CHI C’È DIETRO?

p02dkw1xLa performance complottista del giovane neo parlamentare grillino Paolo Bernini, oltre a confermare l’idea che il pensiero fresco, giovane e audace non è – quasi mai – un dato anagrafico, mi ha fatto ritornare alla vetusta mente un mio post del 9 settembre 2011, che volentieri ripubblico. Beninteso, faccio questo nel contesto della vasta operazione planetaria tesa a confondere e irretire le menti e i corpi degli individui. Non mi va di complottare in segreto contro l’umanità!

Una volta Adorno disse che «L’occultismo è la metafisica degli stupidi»: le persone attratte dal messaggio spiritistico dei medium «cercano nell’aldilà quello che hanno perduto in questo mondo, e vi trovano solo il proprio nulla» (Minima moralia). Penso che si possa dire qualcosa di analogo a proposito della dietrologia complottista: essa è la “teoria critica” dei poveri di spirito.

220px-oworldsNon c’è evento che non ispiri al dietrologo la classica domanda: chi – o cosa – c’è dietro? Proprio il decennale dell’11 settembre americano ispira queste poche e scarne righe: per David Icke, guru mondiale dell’idiozia complottista, dietro «la cospirazione dell’11 settembre» c’è il «governo segreto» della Fratellanza Babilonese, costituita da individui geneticamente ambigui che «organizzano incidenti in tutto il mondo» in modo da ottenere dall’ignara opinione pubblica l’appoggio funzionale al conseguimento dei loro viscidi (come può esserlo un rettile che si muove nel guano) obiettivi. Sembra di ascoltare Giulietto Chiesa o di leggere un vecchio volantino delle Brigare Rosse sullo Stato Imperialista delle Multinazionale. Chi c’è dietro Aldo Moro? Una fazione della classe dominante italiana, in guerra contro un’altra fazione (magari rappresentata da Andreotti, o da Fanfani)? Nossignore! Moro è una marionetta nelle mani del Governo Segreto Mondiale che regge le sorti del Pianeta. «Compagni – disse il grigio statista segregato nella “Prigione del Popolo” ai suoi carcerieri –, non vorrei offendere la Vostra immensa e illuminata capacità analitica, ma mi sembra che stiate esagerando la mia funzione politico-sociale». La risposta degli amici del Popolo all’esponente del Governo Segreto Mondiale (naturalmente non inviso allo «Stato Sionista Israeliano»: anche su questo punto l’analogia proposta regge benissimo) fu, com’è noto, tanto puntuale quanto bruciante.

Chi c’è dietro? Dopo tutto questa domanda non suona male alle mie orecchie: in fondo anch’io ricerco qualità occulte, anch’io sprono il pensiero a non accontentarsi della mera apparenza, ma anzi a penetrarla intimamente, fino ad afferrare le radici degli eventi, delle prassi, dei comportamenti individuali e collettivi. Anch’io vedo all’opera nel vasto mondo Potenze ostili che sfuggono al controllo degli individui, dei governi, degli Stati. Certo, io ricerco radici e Potenze storiche e sociali, mentre i complottisti non si accontentano di queste minuzie, e volgono il pensiero (che grossa parola!) verso una sfera ancora più remota, ancora più «ontologicamente» essenziale. Mentre io mi fermo all’individuo alienato e reificato, Icke va oltre, e con la sua ricerca di entità aliene e rettiliane surclassa non poco il mio debole pensiero, ancora fermo ai filosofi del sospetto.

È questo un uomo?

È questo un uomo?

