UNA GIORNATA PARTICOLARMENTE ROGNOSA. Ovvero: vai avanti tu, che a me scappa da vomitare!

La_banda_degli_onesti_(1)Come diceva il mio comico di riferimento (pare che ultimamente sia maledettamente trendy averne uno), «ogni limite ha una pazienza». Ebbene, ieri il mio limite è stato messo davvero alla prova. Certo, mi riferisco alla colata di benecomunismo, luogocomunismo, di eticità e di francescanesimo che ieri ha tracimato da tutti gli italici Palazzi del potere, laici e religiosi.

Nella sua oltremodo banale e politicamente correttissima dichiarazione alla Camera, la bella e francescana Laura Boldrini non ha mancato di menzionare tutte le categorie a cui «la nuova politica al servizio degli ultimi e degli onesti» deve rivolgersi, pena il suo definitivo discredito: operai, precari, studenti, disoccupati, esodati, pensionati, carcerati, migranti, disabili, imprenditori onesti, donne, giovani… L’elenco continua ma la mia memoria vacilla. O forse il mio cuore non è grande abbastanza per contenere le preoccupazioni della bella misericordiosa, da sempre al servizio degli ultimi.

Laura_Boldrini_by_Cecilia_Dubla_-_International_Journalism_Festival_2012«Il Palazzo deve diventare una casa trasparente al servizio della parte migliore e onesta della società civile». E via con i rituali applausi “a scena aperta”. Con ciò naturalmente la neo Presidentessa non alludeva riferirsi al corrotto, incivile e ignorante elettorato berlusconiano, peraltro ancora cospicuo nonostante le disgrazie politiche e giudiziarie del Nero Cavaliere.

Nichi Narrazione Vendola, ancora stordito dalla recente trombatura elettorale, ha dichiarato che con la Boldrini eletta allo scranno più alto della Camera «vince davvero l’Italia migliore». Ci tengo a ricordare, per mero puntiglio, che chi scrive non fa parte e non vuole far parte di questa Italia migliore, «sobria e rigorosa», come la desidera donna Laura.

Al Senato il moribondo smacchiatore di Giaguari azzarda uno “spariglio” e vince. D’altra parte, la tentazione di non favorire l’elezione «dell’avvocato dei mafiosi» (che orrore!) alla seconda carica dello Stato non poteva non essere forte presso i grillini made in Sicilia. Ecco dunque il salumiere quasi morto opporre Pietro Grasso, l’uomo dell’Antimafia, e Schifani, «avvocato dei mafiosi» nonché amico del duo del Demonio Berlusconi-Dell’Utri. Come sempre, dimmi chi è il tuo nemico e ti dirò chi sei.

Anche il discorso di insediamento del Siciliano Onesto si è segnalato per banalità e luogocomunismo, compresa la l’ennesima prospettazione di una Commissione d’inchiesta sulle stragi rimaste ancora impunite. «I miei due punti di riferimento sono sempre stati la legalità e la giustizia sociale». Schifani, com’è noto, ha invece sempre predicato l’illegalità e l’ingiustizia sociale… Il perfido Berlusconi ha fatto sapere a Grasso di condividere il suo «alto e nobile discorso». Non c’era da dubitarne.

Sofri ha scritto che almeno ieri egli si è riconciliato con la «buona politica» ed è scomparsa la sua invidia per l’esito del Conclave cattolico, che evidentemente l’ha colpito favorevolmente. E veniamo quindi, da ultimo e rapidamente, al nuovo Papa, a Francesco, il quale ieri ha voluto precisare davanti ai giornalisti di tutto il mondo che scegliendo quell’ingombrante e programmatico nome egli intendeva riferirsi proprio al Pio Santo di Assisi. «C’è bisogno di una Chiesa povera per i poveri». E poi, tanto per chiarire il concetto, ha ripetuto ossessivamente: «I poveri, i poveri, i poveri…». Abbiamo capito, Santissimo Padre: i poveri! E a chi non stanno a cuore i poveri! A tutti, tranne che a chi scrive, il quale, evidentemente suggestionato dal diavolo (Marx, Santissimo, non Berlusconi!), crede che l’indigenza, a partire da quella “esistenziale”, vada estinta, insieme al maligno regime sociale che la produce sempre di nuovo a sua immagine e somiglianza.

testeeeete8A proposito di demonio: come a suo tempo Woytila, anche Bergoglio ha messo il Diavolo al centro della sua comunicazione evangelica con le pecorelle smarrite. Forse vale la pena di ritornare su questo infernale aspetto della faccenda.

