SI RISCALDA LA COMPETIZIONE IMPERIALISTICA NEL SUD-EST ASIATICO 

Il Sud-Est asiatico è il «teatro primario del confronto che oppone gli Stati Uniti e i loro alleati alla Repubblica Popolare Cinese. Lo Stretto di Malacca costituisce il collo di bottiglia tra gli oceani Indiano e Pacifico ed è la giugulare economico-militare dell’Asia sud-orientale, presidiata da Washington. Il Sud-Est asiatico è il perno geografico del Quad, il quadrilatero difensivo anticinese a guida Usa cui aderiscono India, Australia e Giappone. Raggruppamento riesumato dal presidente Donald Trump e rinsaldato dal suo successore Joe Biden – i cui emissari hanno incontrato per la prima volta le controparti cinesi il 18-19 marzo ad Anchorage, in Alaska. Nell’Indo-Pacifico gli Stati Uniti dispongono di una rete di alleanze – formali o meno – che impedisce alla Cina di proiettarsi compiutamente nel suo estero vicino (a partite dal conteso Mar Cinese Meridionale) e sfidare il primato globale della superpotenza. Al contrario di Pechino, che in Indocina può contare solo su Cambogia e Laos, e che perciò sfrutta la leva economica – nuove vie della seta comprese – e le faglie strutturali dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (Asean) per aumentare la propria influenza» (L. Di Muro, Limes).

Limes

Il Celeste Imperialismo Cinese userà tutti i mezzi necessari (per adesso sta usando soprattutto la potentissima “leva economica”) per indebolire, nel breve periodo, e poi eliminare del tutto l’influenza dell’imperialismo statunitense dal suo «estero vicino» –  o cortile di casa che dir si voglia. «Non vogliamo conflitti con voi, ma non ci spaventa una ruvida concorrenza», ha detto Jake Sullivan, il Consigliere per la sicurezza americano, alla delegazione cinese nel corso dell’infuocato vertice Usa-Cina di Anchorage. «Ruvida concorrenza»: chissà cosa intendeva dire…

Gli amici italiani del “popolo cinese” (leggi: del Partito-Regime cinese) non comprendono la «pervicace volontà degli Stati Uniti di mantenere ad ogni costo il proprio primato, che è sempre più in discussione per effetto di processi oggettivi ed inarrestabili» (Contropiano); ma è realistico pensare che Washington accetti con pacifica rassegnazione «i processi oggettivi ed inarrestabili»? E poi, non è stata ancora scritta l’ultima parola sulla  primazia imperialistica mondiale.

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