occasione di profitto per il capitale e come una guerra sistemica (economica, tecnologica, scientifica) tra imprese e Paesi. La posta in gioco non è, ovviamente, la salvezza del pianeta, peraltro già abbondantemente violentato da ogni genere di inquinamento e minacciato da migliaia di bombe atomiche stipate negli arsenali di potenze grandi e piccole; la posta in gioco è la sopravvivenza del Capitalismo, la cui insaziabile fame di profitti oggi richiede ristrutturazioni tecnologiche e organizzative delle imprese e dei Paesi (a cominciare dalle infrastrutture “reali” e “virtuali”) di vaste proporzioni. Oggi una bella guerra mondiale insufflerebbe nuovo ossigeno nei polmoni di un Moloch affaticato e appesantito, bisognoso di rigeneranti distruzioni creative. Ma in mancanza di meglio, il Capitale si accontenta di rottamare vecchie auto, vecchie caldaie, vecchi edifici, vecchie abitudini (anche alimentari), vecchie figure professionali e così via.

«Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai»: ma questo è un atteggiamento politicamente e socialmente infantile, impotente, perdente, che inchioda le nuove generazioni al carro del Moloch, magari riverniciato in gran fretta con una spruzzatina di verde. E quando dico infantile non mi riferisco ovviamente all’età di chi ha esternato quel pensiero. Se è vero che «un’estinzione di massa» è dietro l’angolo, ebbene non ci rimane che una sola strada da percorrere, quella che porta oltre la società fondata sulla ricerca del profitto. Altro che «cambiamento rapido dei modelli socio-economici imperanti»! Viceversa, possiamo considerarci già estinti, con buona pace di Greta Thunberg, Al Gore e degli altri VIP dell’ecologismo mondiale.

L’urgenza della cosa non ammette altre realistiche opzioni. Tutto il resto è fumisteria politica e ideologica che ascoltiamo ormai da troppi anni e che ascolteremo ancora per decenni, chi più chi meno, secondo l’età e la fortuna.  Ragazzi, siate dunque realisti: non chiedete niente ai politici (di “destra”, di “centro” e di “sinistra”), i quali sono pagati per servire il “sistema”,  e mettetevi alla testa di una vera rivoluzione sociale, il solo “Nuovo Umanesimo” che a mio avviso è possibile concepire in questa disumana e inquinata epoca. Sto esagerando? Ho perso anche il residuo di lucidità che pensavo di conservare? Può darsi, ma chiedo comprensione a chi legge, perché  il mio debole pensiero è stato fortemente turbato dall’incombente «estinzione di massa»: e se Greta avesse ragione? «Rivoluzione! Non c’è altro da fare»: sarebbe bello leggerlo domani su qualche striscione, giusto per osservare che nel mondo non ci sono solo i “gretini” a cui pensa il ministro ecologicamente sostenibile.

«Se uno pensa che Greta Thunberg sia un fatto spontaneo e naturale, forse non ha idea di quale macchina politica e mediatica sta dietro di lei, con un investimento di capitali straordinario alle spalle» (Giulio Tremonti). A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca? Può darsi! Ma qui il problema non è la buona fede delle persone ma l’oggettività dei processi sociali, che oggi si danno con l’inesorabile fatalità di un meteorite che rischia di annientarci, come accade in quei film catastrofisti alle prese con oggetti spaziali che minacciano la Terra provenendo dallo spazio profondo. Qui però la catastrofe ha un nome preciso e arriva sulle nostre teste ogni santo giorno: si chiama rapporto sociale capitalistico.

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LETTERA DI UN ANTICAPITALISTA A GRETA THUNBERG

Immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.

Cara Greta,

mi chiamo Sebastiano, vivo in Italia e fin dall’inizio ho seguito con molta simpatia la tua battaglia contro i cambiamenti climatici e la distruzione dell’ecosistema del nostro pianeta. Il tuo discorso alla Conferenza sul Clima (COP 24) di Katowice mi ha molto impressionato e ha ispirato la riflessione che segue, che ti consegno non per convincerti, non ne avrei le capacità, ma per esporti un punto di vista che forse non conosci sulla scottante questione che tanto ci sta a cuore.

Carissima,

chi ti scrive è un anticapitalista al quale, esattamente come te, «non importa risultare impopolare» ma che, a differenza di te, non si batte per la «giustizia climatica e un pianeta vivibile», ma per un pianeta libero da una potenza sociale che ormai da più di due secoli domina, sfrutta e devasta la natura e gli esseri umani: il Capitale. Ho capito pochissime cose di come va il mondo, e tra queste te ne segnalo una: il Capitalismo è necessariamente incompatibile con il rispetto della natura e dell’umanità. Dico necessariamente perché la prassi economica che devasta tanto l’ambiente naturale quanto quello sociale non deriva né dalla cattiva volontà dei decisori politici posti al servizio dello status quo sociale, come si rinfacciano a turno i partiti che si alternano al governo nei Paesi di tutte le nazioni, né dalla malvagità della cosiddetta élite che detiene le leve dell’economia, quanto piuttosto dalla stessa natura del Capitalismo. Rapporti sociali fondati sul dominio e sullo sfruttamento dell’uomo e della natura in vista del vitale profitto (vitale, beninteso, per la Società-Mondo della nostra epoca) non possono non generare disastri d’ogni tipo: “naturali”, sociali, esistenziali. Se le classi subalterne del pianeta si impossessassero, per un “miracolo” di qualche tipo, di questa eccezionale idea, e provassero ad agire di conseguenza, questa società potrebbe davvero avere i giorni contati, e la tua generazione, facendosi essa stessa speranza, praticando la speranza, potrebbe inaugurare una nuova storia. Sì cara Greta, sto parlando di rivoluzione.

