LA “NUOVA ERA” …

«Il pomeriggio del 4 febbraio il capo di Stato cinese Xi Jinping ha incontrato a Beijing con il suo omologo russo Vladimir Putin per un colloquio. In un’atmosfera calda e amichevole, i due capi di stato hanno avuto un approfondito scambio di opinioni sulle relazioni sino-russe e su una serie di importanti questioni di sicurezza strategica e stabilità internazionale» (Quotidiano del Popolo Online). Rimando a un successivo post l’analisi puntuale della Dichiarazione congiunta della Repubblica Popolare Cinese e della Federazione Russa sulle relazioni internazionali e sullo sviluppo globale sostenibile nella nuova era (sic!) sottoscritto ieri dai Cari Leader di Russia e Cina; qui mi limito a riprendere un solo concetto fondamentale che ho cercato di illustrare nei precedenti post.

Il problema, per l’anticapitalista, non è la forma che l’ordine mondiale assume in una determinata congiuntura storica, ma l’ordine mondiale in quanto tale, ossia come espressione del dominio capitalistico planetario o, detto altrimenti, dell’imperialismo mondiale unitario.  Per questo i tifosi dei due campi imperialistici che oggi si confrontano sulla scena mondiale, non sono che le due fecce, pardon: facce della stessa escrementizia (capitalista/imperialista) medaglia.

In quanto anticapitalista che vive in Italia, chi scrive si batte, come sa (male) e come può (poco), in primo luogo contro il suo Paese (*), contro l’imperialismo italiano e contro il sistema di alleanze di cui esso fa parte (che sia la Nato o l’Unione Europea); al contempo chiede di comportarsi allo stesso modo alle classi subalterne degli altri Paesi, ovunque essi si collochino sullo scacchiere imperialistico.

(*) «Il proletariato di ogni paese deve naturalmente farla finita prima con la propria borghesia. […] Gli operai non hanno patria. Non si può toglier loro ciò che non hanno» (Marx-Engels, Il Manifesto del partito comunista, Opere, VI, p. 503, Einaudi,  1973). Com’è noto, la classe dominante cerca in tutti i modi, attraverso i suoi sicofanti (come li definiva il comunista di Treviri), di dare alle classi subalterne una patria, per legarli mani, piedi e testa al carro del dominio capitalistico. «Poiché il proletariato deve conquistarsi prima il dominio politico, elevarsi a classe nazionale, costituirsi in nazione, è anch’esso nazionale, benché certo non nel senso della borghesia» (Ivi).  Molti epigoni di Stalin e di Mao continuano a falsificare nel modo più miserabile le parole del Manifesto, il cui internazionalismo rivoluzionario traspare da ogni sua riga, attribuendo al proletariato un carattere nazionale proprio «nel senso della borghesia».

Leggi anche: TRASFORMARE LA PREPARAZIONE DEL CONFLITTO ARMATO IN CONFLITTO SOCIALE GENERALIZZATO!; L’IMPERIALISMO VIENE DA OVEST E DA EST

 

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