LA NATURA CRIMINALE DELLA MAFIA

«Il profitto è l’obiettivo della Mafia». Così ragliò il ciuco di Treviri? Nemmeno per idea! Ho citato nientemeno che l’attuale procuratore antimafia, Pietro Grasso, uno che di poteri criminali nazionali e internazionali s’intende – egli si trova a Rio de Janeiro per ragioni di lavoro. Ospite della trasmissione radiofonica di Radio 1 Zapping, Grasso ha tenuto a ricordare che «la Mafia è un’organizzazione criminale, che purtroppo dà anche lavoro legale». Purtroppo. Purtroppo? Ma come, mentre il Sacro Prodotto Interno Lordo boccheggia, stiamo a cavillare sull’etica del Capitale nel tempo della «dittatura dello spread»?

Sulla natura criminale della Mafia non ho dubbi. Mai avuti. Ma come bisogna “declinare” questa maligna natura? La ricerca del profitto non è forse l’obiettivo del Capitale tout court, non ne esprime la sua stessa ragion d’essere? C’è un pingue profitto su cui mettere le mani, c’è un esercito di individui da mobilitare per rendere possibile l’allettante impresa, c’è un mercato (della droga, della prostituzione, della speculazione, della tassazione: certo, il pizzo come “diversamente tassa”) a cui attingere. Signori, siamo in pieno Capitalismo. Altroché!

«E i metodi violenti tipici delle organizzazioni criminali, dove li metti?» Sempre in conto al Capitale, si capisce. Certo, chi pensa che il monopolio della violenza esercitato dal Leviatano corrisponda al migliore dei mondi possibili, giustamente deve inorridire dinanzi alle mie stravaganti tesi. E magari fare un pensierino sul concorso esterno in associazione mafiosa…

Come ho sostenuto altrove, la Mafia è la continuazione del Capitalismo con altri mezzi. Pardon: con gli stessi mezzi. Infatti, la cosiddetta società civile sprizza violenza da tutti i pori. Questa società sarà pure civile, ma di certo non è umana.

Ecco dunque che dalla mia prospettiva, dal “punto di vista umano”, la Mafia appare come un’organizzazione criminale la cui esistenza si radica interamente nella madre di tutte le organizzazioni criminali: la società fondata sul profitto, e quindi sullo sfruttamento sempre più scientifico di uomini e cose. Per il Capitale l’individuo è come il maiale: non si butta via niente. Si può sfruttarlo come lavoratore, come imprenditore, come consumatore, come utente, come creditore, come debitore, come contribuente, come sognatore, come malato. Persino come morto: vedi la florida industria del Caro Estinto. Tutto questo non vi sembra abbastanza criminale, non dal punto di vista del Diritto (che è la Legge che le classi dominanti amministrano nel nome del «Bene Comune»), ma da quello dell’uomo, della sua possibilità?

Come ha scritto Gianni Marongiu nella sua Storia del fisco in Italia (1861-1876), «La mafia sfrutta la rendita di posizione derivatele dalla dimensione criminale»; ma questa dimensione è per così dire strumentale, ossia finalizzata a mettere a profitto le condizioni “esistenziali” realizzate dalla società capitalistica. «Uno dei maggiori cambiamenti intervenuti nella struttura del sistema finanziario internazionale negli ultimi anni è stata l’infiltrazione crescente delle organizzazioni criminali», scriveva Susan Strange alla fine degli anni Novanta (Denaro impazzito). Ebbene, anche grazie a quell’infiltrazione sono stati creati nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, centinaia di migliaia di posti di lavoro. «Ma anche tanta speculazione finanziaria». Certamente. Ma è forse stata la Mafia a creare il sistema finanziario e tutto il meccanismo economico che rende così profittevole il gioco d’azzardo della speculazione?

Dove si sviluppa una magagna, un problema, una contraddizione, insomma un’occasione di profitto ecco arrivare la Mafia, con le sue competenze e conoscenze criminali, come la mosca che svolazza sulla cacca. Ma senza la materia prima la mosca svolazzerebbe intorno al nulla. D’altra parte la cacca di cui si parla è la vigente Società Mondo.

Posta questa indiscutibile e disumana premessa, la Mafia mi appare come l’hegeliana vacca nella notte buia: nera esattamente come tutte le altre. «Non più nera?» No.