«Per fare ciò dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto questo possa risultare scomodo»: così hai detto qualche tempo fa; è ciò che sto cercando di fare io con te, sapendo d’altra parte benissimo che difficilmente tu e i tuoi coetanei potrete capirmi, visto che da molto tempo un punto di vista autenticamente anticapitalista non trova spazio nella società, è bandito da essa, anche a causa della miserabile fine che hanno fatto i regimi falsamente “socialisti” o “comunisti” in ogni parte del mondo. Avevo pressappoco la tua età, cara Greta, quando studiando la storia del movimento di emancipazione degli oppressi e degli sfruttati, ho capito che ciò che in Unione Sovietica, in Cina e altrove veniva propinato all’opinione pubblica mondiale appunto come “socialismo reale”, non era altro che un reale Capitalismo (più o meno di Stato), per altro una forma particolarmente aggressiva (anche nei confronti dell’ambiente naturale) e oppressiva di Capitalismo. Ti scrivo queste cose perché per me è stato molto importante scoprire improvvisamente che davvero “un altro mondo è possibile”, che non è affatto vero che dobbiamo accontentarci di vivere nella società capitalista, la quale si sarebbe dimostrata migliore di quella cosiddetta “socialista”. Un mondo a misura di natura e di umanità, e quindi, necessariamente, un mondo che non conosce la divisione degli individui in classi sociali, un mondo le cui attività siano tutte orientate a soddisfare i molteplici bisogni umani, bisogni anch’essi umanizzati, cioè a dire liberati dalla coazione mercificante del Capitale. A una mente giovane e aperta come la tua forse potrebbe interessare l’utopia che si esprime nelle mie parole. Cos’è l’utopia? Per me è il mondo umanizzato che ancora non c’è, ma che potrebbe esserci.

Come dici tu, «immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente». È dunque possibile immaginare la fine del Capitalismo e la continuazione del mondo? Oggi è più facile immaginare esattamente  il contrario, e non a caso i guru del global warming presentano la lotta ai mutamenti climatici come un’assoluta priorità che deve unire gli uomini e le donne di tutto il pianeta al di là di ogni loro differenza di classe, di nazionalità, di religione e così via. È come se la Terra subisse l’attacco di una potenza aliena, extraterrestre! Niente di più falso, e di più strumentale, perché intorno al global warming da anni si gioca una furibonda lotta economica, scientifica e tecnologica tra Paesi, Continenti e imprese. La potenza aliena che tutto sfrutta, mercifica e inquina si chiama Capitale, e gli Stati di tutto il mondo sono al suo servizio.

Tu scrivi: «La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo». La penso esattamente come te, anche se diversamente da te io definisco Capitalismo «questo sistema», il quale, a mio avviso, non va semplicemente cambiato, reso “migliore”, ecologicamente “più sostenibile”, ecc., ecc., come da decenni predicano i “progressisti” di tutto il mondo; esso va consegnato senz’altro alla storia – o preistoria – dell’umanità.  Certo, «se solo lo volessimo veramente», si capisce. È praticando l’illusoria e ingenua politica del “male minore” e dei “piccoli passi” che siamo giunti a questo punto, mentre l’umanità ha bisogno di un pensiero davvero audace, giovane, rivolto al futuro.

Cara Greta,

come hai detto a Katowice, nel 2078 festeggerai il tuo settantacinquesimo compleanno, mentre chi ti scrive avrà lasciato questo pianeta già da un pezzo. «Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo». Così hai detto quel giorno parlando dinanzi ai “cari leader” mondiali. Sul “potere al popolo” per questa volta sorvolo, magari ne parliamo un’altra volta; adesso ti invito piuttosto a non aspettare il 2078 per chiederti se la mia utopia non sia per caso meno incredibile e campata in aria della “rivoluzione ecologica” che ormai da decenni imperversa, tra alti e bassi, nel dibattito pubblico internazionale, soprattutto nei Paesi occidentali. Forse tra sessant’anni potresti scoprire che un Capitalismo a “emissioni zero”, a “economia circolare”, a “chilometro zero” e quant’altro, dopotutto non è meno disumano di quello che oggi inquina, saccheggia e distrugge mari, fiumi, terre, cieli e rapporti umani. Personalmente penso che “mettere in sicurezza” il pianeta lasciandolo nelle mani del Moloch chiamato Capitale, sia un’idea vecchissima e ultrareazionaria; un’idea che certamente non merita l’interesse e l’energia di una mente giovane, ribelle e sensibile ai problemi dell’umanità.

E qui metto un punto, Cara Greta. Ti ringrazio per l’attenzione che vorrai accordarmi, e ti saluto. Ciao, e buona lotta!