IL CUORE GRANDE DI LAURA BOLDRINI, LA FIDANZATA DEL LEVIATANO

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«È come se una persona si possa sentire a suo agio e accettata dalla società solo se guadagna abbastanza. Per me una persona ha qualità quando ha dei valori, a prescindere dal reddito. Non ci si può sentire così sopraffatti dalla mancanza di denaro. Bisogna rivedere la scala dei valori». Queste assolute banalità luogocomuniste non sono uscite dalla santissima bocca di Papa Francesco, la cui teologia spicciola (ma quanto efficace!) ricorda sempre più il profondo pensiero del mitico Catalano, il filosofo delle ovvietà. No, quelle scialbe e infantili parole sono state proferite da Laura Boldrini, ieri in visita istituzionale a Civitanova dopo l’ultimo evento luttuoso attribuibile direttamente, oltre ogni ragionevole dubbio, alla presente società di cacca, con rispetto parlando.

Dopo la tragedia della miseria sociale di Civitanova la Presidente della camera ha ammesso, con un’ingenuità che la dice lunga sulla pregnanza politica delle tante anime belle che militano nella sinistra italiana, di non sospettare tanta povertà nel Bel Paese. Inviata per conto dell’ONU (un’organizzazione internazionale considerata «un cesso» dal sobrio e intelligente Giuliano Ferrara e «un covo di briganti» dal diversamente sobrio e intelligente Lenin) presso i dannati della Terra che popolano plaghe ancora assai considerevoli del pianeta, la bella e misericordiosa Laura evidentemente non è stata messa nelle condizioni di conoscere la miseria che alligna anche nell’Occidente opulento e consumista.

dave-brown-social-classesIl cuore di Laura è grande, e certamente esso saprà confortare anche gli indigenti del Primo Mondo. Bisogna solo concederle del tempo. Chi scrive intanto continuerà a spendere il proprio tempo sparando a palle incatenate contro la società che ha nel denaro il suo totalitario e disumano, quanto necessario, centro gravitazionale. Infatti, più che di «rivedere la scala dei valori» si tratta di annientare il valore di scambio, a cominciare da quello che si esprime nel salario, e quindi il rapporto sociale di dominio e di sfruttamento che lo rende possibile.

Sulla Boldrini qualche giorno fa ho postato su Facebook la breve riflessione che segue:

563569_524668730912856_171376177_nCupido al servizio del Dominio

La Presidente della Camera Laura Boldrini ha in testa una vera e proprio fissa: far «innamorare i cittadini delle istituzioni». Da ultimo la Madonna laica progressista ha ripetuto il maligno, quanto stucchevole, mantra in un’intervista apparsa oggi sul Sole 24 Ore: «I cittadini devono potersi innamorare delle istituzioni e le istituzioni devono rendersi amabili». Questo la dice lunga, fra l’altro, sulla cosiddetta emancipazione delle donne in regime capitalistico, il quale annichilisce in egual misura l’umanità di uomini e donne.

Scriveva un’altra donna, ostile fino all’intransigenza alla forma democratico-parlamentare della dittatura capitalistica (la nostra), e per questo assassinata dai devoti della Civiltà borghese: «Nella forma del parlamentarismo borghese gli antagonismi di classe, e il predominio di una classe, non sono aboliti, ma piuttosto dispiegati e messi a nudo. Giacché tutta l’evoluzione capitalistica si svolge in tal guisa per contraddizioni, bisogna, per estrarre il nocciolo della società socialista dall’involucro capitalistico che gli si oppone, fare anche per questo motivo ricorso alla conquista del potere politico da parte del proletariato e alla soppressione totale del regime capitalistico» (Rosa Luxemburg, Riforma sociale o rivoluzione?). C’è chi predica l’amore per il Leviatano, e chi vuol fare la festa al Moloch.

Vedi anche La “dignità” che uccide.

UNA GIORNATA PARTICOLARMENTE ROGNOSA. Ovvero: vai avanti tu, che a me scappa da vomitare!