Ma lo scientista ha poco da gongolare, leggendo queste ironiche, e forse compiaciute, righe. Nel 1999 il docente di legge della University of Toronto propose di mettere al bando le opere di Icke: «il suo materiale non ha posto sul mercato canadese delle idee». Dicendo, suo malgrado, la verità intorno alla natura alienata e reificata – ossia mercificata – delle idee nell’ambito della società borghese (in Canada come altrove), il fine Scienziato Sociale contraddisse se stesso. L’esistenza della società disumana che sfugge al controllo razionale degli individui giustifica e legittima ogni bizzarria “concettuale” tesa a dare un senso e una direzione a qualcosa che per l’essenziale appare priva di senso. La stessa esistenza del complottismo inchioda alla sua cattiva verità la società della tecnica e della scienza che pretende di illuminare a giorno l’intera scena. Il problema non è l’idiozia di Icke (come di altre idiozie più o meno «razionali»), ma il bisogno sociale di essa. Ai complottisti del chi c’è dietro? e agli scientisti che amano toccare con le mani «i fatti nudi e crudi», dedico questo passo di Jacques Derrida: «L’armatura può essere solo il corpo di un artefatto reale, una sorta di protesi tecnica, un corpo estraneo al corpo spettrale che riveste, dissimula e protegge, fino a mascherarne l’identità. L’armatura non lascia vedere nulla del corpo spettrale, ma all’altezza del capo, e sotto la visiera, permette al sedicente padre di vedere e di parlare … Ciò distingue una visiera dalla maschera, con cui tuttavia quell’impareggiabile potere che è forse l’insegna suprema del potere: poter vedere senza essere visto … Questa Cosa ci guarda e vede che noi non la vediamo anche quando c’è. Una dissimmetria spettrale interrompe qui ogni specularità» (da Spettri di Marx, 1994, Raffaello Cortina Editore).

chi c’è dietro?

chi c’è dietro?

Questa «dissimmetria spettrale» apre sotto i nostri piedi un abisso esistenziale che ci affatichiamo a colmare buttandovi dentro ogni sorta di materiale emozionale e concettuale. Verrebbe voglia di gridare, con molto compiacimento: ben scavato, vecchio Marx e vecchio Freud! Ma poi un dubbio quasi amletico mi assale: chi c’è dietro me stesso? Ed è subito crisi!

LA CITTADINA ROBERTA E I SACERDOTI DELL’ANTIFASCISMO

M5S-Blog-di-Roberta-LombardiIeri il Soviet (o Conclave) dei cittadini grillini eletti al Parlamento italiano ha scelto Roberta Lombardi come prossima capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera. L’epocale evento ha subito rianimato i sinistrorsi italici in debito d’ossigeno dopo la recente e cocente catastrofe elettorale: «La Lombardi? Ma non è quella che ha difeso Casapound e tessuto gli elogi al fascismo? Ecco in che mani si sono messi tanti compagni in buona fede!»

Incuriosito dalla scabrosa faccenda sono andato a esaminare il corpo del reato depositato sul Blog di Roberta Lombardi. In effetti, che scandalo! Per me? No, per i sinistrorsi e per tutti i «sinceri democratici».

Vediamo qualche passo che gronda “revisionismo storico” da tutte le parti: «L’ideologia del fascismo, prima che degenerasse, aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia». In effetti, qui la cittadina Roberta sembra esternare un pensiero assai omogeneo a quello espresso dal cittadino Silvio alla vigilia delle ultime elezioni («Il fascismo qualcosa di buono l’ha pure fatto»), e già solo per questo per la tifoseria antiberlusconiana la neo-statista meriterebbe quantomeno la fucilazione mediatica. I proiettili veri sono da taluni riservati in esclusiva al Cavaliere Nero di Arcore, ancora in sella nonostante tutto, a dimostrazione di quanto la «corruzione politica e morale» sia ancora ben radicata nel ventre molle del Bel Paese. Naturalmente faccio della facile, e mi rendo conto assai irritante ironia ai danni degli eticamente corretti, nonché dei zelanti salvatori della Patria. Adesso mi si consenta una breve divagazione storica.

