POPOLO, TUTTO SI FA (E SOPRATTUTTO SI DICE) PER TE!

Pierre Moscovici: «Bocciamo la manovra presentata dal Governo italiano perché essa va soprattutto contro gli interessi del popolo italiano. Il debito affossa il welfare di oggi e distrugge il futuro dei nostri figli. Noi pensiamo al benessere di tutti i popoli dell’Unione Europea».

Matteo Salvini: «Non stanno attaccando un governo, ma un popolo. Noi andiamo avanti, tiriamo dritto, perché il popolo italiano ci sostiene».

Renato Brunetta: «Gli interessi elettorali di Salvini e Di Maio stanno portando il popolo italiano al disastro! Noi non lo permetteremo!»

Sebastian Kurz: «La ricerca del facile consenso elettorale da parte di un governo populista non cadrà sulle spalle del popolo austriaco».

Luigi Di Maio: «Prima di tutto i cittadini, il popolo italiano, che adesso vuole che noi rispettiamo le promesse fatte in campagna elettorale. Prima di tutto. E poi i mercati ci vogliono bene! Comunque, e prima di tutto, noi non arretreremo di un solo millimetro! Viva il popolo! Prima di tutto!»

Lorella Cuccarini: «Io sostengo questo governo, è il più amato dal popolo italiano. Tra popolo e spread, io scelgo il popolo».

Alessandro Sallusti: «Salvini dice che Bruxelles ha dichiarato guerra al popolo italiano, ma è questo governo che ha dichiarato guerra al popolo italiano! Salvini e Di Maio forse stanno cercando di vendere la sovranità del popolo italiano ai russi, ai cinesi e agli americani, che infatti sono invitati a comprare i titoli del nostro debito pubblico in caso di disastro finanziario. Come sempre a rimetterci saranno i più poveri, sarà il popolo».

Giuseppe Conte (rivolto a Vladimir Putin): «Mi auguro che lei possa venire in Italia al più presto, manca da troppo tempo: non vorrei che il popolo italiano pensasse che lei non gli presta attenzione».

(Io, ad esempio, non ci dormo la notte! Virile Vladimir, che aspetti a incontrare il popolo italiano? Ma dopo la povertà, non potevamo abolire anche gli avvocati del Popolo?).

Joerg Meuthen (presidente di Alternativa per la Germania, sovranista/populista di “estrema destra”): «Bravo Salvini! Lo scontro con la Commissione Europea sulla manovra insegna che l’Italia è uno Stato sovrano. Deve essere il popolo italiano a caricarsi sulle proprie spalle onori ed oneri».

Jean-Luc Mélenchon (leader della France insoumise, sovranista/populista di “estrema sinistra”): «L’Ue è diventata una prigione del popolo. La decisione della Commissione di bocciare la manovra di Movimento 5 Stelle e Lega è una spoliazione della sovranità di una nazione e di un popolo. Gli italiani hanno diritto di decidere cosa è bene per l’Italia».

Ah Popolo, cosa non si fa per te (e ancora non hai visto niente…)!

Post Scriptum

Qui il termine populismo va declinato in un’accezione più vasta di quella che esso ha nella polemica politica che oppone, gli uni contro gli altri armati (per adesso solo di parole), populisti/sovranisti e antipopulisti/europeisti. Nella politica al servizio delle classi dominanti c’è infatti una gara a chi è più amico del Popolo, a chi meglio fa “i veri” interessi del Popolo. In questo senso qui parlo di populismo. Avevo pensato di scrivere: «I politici, che brutte creature, ogni volta che parlano è una truffa». Ma correvo il rischio di passare a mia volta per… populista! Certo, avrei potuto precisare: i politici borghesi, oppure i politici al servizio delle classi dominanti, ecc., ma così avrei appesantito inutilmente la frase e distrutto il suo legame con i passi della bella canzone di Francesco De Gregori, a cui mi sono ispirato (nostalgia canaglia!): «Mussolini ha scritto anche poesie, i poeti che brutte creature, ogni volta che parlano è una truffa» (Le storie di ieri).

ROMA, LADRONA, BERLINO NON PERDONA!