La_banda_degli_onesti_(1)Come diceva il mio comico di riferimento (pare che ultimamente sia maledettamente trendy averne uno), «ogni limite ha una pazienza». Ebbene, ieri il mio limite è stato messo davvero alla prova. Certo, mi riferisco alla colata di benecomunismo, luogocomunismo, di eticità e di francescanesimo che ieri ha tracimato da tutti gli italici Palazzi del potere, laici e religiosi.

Nella sua oltremodo banale e politicamente correttissima dichiarazione alla Camera, la bella e francescana Laura Boldrini non ha mancato di menzionare tutte le categorie a cui «la nuova politica al servizio degli ultimi e degli onesti» deve rivolgersi, pena il suo definitivo discredito: operai, precari, studenti, disoccupati, esodati, pensionati, carcerati, migranti, disabili, imprenditori onesti, donne, giovani… L’elenco continua ma la mia memoria vacilla. O forse il mio cuore non è grande abbastanza per contenere le preoccupazioni della bella misericordiosa, da sempre al servizio degli ultimi.

Laura_Boldrini_by_Cecilia_Dubla_-_International_Journalism_Festival_2012«Il Palazzo deve diventare una casa trasparente al servizio della parte migliore e onesta della società civile». E via con i rituali applausi “a scena aperta”. Con ciò naturalmente la neo Presidentessa non alludeva riferirsi al corrotto, incivile e ignorante elettorato berlusconiano, peraltro ancora cospicuo nonostante le disgrazie politiche e giudiziarie del Nero Cavaliere.

Nichi Narrazione Vendola, ancora stordito dalla recente trombatura elettorale, ha dichiarato che con la Boldrini eletta allo scranno più alto della Camera «vince davvero l’Italia migliore». Ci tengo a ricordare, per mero puntiglio, che chi scrive non fa parte e non vuole far parte di questa Italia migliore, «sobria e rigorosa», come la desidera donna Laura.

Al Senato il moribondo smacchiatore di Giaguari azzarda uno “spariglio” e vince. D’altra parte, la tentazione di non favorire l’elezione «dell’avvocato dei mafiosi» (che orrore!) alla seconda carica dello Stato non poteva non essere forte presso i grillini made in Sicilia. Ecco dunque il salumiere quasi morto opporre Pietro Grasso, l’uomo dell’Antimafia, e Schifani, «avvocato dei mafiosi» nonché amico del duo del Demonio Berlusconi-Dell’Utri. Come sempre, dimmi chi è il tuo nemico e ti dirò chi sei.

Anche il discorso di insediamento del Siciliano Onesto si è segnalato per banalità e luogocomunismo, compresa la l’ennesima prospettazione di una Commissione d’inchiesta sulle stragi rimaste ancora impunite. «I miei due punti di riferimento sono sempre stati la legalità e la giustizia sociale». Schifani, com’è noto, ha invece sempre predicato l’illegalità e l’ingiustizia sociale… Il perfido Berlusconi ha fatto sapere a Grasso di condividere il suo «alto e nobile discorso». Non c’era da dubitarne.

Sofri ha scritto che almeno ieri egli si è riconciliato con la «buona politica» ed è scomparsa la sua invidia per l’esito del Conclave cattolico, che evidentemente l’ha colpito favorevolmente. E veniamo quindi, da ultimo e rapidamente, al nuovo Papa, a Francesco, il quale ieri ha voluto precisare davanti ai giornalisti di tutto il mondo che scegliendo quell’ingombrante e programmatico nome egli intendeva riferirsi proprio al Pio Santo di Assisi. «C’è bisogno di una Chiesa povera per i poveri». E poi, tanto per chiarire il concetto, ha ripetuto ossessivamente: «I poveri, i poveri, i poveri…». Abbiamo capito, Santissimo Padre: i poveri! E a chi non stanno a cuore i poveri! A tutti, tranne che a chi scrive, il quale, evidentemente suggestionato dal diavolo (Marx, Santissimo, non Berlusconi!), crede che l’indigenza, a partire da quella “esistenziale”, vada estinta, insieme al maligno regime sociale che la produce sempre di nuovo a sua immagine e somiglianza.

testeeeete8A proposito di demonio: come a suo tempo Woytila, anche Bergoglio ha messo il Diavolo al centro della sua comunicazione evangelica con le pecorelle smarrite. Forse vale la pena di ritornare su questo infernale aspetto della faccenda.