La tesi secondo la quale il fascismo ebbe «una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo» è tutt’altro che nuova, ed è ridicolo rubricarla come «revisionista» solo perché disturba i sacerdoti dell’antifascismo di professione. È invece importante comprendere la radice storica di quella tesi, la quale si basa su una lettura del socialismo quale venne a consolidarsi in Europa, soprattutto in Germania, alla fine del XIX secolo (Engels ancora in vita) in netta opposizione alla concezione comunista marxiana.

In estrema sintesi, una parte sempre più cospicua del socialismo europeo aderì, se non “di diritto” certamente “di fatto”, alle concezioni stataliste di F. Lassalle e a quelle comunitariste di F. Tönnies. Può forse essere utile ricordare la distinzione teorizzata da Tönnies tra comunità e società (Ge­meinschaft und Gesellschaft, 1887), l’una intesa come «forza e simpatia sociale che tiene insieme gli uomini come membri di un tutto», l’altra concepita come un artificiale agglomerato di «individui che sono non già essenzialmente legati, bensì essenzialmente separati»: «La comunità è antica, mentre la società è nuova […] La comunità è la convivenza durevole e genuina, la so­cietà è soltanto una convivenza passeggera e apparente. È quindi coerente che la comunità debba essere intesa come un organismo vivente, e la società, invece, come un aggregato e prodotto meccanico» (Comunità e società). Come scriveranno Horkheimer e Adorno, «Questo schema pericolosamente semplice, benché in senso del tutto diverso da quello cui mirava il Tönnies, ritorna nel Terzo Reich come contrapposizione propagandistica di “comunità di stirpe ariano-germanica” e “società atomizzata giudeo-occidentale”» (Lezioni di sociologia). L’angoscia indotta da potenze sociali sempre più forti e sfuggenti, e la paura nei confronti di una società sempre più massificata e atomizzata, due facce della stessa medaglia capitalistica, già alla fine del XIX secolo generarono quel dibattito centrato sulla falsa contrapposizione di Cultura (Kultur) e Civilizzazione (Zivilisation) che, mutatis mutandis, riempie ancora oggi numerose riviste specializzate e corposi libri.

L’adesione della parte maggioritaria della socialdemocrazia occidentale alla Grande Guerra, anche sotto forma di «neutralità attiva e operante», va inscritta nel quadro di una progressiva “deriva” teorica e politica che  svuotò il progetto socialista di ogni autentico contenuto classista e rivoluzionario. Non c’è dubbio che lo sviluppo nel seno del movimento operaio europeo di concezioni “comunitariste” di stampo precapitalistico (ma sul piano della prassi molto funzionali allo sviluppo capitalistico) e di concezioni stataliste («la fede del suddito verso lo Stato», per dirla con l’ubriacone di Treviri) ebbe una parte non marginale in quella “degenerazione” che fece del socialismo «responsabile» (per usare un termine oggi molto di moda) di fine Ottocento inizio Novecento una potente forza controrivoluzionaria.

8Che un “socialista massimalista” come Mussolini, assai indigente sul piano dottrinario (d’altra parte, già Antonio Labriola aveva capito che, salvo rare eccezioni, il socialismo all’italiana non era una cosa seria) ma molto versato sul terreno della propaganda e dell’organizzazione, potesse concepire il Fascismo, almeno fino alla Marcia su Roma, come un coerente sviluppo del Socialismo, ossia del “socialismo” comunitarista e statalista che negava in pieno la concezione marxiana della storia e della lotta di classe, ebbene ciò non appare come qualcosa di incomprensibile. Tutt’altro! Ma ritorniamo, brevemente, all’oggi.

Agli indignati antigrillini ricordo che Il Manifesto stigmatizzò la scelta di Fini di dar vita ad Alleanza Nazionale proprio perché la nuova formazione politica «svendeva l’anima sociale» del Movimento Sociale Italiano, la quale evidentemente mal si conciliava con lo spirito liberista del Gran Puttaniere di Arcore. Dopo il Partito che fu di Berlinguer, e prim’ancora di Togliatti, anche il Partito che fu di Almirante si era convertito alla nuova «religione neoliberista» e alla nuova moda post-ideologica: che tempi! In fin dei conti, la cittadina Roberta si è limitata a rivendicare l’«anima sociale» del fascismo, sorto come strumento di controrivoluzione sociale e sviluppatosi anche come strumento di modernizzazione capitalistica: di qui, i “disdicevoli” elogi di Silvio.

