UMANAMENTE UOMO. IL SOGNO DI UNA COSA. Appunti sui Manoscritti economico-filosofici del 1844

Apparirà allora che il mondo ha da lungo tempo il sogno di una cosa, di cui deve avere soltanto la coscienza per possederla realmente [1].

Dal momento che l’essenza umana è la vera essenza comune degli uomini, gli uomini creano mediante l’attuazione della loro essenza, producono l’essenza umana comune, l’essenza sociale, che non è una potenza universale-astratta di contro al singolo individuo, ma l’essenza di ogni singolo individuo. […] Ma fintanto che l’uomo non si riconosce come uomo e dunque non ha organizzato il mondo umanamente, questa essenza comune appare sotto la forma dell’estraniazione. Perché il suo soggetto, l’uomo, è un essere estraniato a se stesso [2].

 

Non tutte le perdite vengono dunque per nuocere! Di che blatero? È presto detto. Non trovando più la mia vecchia copia dei Manoscritti marxiani del 1844, e avendo visto in libreria una loro nuova edizione dalla copertina molto accattivante (il “classico” Chaplin di Tempi moderni alle prese con i mostruosi ingranaggi), mi sono visto “costretto” a comprare il libro e a rileggere per l’ennesima volta la splendida prosa del “giovane Marx”. E quando scrivo “splendida” non intendo formulare un giudizio meramente estetico, tutt’altro. Quella prosa evoca infatti nel mio debole cervello il concetto di potenza: moltissimi passi dei Manoscritti hanno infatti una densità e una profondità (radicalità) concettuali tali, che personalmente non posso ricondurre il tutto se non al concetto, appunto, di potenza; potenza espressiva e teoretica. Ma qui siamo già al merito della cosa. Ci arriviamo. Non prima però di aver dato ai lettori un’ultima – non richiesta! – giustificazione del gravoso (10 euro!) investimento “culturale” che ha prodotto le pagine che seguono.

Per farla breve, sono rimasto favorevolmente colpito anche da quanto è scritto sulla quarta di copertina del libro in questione: «Diversamente dalle traduzioni ancora oggi in commercio e risalenti ormai a settant’anni fa, questa edizione si basa sulla versione più recente e scientificamente verificata dei manoscritti marxiani (MEGA2). […] A questo aggiunge inoltre – sempre distinguendosi rispetto alle vecchie edizioni italiane – la traduzione di nuove pagine marxiane, le cosiddette Note su James Mill, che forniscono una chiara risposta alla domanda sollevata dai celebri passi di Marx sull’alienazione del lavoro: cosa significa lavorare e produrre in modo umano?». Capite bene che un appassionato di testi marxiani [3]  quale è chi scrive non poteva rimanere sordo al richiamo di quella sirena. Si dirà che tutte le scuse sono buone per gustare ancora una volta ciò che da sempre delizia il proprio palato; e si dice il vero! Ma abbandoniamo l’antipatica quanto narcisistica sfera del “personale” e veniamo al merito della questione.

Segue qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Lettera di Marx a Ruge del settembre 1843, in K. Marx, La questione ebraica, autunno 1843, p. 53, Newton, 1975.

[2] K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, p. 193, Feltrinelli, 2018.

[3] Soddisfo l’eventuale curiosità di qualche lettore. Mi sono definito «un appassionato di testi marxiani» e non «un marxista» semplicemente perché la mia interpretazione dottrinaria e politica dei testi marxiani potrebbe non avere nulla a che fare con l’autentico pensiero marxiano: vallo a sapere! A mio avviso non ha molta importanza, e certamente non la considero una questione dirimente, definirsi “marxista”, e ciò è testimoniato dal fatto che la stragrande maggioranza degli intellettuali e dei politici che amano invece esibire la loro (presunta) identità “marxista” (si tratta naturalmente di un «marxismo aggiornato ai tempi»: come no!) a mio più che sindacabile giudizio non ha nulla a che vedere con la teoria e con la prassi riconducibili in qualche modo al comunista di Treviri, e anzi ne rappresenta l’esatto opposto – spesso sotto la escrementizia forma dello statalismo contrabbandato per “socialismo”.