CUBA. IL COMPLOTTO DELLA MISERIA CONTRO I DISEREDATI

chub

Scrivevo ieri su Facebook:

Proteste senza precedenti ieri a Cuba. «Alcune migliaia di persone hanno manifestato all’Avana, la capitale di Cuba, e in alcune altre città dell’isola per protestare contro la carenza di cibo e di energia elettrica, e l’aumento dei prezzi dovuti alla crisi economica che sta interessando il paese, in parte dovuta alla pandemia. Le proteste hanno coinvolto per lo più giovani, che hanno fermato il traffico e urlato slogan contro il governo, una circostanza piuttosto rara a Cuba dove non è usuale che si tengano manifestazioni antigovernative» (Il Messaggero).

Il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha dichiarato che dietro le manifestazioni ci sono gli Usa che vogliono provocare disordini sociali. Inoltre ha invitato «ogni rivoluzionario del paese a scendere nelle strade contro chi manifesta per affrontarlo in modo fermo, coraggioso e decisivo». Traduzione: mazzate, mazzate e ancora mazzate! «Ogni rivoluzionario del paese»: se la cosa non fosse tragica, ci sarebbe da ridere, soprattutto in faccia ai nostrani sostenitori della dittatura cubana, i quali continuano a raccontare le solite barzellette sul “socialismo cubano”, sulla “rivoluzione cubana”, sull’”orgoglio cubano” e ridicolaggini di simile fattura. Dietro le manifestazioni, che ormai da mesi si ripresentano con scadenza regolare, c’è ovviamente il capitalismo: quello interno e quello internazionale, a cominciare dall’imperialismo americano (vedi alle voci embargo e sanzioni), e senza però dimenticare l’imperialismo russo che da decenni sostiene il regime cubano, e quello cinese, che cerca di penetrare economicamente anche nel cortile di casa degli Stati Uniti.

«Migliaia di cubani sono scesi in piazza domenica 11 luglio in un evento senza precedenti, al grido di “Patria e vita!”, titolo di una canzone critica contro il governo, ma anche di “Abbasso la dittatura!”, e “Non abbiamo paura!”» (Il Fatto). Da “Patria o morte!” a “Patria e vita!”: è già un passo in avanti. Di questi tempi tocca accontentarsi di poco, di pochissimo. Che tempi!

cuba ok

Leggo oggi da qualche parte su Facebook (a commento di una foto che ritrae una manifestazione oceanica probabilmente organizzata dal regime fasciostalinista cubano):

«A parte che questa foto è più vecchia del culo della regina. Ma poi, davvero ancora si sogna un mondo in cui vengono negate le libertà individuali? Un mondo che nega l’individualità a favore di una collettività omologante, discriminante e totalitaria. Davvero ancora si crede al sogno marxista di un centralizzato capitalismo di stato? È questo che vogliamo per i nostri figli? Non sono bastati gli orrori del socialismo: Unione sovietica, fascismo, nazismo, comunismo cinese e Coreano per capire che la libertà è un valore irrinunciabile. No, non è questione di essere pecore ma solo di credere nella libertà e nella democrazia».

Ovviamente rispetto le critiche e le opinioni politico-ideologiche esposte nel citato commento, tanto più che chi scrive ha da sempre  provato a sbugiardare e ridicolizzare la gigantesca panzana del “socialismo cubano”. Non solo quella del cosiddetto “socialismo con caratteristiche caraibiche” (risate!), ma la colossale balla ideologica del “socialismo reale” novecentesco in tutte le sue escrementizie varianti nazionali: da quella “sovietica” a quella cinese, da quella Jugoslava a quella coreana, ecc., ecc., ecc. Il «sogno marxista di un centralizzato capitalismo di stato» è esistita ed esiste solo nella testa degli stalinisti (vecchi e nuovi) e dei loro avversari ideologici che difendono la stessa società: quella capitalista. Per gli anticapitalisti il «socialismo reale» (leggi: reale capitalismo) è sempre stato un incubo, non un sogno.

Marx ed Engels (*) hanno sempre sparato a palle incatenate contro il “socialismo di Stato” che già ai loro tempi accreditava come “socialismo” il capitalismo di Stato. Ma per saperlo occorre leggere i testi di Marx ed Engels, non quelli dei loro falsi epigoni, il cui vomitevole statalismo fa un’eccellente concorrenza allo statalismo di matrice fascista e nazista. Gli orrori di cui giustamente si parla nel commento sono dunque tutti imputabile al Capitalismo – in tutte le sue diverse configurazioni giuridiche e politiche: capitalismo “privato”, capitalismo di Stato, capitalismo “cooperativistico” e via di seguito.

Finisco osservando che a mio modesto avviso la «collettività omologante, discriminante e totalitaria» esiste già e abbraccia l’intero pianeta: da Cuba all’Italia, dalla Cina agli Stati Uniti, dalla Russia all’India, ecc. Mi riferisco naturalmente al dominio sempre più totalitario, capillare e pervasivo del rapporto sociale capitalistico di produzione, con ciò che ne segue in ogni aspetto della nostra vita quotidiana.

Rimando ai miei diversi scritti su Cuba. CUBA. ENNESIMO ANNUNCIO DI UNA “GRANDE RIFORMA ECONOMICA”

(*) «Recentemente, da che Bismarck si è gettato alla statizzazione, si è presentato un certo falso socialismo, il quale ogni monopolio, anche quello di Bismarck, dichiarò senz’altro socialista. […] Né la trasformazione in società per azioni né quella in proprietà dello Stato sopprime l’appropriazione capitalistica delle forze produttive. […] Lo Stato moderno, qualunque ne sia la forma, è una macchina essenzialmente capitalistica, uno Stato dei capitalisti, l’ideale capitalista complessivo. Quanto più si appropria di forze produttive tanto più esso diventa realmente il capitalista generale, tanto più sfrutta i cittadini dello Stato borghese. I lavoratori restano operai salariati, proletari. La categoria del capitale non è abolita, ma è spinta al contrario al più alto grado» (F. Engels, La scienza sovvertita dal signor Eugenio Dühring, p. 238, Società Editrice Avanti, 1925). Su questo aspetto rimando al PDF Dialettica del dominio capitalistico.

2 pensieri su “CUBA. IL COMPLOTTO DELLA MISERIA CONTRO I DISEREDATI

  1. A Cuba non c’è il socialismo. Vero. Dunque? Tu fai della morale. E non dai soluzioni per l’immediato. Perché prima del socialismo, bisogna mangiare. Tu mangi e puoi parlare, appunto. Ricette per l’osteria dell’avvenire ne hai? No, non puoi, guardi all’orizzonte senza guardarti i piedi. Di rivoluzionari come te,Cuba ne è piena, ma in negativo. Però, il compitino lo hai fatto bene! Bravo! Ma proprio bravo. Intanto, dormi, quando scoppia la rivoluzione, ti chiamo io. Saluti rossi.

  2. Pingback: LO STIGMA “RIVOLUZIONARIO” SULLA PELLE DEGLI OPPRESSI | Sebastiano Isaia

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