«Cosa succede quando gli interessi di un populista si scontrano con quelli di un altro populista? È scontro totale, senza alcuna solidarietà. Ognuno tira l’acqua al suo mulino. È quel che ha fatto Alice Weidel, leader di Alternative for Deutschland, l’estrema destra tedesca, che su twitter ha calato il randello su Matteo Salvini.  “La folle manovra degli italiani a spese della Germania: perché dobbiamo pagare noi per i ricchi italiani? Orrendo nuovo indebitamento: sono pazzi questi romani! L’Italia si affida alla solidarietà europea o sul fatto che la Bce annulli i suoi debiti obbligazionari. In questo modo la Germania sarà ancora una volta l’ufficiale pagatore”» (Dagonews).

Come sempre, c’è sempre un leghista/sovranista/populista più leghista/sovranista/populista di te.

IL CLIENTELISMO DEGLI ALTRI È SEMPRE IL PEGGIORE. DUE PAROLE SULLA “MANOVRA DEL POPOLO” (SIC!)

Alessandro Sallusti è tormentato da un’atroce mistero: «Che ci fa Salvini a tavola con i comunisti? È questo il vero mistero. Ci sarà un motivo per cui questa manovra economica piace, oltre che ai 5 Stelle, ai reduci comunisti e all’ala sinistra del PD» (Il Giornale). Sallusti ovviamente ha in tasca la giusta risposta a un problema altrimenti irrisolvibile: «Si tratta di una manovra economica da socialismo reale». Inutile dire che i «reduci comunisti» di cui parla il direttore del Giornale sono degli statalisti incalliti che possono venir definiti“comunisti” esattamente come chi scrive può autodefinirsi, senza temere alcuna ritorsione da parte di chicchessia, bellissimo, intelligentissimo e, soprattutto, ricchissimo – forse di spirito, ma anche quello inizia a declinare, ahimè. Se fior di “economisti marxisti” non hanno mai capito la differenza, abissale, che passa tra il socialismo e il capitalismo di Stato (e infatti essi tendono senz’altro a identificare i due concetti), non si può certo sgridare Sallusti per aver ripetuto per la miliardesima volta il luogo comune “socialrealista”, probabilmente il più insulso fra i luoghi comuni che circolano su questo pianeta.
Piuttosto c’è da dire che la manovra “socialrealista”, pardon: la Manovra del Popolo (sic!), è piaciuta anche a non pochi reduci democristiani, naturalmente per il suo solido impianto assistenzialista e clientelare: la Democrazia Cristiana, infatti, era maestra nella politica economica orientata all’acquisto del consenso sociale-elettorale attraverso la spesa pubblica, una politica peraltro sostenuta per decenni dal PCI e dai sindacati di regime, CGIL in testa. E qui il simpatico (si fa per dire!) Stefano Fassina, sempre più calato nei panni del patriota sovranista “di sinistra”, potrebbe trovare qualche buon argomento da scagliare contro i suoi amici europeisti «asserviti ai poteri forti della finanza e alla dittatura dell’austerità imposta da Berlino e Bruxelles». Sovranista o europeista che sia, la “sinistra” italiana fa sempre più…, andare di corpo, diciamo.

Non ci sono più i balconi di una volta!

«I veri precursori del governo del cambiamento sono Fanfani e Cirino Pomicino. Ma anche Renzi potrebbe dire la sua», ha dichiarato a caldo la sorella d’Italia Giorgia Meloni, forse indispettita e un po’ invidiosa della ridicola quanto miserabile balconata pentastellata di due giorni fa: non ci sono più i balconi di una volta, avrà pure pensato la camerata del XXI secolo. La «reduce comunista» Norma Rangeri è d’accordo: «È vero che sembra una manovra di classico stampo democristiano. Debito, assistenzialismo, evasione fiscale, non proprio una rivoluzione, piuttosto la replica di vecchi modelli, spolverati con tagli simbolici ai privilegi (vitalizi, pensioni d’oro)» (Il Manifesto).
Paolo Cirino Pomicino, ex andreottiano di ferro chiamato in causa come esperto in assistenzialismo & clientelismo, non ha voluto far mancare un suo brillante commento: «Mi accusano di aver fatto il debito pubblico, ma è esattamente quello che fanno loro oggi. Questi del governo sono come noi negli anni Ottanta. Con una piccola differenza però. A quei tempi l’Italia cresceva del 2 per cento all’anno e noi dovevamo battere la super inflazione e il terrorismo». Il clientelismo degli altri, com’è noto, è sempre il peggiore.

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