LA NUOVA NORMALITÁ

Scrive Stephen King nel suo romanzo più famoso, It: «Se nel copione è previsto che qualcuno debba morire ammazzato dai cattivi, tocca a lui». Lui chi? Il copione parla chiaro: «Quello che non ha mai battute da recitare, quello che deve solo alzare le mani e mostrarsi spaventato». La realtà invece è molto più imprevedibile dei copioni cinematografici e degli stessi romanzi da brivido di King. Inoltre si tratta di capire, nella realtà di tutti i giorni, chi sono i “buoni” e chi i “cattivi”.

Scrive Fulvio Scaglione su Avvenire di oggi: «Pare inutile girarci intorno: l’attacco terroristico al Parlamento di Teheran e al mausoleo di Khomeini è un’ulteriore, inequivocabile dichiarazione di guerra. Una guerra che è già in corso. E se non fosse che nell’era dei social network possiamo illuderci che le parole, anche quelle pesanti, volino via un tanto al chilo, potremmo ritrovare in un paio di tweet la versione odierna dei vecchi dispacci d’ambasciata. […] Questa, però, è la superficie della crisi. È lo spettacolo sconsolante di una serie di buoi che dà del cornuto a una serie di asini. Perché l’Arabia Saudita sostiene il terrorismo del Daesh e di al-Qaeda, il Qatar sostiene quello dei Fratelli Musulmani in Siria e in Egitto, l’Iran ha sostenuto e sostiene quello dell’Hezbollah libanese ed è tornato ad appoggiare quello di Hamas. Appena sotto questo teatrino, però, s’intravvede una realtà assai più drammatica. […] È penoso sentir denunciare, ora, il “pericolo wahhabita” dopo che per decenni noi occidentali abbiamo fatto come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano, esaltando ed armando le petromonarchie culla del wahhabismo militante ed esercitando ogni sorta di possibile sanzione contro l’Iran sciita. Mettendo cioè mano in un calderone di cui capivamo poco o niente e rischiando adesso di lasciarci anche le dita. Proprio mentre diventa sempre più chiaro che la guerra, con tutti i suoi terrori e orrori, non è tra “noi” e “loro”, ma infesta entrambi i mondi. E lì e qui, come sempre, fa a pezzi prima di tutto gli innocenti».

Qui è appena il caso di osservare come nella riflessione, peraltro interessante, di Scaglione manchi un concetto che è, a mio avviso, essenziale per comprendere la radice sociale del conflitto sistemico mondiale oggi in corso: il concetto di contesa interimperialistica tra Potenze grandi e piccole, globali e regionali. Di qui la solita tiritera critica o apologetica, secondo i diversi punti di vista politici (“destra”/”sinistra”) e le diverse sensibilità culturali,  intorno a un metafisico Occidente da ridimensionare oppure  da difendere a tutti i costi. L’Occidente, cioè a dire gli interessi capitalistici/imperialistici degli Stati Uniti, della Germania, dell’Inghilterra, della Francia, dell’Italia e via di seguito. Mi scuso se ho dimenticato di citare questo o quell’altro Paese: l’elenco completo è abbastanza lungo! Questi interessi si confrontano con quelli che fanno capo ad altre Potenze, “non occidentali”, di identica natura sociale: Cina, Russia, Giappone e così via. «La guerra, con tutti i suoi terrori e orrori, non è tra “noi” e “loro”, ma infesta entrambi i mondi»: mi permetto di dissentire. In realtà esiste un solo mondo, il mondo dominato dalla già citata competizione capitalistica/imperialistica. Marx lo aveva “profetizzato” penetrando l’intima natura del concetto stesso di Capitale, noi lo sperimentiamo ogni giorno.

Nei miei post dedicati alla «Terza guerra mondiale a pezzetti» sostengo che siamo tutti ostaggi e vittime del sistema mondiale del terrore, non importa a quale latitudine viviamo e sotto quale Dio abbiamo la ventura di vivere e, eventualmente, pregare. Qui mi limito a osservare, sapendo di non offrire al mondo alcuna originalità di pensiero, che la «nuova normalità» ha tutta l’aria della “normalità” dei tempi di guerra. D’altra parte la guerra sistemica (economica, politica, tecnologica, scientifica, ideologica, psicologica, esistenziale, in una sola parola: sociale) è la condizione normale della nostra esistenza. Sotto questo – fondamentale – aspetto la «nuova normalità» non è che un ulteriore giro di vite all’interno della normalità capitalistica, la quale potenzialmente è aperta a «terrori e orrori» d’ogni genere. Nella realtà, e ovunque nel mondo, «i cattivi» di cui parla Stephen King sono i vigenti rapporti sociali, al cui confronto It fa quasi tenerezza. Ho detto quasi!