CILE. LA RIVOLTA DEGLI ALIENI…

«È come se ci fosse un’invasione aliena»: è quanto avrebbe confessato qualche giorno fa a un’amica Cecilia Morel Montes, moglie del Presidente cileno Sebastian Piñera, il “Berlusconi del Cile”. L’angosciato stupore della “first lady” cilena mostra quanto fosse inaspettata da parte della leadership politica del Paese la rivolta degli “alieni”, contro i quali il Presidente ha subito dichiarato una lotta spietata: «Siamo in guerra contro un nemico potente». Oggi egli chiede perdono al «caro popolo cileno», e promette «urgenti riforme sociali»: «Ammetto una carenza di analisi sulla situazione del Paese». Si è disposti a dire di tutto, e magari domani il suo contrario, pur di rientrare nelle grazie dell’«amato popolo». E non è detto che l’operazione non riesca, magari attraverso nuove “libere elezioni”.

Salario medio: 400 euro; pensione sociale: 200 euro; costo abbonamento metropolitana di Santiago del Cile: 90 euro. Anche i ceti medi non se la passano bene. La ricchezza del Paese, infatti, si concentra nelle mani di un ristrettissimo numero di “nababbi”. La struttura economico-sociale del Cile, uno dei più moderni e dinamici capitalismi dell’America Latina, è la stessa che è uscita fuori dalla sanguinosa “cura riformista” praticata dalla dittatura di Pinochet con il pieno sostegno di Washington. Per decenni il modello cileno è stato venduto all’opinione pubblica internazionale come un modello politico-economico vincente; si tratta di capire vincente per chi, per quale classe.

In realtà è tutta l’America Latina che è scossa da una violenta crisi sociale: dal Venezuela all’Argentina, da Haiti all’Honduras, dal Perù alla Colombia, dal Messico all’Ecuador. Poste certe condizioni, basta poco a far esaurire la riserva di stabilità di una società.

«Latinoamerica en llamas, America Latina in fiamme. Quando, nel 2010, il poeta messicano Francisco Azuela ha dato questo titolo alla sua nuova raccolta, il Continente terminava un decennio di boom economico, stabilità politica, entusiasmo per il futuro. Eppure, ancora una volta, la letteratura era stato in grado di intuire il covare, sotto la cenere, di un fuoco di crescente malcontento. Nove anni dopo, l’incendio è scoppiato» (Avvenire).