D’altra parte, si può forse negare che il fascismo avesse «un altissimo senso dello Stato»? Per dirla con Grillo, quello fascista fu uno Stato «con le palle». Ma anche quello attuale non scherza, credetemi! Ed è proprio nelle sue parti basse che vorrei tanto colpirlo. E qui veniamo a un’altra “chicca”, presa sempre dal Blog della cittadina Roberta.

Eccola: «Se parliamo dei sindacati chiedendone l’abolizione, ti tacciano di voler tornare indietro alla rivoluzione industriale. Anche qui, i sindacati hanno esaurito una missione nel momento in cui si sono trasformati in grumi di potere che mercanteggiano soldi, cariche, proprietà con quelli che dovrebbero essere i loro interlocutori dall’altra parte della barricata ma che sono diventati i loro complici di inciuci alle spalle dei lavoratori. Non si tratta di negare la fondamentale funzione che storicamente hanno avuto, ma oggi non è più così e quindi meglio pensare a qualcosa di nuovo che tuteli i diritti dei lavoratori». È chiaro che alle orecchie di uno che, come il sottoscritto, ha sempre lottato contro il collaborazionismo della Trimurti Sindacale quelle parole non suonano affatto male, sebbene concepite nel contesto di una musica tutta inscritta nel Pentagramma del Dominio. Esse sollecitano piuttosto un maligno sorriso di approvazione, come dire, rivolto ai sacerdoti della tradizione sinistrorsa: mazziati persino dai grillini!

Distruggere il Pentagramma del Dominio. Scrivere un’altra musica. La musica della liberazione. Nota dopo nota.

Distruggere il Pentagramma del Dominio. Scrivere un’altra musica. La musica della liberazione. Nota dopo nota.

«Seconda questione, e questo per me è il punto fondamentale, sono 30 anni che fascismo e comunismo in Italia non esistono più». Qui mi dispiace correggerti, cittadina Roberta: detto che la democrazia nata dalla Resistenza è la continuazione del fascismo con altri mezzi, mi preme avvertirti che ciò che tu chiami “comunismo” non aveva nulla a che fare con il Comunismo. Ma se fior di intellettualoni “marxisti”  sono pronti a sbugiardarmi, nonostante i muri – di Berlino e di Pechino – presi sulla capa, si può forse mettere la croce addosso alla cittadina Roberta? Cittadini, io non me la sento!

Vedi anche L’eterno fascismo.

IL RE DI MISERABILANDIA

Ancora in forte crisi di astinenza (non c’è metadone che possa sostituire Silvio!), Miserabilandia trova un altro fondamentale motivo di divisione: l’ennesima patacca del Molleggiato confezionata ad arte dai volponi della Rai. Molti «Amici su Facebook» hanno lamentato che si possano fare tanti soldi dicendo delle fesserie colossali, degne non degli ignoranti – categoria alla quale appartengo, con Socrate –, ma di gente priva di cervello. Ebbene, non condivido queste indignate lamentele. Ognuno vende la merce che ha, come la stupenda Belen, che il Dio del Mercato l’abbia in eterna gloria.

Indovinate quale farfalla vorrei accarezzare. Anche Celentano azzeccherebbe la risposta!

