CINISMO PLANETARIO

  1. Sovranismo repressivo

«I politici statunitensi, che avevano definito le proteste di Hong Kong uno spettacolo bellissimo da vedere, naturalmente non si aspettavano che un simile spettacolo arrivasse così velocemente fin sotto le loro finestre» (Global Times). «Gli americani farebbero meglio a mettere rapidamente da parte il sogno di interferire a Hong Kong per minare la prosperità della Cina» (China Daily).

Traduco: Caro Presidente Trump, reprimi in piena tranquillità i tuoi cittadini e lascia i cittadini cinesi alle amorevoli cure del Presidente Xi Jinping! Anche Teheran, il cui regime notoriamente è più incline alla carota che al bastone quando si tratta di “dialogare” con la piazza, non ha fatto mancare le sue frecciate ironiche sugli americani esportatori di democrazia e diritti umani. Della seria: il più pulito ha la rogna – e un robusto manganello da assestare sulla testa dei nemici della Patria. Per il Time «Cina, Russia e Iran sono impegnati in una cinica campagna propagandistica contro gli Stati Uniti»: come sempre i corifei della civiltà occidentale sono sensibili solo nei confronti del cinismo propagandistico degli avversari.

Intanto la polizia di Hong Kong ha respinto, per la prima volta in trent’anni, la domanda da parte degli organizzatori dell’annuale veglia per ricordare le vittime del massacro di piazza Tienanmen avvenuto il 4 giugno 1989. La giustificazione ufficiale per il diniego è di ordine sanitario: le regole di distanziamento sociale contro il coronavirus vietano le riunioni di oltre otto persone. Il controllo sociale in tempi di pandemia riesce meglio?

  1. L’eterno razzismo americano

Donald Trump minaccia di schiacciare «il terrorismo interno» con il tallone di ferro dell’Esercito più potente del mondo. «Terrorismo interno»: anche nel linguaggio il Presidente americano ricorda il suo collega cinese. Nel 1992 fu Bush padre a usare l’Esercito per sedare la rivolta di Los Angeles scoppiata dopo l’assoluzione di quattro agenti del Dipartimento di Polizia di Los Angeles per l’uso eccessivo della forza nell’arresto e nel pestaggio di Rodney King: «Con lo schieramento dei militari, l’ordine fu ristabilito in tutta la città, ma durante i disordini furono uccise 63 persone, vi furono 2.383 feriti e più di 12.000 arresti» (Wikipedia).

Scriveva Tomàs F. Summers il 29 settembre del 2009: «L’elezione di Obama è stata salutata come la fine della questione razziale. Niente di più sbagliato. La razza resta un pilastro della società statunitense e un potente fattore di discriminazione, specialmente in tempo di crisi» (Limes). Dalla crisi del 2009 alla crisi del 2020 (dal progressista Obama al conservatore Trump ): «I video che ritraggono la morte di George Floyd hanno una forza innegabile. Ma la rabbia dei neri covava da mesi durante il regime di lockdown, perché l’isolamento sociale e la perdita dell’occupazione hanno gravato in misura maggiore sulle comunità più povere, e loro sono in prima linea anche sul fronte dei decessi. L’omicidio a Minneapolis è stata la scintilla che l’ha fatta scoppiare. La comunità degli afro americani è quella che soffre di più in termini di mancanza di servizi sociali e qualità delle cure mediche. Nulla è stato fatto per correggere l’oppressione di polizia nei confronti dei neri, o per migliorare le loro condizioni di vita. Nel frattempo la classe dei bianchi poveri ha sofferto un parallelo deterioramento economico e sociale che ha favorito un clima di opposizione crescente tra i due gruppi» (Ian Bremmer, Il Messaggero). Questa analisi non mi sorprende neanche un po’, e penso che non possa suonare originale all’orecchio di nessuno.

Purtroppo continua a latitare la solidarietà di classe tra oppressi e sfruttati d’ogni “razza e colore”, che sarebbe il solo antido efficace contro il veleno razzista e contro la guerra tra poveri che tanto ingrassa il Dominio sociale. «Non siamo contro i bianchi come tali, ma contro lo sfruttamento, contro l’oppressione e contro la degradazione», disse una volta Malcolm X, il quale non incitava alla violenza contro i “bianchi” ma rivendicava piuttosto per i “neri” il diritto di difendersi con tutti i mezzi necessari se attaccati dai razzisti e dalla polizia – spesso le due cose coincidevano, come peraltro accade anche oggi. Politici, analisti e media di tutto il mondo si chiedono quanto i fatti seguiti all’omicidio di George Floyd danneggeranno la corsa presidenziale di Trump e avvantaggeranno quella del suo scialbo avversario. Come sempre il dramma sociale troverà il suo momentaneo sfogo nel rito della democrazia che preserva la continuità del regime sociale. Morto (?) un Presidente, se ne elegge un altro!

«Per una volta non lo fare, non far finta che non sia un problema in America. Non pensare che questo non ti riguardi, non restare in silenzio, non pensare che non puoi essere parte del cambiamento. Cerchiamo tutti di essere parte del cambiamento» (Nike). Calzando le scarpe sportive della Nike la via del Progresso umano e civile può essere percorsa con maggiore comodità e speditezza? Come sempre il cinismo va attribuito in primo luogo alla realtà, non alle sue vomitevoli fenomenologie. Il marketing non è solo l’anima del commercio: esso è soprattutto l’anima di questa società disumana basata sui valori di scambio. E questo dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Europa all’Africa. Ovunque.