Dal mio punto di vista il problema non è la patacca venduta a carissimo prezzo da Tizio o ai Caio, da Vanna Marchi piuttosto che da Celentano, da Grillo o da Travaglio, da Berlusconi o da Bersani, e via dicendo (come sapete la mia “lista nera” è assai lunga), ma la società che rende possibile l’esistenza di quel tipo di merce. Come insegnano i manuali di Economia elementare, il mercato presuppone l’esistenza di bisogni capaci di pagare. Se l’indimenticato cantante di Azzurro fa soldi vendendo, con rispetto parlando, cacca in prima serata, e dalla straordinaria ribalta di Sanremo, io dico: ben fatto Adriano! Avessi io le stesse capacità mercantili!

Ingiustizia!

Ad esempio, una come Vanna Marchi, che riusciva a vendere per corrispondenza persino rami secchi e piccole pietre, non meritava forse il Nobel per l’economia? «Ma circuiva persone fortemente disagiate sul piano esistenziale?» Non c’è dubbio. Ma è stata forse la bruttissima imprenditrice romagnola a creare quel disagio? C’era un bisogno, quindi un mercato, e lei si è limitata a intercettarlo. Solo esigenze ideologiche che fanno capo allo Stato, e l’invidia di non pochi suoi ex “collaboratori” le hanno aperto il cancello del carcere. Meritava il Nobel, e le hanno consegnato il Tapiro d’Oro: le solite contraddizioni capitalistiche!

Miserabilandia: una pacchia per i pataccari!

Un’altra bella notizia per Miserabilandia è arrivata dalla Germania: il Presidente tedesco Wulff si è dimesso. Gli uni dicono: «Anche nel Paese della Merkel i politici rubano! Che i nazisti dell’Euro non vengano a impartirci lezioni di moralità economica!»; gli altri, di rimando: «In quel Paese il politico che cade sotto la mannaia della Giustizia si dimette. Tutto l’opposto della Casta italiana!». Miserabilandia, appunto. I venditori di patacche ideologiche, politiche ed esistenziali possono stare tranquilli: per la loro mercanzia c’è ancora tanto mercato. Come li invidio!

UN ALTRO PUNTO DI VISTA È POSSIBILE!

Qui di seguito “socializzo” uno scambio di vedute tra me e un’«amica su Facebook» molto contrariata dal mio pezzo Lei è un etichino, s’informi! In questo modo spero di dare un contributo al chiarimento del mio punto di vista.

La metto giù così: il punto di vista del Paese è il punto di vista delle classi dominanti, le quali non raramente combattono dure (a volte persino violente) lotte intestine. È per questo che metto in guardia da demagogie, invidie sociali, populismi e manettismi di “destra” e di “sinistra”. Quello che sostengo io è invece «IL PUNTO DI VISTA UMANO», il quale coglie nell’attualità del dominio sociale la POSSIBILITA’ della liberazione da ogni dominio (economico, politico, psicologico, sessuale, ecc.). Attualità contro possibilità, dunque. La rivoluzione SOCIALE (non semplicemente culturale, etica, politica, ecc.) permette il fecondo corto circuito tra l’attualità e la possibilità. Così è scritto nell’ANGELO NERO. Adesso saluto e scappo via.

 

Don Chisciotte

Carissima, solo adesso ho aperto il Web e ho letto la tua stimolante “contro risposta”. Sarò breve, e quindi chissà quanto “oggettivamente” reticente e insufficiente. Ho tirato in ballo la rivoluzione sociale non perché la ritengo oggi praticabile – sono abbastanza vecchio e sgamato per simili infantilismi –, ma semplicemente per chiarire da quale prospettiva osservo le cose del mondo. Figurati che ci sono amici che mi considerano troppo pessimista perché non nutro alcuna illusione circa l’inevitabilità della rivoluzione sociale a breve, a medio, a lungo e forse persino a lunghissimo termine. Insomma, non amo nutrirmi di false speranze: solo la verità (non l’ideologia) è rivoluzionaria! Ma, detto questo, la POSSIBILITÀ dell’evento “palingenetico” è simile al metaforico spettro che ci spia dall’armatura: noi non vediamo che qualcosa ci guarda. Stesso discorso vale per la POSSIBILITÀ della liberazione da una società informata dalla logica (in realtà dalla vitale necessità) del profitto, che mercifica e disumanizza l’intero spazio esistenziale degli individui. Questa POSSIBILITÀ, per quanto possa sembrare inaudito, è radicata nell’ATTUALITÀ: è la tesi che cerco di argomentare nei miei scritti, con scarsi risultati, ne convengo. Ma l’insuccesso politico non toglie un atomo di verità alla dialettica appena abbozzata. Non ci sono punti di vista buoni per tutte le stagioni. Oggi è il tempo dei Grillo e dei Di Pietro: io che c’azzecco! La teoria (altrimenti detta «concezione del mondo»), al contrario di quanto forse pensi, ha un risvolto pratico fortissimo. Basta intendersi di che «prassi» parliamo. Quando tu scrivi che «la nostra situazione politica ed economica richiede un intervento concreto e mirato, di un programma adesso e subito», stai sostenendo una politica inscritta interamente negli interessi superiori del Paese, ossia, sempre dalla mia prospettiva, negli interessi delle classi dominanti, o solo di una loro fazione. Qui non devi sentirti toccata sul piano personale: su questo piano tu sicuramente mi batti 4 a 0, sotto ogni rispetto (pensa, mi piacciono da morire persino le donne, come a Silvio!). Il mio punto di vista non “si sente” né politicamente, né intellettualmente, né eticamente e quant’altro SUPERIORE al tuo, ma semplicemente DIVERSO, persino opposto, ma fa niente, è una vita che discuto con «l’Altro diverso da me». Questo discorso ti appare «snob» e «utopistico» semplicemente perché il pensiero critico-radicale è stato battuto politicamente dallo stalinismo (già alla fine degli anni Venti), il quale a suo tempo ha spacciato per «rivoluzionario» persino il Patto Ribbentrop-Molotov, il Governo Badoglio, il Compromesso Storico (cosiddetto, sia chiaro), e via di seguito. Così, si è radicata la colossale menzogna secondo la quale i cosiddetti comunisti «amano innanzitutto il Paese» (con tutto quello che ne consegue sul piano politico, sindacale, culturale, psicologico, ecc.). Ecco perché non tengo alle Sacre etichette («comunista», «marxista»), il cui significato è stato svilito, snaturato, inflazionato come i marchi tedeschi dei primi anni Venti. Il mio punto di vista è STRANO non su FB (non solo), ma ovunque (soprattutto nelle Università, dominate dal pensiero cattostatalista, ancora oggi), anche perché non è in armonia con la menzogna di cui sopra, perché è DISARMONICO, e sa di esserlo e VUOLE esserlo (ne gode assai, invero), in quanto l’armonia della società disumana non gli garba punto. Sto cercando di impartirti qualche lezione di politica o di filosofia? Se pensi questo mi dispiace, ma la mia sola responsabilità è quella di voler comunicare con te, e con chi ci leggerà. Chi ha voglia di parlarmi “seriamente” legge le mie cose “serie”, chi ha voglia di ridere e scherzare… anche! Per quanto riguarda l’indignazione: il problema non è, ovviamente, questo atteggiamento politico-morale «in sé», ma la sua attuale condizione di cecità, il suo essere diventato ideologia al servizio di demagoghi e populisti «anticasta», il suo status di atteggiamento alla moda. Da sempre il conformismo mi risulta indigesto, soprattutto quando affetta arie di alternativismo e progressismo.
Per concludere (provvisoriamente): a mio avviso oggi non c’è politica più urgente e concreta di quella tesa a costruire un pensiero critico-radicale, sulla cui base assumere ogni sorta di decisione, anche circa la «lista della spesa». UN ALTRO PUNTO DI VISTA È POSSIBILE! Questo è, oggi, il mio SENSO DEL CONCRETO. Cavalo: sono stato troppo “lungo”! Mi scuso. Ciao!